Viaggio su un altro Pianeta
05.04.2005
Vantaggi:
Capolavoro
Svantaggi:
Nessuno
Consiglio il prodotto:
Sì
Dettagli:
Qualità dei testi
Qualità della musica
continua
 blackseiya
Su di me:
Iscritto da:01.01.1970
Opinioni:95
In media l'opinione è' stata valutata molto utile da 37 utenti Ciao
Siamo in un periodo nel quale il mondo della musica è cambiato in maniera sconvolgente: nuove stars o presunte tali vengono immesse negli schermi al pari dei messia, le canzoni si sono trasformate tutte in suonerie da scaricare su un cellulare per gioia di grandi e piccini (mi spiegate cosa se ne fa una bambina di 9 anni di un telefonino che fa le foto, il caffé e stira le camicie? Boh!), intanto autentici talenti che hanno fatto la storia della Musica vengono ignorati dalle nuove generazioni. E così capita che i ragazzi di oggi ascoltino ed apprezzino Eminem e Puff Daddy senza sapere che “Sing for the moment” e “Come with me” sono letteralmente le scopiazzature a man bassa di “Dream On” degli Aerosmith e “Kashmir” dei Led Zeppelin; il Rap o Hip-hop che doveva nascere per raccontare il disagio sociale di una minoranza razziale si è tramutato in ciò che esalta le rotondità femminili o il “come sono stato bravo a farmi i soldi con la droga”, mentre le pop star non sono altro che miseri cloni di molte meteore degli Anni 80. Da questo guazzabuglio non si discostano purtroppo molte nuove generazioni metallare: ragazzi troppo impegnati nell’imbacuccarsi con i nuovi gruppi Blackthrashspeedpowerepicdeathbrutalgrindprog, da non riuscire ad apprezzare tutte le grandi band che hanno dato vita al genere; rimasi sconcertato nel vedere un ragazzo così ossessionato dai nuovi gruppi Black metal (per carità un genere magnifico) dal dichiarare “i Black Sabbath so pallosi” O_o (Ma 6 scemo! Ozzy e Iommi hanno inventato il Metal!). Ed è così che mi ritrovo a parlarvi di questo capolavoro del 1976 targato Rush, che non è la marca di un detersivo, ma bensì un trio canadese formato da Neil Peart alla batteria, Alex Lifeson alle chitarre mentre la voce ed il basso sono affidati a Geddy Lee, anche perché nessuno prima d’ora in 4 e più anni di vità del sito di Ciao si era prodigato di richiedere questo prodotto, mentre si accumulano le opinioni su Avril Lavigne, Biagio Antonacci, 883, Laura Pausini e altre sconcezze che evito di nominare (Argh! :-/).
2112 rappresenta forse l’apice dei Rush, che avrebbe lasciato profonde influenze sulla scena prog-metal attuale che ha visto e vede ancora cimentarsi i Queenryche di Geoff Tate, i Dream Theater di John Petrucci, i Symphony X di Mike Romeo e chi più ne ha, più ne metta. Composta da 6 tracce per un totale di circa 40 minuti di musica
L’opener/titletrack del disco è una suite di 20 minuti divisa in 7 parti. “Ouverture” è la parte strumentale dove il rullo di Peart la fa da padrone anche se i riff di Lifeson non sono da meno. “The Temple of Syrinx” è caratterizzata da una prestazione sopra le righe della squillante voce di Geddy Lee; lo scroscio delle acque ed un lieve arpeggio aprono “Discovery” la terza parte acustica e sulla stessa linea segue “Presentation” rifacente il verso all’”Ouverture” e con un magnifico assolo di chitarra di un minuto a chiudere. Un po’ più statica “Oracle: the Dream” che darà il là alla sognante “Soliloquy”. A chiudere poi la strumentale “Grand Finale”. I testi, scritti interamente da Neil Peart (con dedica allo scrittore Ayn Rand), parlano del regno di Megadon nell’anno 2112, che è sotto il giogo della Federazione Solare, la quale ha per stemma una Stella Rossa (quella che compare in copertina) ed ha bandito dal pianeta la Musica. “A Passage to Bangkok” – stavolta i Rush ci portano in giro per il mondo dalla Colombia a Katmandu passando per il Marocco, la Giamaica ed altri paesi, poi infine tutti sul treno per Bangkok. Brano aperto dal riff pesante Lifeson seguito da un suono “orientale”; puro rock con refrain melodico tutto da cantare, da sparare in macchina sull’autostrada. “The Twilight Zone” pezzo più lento ed introspettivo nei testi, questa cosiddetta “Zona del Crepuscolo” dove il Tempo e lo Spazio vengono a coincidere. Torniamo a canticchiare in sana allegria con “”Lessons” dai toni decisamente più country. Arriviamo poi alla melodica “Tears”, scritta da Geddy Lee, dove si fanno vive le tastiere; una canzone che è stata coverizzata in tempi recenti dai Dream Theater. Chiude il disco la rabbiosa “Something for Nothing” che invita ad ottenere ciò che si vuole con l’impegno e non aspettando “la manna dal cielo”.
Decisamente da incorniciare, ascoltare e riascoltare ed il bello è che i Rush continuano ancora oggi a suonare e comporre grande musica con l’entusiasmo di quand’erano più giovani, basti ascoltare il più recente “Vapor Trails” del 2002, e quest’anno dovrebbe uscire anche il loro nuovo disco. Un esempio per tutte le nuove generazioni del Rock.
Ma se siete di quelle persone troppo impegnate ad esaltarsi per la Cleptomania dei Sugarfree ed a scandalizzarsi per l'ultimo video di Britney Spears beh...sapete dove andare a pescare...
Fotografie per 2112 (Digitally Remastered) - Rush
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27.05.2007 18:37
beh che dire .........HAI RAGIONE ......ma non credo che i comuni mortali possano aprezzare ......qui in italia siamo messi davvero male ....anzi direi MALISSIMO ........ormai la maggior parte delle nuove leve sono davvero VUOTE Ciao JOE
26.04.2005 09:44
incantevole il tuo modo di descrivere gruppi musicali
20.04.2005 21:19
uhm questo genere lo ascolto poco... sempre interessante leggerti... cmq riguardo al discorso i Black Sabbath so pallosi ..... se a uno piace il metal estremo può anche annoiare il nwobm infatti io dopo un pò mi stufo... ma guai dal mancare di rispetto a questa band... ha fondato il metal e di al blackmetallerino che il black metal è nato come spunto dalla musica dei black