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Quello che ha indotto molti in valutazioni errate a proposito di questo romanzo sono le prime 40-50 pagine. American psycho di Breat Easton Ellis si apre con quella che sembra una feroce critica della società americana degli anni Ottanta e Novanta e dello yuppismo che imperava. La descrizione della sveglia del protagonista e delle suppellettili che adornano la sua casa è da manuale, così insistita nell'elencare le marche di ognuna di esse da riuscire a strappare sorrisi più di una volta; così insistita da diventare lynchiana, nel senso di come avrebbe potuto descriverla David Lynch. I dialoghi del protagonista con gli altri membri del suo milieu - membri dell'"aristocrazia" economica e d'immagine della New York che gira intorno al mondo della borsa - sono surreali: ognuno parla per sé, e quasi mai a una domanda segue una risposta coerente. Spesso non sono coerenti neanche le domande. Spesso, i protagonisti non ricordano i nomi delle persone che incontrano, al massimo ne riconoscono i vestiti o il "portafogli" azioni; si scambiano saluti, pacche sulle spalle senza mai sapere in con precisione con che stanno interloquiendo. Tutti i dialoghi vertono intorno a un solo argomento, anche quando sembra che si parli di altro, che si parli di problemi sociali o di rapporti interpersonali: l'apparire, la griffe, e le loro implicazioni nello stabilire i rapporti di forza fra i soggetti che calcano la scena su cui si dipanano le trame del romanzo. L'aver studiato nel tale college piuttosto che nel tal'altro, implica che tu appartenga a una classe inferiore o superiore; l'indossare il tale capo anziché quello firmato meglio, implica l'appartenenza a uno strato sociale leggermente inferiore o superiore. Più di tutto il resto, però, la discriminante è la capacità di prenotare nei locali più esclusivi, vero simbolo, più del biglietto da visita luccicante e morbido al tatto, più del club al quale si è iscritti, più della firma del quadro appeso in casa, magari sottosopra come fa il nostro protagonista, salvo scoprirlo in uno dei momenti più terribili del romanzo. L'ossessione, non certo l'unica, ma la più radicata, quella che maggiormente rende la sua vita un inferno, che attanaglia il nostro attore principale, Patrick Bateman, è riuscire a prenotare nel Dorsia, tanto che proverà anche a barare per riuscire a far credere di averlo fatto, insieme a una ragazza, con risultati tutt'altro che esaltanti. Devo avvertire, a questo punto, che chi dovesse avere il pessimo gusto di voler leggere il romanzo, nelle prossime righe svelerò la trama del romanzo.
Tutto questo, però, non è che una premessa. E allora, dopo aver letto tutto il resto del romanzo, in cui vengono sgozzati cani, topi, donne, uomini e anche un bambino, mi sono accorto di essere di fronte a un romanzo di genere, a un romanzo splatter dei più classici; mi sono accorto che tutta la premessa appartiene alla tradizione del genere di creare le premesse per giustificare le violenze che verranno descritte più tardi, che diano un senso allo scorrere di immagini piene di sangue e di descrizioni raccapriccianti e particolareggiate delle violenze più inaudite. Fino a quando l'horror non cambierà, dando sin dalle prime immagini il gore che lo spettatore brama, c'è stata una specie di ricetta: definizione dell'ambiente e delle cause scatenanti, e poi dilagare dell'orrido. American psycho si attiene a questo canone, e può essere visto come un'operazione di riappropriazione dell'horror classico, pur se con un linguaggio moderno, nella messa in pratica e nella descrizione degli squartamenti che abbondano e che ne sono sicuramente l'elemento caratterizzante. Fin dall'inizio abbiamo degli accenni a queste violenze, ma il contesto ci lascia quasi credere che siano solo fantasie del protagonista. A un certo punto, inizia un crescendo senza più limiti, quando c'è la notizia dell'acquisto di animaletti domestici su cui esercitare con metodo la suo violenza. Poi, ci sarà l'assassinio gratuito ed efferato di un barbone e del suo cane. Da quel punto in poi, non ci sono più limiti: le prostitute con cui sfoga i suoi istinti, amici o presunti tali, fino a non fermarsi neanche più a chiedersi chi e perché. Quando ci sarà l'assassinio di un bambino, siamo quasi grati a Ellis per averci risparmiato i particolari, dedicando all'episodio soltanto poche righe. Il climax della violenza si avrà, in una sorta di catarsi inversa, quando Patrick incontra l'unica ragazza che non cede al suo fascino, già, perché Patrick, col suo mondo luccicante di griffe e strisce di coca divise dall'American Express Platinum, e col suo viso da "ragazzo della porta accanto", di fascino ne ha da vendere, e questa gli farà notare, con bonarietà, che il suo costosissimo quadro è appeso al contrario, che è fidanzata col cuoco dell'inaccessibile Dorsia, e che indossa divinamente il top delle griffe in commercio. Appena la ragazza appare sulla scena, sappiamo che sarà la prossima vittima della follia di Patrick. Ed è proprio quello che accadrà, quando riuscirà a farla salire nel suo appartamento. E qui Ellis gioca, seppur non in maniera brillante, sicuramente non originale, un altro classico dell'horror: il fruitore - in questo caso il lettore - che tifa per la povera (be'...) ragazza, sapendo della sorte che l'aspetta, mentre il sordido protagonista riesce a farle varcare per l'ultima volta una porta da viva. A questo punto, il romanzo ha praticamente detto tutto, ci sarà qualche rischio di farsi arrestare, quando Pat diventerà così sfacciato nei suoi crimini da non prendere più neppure in considerazione i rischi che affronta, ma non accade nulla. D'altronde, per Ellis non c'erano vie d'uscita da una simile trama.
Bret Easton Ellis è nato a Los Angeles il 7 marzo 1964. Ha esordito sulla scena letteraria con il romanzo Meno di zero nel 1985, a cui sono seguiti Le regole dell'attrazione nel 1987, American psycho nel 1991, la raccolta Acqua dal sole nel 1994, Glamorama nel 1999 e Lunar park nel 2005.
11.03.2010 15:53
Trama inquietante...sgozzano ogni tipo di animali e anche un bambino...a presto
29.12.2009 14:36
Ripasserò :-)
29.12.2009 14:35
Non mi ispira molto ........:-)