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Opinione su "28-10-03"

pubblicata 28/10/2003 | caio_g
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"Un appello"

È un messaggio personalissimo questo che invio a tutti voi, una richiesta d’aiuto per interposta persona, per aiutare una donna che non sa più cosa fare e alla quale le famose “istituzioni” sembrano chiudere ogni porta in faccia. Io chiedo un consiglio a quanti di voi abbiano avuto (spero di no, ma non è un caso così infrequente, purtroppo) o abbiano conosciuto un caso simile e soprattutto a quanti di voi lavorino nell’ambito legislativo: un grazie in anticipo anche a chi leggendo penserà, “Ma cosa vuole questo?”.

La storia è quella di mia cugina, che chiamerò J., sposata nel ’93, problemi fin dall’inizio, aggravati dal fatto di pensare di poter risolvere tutto con una figlia (che arriva nel ’95, una bambina stupenda, ma non è questo il punto). Lunghi anni di sopportazione, di cose non dette, di umiliazione da parte dei suoceri, con i quali divideva la casa (la villa era dei suoceri, mia cugina viveva in un appartamentino minuscolo ricavato nell’ex garage). Ogni tanto mi giungevano i suoi lamenti sulla loro vita di coppia, ma J. non calcava mai la mano, anzi, cercava in tutti i modi di far passare gli attriti continui, come normali divergenze matrimoniali. Mia cugina veniva da un’esperienza familiare disastrosa e il matrimonio dev’esserle sembrato la panacea di tutti i mali. Così non era. Tra sospetti e sempre meno velate minacce, J. cominciò a trovare insopportabile la convivenza e la vicinanza di lui. Costretta a casa dalla sua natura di femmina, così diceva lui, mia cugina trovò uno sfogo insospettato in Internet. Lui aveva un PC portatile e durante la notte, quando “l’uomo” dormiva, mia cugina si collegava ad una chat e scopriva un mondo nuovo. Cominciò anche a scrivermi e-mail sempre più strazianti, dalle quali traspariva netta la voglia di andarsene. Il problema era la bambina, che J. non avrebbe mai lasciato a lui. Lui si accorse di questa attività elettronica e cominciò a tenerla d’occhio e a tormentarla.
Nel giugno del 2000, J. e la figlia andarono per qualche giorno al mare. Mia cugina fu stupita di come il marito accolse l’idea senza protestare. Al loro ritorno, in piena notte, mamma e figlia trovarono i loro bagagli fuori casa, il cancello chiuso e “lui” che le minacciava di non fare più ritorno a casa. A quell’ora di notte, a mia cugina non restò che andare dalla madre, che viveva sola in un minuscolo appartamento dopo essere fuggita dal marito (mio zio) che la stava distruggendo. In quei giorni, durante gli scambi di e-mail e di telefonate, avevo offerto il mio piccolo appartamento come punto d’appoggio. Non ho una magione signorile, ma ho una stanzetta per gli ospiti che poteva servire alla bisogna. Così, mamma e figlia vennero a casa mia e ci rimasero per una ventina di giorni, dopo di che si spostarono nella casa molto più grande e confortevole di mio fratello e infine, in un appartamento in affitto. Il problema in questi anni è stato sempre e solo “lui”. Nei primi mesi era onnipresente durante gli spostamenti di J. (ci chiedevamo tutti come potesse lavorare in quel periodo, visto che dedicava ogni minuto della sua giornata nell’intento di tormentare madre e figlia), la chiamava centinaia di volte al giorno, alternando frasi (sentite con le mie orecchie, purtroppo) come “Puttana, te lo prendi in tutti i buchi”, ad altre come “Ti prego, torna, ti amo tanto” e il tutto nella stessa telefonata. L’obiezione che si può muovere, è logica: sparire, cambiare telefono, numero di telefonino e cose simili. Il problema vero è la bambina: anche prima di una sentenza definitiva sulla loro causa di divorzio, lui ha il diritto di vedere la figlia e tranciare i ponti con l’individuo che avrà tua figlia con sé per due giorni (o anche più) ogni quindici, non è possibile. Da allora è cominciata una pantomima fatta di avvocati, giudici, udienze rinviate per mesi, senza nemmeno pensare a quella donna che si trovava in mezzo a una strada senza lavoro e senza alcuna possibilità di guadagno. I giudici non possono pensare a tutti i casi singoli come a casi urgenti, ma quando ci sono queste situazioni, non è proprio possibile trovare delle soluzioni legali che permettano almeno di mangiare qualcosa tutti i giorni? Mia cugina è caparbia e risoluta e un lavoro lo ha trovato dopo poco tempo, ma lui, anche dopo le prime sospirate sentenze, non ha mai voluto pagare gli alimenti o li pagava solo in parte. Nel frattempo le minacce sono passate alle vie di fatto. “L’uomo” ha tamponato l’automobile con la sua bambina (sua figlia!) e un parente che l’andava a prendere all’asilo, è venuto alle mani con mio fratello, che cadendo si è infortunato a un polso, ha coinvolto tutta la mia famiglia in quello che, secondo lui, è un complotto ordito ai suoi danni; tutto ciò non gli ha impedito di avere diverse storie con altre donne, durante le quali ha continuato a chiamare incessantemente mia cugina, proferendo le stesse richieste, minacce e offese di sempre. Le continue denunce, da parte di mia cugina e degli altri che hanno subito “l’uomo”, hanno portato ad una diffida rivolta allo stesso, da parte dei carabinieri, di avvicinarsi alla casa di mia cugina, diffida notificata dalla stazione carabinieri della zona dove abita mia cugina. L’Italia è un paese meraviglioso, lo sappiamo tutti e io voglio aumentare la vostra meraviglia: lo stesso tizio, “l’uomo” che ha una diffida dei carabinieri, che non potrebbe nemmeno avvicinarsi ad un certo luogo, si fa accompagnare dai carabinieri di un’altra stazione (competente nel comune dove abita “l’uomo”) a casa di mia cugina per riprendersi la figlia e i servitori dello stato, l’Arma ai secoli fedele, ubbidisce docile. Solo lo scambio dialettico tra un ufficiale dell’Arma e mia cugina, ha impedito che si avverasse una farsa che sarebbe stata comica, ma che non faceva per niente ridere. Mi fermo qui con i racconti e con i possibili centinaia di episodi che potrei raccontarvi e passo all’ultimo atto (per ora) di qualche giorno fa.
Una sentenza ha finalmente bloccato il conto del marito, dato il suo rifiuto costante di pagare gli alimenti. È cominciata una serie di telefonate minacciose, alle quali, purtroppo, mia cugina è ormai abituata. Un giorno “l’uomo” ha seguito mia cugina in automobile ed è quasi riuscito a buttarla in un fosso, fuggendo subito dopo. Mia cugina è stanca, non ha più voglia nemmeno di fare delle denunce che vanno solamente ad ingrossare un pacco ormai smisurato. Dopo le telefonate che si sono succedute sempre più pesanti, con minacce di morte, è venuto il giorno in cui mia cugina doveva portare la figlia al marito per il fine settimana. L’istinto e la paura, hanno avuto il sopravvento e J. ha chiesto ad un parente di essere accompagnata. “Lui” stava aspettando nascosto vicino al cancello e appena la macchina si è fermata, è uscito con un coltellaccio da cucina in mano e si è avventato sul mezzo, dal quale, per fortuna, non era ancora sceso nessuno. I carabinieri, dopo l’ennesima denuncia, hanno consigliato a mia cugina di non dormire a casa, pensando che potesse andare in una delle altre ville che possiede in giro per l’Italia… Mi scuso per l’ironia, ma è possibile non essere sarcastici in questi casi? Il buon cuore di alcuni parenti ha fatto in modo che la figlia non dormisse a casa quella notte. Il mattino dopo, una vicina ha riferito a mia cugina che “lui” era rimasto per tutta la notte sotto il condominio, in attesa…
Mia cugina è stanca, sinceramente non ce la fa più. Si è addirittura rammaricata di non essere scesa dall’auto davanti a lui con il coltellaccio, “così almeno finiva tutto”.
Quello che chiedo a voi e ribadisco: che cosa si può fare in un caso simile? Conoscete una via che permetta a mia cugina di tornare ad una vita normale e a sua figlia di crescere lontano da tutto questo? Le vie seguite fino ad ora sembrano servire a poco, ma forse è sfuggito qualcosa, è stato sbagliato qualcos’altro…
Vi ringrazio anticipatamente per ogni consiglio.

Caio


P.S. Non badate a consiglio e stellette e non preoccupatevi di valutare.


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  • eusapia pubblicata 29/10/2003
    sono senza parole e sinceramente dispiaciuto sia per tua cugina,sia per la bimba, sia per te e tutta la tua famiglia. Di soluzioni me ne viene in mente solo una, ma non è molto "pacifica"...
  • alessio_71 pubblicata 29/10/2003
    Mio dio che situazione... così su due piedi non saprei che dire... o meglio, lo saprei, ma non credo che sia una soluzione troppo ortodossa... rileggerò con calma e poi vedo... magari mi consulto con qualche amico!!! Alessio
  • Trilla77 pubblicata 29/10/2003
    non sono purtroppo in grado di darti un aiuto concreto!! non so quante ne ho sentite di storie così, ma lo stato e le forze dell'ordine sanno agire concretamente solo dopo... DOPO che uno dei due fa una pazzia!! Dopo ci si chiede come sia potuto accadere, si fanno gli speciali in tv, si finisce sui giornali... PRIMA, nessuno se ne frega, e tua cugina è solo un numero, un nome scritto su una pila di scartoffie... chiamarlo incubo è poco. fate di tutto per farla allontanare, sparire, fuggire!!!
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