FIERA DEL LIBRO DI TORINO,CALDERONE DI CULTURA
08.05.2004 (09.05.2004)
Vantaggi:
Una ribalta completa della produzione editoriale italiana ma non solo .
Svantaggi:
Troppe tentazioni d'acquisto !
Consiglio il prodotto:
Sì
 aziza
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FIERA DEL LIBRO DI TORINO, VARIOPINTO CALDERONE DI CULTURA Fiera del libro, Torino Lingotto. La costruzione e’ immensa e pare sorgere dal terreno alla stregua di un monolito naturale. Come formichine ben addestrate seguiamo le indicazioni delle palette sventolanti dei poliziotti fermi all’incrocio. Piove a tratti, cosi’ sono paludati in larghi poncho di plastica. Il tessuto e’ leggero e ad ogni passaggio d’ auto i lembi si alzano in onde sinuose e dolci, fremono, s’increspano e i bordi luminescenti rilasciano barbagli psichedelici; vigili e vigilesse sembrano messicani che ballano alla musica invisibile di una discoteca all’aperto.Spettrali parcheggi sotterranei senza fine, odore di polvere bagnata e di gomma. Dal bordo di cemento di un grigliato piove luce grigia e disegna sul pavimento una scacchiera che ricorda innocenti giochi di bambino. Avessi un gessetto, la completerei con i numeri: un salto qui, uno la’, allarga i piedi, salta ancora e uniscili, gira, torna indietro… Siamo sul retro del Lingotto. Il piazzale appare deserto e silenzioso. Le vetrate ci sfilano accanto, mentre cerchiamo l’ingresso e la biglietteria. Volumi enormi ci sovrastano, muti e geometrici. Sembra un film di Jaques Tati, surreale, ironico e muto. Siamo soltanto in due ma l’effetto ottico delle vetrine ci trasforma in una frotta di cloni, identici soldatini in marcia, tutti con la cartella che ondeggia a tempo perfetto, piu’ sincroni delle guardie di Buckingham palace.Aderisco all’invito di un cartello e mi accredito ufficialmente come autore. “Ecco, ora i suoi dati sono nel database – puntualizza la sorridente hostess in sobrio tailleur blu – Ogni anno le arrivera’ l’invito via e-mail e al desk trovera’ la sua tessera magnetica ad ettenderla. Al posto di macchine utensili e stazioni di produzione lunghe file di scatoloni aperti sul davanti: gli stands. Libri, libri ovunque, piccoli e grandi, diversissimi nella grafica, lucidi e chiassosi o satinati e dai colori morbidi e sofisticati, in pile, a mucchi, ben disposti o sparpagliati. Libri, odor di libri e di cultura. Cultura nei brandelli di conversazione che rubo passando, cultura nei posters che come insegne medievali pendono dall’alto, cultura sul volto delle persone che mi sfilano attorno e negli sguardi intelligenti che incrocio. In uno stand, grandissimo e spoglio, campeggia un enorme cilindro rivestito di finti libri colorati. Corre da pavimento a soffitto e grazie agli specchi di cui questi sono rivestiti, sembra arrivare dall'infinito e proseguire, emblematico simbolo di cio' che dovrebbe essere la Cultura nel suo concetto globale, qualcosa che coinvolga tutti a tutto tondo e senza alcun confine. E’ un colorato, accogliente caos pieno di vita che mi fa sentire bene, che mi fa sentire a casa.Nomi noti di editori famosi, nomi mai sentiti prima, i piu’ disparati i temi trattati, diversissimi gli argomenti. Accanto allo spazio della Grecia, segnato da lastre irridescenti in perspex ondulato, un piccolo editore presenta l’autobiografia di John Holmes, re del porno, morto di AIDS vent’anni fa. Appena oltre, edizioni d’arte, lucide immagini dell’Italia monumentale e ancora edizioni per ragazzi con magliette surreali appese come pipistrelli sbilenchi. Non c’e’ quasi soluzione di continuita’ , tra un’esposizione e l’altra, cosi’ che mi sento come uno topolino attirato dal suono ammaliatore di un magico piffero. A un tavolino del bar, piccolo come un ellepi ma giallo, siede una coppia di giovani. Si tengono per mano sotto al ripiano, con l’altra sfogliano entrambi un libro, attenti e interessati. Al centro del disco colorato un bicchierone di coca e due cannucce, una di qua, una di la’. Le guance si gonfiano di liquido. Se potessi, li fotograferei e offrirei l’immagine come emblema di questa fiera. I cartellini appesi al bavero distinguono con scritte rosse le varie categorie: STAMPA, ESPOSITORI, VISITATORI, AUTORI. Non serve a me per sentirmi cio’ che da un pezzo ai miei occhi gia’ sono, ma vedere gli sguardi dei miei occasionali interlocutori scivolare sul cartellino, magari fare un cenno compiaciuto con la testa, mi gratifica, segno di riconoscimento di un ruolo apprezzato ed apprezzabile. La posizione della panchina, oggetto spesso introvabile nelle Fiere, e’ strategica, cosi’ mi ci fiondo, ritagliando un po’ di spazio tra un giovane grassoccio alle prese con un panino e una signora occhialuta che sfoglia il catalogo della Fiera. Attorno, quasi sopra di me, la seduta e bassa, lo schienale molto inclinato, passa un fiume di umanita’. E’ bello restare li’ e guardare, osservare le differenze, certi particolari curiosi e buffi, studiare l’espressione dei volti, la foggia dei capelli. Passa la versione anziana di Pippicalzelunghe, i capelli ancora folti ma screziati di grigio raccolti in due codini al lati della testa. Stanno diritti e rigidi, i codini, e penso…penso che, dentro, deve averci messo un sostegno di filo metallico, come fa il fioraio con le composizioni floreali! I gruppi di studenti sono preceduti da un chiasso diverso, meno composto e garbato. In uno spazio libero da stand, un rettangolone di moquette accoglie una scolaresca delle elementari. Sono sdraiati a terra, scomposti, talvolta ammucchiati come cuccioli, disegnano su grandi fogli bianchi le impressioni della visita, i gomiti confitti nel tappeto, l’espressione compresa e assorta. Una linguetta sporge dalle labbra, a significare l’impegno, la serieta’ del momento, un ditino grassoccio arrotola distrattamente un ricciolo. Innumerevoli matite colorate sono fra loro, sparpagliate come le asticciole di un grande gioco di Shangai. Ai margini, le insegnanti vigilano sul branco, a volte consigliano, discrete e silenziose come buoni cani da pastore. In taluni stands e’ possibile incontrare qualche autore; guardiamo incuriositi, ne approfittiamo per dare un volto a nomi gia’ noti o per scambiare due chiacchiere con chi, senza saperlo, ci ha gia’ fatto compagnia durante le letture serali. Un enorme serpentone di immagini in bianco e nero annuncia dall’alto lo spazio Rai: su di un lato la TV, all’altro capo la Radio e al centro del parquet un ventaglio di bianche poltroncine da regista. Attorno a un minuscolo palco, illuminato dagli spot un gruppo di persone si muove con aria operosa e attenta. Alcune portano cuffie audio, di sghimbescio per lasciare libero un orecchio, impugnano un microfono radio che pare un cornetto algida di cioccolato o collegano strani apparati ai cavi che serpeggiano a pavimento. Cerchiamo di conoscere qualcuno della trasmissione Fharenhait alla quale nei mesi passati abbiamo partecipato varie volte via telefono. Una ragazza dallo sguardo concentrato ci sorride, dice che Sinibaldi e’ dentro e indica uno scatolotto bianco, “In riunione di redazione – aggiunge - ma se potete aspettare uscira’ tra poco. Sara’ di corsa, qui tutti andiamo di corsa, pero’ vi salutera’ volentieri!”. Fa un cenno, un pallido sorriso, poi un barbuto la cattura e s’allontanano confabulando fitto fitto. Marino Sinibaldi, deus ex machina di Fharenhait, la trasmissione quotidiana di Radio3! Magari ci riuscissimo… Compare un tipo asciutto, pochi capelli corti dietro le orecchie, cuffia abbandonata sul collo come il fonendoscopio di un medico. Tace, sembra assorto o soprapensiero. Do di gomito a Guido. “Per me Sinibaldi e’ quello li’, la voce che sento alla radio ogni giorno gli sta a pennello”. Ci avviciniamo per bloccarlo fintanto che e’ da solo. E’ proprio lui e riusciamo a rubargli qualche attimo, nonostante sia costantemente interpellato dai suoi collaboratori che gli ronzano attorno come api. “Devo scappare – si scusa, un occhio sempre al grande display che lampeggia ora, minuti e secondi dal finestrone della regia che affianca il palco – Tra un istante, dopo la musica e la pubblicita’, riprendiamo con la diretta. Ma restate, se vi va, accomodatevi a sedere – allunga il braccio sottile verso le poltroncine - che a momenti arrivano degli ospiti interessanti”. In un attimo e’ di nuovo circondato, ascolta qualcosa in cuffia, si guarda intorno, attento, fa’ un cenno muto verso la regia, annuisce poi prende a parlare nel microfono. “Fharenhait, siamo di nuovo in diretta dalla fiera internazionale del libro…” Alla mia destra si siede un signore anziano, massiccio nel formale abito blu e cravatta blu. I capelli, folti e bianchi scintillano come lana di vetro. Accanto a lui, in atteggiamento ossequioso, una ragazza con la targhetta della Stampa. E’ di profilo, l’uomo, e non so dargli un nome, ma la fisionomia mi pare famigliare. Si gira e lo riconosco: e’ Sergio Zavoli, il famoso giornalisto sportivo. E difatti lo accompagnano sotto le luci per una rapida intervista, nel ritmo serrato, essenziale ma fluido per cui Sinibaldi e’ famoso. Mi vien da pensare che nella bolgia da mercato che ci circonda, fra gente che va e che viene, musica e rumori di ogni genere, ci vuole una bella capacita’ di concentrazione per riuscire a snocciolare nomi e conversare al microfono con gli ospiti, senza esitazioni, senza perdere il filo del discorso.Al fondo di un largo passaggio che separa due file di stand, un piccolo spazio attira contemporaneamente l’attenzione mia e di Guido e, come per tacito accordo, confluiamo nello stesso punto dai lati opposti del corridoio. Sono pochi metri quadrati, poco piu’ che un separe’, ma sembrano emanare una luce particolare. La parete di fondo mostra una grande immagine di bambina. Il disegno ha tratti irreali, fiabeschi, i colori sono pastello ma luminosi seppur ricordino quelli dell’autunno. Un gradevole mélange di beiges, ocra, verdi screziati, arancio, viola e marroni di ogni sfumatura. Sul viso solare e dolce della bimba una spruzzata d’efelidi, naso a patatina e folti capelli ramati. Al centro del sorriso chiaro spuntano incisivi da coniglietto. Penso a quanto sia gradevole tutto questo, a quant’armonia e serenita’ quell’immagine sappia trasmettere, naif e a un tempo sofisticata. Alzo lo sguardo e scopro che la bambina del disegno sta davanti a me. E’ cresciuta ma i colori non sono cambiati, il sorriso e’ ugualmente pieno, luminoso e dolce lo sguardo, come miele d’acacia i capelli screziati di bruno, ondulati e lunghi fino alle spalle. La bambina di nome Maria nelle immagini dei posters disegna sotto al tavolo della cucina oppure posa al centro di un albero dalla cui chioma spunta il profilo dell’elefante, coloratissimi pappagalli, una zebra, il becco di un tucano. Su di un ramo sporgente un leopardo sembra osservare, cogitabondo, la giraffa, il cui lunghissimo collo non riesce a entrare nell’immagine, sfora verso l’alto e sparisce nel bianco del cartone. E’ l’albero della vita, un simbolo, e Maria vi sta al centro, stringe a se’ le matite colorate, pronta a disegnare altra vita. La bimba Maria mi sta di fronte e si chiama Valeria, Valeria Tomasi, illustratrice, disegnatrice, socia di un’associazione culturale di Rivoli, in provincia di Torino, che si occupa di allestimenti e scenografie cosi’ come di trucco per le feste, laboratori creativi per le scuole, decorazione a batik su stoffa. Insomma tutto cio’ che e’ colore e calore, crativita’, fantasia, armonia cromatica. Simpatia, dolcezza e poesia e’ cio’ che provo. Sensazioni di pelle confermate da una conversazione che prosegue a lungo, nell’attesa di un colloquio nello stand di fronte con un editore che non e’ mai libero. Fisso ancora quelle immagini, incapace di staccarmene. Tratti infantili evoluti in una donna che mostra di saper sposare esperienza e volonta’ adulta alla splendente innocenza della bambina che mi guarda dal muro. Ancora libri, romanzi, saggi, biografie, una girandola infinita, infinite tentazioni d’acquisto frenate dalla consapevolezza di una borsa sempre piu’ pesante. Un’esperienza stimolante e viva che vorrei poter vivere per tutto l’arco dei cinque giorni della Fiera Internazionale del libro. Dal 6 al 10 maggio, dalle 10 del mattino alle 23, a Torino, Lingotto Fiere www.fieralibro.it Andateci, se potete. Credete a me.
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14.05.2007 20:01
Spero tu abbia avuto occasione di tornarci anche gli anni successivi. Hai colto tutti i colori e gli umori della fiera. :-))
12.07.2004 17:23
ci sono stata e questa opinione mi riporta a quel giorno uggioso,nella calca delle persone odoranti di pioggia e sudore,misto all'acre odore di sigaretta ... Ma il tutto cancellato dalla visione di cultura esposta-Dopo essermi soffermata nei vari stand ho prenotato alla DE AGOSTINI un opera intitolata:Gedea Le Muse,trattasi di un dizionario di arti visive,letteratura,musica e teatro,composto da 12 volumi,20DVD,20CD vorrei regalarlo alle mie nipotine-comunque deciderò quando mi verrà consegnato- Il prossimo salone del libro mi annovererà nuovamente tra i visitatori alla ricerca di qualche ghiotta novità
10.05.2004 19:47
egoisticamente mi dico... peccato sia a Torino!!!!!!! certo è che dovrei accendere un mutuo prima di entrarci...