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Opinione

per Alphaville
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5 Stelle Big in Japan - Una stella degli anni ottanta
36 su 36 utenti Ciao hanno valutato come utile la seguente opinione Vedere le valutazioni
Raccomandato: Si

Vantaggi Tante belle canzoni per un successo clamoroso su scala mondiale

Svantaggi La presunzione di fare sempre bene

Dettagli

Qualità dei testi ottima
Qualità della musica 5
Voce artista ottima

L'autore

epy Dal 16 nov 2000

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[ … when your big in japan, tonight
big in japan, be tight,
big in japan where the eastern sea's so blue

big in japan, alright,
pay, then i'll sleep by your side
things are easy when you're big in japan,
when you're big in japan … ]

(il ritornello di “Big in Japan”)

Gli Alphaville si possono definire una luminosa stella degli anni ottanta, anche se in realtà la loro attività musicale non è finita e continua anche oggi.
Tuttavia il clamoroso successo mondiale di “Big in Japan” e dell’intero album “Forever young” che la conteneva, li riconduce in maniera quasi indissolubile con quel decennio musicale.

La storia degli Alphaville risale alla fine degli anni settanta, nel contesto della Germania di Berlino, intorno alla quale ruotano i tre componenti iniziali del gruppo.
Il leader assoluto della pop band è Marian Gold, la famosa voce degli Alphaville.
Poi ci sono Bernard Lloyd e Frank Mertens alle tastiere, anche se quest’ultimo esce dal gruppo proprio dopo il loro primo e più grande successo, “Forever young”.

“Forever young” esce nel 1984 e si rivela un album esplosivo.
Esso è preceduto dall’uscita di “Big in Japan”, la canzone più famosa del gruppo, che trova ancora oggi il suo degno posto nell’ambiente dance italiano e in tutte le rievocazioni della grande musica degli anni ottanta.
Un pezzo straordinario, dalla grande carica, bello e melodico, scandito dalla voce inconfondibile di Marian Gold.
È un successo grandioso, seguito da altre canzoni notevoli presenti nel disco, come “A victory of love”, “Sounds like a melody” e soprattutto “Forever young”.
Si tratta della canzone che dà il nome all’album ed è una ballata lenta grandiosa, suggestiva, una delle più belle che io abbia mai sentito.
Quando la ascolto non posso fare a meno di sentire i brividi sulla pelle, una volta ancora …

Il successo del gruppo è mondiale e gli Alphaville diventano molto famosi anche in Italia.
Penso in molti se li ricorderanno ancora e la pista in discoteca si riempie alla grande ancora oggi, quando si avverte l’incipit di “Big in Japan”.
Qualche volta si sente anche “Sounds like a melody”, così come “Dance with me”.

Quest’ultima appartiene al successivo lavoro degli Alphaville, che si intitola “Afternoons in utopia” ed esce nel 1986.
Frank Mertens se ne è andato ed al suo posto è subentrato Ricky Echolette fin dall‘anno prima dell‘uscita del nuovo album.
“Dance with me” rappresenta il primo singolo e si pone sulla scia di “Big in Japan”, ottenendo un ulteriore grande successo, anche se in fondo non ne è proprio all’altezza.
Comunque, è una canzone molto bella, melodica e solare, sebbene parli di un argomento così delicato come la prostituzione minorile.
Nel complesso, con “Afternoons in utopia” ci troviamo davanti ad una certa svolta, con una musica diversa, venata di influenze mistiche, arcaiche e medievali, che può apparire di difficile comprensione rispetto alla facilità di ascolto di “Forever young”.

Il prosieguo del successo degli Alphaville passa per la pubblicazione di una raccolta di singoli, la quale avviene nel 1988 e prende il nome di “The singles collection”.
Essa precede l’uscita del nuovo e terzo album, chiamato “The breathtaking blue”, la quale avviene nel 1989.
Stavolta il cambiamento è più sensibile, visto che la tecnologia usata in precedenza svanisce, in favore di un accostamento graduale al jazz, ottenuto con la collaborazione dei Tangerine Dream.
Escono tre singoli dall’album: “Mysteries of love”, “Summer rain” e “Romeos”, ma solo quest’ultimo ottiene un certo seguito, sempre comunque inferiore ai precedenti lavori del gruppo.
Forse con questo album siamo arrivati alla fine del grande successo degli Alphaville.

Nel 1992 torna la pubblicazione di un’altra raccolta di grandi successi, stavolta ben più ampia e contenente le canzoni più belle fin dagli esordi degli Alphaville.
Essa prende il nome di “First harvest 1984-1992” e rilancia il gruppo in tutto il mondo.
Tuttavia sono lontani gli anni ottanta e la loro grandezza.
Nel 1994 esce “Prostitute”, un album di nuovo diverso dai precedenti, che si fa più denso di tematiche impegnate, fra le quali spicca la contestazione politica e la lotta alla prostituzione minorile.
Uno sforzo pregevole, un impegno notevole, ma un risultato comunque inferiore alle attese, nonostante le buone critiche ricevute.

Passano altri tre anni e si arriva all’uscita di un nuovo album, che si intitola “Salvation” e segna un nuovo cambiamento nel modo di fare musica degli Alphaville.
Atmosfere techno, suono sintetizzato, astratto, con l’uscita di tre singoli “Soul Messiah”, “Wishful thinking” e “Flame”, anche se la canzone più bella rimane “Inside out”.
Da lì in poi le tracce del gruppo si perdono …
… quanto meno fino alla pubblicazione di un cofanetto di quattro CD, che avviene nel gennaio del 2003 e prende il nome di “Crazy show”.

Nel contempo, Marian Gold, il leader e la voce del gruppo, ha pubblicato in tutto questo tempo due lavori solisti.
Il primo ha visto la luce nel 1992, con il titolo di “So long celeste” e la pubblicazione di due singoli: “And I wonder” e “One step behind you”.
Il secondo è avvenuto nel 1996, con il titolo “United”, senza la messa in commercio di alcun estratto fra le canzoni presenti al suo interno.
Due lavori sicuramente inferiori alla produzione degli Alphaville, specie di quella avvenuta negli anni ottanta.

Riassumendo, la cronologia dei dischi di questo famoso gruppo tedesco è la seguente:
- “Forever young” (1984)
- “Afternoons in utopia” (1986)
- “The singles collection” (1988)
- “The breathtaking blue” (1989)
- “First harvest 1984-1992” (1992)
- “Prostitute” (1994)
- “Salvation” (1997)
- “Crazy show” (2003).
Non una semplice meteora, insomma.

Troppo piccolo per essere stato loro fan ai tempi del loro grande successo, ho riscoperto gli Alphaville solo diversi anni dopo, un po’ come buona parte della musica dei primi anni ottanta.
Ed è stata una bella scoperta.
L’album “Forever young” è favoloso, ma mi piacciono più in generale la melodia delle loro canzoni, la carica che esse mi danno e la voce del cantante del gruppo.
“Big in Japan” e “Forever young” sono due canzoni mitiche, ma vi sono molti altri pezzi belli che meritano di essere ascoltati.
Il più grande pregio di questo gruppo sta nell’aver scritto delle pagine di grande musica, anche se con il tempo si sono persi un po’.
E qui sta forse il loro difetto: la presunzione di scrivere sempre dei capolavori, cambiando sempre il genere musicale.
Non è stato infatti così, e le canzoni pop e dance degli anni ottanta continuano a risultare le loro migliori opere.
Questi sono gli Alphaville che in molti si ricordano ancora oggi.
Come me, d’altronde …

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Commenti

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Pagina 1 di 8 | 1 - 5 di 36 commenti
  • John30 08/08/2006 19:01
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Opinione che leggo dopo un anno e mezzo dalla stesura, ma merita sempre un eccellente! Negli ultimi tempi sto riascoltando molto "Big in Japan", con enorme piacere! L'incipit della title-track è davvero irresistibile! Ciao!

  • epizumia 22/09/2005 16:17
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • eusapia 23/04/2005 17:46
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • Cara.mella 04/03/2005 17:48
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Me li ricordo vagamente...

  • BennX 26/02/2005 17:14
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
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