Acri, Acri

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Opinione su "Acri, Acri"

pubblicata 20/06/2017 | Groudy.Blue
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Ottimo
Vantaggi se vi piace parlare con la gente del luogo
Svantaggi se siete turisti dal cronoprogramma scandito: qui si viaggia con lentezza
Eccellente
Bellezze naturali
Ospitalitá
Attrazioni
Gastronomia
Efficienza trasporti pubblici

"Alla scoperta degli israeliani arabi al confine con il Libano"

Acri, Acri

Acri, Acri


Israele è un paese relativamente piccolo - è grande quanto la Sicilia - ma con tanti posti da vedere.
E soprattutto, l'apparente e semplicistica visione tra ebrei e musulmani/palestinesi nasconde una realtà più complessa e frastagliata di quella che è sotto l'opinione pubblica.


E così capita che avevo un giorno libero per raggiungere in treno da Tel Aviv la costa a nord. Avevo intenzione di visitare città come Haifa, Cesarea e Netanya e i loro insediamenti romani. Poi, mentre ero a Gerusalemme, alcuni ragazzi europei conosciuti in ostello mi hanno consigliato di fare una passeggiata ad Akko (in italiano Acri, o San Giovanni d'Acri), città meno citata ma importantissima per il suo valore storico.

Si tratta di una citadella fortificata di epoca crociata, piena di mura fortificate e con qualche insediamento Baha'i, ma è soprattutto una medina araba popolata interamente da arabi, o meglio da israeliani arabi: uno status che fa di loro cittadini israeliani, con passaporto israeliano ma che sono esclusi dal servizio militare e che, ad esempio, hanno il divieto di recarsi in Siria o nel vicino Libano, che è quella striscia di terra che si scorge appena oltre la baia. Solitamente si tratta di una frangia di popolazione che boicotta le elezioni israeliane non andando a votare.

Akko è una piccola città, ma richiede tempo. Dedicatevi tempo. Non siate semplici turisti, è bello visitarne le mura, ma la gente del luogo finirà per raccontarvi la loro storia magari sballando i vostri orari e prolungando la vostra visita, ma lasciate che sia così. Mai rifiutare un chai, un thé: abitualmente è alla menta o più comunemente è un malamyia, un infuso di timo seccato e thé nero molto comune in Medio Oriente. E' il loro modo di aprire una zona di comfort. Cosa che a me è capitata spesso sia a Gerusalemme che in giro in Israele.
E' questo il bello, viaggiare non è solo visitare antiche mura, ma incontrare la gente del luogo.

Il fatto che siate cristiani (o comunque laici non ebrei), nonché italiani (noti qui per il loro appoggio alla Palestina), susciterà in loro una sorta di rispetto, ospitalità e apertura al dialogo anche senza afrontare espressamente temi politici. Lasciate fare, fidatevi: non vi chiederanno soldi e non cercheranno in alcun modo di truffarvi. Sono molto rispettosi (ed io ero una donna che viaggiava da sola, tra l'altro), parlano inglese e vogliono solo raccontarvi un po' della loro storia. E tutto quello che si respira qui in Israele è sempre una scelta di campo, anche l'aria che si respira.

Akko è una cittadina dai colori zafferano, come le pietre di Agrigento, diversissima da Gerusalemme e la sua pietra gialla; con tetti e contorni azzurri e un grande suq, meno commerciale e più tipico di quelli di Gerusalemme e Tel Aviv: trovate arnesi da cucina come gli ibriq per il caffé arabo, pentole, bastoni da passeggio, pesce e spezie. Colpiscono anche i colori delle targhe dei nomi delle strade, fondo verde e scritte bianche rigorosamente in arabo, gli stessi colori delle targhe delle macchine in Palestina e non il classico bianco azzurro israeliano. Ma non vi perderete, la cittadella è piccola e rotonda e le informazioni turistiche sono anche in inglese.

Ma torniamo alle persone: sono stati alcuni pescatori ad avvicinarmi. Scattavo foto nei dintorni di una loro bottega. Mi hanno invitato lì in negozio a prendere un thé e a chiacchierare un po'. E' una cittadina dove il tempo scorre lento e puoi crogiolarti al sole come un gatto mentre si ode l'ahdan del richiamo del muezzin alla moschea. Mi hanno detto di come è stato l'arrivo dei coloni israeliani nei primi anni, quanto sia disturbante incontrare turisti che chiedono "in che anno siete arrivati in Israele?" e loro rispondono che ci sono nati e ci abitavano già da prima che Israele esistesse cn quel misto di orgoglio dolce amaro.

Ma è anche un popolo delle piccole cose. Fa tutto senza che ci sia un ritorno economico. Credono nel "capitale relazionale", hanno quella fiducia orientale di dire, quello che oggi faccio per te, succederà anche un giorno a me quando e se verrò in Italia. Un amore cosmico che ti ridà fiducia nel mondo. Benvenuti in Asia!

Abbiamo parlato anche del quotidiano: ho visto come si intrecciano le reti da pesca, mi hanno fatto vedere come puliscono il pesce (che qui si pesca in abbondanza e ogni religione ha i suoi pesci preferiti in fatto di acquisti, dagli scombri ai San Pietro). Abbiamo parlato di come in Italia la pesca a strascico sia vietata e dei problemi tra italiani e tunisini sulla gestione dei confini di pesca. Cose così.

Mi hanno anche offerto il giro turistico in barca della baia, dove dal mare puoi vedere Haifa e il Libano.
A ritorno avrebbero voluto che mi fermassi a pranzo, ma ho dovuto ammettere di essere vegana (cosa comune tra gli israeliani ebrei, Israele ne ha addirittura il più alto numero procapite). Non è stato un problema (solitamente gli arabi ne fanno una sorta di malattia o problema di salute, ma qui sono aperti) e ho subito detto che mi sarei accontentata di un giro al mercato comprando felafel. E così mi sono guadagnata un'ora buca ma con la certezza che, pur non sapendo più del mio nome, Yara l'italiana, alle 3 sarei tornata a salutare in negozio pur non avendo il mio numero o altro per ricontattarmi.

Lasciatevi trafiggere da questa cordialità.
Poi al mercato attraversavo le strade sotto l'occhio dei mercanti, ti salutano in inglese e rispondevo in arabo e loro mi benedicevano dicendo "Amin" (amen), perché si capiva che ero cristiana. (Israele di solito ha molti turisti ebreo-americani), qui ad Akko di solito ci sono solo turisti musulmani e qualche europeo dell'est.

Bello vero? E' un borgo di pescatori tranquillo e abbastanza sicuro, forse un po' desolato e sporco sul lungomare, il vero cuore è la città nelle mura, una sorta di Gerusalemme vecchia.

CONSIGLI PRATICI

Se come me affronterete un viaggio in solitaria o comunque senza tour operator, la via più piacevole per raggiungere Akko è il treno, si perché Israele ha una buona linea ferroviaria, i vagoni sono gli stessi dei treni regionali veloci francesi della SNFC con tanto di Wi-Fi, prese della corrente per tenere in carica i vostri cellulari e aria condizionata. (info su https://www.rail.co.il/en) Per arrivare da Tel Aviv si impiegano circa 2 ore comode e il biglietto di andata è di 37 shekel (meno di 10 euro), al ritorno potreste fare tappa anche ad Haifa o Cesarea. Dovete giusto sapere che al check in in stazione si passa per il metal detector con controllo degli zaini e dei passaporti, come in tutte le stazioni ferrovie in Israele, insomma, è routine, e rende il viaggio molto più sicuro che in sherut (i pulmini che fungono da taxi collettivi).

Beh, un posto ricco di fascino che non posso che consigliarvi.

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  • Dan91 pubblicata 06/07/2017
    eccellente esposizione
  • amicona pubblicata 24/06/2017
    Eccellente! :-)
  • amicona pubblicata 24/06/2017
    Eccellente! :-)
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Su Ciao da: 09/05/2017