Home > Libri > Narrativa > Gialli, Horror e Noir > American Psycho (Bret E. Ellis) > Opinione
American Psycho (Bret E. Ellis)

Opinione

per American Psycho (Bret E. Ellis)
Leggi l'opinione successiva "Un mostro degli anni '80"
1 Stella La macchia dell'intelligenza.
46 su 46 utenti Ciao hanno valutato come utile la seguente opinione Vedere le valutazioni
Raccomandato: No

Vantaggi L'autore ha una straordinaria capacità di essere aderente alla lingua parlata.

Svantaggi Volgare, violento, sordido, squallido, morboso, disgustoso.

Dettagli

Contenuti
Reperibilità
Layout:
Qualità Materiale
Prezzo 15 euro.

L'autore

lankelot

Opinione più recente dell'autore

Atmosfere irrespirabili, violenza e trivialità, condite dallo sfondo noioso e superficiale di una America degli yuppie stereotipata e soporifera. Le avventure di un giovane, Patrick Bateman, i cui principali interessi sono lo stupro, l’ultraviolenza e i Genesis di Phil Collins. Volgarità gratuite e splatterose descrizioni di omicidi e sevizie, per giunta confuse da aberranti digressioni pop riservate a star di plastica provenienti direttamente dal più sordido limbo televisivo anni Ottanta; e brucia, come sempre quando si affronta un romanzo di Ellis, aver la sensazione di poter sfogliare le pagine di un narratore dotato di un discreto talento e del dono, sempre più raro, della leggibilità e della fruibilità, e di essere incappati invece in una storia sordida, nauseante e disgustosa.
Patrick Bateman, si diceva, giovane yuppie protagonista del romanzo, vive nella realtà di carta di un sistema malato di edonismo e di licenziosità; un’esistenza vuota che è non tanto dedita, quanto consacrata alla ricerca del piacere più estremo e della frivolezza più volgare- tutto quel che possiede è griffato, e l’acume e l’interesse di un suo simile si misurano in base al parametro della griffe.
Nel vuoto incolmabile di una vita giocata ad essere uno status symbol vivente, lacerato dalle inevitabili e insanabili contraddizioni della parte, la soluzione che Bateman sceglie, parrebbe, per ritrovare una sghemba e barbara traccia di umanità nella sua esistenza è un ritorno sanguinolento e grottesco all’animalità più becera. Degradato e corrotto, conduce due vite in due mondi: ennesima aberrante e contaminata reincarnazione dello stevensoniano Jekyll e Hyde, di notte si abbandona a sevizie, violenze, stupri, omicidi, torture, dissanguamenti e quant’altro.
Un romanzo che non sentivamo il bisogno di leggere, stanchi ed estenuati come siamo dalle martellanti morbose descrizioni di delitti nei reportage di cronaca nera divulgati dai media, neanche fossero natalizie novelle di Dickens; non avevamo alcun desiderio di ascoltare queste confessioni di un assassino seriale ovviamente psicotico e ovviamente schizoide; non avevamo alcuna necessità di leggere descritte le tecniche di tortura e di violenza adottate, con straordinario eclettismo, di volta in volta; non sentivamo la curiosità di incontrare un personaggio che vive nella affannosa ricerca di conferme alle proprie instabilità e alle proprie insicurezze consumando avidamente tutto ciò che appartiene alle elite; rimaniamo perplessi di fronte al silenzio di quelle aziende, come la Rolex e la Armani, che non si sono ribellate di fronte ad un romanzo che associa i loro prodotti alle scelte estetiche di uno spietato e volgare assassino; rimaniamo estremamente sconcertati dalle scelte editoriali della Einaudi, che pare essersi votata alla letteratura di consumo più sordida e antiletteraria, al creep-show tradotto in narrativa con esiti farraginosi e imbarazzanti; restiamo imbarazzati per il successo di un romanzo come questo, che altro non è che un verboso delirio non di uno psicotico, ma di un narratore in cerca del colpo a effetto. Il pubblico pare assetato di violenza estrema e di, in genere, “esperienze estreme”: questo romanzo è la colazione di Hannibal Lecter, non so come altro nominarlo.
Si può auspicare che questo fenomeno di sciacallaggio intellettuale conosca un epilogo in tempi ragionevolmente brevi: orfani di grandi letterati e di letteratura pura, veniamo nutriti da questa produzione noiosa e violenta, priva di qualsiasi satira e qualsiasi filtro: entriamo nelle abitazioni e nella mente di un assassino, e andiamo ad accompagnarlo tra le lenzuola e ai tavoli di un ristorante.
Ribadisco, c’è un limite a ogni provocazione: questo libro precipita e si trasforma, senza mezzi termini, in uno dei più clamorosi insulti all’intelligenza e alla sensibilità dei lettori.
Non è un noir, perché è sporco di un sangue da splatter hollywoodiano; ed è gratuitamente sporco di sangue. Non è un giallo, perché non esiste né un detective degno del nome, né un mistero da risolvere: sappiamo ogni cosa, nulla dubitiamo, tratteniamo la nausea e- per fortuna – qualche risata sfugge. Quando si frantumano mascelle e si insiste per potersi godere una fellatio dalla smascellata vittima, o si decide di bruciare il libro appena letto, o lo si completa pensando “conosci il tuo nemico”, oppure si deride l’imbecillità di chi ha inventato una porcheria del genere. Quanto ai lettori, la tentazione di scuotere il capo, o- in alternativa- di lanciarsi di testa in tuffo contro uno spigolo per disperarsi del livello delle scelte estetiche della contemporaneità è fortissima.
Non so come si possa amare un libro del genere; qualcuno mi insegni cosa devo amare in un’opera da forca. Non so come si possa apprezzare un libro del genere; probabilmente, qualcuno suggerirà che serve ad esorcizzare la violenza del sistema o a rappresentarne l’esasperazione. Non so come si possa pubblicare in Italia(o in America) una ignobile e volgare pagliacciata antiletteraria come questa, spacciandola come innovativa, postmoderna o “pulp”(che infelice genere, che infelici autori, che infelici lettori: finiranno mai di annegarci in questa loro bagnarola di sangue, merda e violenza?). Non so proprio cosa ci sia di divertente in un’esperienza del genere: non spaventa la volgarità e la trivialità, ma la naturalezza nel soffermarsi sul dettaglio morboso e scabroso.
La macchia dell’intelligenza di Ellis si respira nei dialoghi, sempre intensi e incisivi come in “Meno di zero” e “Glamorama”, e in una splendida facilità di narrare. Molto cinematografico; molto fluido, molto visivo. Ma disgustoso, emetico e destinato ad un oblio che auspico sia generosamente avido.
Al macero. Per sempre. E al macero, con un libro del genere, quanti tra gli scrittori della nuova generazione intendono ripetere uno schema del genere. Si dedichino ai b-movies o a certi fumetti, e si volgano ad un pubblico abbondantemente imbecille e morboso. Che un silenzio inviolabile cada, per sempre, sugli artigiani del sangue, della violenza e della volgarità in letteratura. Torniamo all’arte, e attendiamo al varco Ellis, che sicuramente avrà altra fortuna e altri esiti.
Trovi una storia affascinante da raccontare, rimanga crudo ma dimentichi queste psicosi nauseabonde.

Recensione richiesta dall’amico “Loreg”. Chiedo perdono per aver calpestato un libro che l’amico Lorenzo avrà avuto ragione di amare. Segnalo recensioni più intelligenti ed equilibrate delle mie, qui su ciao: una su tutte, ma non è una novità, quella di closer.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE:

Bret Easton Ellis, “American Psycho”, Einaudi, Torino, 2001.

Traduzione del “narratore” “cannibale” Giuseppe Culicchia, che in quarta di copertina asserisce: “Questo viaggio senza ritorno nella follia e nella spersonalizzazione a base di immagini patinate e ultraviolenza non ci parla solo di un “eroe” e del suo tempo, ma finisce per rappresentare noi stessi e i nostri giorni. E anche quelli che verranno”. Il recensore sente di poter e voler divinare che Culicchia non fosse in grado di intendere e volere quando ha asserito che il suo “eroe”(almeno ha provveduto a virgolettarlo) rappresentasse i “nostri giorni che verranno”. Invito Einaudi a correggere queste infelici affermazioni, nella prossima ristampa, per evitare equivoche e odiose interpretazioni(o fraintendimenti, chissà?); al Culicchia auguro in futuro di dedicarsi ad impieghi più adatti ai suoi “talenti”, lasciando la letteratura ai letterati- concetto questo che apparirà sin troppo ovvio, ma mai come in questi ultimi due decenni sembra sia necessario ribadirlo, considerando quante incursioni di velleitari tromboni o di imbrattacarte dell’ultima ora abbiano contaminato e infestato le nostre scrivanie. Per disgrazia, il fenomeno non sembra arrestarsi. Rimbocchiamoci le maniche e spazziamoli via. Concludo in poche battute: questo libro merita il macero. L’editore Einaudi non ha perso occasione per aumentare il rimpianto dei lettori per quella che fu una grande Casa Editrice: pessimi autori, atroci traduttori, redattori modaioli- letteratura ridotta a merce d’immediato consumo, preconfezionata e marchiata da una data di scadenza. Un nuovo proprietario dalle scelte particolarmente infelici, chissà? Basta divinare. Voltiamo pagina.


Lankelot, G.F., Novembre del 2002, donec ad metam.

Valuta questa opinione

Quanto ti è stata utile questa opinione? Consigli sulle valutazioni

Questa è la prima opinione dell'utente

Invece di postare una valutazione negativa, vorresti:

  • Aiuta questo utente offrendogli consigli

  • Segnala i casi di abuso o plagio al team di Ciao.

Attiva i pulsanti per le valutazioni negative

Aggiungi il tuo commento

 Invia un commento  Invia un commento

Per poter inserire un commento è necessario attivare Javascript

Commenti

Avete domande riguardo American Psycho (Bret E. Ellis)? Domanda
Pagina 1 di 11 | 1 - 5 di 52 commenti
  • emmabovary 25/08/2009 15:38

    mi spiace per il tuo disgusto, ma American Psycho è unanimemente considerato dalla critica una pietra miliare della letteratura contemporanea

  • mauro.meo 27/10/2004 14:14
    Ha valutato l'opinione
    Utile
  • auggie 12/06/2003 23:28
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    ben detto..questo libro é decisamente rivoltante e disgustoso..l'ho letto fino in fondo, ma l'ho anche troavato noioso, con scene violente e splatter del tutto gratuite...bleah!!!

  • loreg 19/01/2003 21:05
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    lucida e spietata analisi. che dire. non ho mai amato la "pulp generation", i vari cannibali (lo stesso ammaniti, che hai già provveduto a stroncare su queste pagine, secondo me è notevolmente migliorato quando si è affrancato dai suoi compagni cannibali), però questo libro mi ha colpito. certo, un leggero fastidio nel leggere certi dettagli, forse una voluta esagerazione da parte dell'autore. superati però, nel vedere un personaggio che prosegue nella scia di quelli dei precedenti libri di ellis, e forse affonda nel vuoto, già altrove descritto. sono stato anche indotto a dare una valenza simbolica a tutta quella violenza (non in senso moraleggiante, sia chiaro): come dicevi per "meno di zero" della fuga dalla realtà, qui la fuga avviene nella mente malata di un personaggio che nella propria esistenza griffata non trova niente di veramente rilevante.

  • christie 09/01/2003 08:24
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Ho letto questa opinione subito dopo quella di matrivian. Tutti e due stroncate senza pietà o mezzi termini questo libro, cosa che mi convince ancora di più a non comprarlo. Dubito che l'avrei comunque acquistato, non è proprio il mio genere letterario. Ciao

Pagina 1 di 11 | 1 - 5 di 52 commenti

Altre opinioni

per American Psycho (Bret E. Ellis)

Compara i prezzi

per American Psycho (Bret E. Ellis)
Mostra tutte le offerte (4)