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Opinione

per 60ª mostra del cinema di Venezia
5 Stelle Buona la prima!
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Raccomandato: Si

Vantaggi Bertolucci

Svantaggi Opinione fuori tempo massimo; chilometrica

L'autore

Abbas Dal 4 lug 2000

Chiedo scusa agli amici di ciao se, in questo periodo, la mia presenza nel sito sarà quantomeno... continua

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Premessa1: mi ritrovo a scrivere questo resoconto veneziano fuori tempo massimo o quasi. Ormai avevo perso la speranza di veder inserito dallo staff la categoria richiesta. Rassegnato, stavo pensando ad un’opinione su di un vecchio film quando mi arrivano i ringraziamenti per il contributo al portale, ecc., ecc.. Cosa dovevo fare?

Premessa2: nonostante ad un certo punto abbia incominciato a sintetizzare a più non posso, tanto da risultare incompleta, l’opinione mi è venuta chilometrica. Dovevo immaginarlo. Me ne scuso tantissimo. Fate voi.

Che gioia partire il 26 agosto con l’obbiettivo della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, sapere di avere davanti undici giorni di film in prima visione, assolutamente integrali, rigorosamente in lingua originale-sottotitolati. Una pacchia.

I momenti veramente topici in questo viaggio di avvicinamento al festival sono invariabilmente tre.
1.Arrivi alla stazione di Venezia, prendi il vaporetto per il Lido. A metà del guado ti volti indietro e rimiri il consueto eppur sempre sorprendente miracolo della Serenissima sospesa tra le onde. Guardi in avanti ed ecco comparire l’insegna ‘Campari’ in stile anni ’50. Svettante, immutabile, paziente. Osservi la scritta e sei arrivato. Realizzi che anche per quest’anno è fatta (ovvero, hai mosso le tue pedine e sei riuscito a ricavarti la decina di gg. in un periodo che non è più di ferie piene – secondo gli intendimenti dei primi fondatori in camice nero della rassegna che così pensavano di prolungare la stagione turistica -; hai dribblato gli impegni, basta un niente e tutto salta, il prossimo anno si vedrà). Emozione.

2. Prendi alloggio, sistemi i bagagli e in tutta fretta ti fiondi al Casinò – passando davanti al ‘Des Bains’ di viscontiana memoria – in tempo utile per ritirare l’accredito. Ecco, hai in mano il preziosissimo pass che tutte le porte apre (la sottile ironia è riservata a chi sa). Consulti il programma e organizzi il piano di visione. E’ il momento più esaltante. Adesso puoi prepararti per la sera, magari per cena si torna a Venezia e poi, fino a tardi, seduti in Piazza S. Marco sulle sedie incustodite del bar chiuso accanto al Florian.

3. Il giorno dopo. Buio in sala. Silenzio. Inizia la prima proiezione. Felicità.

L’edizione 2003 va considerata una delle migliori mostre come da un pezzo non se ne vedevano. Non da un punto di vista organizzativo che, anzi, in questo senso ha fatto parecchio penare, con i film distribuiti malamente e file spesso lunghe e faticose che mi hanno costretto a saltare qualche pellicola di troppo (nel totale, ne ho viste 54 rispetto alla sessantina abbondante delle scorse annate). Non parliamo dei prezzi, del resto sempre salatissimi ma quest’anno degni di Tokio. Però, qualitativamente, niente da dire. I presupposti c’erano tutti. Quando Cannes è debole, Venezia è forte. Regola aulica mai smentita. Nell’ultima edizione, a detta di tutti, Cannes ha lasciato a desiderare alquanto, perciò…E figurarsi che al Lido erano stati annunciati – e poi non se ne è saputo più nulla - anche Altman, Tarantino, Anghelopoulos, Campion, Kusturica. Troppa grazia. Comunque, nel complesso, molto bene ugualmente. Attenzione: in mezzo a tanti film, è inevitabile che una quota sia costituita da lavori indigeribili. Però, anche le ‘ciofeche’ svolgono una loro funzione importantissima. Intanto, vedendole ti rendi conto di quanto difficile sia realizzare una buona opera. Secondo, entrando in sala alle 8,30 del mattino e via, via – con intervalli in fila di circa 30-40 minuti- fino a mezzanotte, se il film non ti va puoi uscire, fare due passi, mangiare qualcosa, ecc…

Per venire, finalmente, a noi: una mostra che si rispetti si divide in diverse sezioni secondo una certa logica. Per farla breve, diremo che ci sono i film in concorso (di norma 20-22) per l’assegnazione dei premi e poi il grosso dei film selezionati per i cicli collaterali. L’insieme dovrebbe fornire l’opportunità di verificare lo “stato del cinema” internazionale, specie di quelle cinematografie meno frequentate, che trovano vita dura in termini di distribuzione nei normali circuiti commerciali.
Per il concorso, in fondo, il discorso è abbastanza semplice (in apparenza, in apparenza). Devi scegliere tra i film disponibili, cioè pronti per quel periodo e inediti, cerchi di accaparrarti qualche nome grosso et voilà, il gioco è fatto. Se nessun autore di vaglia ha realizzato il capolavoro non è certo per colpa dei selezionatori, i quali hanno la vera responsabilità di non lasciarsi sfuggire il grande film nel caso ci sia. Il rischio, in effetti, esiste: per esemplificare, nell’edizione del ’92 pare che l’allora direttore Gillo Pontecorvo abbia di proposito scartato ‘Gli spietati’ di Clint Eastwood, una delle più grandi opere del decennio, perché considerato ‘solo’ un western. Oppure nell’86, Luigi Rondi rifiutò ‘Velluto Blu’ di Lynch perché ‘non posso fare questo alla povera Ingrid’ in quanto Isabella Rossellini - figlia della Bergman – compariva discinta in alcune sequenze!

Da qualche anno Venezia raddoppia. Il concorso attira l’attenzione di tutti e tutti vogliono partecipare al concorso. Per non scontentare nessuno si è pensato di assegnare due Leoni: il tradizionale Leone d’oro per ‘Venezia 60’ e il Leone di S. Marco per il nuovo concorso collaterale, denominato ‘Controcorrente’. Vi risparmio le polemiche e le infinite discussioni sull’opportunità ‘artistica’ delle due sezioni o sull’improbabile confine di delimitazione dell’una rispetto all’altra. Sta di fatto che l’attenzione rimane concentrata sull’assegnazione del Leone d’oro mentre l’assegnazione dei premi del Leone di S. Marco passa nel più assoluto anonimato.

Venezia ’60

Dei venti film del concorso principale, a ben cinque ho assegnato un voto pari o superiore a 8: un piccolo record. I primi giorni sono stati caratterizzati da due autori amatissimi dalla critica più qualificata: Manoel De Oliveira e Tsai-Ming-Liang. Il novantacinquenne maestro lusitano è un fenomeno di longevità artistica (e non solo, ovviamente). Lui è al di sopra di tutto e di tutti. Prosegue nel suo personalissimo discorso, incurante di premi, incassi, età e qualsiasi altra questione. Ha la fortuna di avere un produttore-amico-mecenate, Paulo Branco, che lo asseconda in ogni cosa. Perciò, continua imperterrito per la sua strada, rivolgendosi alla nicchia dei suoi fedeli estimatori. ‘Un filme fallado’ (voto: 8,5) è l’affascinante – ma per molti inquietante! – titolo dell’altrettanto affascinante opera, una profonda riflessione sulla cultura europea. Avrà sicuramente distribuzione. L’altro grande, Tsai-Ming-Liang, ha già vinto il Leone d’oro nel ’94 con ‘Vive l’amour’. Ahimé, sia questo che il successivo ‘The hole’ mi hanno lasciato piuttosto freddo. Il cineasta taiwanese è tecnicamente bravissimo, niente da dire, eppure non riesce ad entusiasmarmi. Anche al film in concorso, ‘Bu-San/Goodby Dragon Inn’, pur riconoscendogli grande rigore stilistico, non sono riuscito ad attribuire una valutazione superiore alla sufficienza.
Un po’ in secondo piano è passato ‘Le cerf-volant/L’aquilone’ di Randa Chahal Sabbag, vincitore del Gran Premio della Giuria. Una sedicenne abita in un villaggio libanese. Promessa dalla famiglia in sposa al cugino, deve trasferirsi nel di lui villaggio annesso da Israele nel ’67. Opera discreta, d’amore e di frontiera, che tenta di immergerci poeticamente nelle questioni mediorientali. Finale stilisticamente poco convincente (voto: 6,5).
Nonostante i miei timori, Margarethe von Trotta per 136’ ci riporta abbastanza agilmente nella Germania nazista per una vicenda, comunque e sorprendentemente, piuttosto originale. Stile super-classico - niente di nuovo - ma, in definitiva, film godibile (voto: 7) che ha permesso alla sua interprete principale di vincere la coppa Volpi per la migliore attrice. Passano altri film, alcuni molto brutti. Tra questi, ‘Immagining Argentina/Immagini’ – già in distribuzione – con Antonio Banderas e Emma Thompson. Lo so, direte che lei è senz’altro brava. Sì, ma il film è inguardabile. Un pasticcio nell’Argentina dei desaparecidos con un imbarazzante Banderas/sensitivo. Leone di fango (voto: 3). Grande attesa per Takeshi Kitano e grande successo. ‘Zatoichi’ è un film ispirato ad una serie televisiva giapponese su un anziano samurai cieco. E’- sostanzialmente – un divertissement. Un Kitano minore? Sì, in parte. Però, sequenze splendide e controllatissime. Un saggio di stile (Voto: 8). Vince meritatamente il premio per la miglior regia.
Ecco, finalmente arriva, atteso con una certa curiosità, il film russo ‘Il ritorno’ di Andrej Zvjagintsev. L’interesse è dato dal fatto che la pellicola era stata selezionata per il festival di Locarno ma De Hadeln, una volta visionatolo, ha tramato per soffiarlo alla meno illustre rassegna svizzera a costo dell’incidente diplomatico. Diavolo di un anglo-olandese e pure svizzero (di residenza) egli stesso! Esperienza, occhio lungo e faccia tosta, ecco cosa ci vuole per dirigere una grande mostra. Il russo, alla sua opera prima, fa tombola. Il film è senz’altro bello (8), non un capolavoro. Però, qualcuno ha inneggiato al nuovo Tarkoskj (succede sempre con i giovani russi). Vedremo. E’ un Leone d’oro tra i più degni delle ultimissime edizioni e meritato da Zvjagintsev se non altro per classe personale. Solo in sede di premiazione – rivelando una notizia ignorata dai più - dedicherà l’importante riconoscimento a uno dei ragazzi protagonisti morto poco dopo la fine delle riprese. Chapeau.
Delude terribilmente Bruno Dumont, l’autore apprezzatissimo de ‘L’età inquieta’ e de ‘L’humanité’. ‘Twentynine Palms’(voto: 3,5) appare come un film ambizioso, sbagliato, inconcludente.
Fuochi artificiali annunciati per Marco Bellocchio. ‘Buon giorno, notte’ (Voto:9) è un film molto, molto bello e il mio preferito tra il lotto dei concorrenti. Vince un premio minore, assurdo, una specie di medaglia di legno. Hai voglia di dire che i giurati stranieri non conoscevano il caso Moro. La mia idea è che il film non sia piaciuto abbastanza al presidente Mario Monicelli. Bellocchio ha preso cappello e se n’è andato, marinando la serata conclusiva.
Finale con ‘Alila’ (5) di Amos Gitai e ‘21 gramms’ (voto: 4,5) di Inarritu. Quest’ultimo ha consentito a Sean Penn di accapparrarsi la seconda coppa Volpi della carriera con una interpretazione francamente non all’altezza della sua bravura e a causa di un film incartatosi progressivamente e, nel complesso, poco riuscito. Premio di stima.
Degli altri due italiani in gara – niente di memorabile - avremo modo di riparlare.


Controcorrente

Andando in estrema sintesi, segnalo solo alcuni film che dovrebbero avere distribuzione e che meritano di essere visti. Intanto, il vincitore del Leone di S. Marco, ‘Vodka Lemon’ (Voto: 8) di Hiner Saleem. Graziosa storia di miseria, solitudine, amore e ottimismo nel gelido inverno caucasico. Nel mio toto-leoni, questo l’ho beccato.
Abjad (the first letter) di Abolfazl Jalili. Era il mio film preferito (8,5) realizzato dall’allievo prediletto di Kiarostami. Un inno senza enfasi alla tolleranza e contro il fondamentalismo religioso. Per questo lavoro il regista ha avuto problemi in Iran, tanto da non poter essere presente a Venezia.
‘Il ritorno di Cagliostro’ (Voto: 8) di Ciprì e Maresco. Grottesco, surreale, esilarante, un po’ W. Allen e un po’ ‘Ed Wood’ di Tim Burton. In realtà, originalissimo. Poi, a ¾ della sua lunghezza, diventa più cupo, profondo. Per i fans degli autori di ‘Cinico tv’ e di ‘Totò che visse due volte’, imperdibile.

Fuori concorso

In questa sezione stanno gli eventi speciali e/o i film spettacolari. Incomincio subito con il constatare amaramente che Woody Allen non mi piace più. Ormai credo sia così. Ne hanno parlato bene quasi tutti di questo ‘Anithing Else’ ma a me, niente (Voto: 5). Commedia stanca, a volte cattiva. Hanno detto zeppo di battute. Ma dove? Boh!
Mi rifaccio la bocca ripensando ad un’altra commedia, quella dei fratelli Coen. Fantastica, divertentissima, un meccanismo perfetto (8,5). Ancora, opera minore? Non mi interessa. Io vi dico: andate a vederla e spassatevela. Se rimarrete delusi, vi rimborserò il biglietto di persona. Perfettamente nella parte Clooney e Zeta Jones.
Ecco, finalmente, il mio film del cuore della mostra 2003. Parlo di ‘The dreamers’ di Bernardo Bertolucci. Probabilmente non tutti condivideranno il mio giudizio entusiastico ma per me è così. Sono riuscito a vederlo (non chiedetemi come) per ben 2 volte (voto: 10). Ne riparleremo, immagino.
‘Once upon a time in Mexico’ (voto:4) di Robert Rodriguez. Ulteriore e stanco capitolo de ’El mariachi’ con Antonio Banderas, Johnny Deep, Salma Ayek. Strettamente per i fedeli e per Enrico Ghezzi.
‘The Human Stain’ di Robert Benton, con Nicole Kidman e Anthony Hopkins. Brutto. Brutto forte (Voto: 4).
‘Monsieur Ibrahim et les fleur du Coran’. Filmetto dal sapore new age su misura per l’anziano Omar Sharif, Leone d’oro alla carriera. Modesto, come modesta la carriera dell’ex sex-symbol egiziano (Voto: 5).
‘Le divorce’ di James Ivory. Commedia sbagliata, insulsa, inutile (voto: 3).
Chiudo con una buona notizia: Ridley Scott è tornato piuttosto alla grande. ‘TheMatchstick Men’ è un passatempo molto divertente, ricco di colpi di scena, serrato, riuscito (7,5). Risulta bravo perfino Nicolas Cage.

Tralascio altre cose – i film de 'La Settimana della Crititca', per esempio, o la retrospettiva sugli italiani anni '60 - il tempo stringe. La mostra va a morire. Il Lido si ammanta di felliniana malinconia. Dal vaporetto che mi riporta a casa un ultimo, già nostalgico saluto all’insegna del Campari.

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Commenti

Avete domande riguardo 60ª mostra del cinema di Venezia? Domanda
Pagina 1 di 8 | 1 - 5 di 40 commenti
  • carachiara 28/05/2006 21:33
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • Pal41 26/08/2004 14:59
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • brest 12/05/2004 08:15
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Sono tornato per controllare se per caso avevi beccato "Codice 46" di Winterbottom, da me visto ieri sera. Proprio niente male. Ciao da Brest

  • carlottaroberto 19/04/2004 23:49
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Mi sembra di esserci stata a Venezia...anche se non ci sono mai stata!Bellissimo il festival,sicuramente...ti invidio un pò...un pò tanto...

  • adri84mj 11/02/2004 23:57
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    una spietata valutazione di tantissimi film, non immaginavo che a venezia ci fossero in proiezione film che sarebbero usciti nelle sale italiane a distanza di 3-4 mesi...ciao!

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