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In accordo e in disaccordo
Vantaggi Leggerezza
Svantaggi Si ripete
Accordi e disaccordi (Sweet and Lowdown), regia di W. Allen – Usa, 1999.
Inutile negarlo: quando si va a vedere l’ultima fatica di un grande autore, è giocoforza confrontarla con i precedenti lavori. In questo senso, il mio giudizio su “Accordi e disaccordi”, è in qualche modo un po’ contradditorio, diviso a metà. Mi spiego. Il film è piacevole, intelligente, accattivante. Come un Mozart della pellicola, il miglior Allen è spesso riuscito a raccontare con estrema soavità e apparente leggerezza “storie” affascinati e profonde, a tratteggiare ritratti e vicende umane indimenticabili (mentre, in genere, ha fallito nel tentativo di “rifare” Bergman). Il film in questione (che come tutti sanno narra le vicende di Emmet Ray, jazzista immaginario degli anni ’30, interpretato da un insuperabile Sean Penn) contiene proprio tutte queste virtù, ma…. in dosi ridotte. Insomma, come non andare con la mente, per associazione, ad altri precedenti capolavori del cineasta newyorchese? In particolare, a “Io e Annie”, “Zelig”, “Broadway Denny Rose” per la struttura narrativa, a “Pallottole su Broadway” per una riflessione sull’arte e sul suo mondo. Più in generale, aggiungiamoci “Manhattan”, “La rosa purpurea del Cairo”, fino alle vette di “Un’altra donna” e “Crimini e misfatti”. Ecco, da questo confronto, “Accordi e disaccordi” non ne esce benissimo. Appare ripetitivo, prevedibile, infarcito di dialoghi con poca forza. A dirla tutta, è un pezzo (da “Pallottole su Broadway”) che il nostro, sia pure con alterni risultati, non sforna più un film memorabile. E’ umano, si dirà. Certo, ma allora perché obbligarsi a produrre con regolarità industriale un film all’anno e non concedersi una pausa di riflessione? La domanda, ovviamente, immagino andrebbe girata al suo psicanalista! Intanto, puntuale come il divenire delle stagioni è già pronto e confezionato il nuovissimo film, questa volta prodotto da Spielberg. A quanto pare, in America sta ottenendo un successo di pubblico mai raggiunto prima. Non è una garanzia, ma non ci resta che attendere.
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brest 02/04/2003 16:34
Questo film in particolare l'ho perso, ma devo ammettere che oramai da qualche anno vado a vedere Allen più come un pellegrinaggio verso un genio che ha migliorato la mia vita raccontando se stesso, che per scoprire nuovi, impossibili capolavori. Ciao da Brest
closer 31/12/2002 10:12
robgiach 27/12/2002 22:14
Allen non è tra i miei registi preferiti anche se forse l'ho frequentato negligentemente troppo poco
eyekeeper 13/12/2002 21:19
...Invece io rimando sempre a l'anno prossimo da più di 20 anni ;-)
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sembra un buon film, ho sempre avuto il desiderio di vedere i film di woody allen, ma dopo aver visto la maledizione dello scorpione di giada ho desistito...ciao!