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Auschwitz. Ero il numero 220543 (Rob Broomby, Denis Avey)

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L'ALTRA FACCIA DI AUSCHWITZ

5  09.05.2012

Vantaggi:
una storia vera che fa riflettere

Svantaggi:
la copertina è notevolmente fuorviante

Consiglio il prodotto: Sì 

nieto

Su di me:

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Opinioni:577

Fiducie ricevute:53

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In media l'opinione è' stata valutata molto utile da 34 utenti Ciao

Ho visto questo volume in un autogrill durante una gita il 1° maggio e l'ho comprato subito: prometteva infatti di parlare di un uomo che è entrato volontariamente ad Auschwitz scambiandosi gli abiti con un internato ebreo, cosa mai sentita!

In realtà devo dire di essere rimasta in parte delusa da questo libro: infatti, di questo "scambio" di persona si parla per non più di 5-6 pagine su un totale di oltre 300! Le mie aspettative sono andate in fumo...

D'altronte, non potrei proprio dire di essere stata delusa dalla lettura in sè perchè il libro è davvero interessante, e anche nuovo per me, trattando argomenti 'di contorno' ad Auschwitz nei quali non mi ero mai imbattuta più di tanto.

Denis Avey (il protagonista/testimone), infatti, parla della sua intera esperienza di guerra, dall'arruolamento al dopoguerra. E così arriviamo in Africa con lui, giovane soldato fresco di addestramento, e iniziamo a patire con lui nel "blu", come chiamavano i soldati il deserto. Ci vengono descritte le difficoltà che i soldati incontravano ogni giorno a livello emotivo, igienico, logistico e così via. Penetriamo nel deserto con gli inglesi, affrontiamo prima gli italiani poi i tedeschi, veniamo sconfitti e catturati. Veniamo imbarcati come prigionieri, subendo naufragio. Crediamo di esserci salvati solo per poi essere nuovamente catturati e messi in un nuovo campo per prigionieri di guerra, con nuovi problemi igienici, di sovraffollamento, di fame e così via. Poi di nuovo in marcia, siamo trasferiti in un nuovo campo, e arriviamo all'E751, il campo dei prigionieri di guerra del campo di Auschwitz. E qui ci rendiamo conto di un fatto importante: stiamo assistendo ad uno dei capitoli più tragici della storia e pochi sopravvivranno così da poterne essere testimoni. Siamo noi a dover portare la nostra testimonianza, ma non per sentito dire: dobbiamo vedere con i nostri occhi cosa accade nell'altra parte del campo, nella parte degli ebrei. E così mettiamo in opera il nostro piano... contattiamo un internato e lo convinciamo a fare uno scambio, anche se solo per una notte... e poi l'avvicinarsi degli alleati, l'evacuazione del campo prima con la marcia della morte degli ebrei, poi con il nostro trasferimento, che ci costringe a scavalcare i cadaveri congelati degli ebrei morti o ammazzati lungo il percorso... Un nuovo campo di prigionia, un bombardamento 'fortunato', la fuga e infine la libertà, il ritorno in patria.

Libertà, sì, ma solo fisica, perchè la nostra mente è ancora prigioniera del tempo di guerra. Iniziano gli incubi, cerchiamo di costruirci una vita, fino alla vecchiaia, quando non possiamo più tenere nascosti i nostri ricordi: sentiamo il bisogno di raccontare, di testimoniare quello che abbiamo visto e vissuto, di rintracciare i sopravvissuti e conoscere le storie dei visi divenuti familiari e che sicuramente non ce l'hanno fatta ma abbiamo scavalcato morti nella neve...

Anche se la vita riserva sempre delle sorprese... come un ebreo, detenuto nel campo di Auschwitz dall'altra parte della recinzione, con il quale abbiamo scambiato qualche parola, qualche favore, qualche sorriso... un ebreo con la vita negli occhi anche in quell'inferno, un ebreo che contrariamente ad ogni aspettativa ce l'ha fatta...

Ecco in breve il racconto di Avey che ci affascina dalla prima all'ultima pagina in un crescendo di sentimenti condivisi e scoperte.

Sicuramente un libro da leggere, ben scritto, interessantissimo.
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Commenti su questa Opinione
triestina

triestina

09.12.2012 18:26

grazie per l'opinione

oratorio

oratorio

13.11.2012 18:16

molto bene! grazie

hotwitzer

hotwitzer

09.11.2012 02:16

grandiosa opinione

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