Eutanasia metallica.
Una brutta statua in ferro cerca di nascondere le proprie assurde forme con colature di ruggine, provocate dalle intemperie pietose.
Il volto rigato da lacrime marroni, la Venere cerca di convincere Simone ad un atto di difficile amore.
Lui fissa quegli occhi amorfi e quella posa, senza emozioni, del corpo.
Potrebbe distruggerla, fondere le sue parti e ridonarle il naturale splendore di un agglomerato di metallo, non corrotto dall'illusoria arte di chi l'ha modellata.
Potrebbe, ma non lo fa.
Non prova alcuna compassione.
Non vuole correre rischi.
D'altra parte la statua campeggia ai bordi del parcheggio di un hotel e lo potrebbero denunciare per danneggiamento di proprietà privata, forse addirittura e assurdamente per vandalismo su opere d'arte.
Strane sensazioni lo pervadono in quegli interminabili istanti, mentre attende in macchina, pazientemente, l'arrivo della sua compagna.
Sente il cigolio della penna che scrive, distrattamente, per ingannare il tempo e confondere nella mente il fastidio delle punture di una miriade di zanzare che volano, esasperanti, sui vetri dell'auto.
Basta poco coraggio per farla finita con la vita quando non esiste speranza, quando il dolore ci sovrasta e non riusciamo nemmeno a raccontarlo, a sfogarlo, quando ci è impossibile compiere il minimo gesto fisico e la mente continua solo a torturarci.
Simone si chiede, invece, quanto amore, che tipo di libertà mentale e spirituale e quanto coraggio ci voglia per aiutare a morire chi non può uccidersi e lo chiede, disperatamente, con ogni residua energia.
In particolar modo si chiede come reagirebbe se a pretenderlo fosse chi ama sopra ogni cosa.
Non solo spezzeresti così la sua esistenza, ma uccideresti ogni tua residua speranza di poter continuare perlomeno a sfiorarla, di poter immaginare il suono delle dolci parole che sta pensando.
Rinunceresti definitivamente anche ad una parte del tuo essere, ti rimarrebbe solo il dolce amaro tepore di averle ridonato la magia della serenità, senza più alcuna sofferenza.
Giusto, ingiusto?
Un'azione infamante o una stupenda, emozionante, prova d'amore?
Chi compie un gesto così estremo, con la consapevolezza di abbandonare per sempre i propri sogni e oltretutto la certezza di dover lottare contro una legge che tenterà di spezzarti l'anima e la vita, ha coraggio ed amore da vendere.
La statua sembra ora sorridergli, forse tenta di prendersi bonariamente gioco di lui, delle sue remore, del suo non voler compiere una semplicissima azione distruttiva perché l'interesse e la soddisfazione ricevute sarebbero inferiori al peso delle grane che ne conseguirebbero.
Insomma, non essendo un problema essenziale, Simone sceglie di far finta di niente e sopportare, nel rispetto degli altri, il leggero sopruso al suo senso estetico.
Un piccolo brivido di saggezza gli percorre ancora le vene.
Ma se la sua donna dovesse trovarsi nella situazione di urlare con gli occhi di aiutarla a non soffrire più in maniera così disumana, quale sarebbe la saggezza?
L'arrivo della sua compagna lo distoglie da quel pensiero ossessivo e il rombo dell'auto accompagna la sua voce.
Strano il cervello quando vaga, compiendo assurdi voli, e come è dolce il non aver bisogno di decidere e poter continuare ad avvolgersi nell'infinito sorriso di lei.
eterno dilemma.........