Alternativo - Registrazione: Studio - 1 CD - Casa Discografica: Warner Bros. - Distributore: Cinram Logistics - Data di Pubblicazione: 30/09/1992 - EAN: 93624505525 continua
IL TEMPO…
La vera frattura tra i REM di prima e i REM attuali, è chiaramente visibile nel breve spazio temporale tra le pubblicazioni di “Out of time” e “Automatic for the people” e ciò per una lunga serie di motivi. Il più importante: l’interruzione (e ci mancherebbe altro) della lunga ... Leggi l'opinione
Alternativo - Registrazione: Studio - 1 CD - Casa Discografica: One Little Indian - Distributore: PIAS UK/Sony DADC - Data di Pubblicazione: 30/08/2004 - EAN: 5016958060923
Alternativo - Registrazione: Studio - 1 CD - Casa Discografica: Polydor - Distributore: Universal Music - Data di Pubblicazione: 03/09/2007 - EAN: 602517365469
Teen Pop - Registrazione: Studio - 1 CD - Casa Discografica: Arista - Distributore: Sony Music/Arvato Services - Data di Pubblicazione: 18/10/1999 - EAN: 78636769028
Hard Rock - Registrazione: Studio - 1 CD - Casa Discografica: EMI - Distributore: EMI Operations/CEVA Logistics - Data di Pubblicazione: 08/06/1998 - EAN: 724349515321
Una Opinione di caio_g su Automatic For The People - R.E.M. 3 Marzo 2004
La valutazione di questo autore:
Qualità dei testi
Qualità della musica
ottima
Vantaggi:
Dodici canzoni dei REM
Svantaggi:
Una certa freddezza spalmata su tutto l'album
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Sì
Opinione completa
IL TEMPO…
La vera frattura tra i REM di prima e i REM attuali, è chiaramente visibile nel breve spazio temporale tra le pubblicazioni di “Out of time” e “Automatic for the people” e ciò per una lunga serie di motivi. Il più importante: l’interruzione (e ci mancherebbe altro) della lunga serie di album dal successo, ciascuno, maggiore del precedente. “Out of time” porta il nome REM sulla bocca di tutti gli ascoltatori di musica rock del mondo e non solo. Le copie vendute di “Out of time” supereranno i dieci milioni e i REM si ritroveranno incensati da tutti quelli che non li conoscevano e criticati dai vecchi fans. È una vecchia storia.
… CHE PASSA
Pur uscito nel 1991, “Out of time” fu chiaramente un disco figlio degli anni ’80, l’ultimo disco di quel decennio che Michael Stipe definì l’era Reagan-Garfield lunga trent’anni: “Forse i prossimi dieci sembreranno sessanta”. In un articolo pubblicato da Rolling Stone alla fine del 1990, Michael Stipe stilò una lunga lista delle sue preferenze discografiche degli anni ’80. Qualche nome: qualsiasi cosa dei Cramps, “Doolittle” dei Pixies, Fugazi, Elvis Costello, Gang of Four, “Sign O’ the times” di Prince, Boogie Down Productions, Neville Brothers, i conterranei Pylon e molti altri. In questi nomi si ritrova davvero molta della carne messa sul fuoco dai REM nel corso degli anni ’80, oltre a molti dei “colleghi” che li hanno accompagnati sulla strada dello svecchiamento della musica rock. Uscendo dal tempo, il gruppo si ritrovò nella realtà, nell’impossibilità quasi automatica di ripetere un successo stratosferico come “Out of time” e nei problemi che una valanga di soldi portano immancabilmente anche all’interno di un gruppo oculato dal punto di vista legale e commerciale.
“Out of time” vedeva nella formazione dei REM un quinto membro, un musicista che all’epoca sembrava dovesse entrare in pianta stabile nel gruppo, Peter Holsapple. Tra gruppo e musicista ci fu la rottura di un rapporto di amicizia che durava da anni, quando si trattò di parlare di soldi: Holsapple (o più precisamente, il suo manager) pretendeva una parte dei diritti sull’album, mentre il gruppo, da parte sua, non voleva spartire con nessuno il frutto delle proprie canzoni scritte a otto mani. Fu uno dei tanti problemi sorti dopo “Out of time”, un problema che i REM superarono con un atteggiamento tranquillo, che smorzò i toni della polemica, nella maniera che li aveva sempre contraddistinti. L’altro contrasto, questa volta verso il management, fu la decisione di non far seguire all’album un tour mondiale e questo facilitò l’incisione e l’uscita quasi immediata del successore di “Out of time”, “Automatic for the people”.
“AUTOMATIC!”
In un periodo di evidente rilassatezza, il gruppo viaggia tra New Orleans, Woodstock, Atlanta e Seattle per registrare le basi e le versioni definitive delle nuove canzoni. La tappa di Atlanta fu particolarmente importante, per la presenza di John Paul Jones, il leggendario bassista dei Led Zeppelin, come arrangiatore delle molte sovraincisioni orchestrali del disco. Il titolo dell’album è diviso in due parti: “Automatic!” era la risposta di un gestore di un ristorante di Athens ad ogni ordine (per la cronaca, il Weaver D’s), mentre “for the people” è una maniera autoironica del gruppo di sottostare ai propri obblighi verso la gente e i fans sparsi per tutto il mondo.
“FOR THE PEOPLE”
Da un periodo rilassato e successivo al più grande successo della loro carriera, i REM ricavano il loro album più oscuro e pessimista, “spettrale e scontroso”. A questa visione hanno contribuito sicuramente gli anni ’80, gli anni di Reagan e Bush padre, come illumina chiaramente la prima riga della prima canzone dell’album, “Drive”: “Bacio, schianto, percosso da Bush”. “Drive” è una canzone sul tempo che passa, sulle direzioni da prendere, sulle cose da fare e da non fare, ma senza nessuna soluzione finale. È la musica a stupire, proprio perché la festa di strumenti e di arrangiamenti di “Out of time” era lì, dietro l’angolo. Il brano è basato su una progressione drammatica, guidata da una chitarra acustica alla quale si aggiungono a mano a mano gli altri strumenti base e alla fine anche un’orchestra. La chitarra elettrica, mischiata agli archi, compare per un breve momento durante il bridge, mentre la canzone prosegue tra continui stop e ripartenze. Le basi di questo brano, che introduceva e presentava i nuovi REM, furono registrate in una sola seduta a New Orleans. I REM erano proprio cambiati.
RESPIRARE O NON RESPIRARE?
Una ballata dal piglio musicale dolce e acustico, nella quale compaiono i cori celeberrimi di Mike Mills. Fin dal titolo, “Prova a non respirare”, il brano è in un certo senso il manifesto dell’album: musica rilassata, voce dai toni melodici e visioni di morte, anche se velate di una rilassatezza che sembra consapevolezza del proprio tempo finito (out of time?). Stipe racconta in prima persona il desiderio di un vecchio di farla finita per non essere di peso agli altri, dopo aver vissuto una vita piena e soddisfacente. Al di là delle facili interpretazioni, è anche una canzone politica sui favolosi anni ’80.
IL SERPENTE
Atmosfere antiche sommerse da archi e organo: “The sidewinder sleeps tonite” recupera il gusto della gioia musicale, del ritornello fulminante che aggancia e non molla la presa. Il tutto, però, senza la chitarra elettrica, con l’organo come strumento principale e con tonnellate di archi. Tra le pieghe della gioia canterina che sembra prendere Stipe, la storia dell’attesa di una chiamata che potrebbe non arrivare mai, il seguito di una delusione d’amore con tutti gli annessi e connessi (“Diglielo, dille che può baciarmi il culo, poi ridere/e dire che tu stavi solo scherzando/in questo modo lei saprà che questo sono veramente io”). Il serpente dormiente del titolo (sidewinder, un piccolo crotalo) restituisce ancora una volta un senso di pericolo, di attesa della morte.
FERIRE
“Everybody hurts” ha posto alcuni problemi interpretativi per la messe di metafore del suo testo. I vari traduttori del sito www.remfriends.com, si dividono tra “Tutti soffrono” e “Tutti feriscono”. Quale che sia l’ipotesi, la ballata, dolcissima musicalmente, con parti fortemente orchestrali, è un invito a non mollare nonostante la sofferenza che ci circonda. È chiaro che le due ipotesi sul titolo, possono cambiare totalmente il senso di alcune frasi.
LA DOLCEZZA DELLA MORTE
Dopo un breve pezzo strumentale (“New Orleans instrumental no.1”), ritorna la morte come argomento principale in “Sweetness follows”, una ballata completamente acustica, con un bridge chitarristico che si ripete nel finale. Una visione quasi cinica, distaccata in merito alla scomparsa dei propri cari. La riflessione sembra concentrata sulla gioia e sulla tranquillità (la dolcezza del titolo) che giungono anche dopo aver seppellito le persone che sembravano insostituibili. Gli interventi della chitarra di Buck, zeppi di feedback, drammatizzano il clima ambiguo delle parole di Stipe.
APPESO A UN ALBERO
La sceneggiatura di “Monty got a raw deal”, è uno dei capolavori musicali dell’album. Struttura classica, con un’introduzione acustica, la voce triste di Stipe e la successiva esplosione ritmica, la prima a questi livelli nella sequenza dell’album. Non c’è nessuna gioia in questa musica, comunque, come nelle parole: “Ti ho visto appeso a un albero”, “Ti ho visto sotterrato nella sabbia” e altre visioni giovanili di morte sommergono il brano, ispirate dai film di Montgomery Clift (il Monty del titolo). Il ritornello, un connubio di chitarra acustica, voce e batteria, è semplicemente geniale.
LA TERRA DEGLI IGNORANTI
Il ritmo di “Monty got a raw deal” non si placa: “Ignoreland” è la canzone “piena” dell’album, intrisa di chitarre, di voci, anche di supposta solarità. Per l’unica volta nel disco, Michael Stipe si lascia andare e nei versi che precedono il ritornello, arriva ad avvicinare la velocità simil-rap di “It’s the end of the world”; il ritornello, giocato tra voce e scariche di chitarre, è ancora una volta splendido. Il testo è sicuramente il più politico e polemico di “Automatic for the people”, una feroce invettiva contro la Terra degli Ignoranti, gli Stati Uniti: “Infilami la Repubblica nel buco del culo/La televisione racconta un mucchio di balle, i giornali sono terrorizzati dal riferire qualsiasi cosa non gli venga messa in bocca dal presidente”. Stupisce, in un certo senso, questo uso diretto delle parole da un amante delle visioni metaforiche come Stipe; bisogna tener conto, nello stesso tempo, che l’album uscì nel 1992, dopo dodici anni di presidenti repubblicani e con la prospettiva che la tendenza potesse continuare (dopo la Guerra del Golfo e la grande popolarità raggiunta dal presidente Bush).
SCOPAMI GATTINA
Ebbene sì: “Star me kitten” doveva intitolarsi “Fuck me kitten”, ma l’idea fu abbandonata per non dover appiccicare sul disco il famigerato adesivo “Parental advisory”, l’avviso che dovrebbe mettere in guardia i genitori sui contenuti dei testi. Il brano è una dolcissima ballata cantata dalla voce sussurrata di Stipe, con il sottofondo della voce campionata di Mike Mills (una moltiplicazione della voce singola che rende il tappeto del brano simile a un canto gregoriano, idea che sembra provenire da un brano dei 10CC). Anche la sostituzione di fuck con star è un omaggio alla musica del passato: i Rolling Stones furono costretti a rititolare la loro “Starfucker” come “Star Star”. È una delle rare visioni senza morte dell’album, rivolta al puro piacere del sesso promiscuo, senza nessuna implicazione sentimentale e con poca gioia. Tutto sommato, si accorda con il pessimismo generale del disco.
L’UOMO SULLA LUNA
L’uomo lunare era Andy Kaufman, un comico “che non faceva ridere”, ispiratore anche del film omonimo (“Man on the Moon”) con Jim Carrey. È una canzone mid-tempo, con uno splendido ritornello e una chitarra dal suono stravolto (sembra quasi una slide) che assomiglia a un lamento. La dedica all’uomo che leggeva l’intero “Il grande Gatsby” di Scott Fitzgerald sul palco e faceva fuggire la gente, all’uomo che riusciva a far ridere con i ruoli che odiava (notizie raccolte dal Morandini), è a dir poco commovente.
IL BUIO DEI NOSTRI GIORNI
“Nightswimming” è una ballata pianistica che potrebbe commuovere Jack lo Squartatore, per l’abile arrangiamento (“sporcato” inizialmente da timidi interventi orchestrali che si fanno più serrati a mano a mano che il brano si avvia verso il finale) e per le parole autobiografiche e nostalgiche di Michael Stipe, una specie di “Una volta sì, altro che adesso…” che potremmo pronunciare tutti. La canzone, esclusa sia da “Green” che da “Out of time”, trova la sua collocazione tra le visioni oscure e pessimistiche di “Automatic for the people” e in fin dei conti, non può che essere logico. Lo sguardo verso il passato ci accomuna più o meno tutti, ma quando si esprime con la poesia e l’urgenza che Michael Stipe riesce a dare alle sue parole, diventa un semplice e naturale invito a ritornare verso le cose che ci sembravano pure e genuine, anche se non lo erano (ognuno ha il proprio passato da ricordare con nostalgia, il sessantenne, come il quarantenne e il venticinquenne).
ANCORA LA MORTE
L’album si conclude con la mesta e triste ballata “Find the river” (dedicata, probabilmente, al poeta di Athens John Seawright, morto mentre il gruppo era in tournée). Un brano intensissimo, guidato dagli accordi di un pianoforte che segue e nello stesso tempo dirige la voce di Stipe e che si conclude con alcuni tra i versi più belli dell’intero disco: “Il fiume va verso l’oceano/Una fortuna per la risacca” è l’inizio dell’ultima strofa, toccante descrizione della forza delle parole (qualcuno riesce a immaginare una forza più potente dell’acqua che scorre?). Anche il poeta è stanco e ha voglia di chiudere gli occhi, ma il suo fiume scava il percorso e “si svuota nella marea/Tutto questo sta venendo verso di te”. Magnifico, a dir poco sublime.
STANCHEZZA
All’uscita dell’album, il gruppo è consapevole della difficoltà di ripetere il successo di “Out of time”, soprattutto alla luce (all’ombra?) di un lavoro così pieno di morte e pessimismo, anche se toccato da perle lucenti di sana cattiveria e di poesia. La scelta di un brano come “Drive” per il singolo apripista, così fortemente anticommerciale e poco radiofonico, conferma la caratura dei REM come artisti che rimangono sé stessi fino in fondo, anche dopo la celebrità mondiale raggiunta. L’album raggiunge il secondo posto nelle classifiche USA e il primo nelle rispettive chart di Gran Bretagna, Canada, Israele etc. La scelta coraggiosa è stata premiata, in fin dei conti. Il gruppo, però, uscì al limite della sopportazione da due album in successione, così lavorati e cerebrali e senza alcun tour mondiale di promozione. Il risultato di questa voglia di presa diretta e di nuova energia, si sarebbe ascoltato nel successivo “Monster”, un disco al vetriolo chitarristico come mai i REM avrebbero osato. Come sempre, a questo punto, è d’obbligo la solita frase: questa, però, è un’altra storia.
Vantaggi: E' uno dei migliori dischi degli anni 90 Svantaggi: Mah...
...per qualità di canzoni, questo Automatic for the people è uno dei livelli più alti della loro discografia. L'iniziale Drive è una canzone quasi folk di fascino immane, Try to breathe è una canzone in cui prevale l'organo, molto calma, poi The sidewinder sleeps tonight, riferita dal titolo a un senzatetto, che assume appunto la posizione a serpente a sonagli, bella e carica, la meravigliosa Everybody Hurts, dove Stipe sembra spronare gli ascoltatori ... ...deal, "Monty ha fatto una brutta fine", in cui Stipe racconta con il suo tipico linguaggio di una vecchia star, Ignoreland, la canzone più politica dell'album, poi quas rinnegata dal gruppo, è un vero attacco alla classe politica di destra americana, (La "trickle down" del brano è il sistema tipico dei repubblicani che in quegli anni h fallito, che consiste nel dire che dando più ricchezza dall'alto, cioè ai più ricchi, la cosa si rifletta anche ...
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Qualità dei testi
Qualità della musica
molto utile
05.05.2008
(01.06.2008)
il miglior cd dei rem Valutazione del ProdottoAutomatic For The People - R.E.M.scritta da
markolore
Vantaggi: gran numero di belle canzoni Svantaggi: a volte troppo lento
Automatic for the people e’ il nome di una catena di fast-food americana.
E’ da qui che i R.E.M. hanno preso spunto per il titolo del loro probabilmente miglior album.
Come in tutta la loro carriera ogni cd dei R.E.M. cambia stile e genere passando dal rock allo psichedelico..
automatic for the people e’ un cd melodico con grande uso di ritmi lenti e armoniosi, con la forte presenza di violini e archi e con grandi ballate e canzoni tristi.
Pezzi ...
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Qualità dei testi
Qualità della musica
molto utile
08.10.2000
I REM all'apice Valutazione del ProdottoAutomatic For The People - R.E.M.scritta da
EyeInTheSky
Vantaggi: tutti Svantaggi: nessuno
Credo che “Automatic for the people” possa essere validamente considerato il migliore e più maturo disco dei R.E.M. Pubblicato nel 1992, sulla scia del precedente “Out of time” (il primo vero successo del gruppo), l’album prende curiosamente il suo nome dallo slogan di un produttore di dolci della contea di Clarke, in Georgia. Forse a voler sottolineare l’ispirazione di base di quest’album, che raccoglie ... ...statunitense.
12 ottimi brani, tutti piacevoli da ascoltare in qualunque momento della giornata. Il primo di essi è la lunghissima e struggente “Drive”, tra i migliori del gruppo. Segue il rock di “Try not to breathe” e di “The sidewinder sleeps tonite”, prima che la fine “Everybody hurts” rubi l’attenzione dell’ascoltatore, strutturata su un un giro armonico arpeggiato in stile anni ’60.
...
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Vantaggi: Assolutamente il miglior album dei REM Svantaggi: nessuno
"Automatic For The People" è il miglior album in assoluto dei REM, credo sia difficile metterlo in dubbio. Purtroppo, dopo questo lavoro, i quattro (anzi, i tre...) di Athens non sono più riusciti a partorirne un degno successore. Sebbene l'ultimo "Reveal" fosse stato da molto annunciato come un ritorno alle sonorità di "Automatic For The People" e "Out Of Time" (che tra l'altro sono dua album molto diverso...), alla fin fine si è rivelato assolutamente ... ...L'album si lascia ascoltare molto facilmente, è rilassante, intimistico. Canzoni come "Everybody Hurts" e "Nightswimming" fanno pensare che Micheal Stipe sia una delle migliori voci di quell'alternative rock tanto in voga in questi ultimi anni. E probabilmente non a torto. Non dimentichiamo, poi, l'importanza dei testi... Certe canzoni vanno dritte al cuore, senza inutili complessità di significato (complessità che, negli ultimi album, è secondo ...
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Qualità dei testi
Qualità della musica
molto utile
16.02.2002
AUTOMATIC PER I REM Valutazione del ProdottoAutomatic For The People - R.E.M.scritta da
danadana
Vantaggi: LA VOCE DI MICHAEL STIPE Svantaggi: L'UNIFORMITA'(TROPPE BALLATE)
MAI COME IN QUESTO ALBUM I REM HANNO SANNO MISCELARE UNO STRAORDINARIO GUSTO PER LA MELODIA E LA POESIA. A DIFFERENZA DI ALTRI RIPETITIVI ALBUM, I REM HANNO FATTO UN DISCO A PARER MIO BELLISSIMO, DOVE OGNI CANZONE E' UN PICCOLO CAPOLAVORO. SPICCANO ALCUNI BRANI COME "EVERYBODY HURTS", "TRY NOT TO BREATH" MA TANTI ALTRI PEZZI SONO ALTRTTANTO DEGNI DI NOTA, PERCHE' QUESTA VOLTA STIPE E CO. HANNO DATO TUTTO IL MEGLIO DI SE, CON TANTE BALLATE MELODICHE, ...
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Vantaggi: molte belle canzoni, sperimentazione musicale, alternanza di varie atmosfere Svantaggi: trascurabili
...New Adventures In Hi-Fi è il titolo di un album dei R.E.M.
Il disco è uscito nel 1996 e contiene 14 canzoni.
Tra i vari lavori musicali di questa famosa band americana, questo è forse uno di quelli meglio riusciti, anche se c'è una larga fetta di gente che considera il binomio Out of time / Automaticforthepeople come il miglior periodo dei R.E.M.
Eppure, questo cd è ricco di sperimentazione musicale, ma anche di pezzi di facile ascolto ... così come mescola tracce morbidi a canzoni molto movimentate e decisamente rock.
Da questo punto di vista mi pare proprio un ottimo risultato.
La qualità dei testi è ottima.
La qualità della musica è ottima.
Molte sono le canzoni che mi piacciono.
Tra queste, le mie preferite sono "How the West Was Won and Where It Got Us", "The Wake-Up Bomb", "E-Bow the Letter", "Bittersweet Me...
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Vantaggi: Sound grintoso e musicalmente valido Svantaggi: Non adatto a chi non ama il rock classico
...Dopo un successo come quello di "AutomaticforthePeople", qualsiasi artista avrebbe difficoltà a ripetersi: una situazione che è spesso il contesto giusto per rinnovarsi e proporre qualcosa di nuovo.
E i R.E.M. colgono la palla al balzo con questo disco, dalle sonorità graffianti e decisamente rock, come mai prima di allora (a parte qualche eco in "Green") avevano fatto.
Chi lo ascolta non dimentica facilmente le chitarre distorte di "What's the frequency, Kenneth?" e di "Star 69", discorso valido anche per il sound dolcemente malinconico di "Strange currencies" o per quello psicoticamente ossessivo di "I took your name".
Il risultato è un album incredibilmente energico, la carica ideale per un grintoso risveglio mattutino: un album, cioè, non solo per i fan del gruppo, ma adatto a tutti coloro che amano il rock e la buona musica...
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...Ricominciamo da tre. Abbandonati dal batterista Bill Berry, Michael Stipe, Peter Buck e Mike Mills hanno deciso di rivoluzionare una formula musicale di successo, ma forse un tantino datata. Come? Uccidendo il ritmo e sostituendolo con l'elettronica. E si tratta di un'elettronica d'altri tempi, cigolante, imperfetta e lontana dalla techno e dal drum'n'bass. Al posto del pulsare ritmico di basso e batteria che ha reso celebre la band, in "Up" si ascoltano percussioni esotiche, interferenze rumoristiche e suoni di vecchi sintetizzatori che sembrano uscire, impolverati e ammaccati, dalla soffitta di casa. Pur essendo un disco di grandi atmosfere, "Up" è anche e soprattutto una raccolta di belle canzoni. In questo i R.E.M. non sono per niente cambiati sono ancora in grado, come ai tempi di "AutomaticForThePeople" , di scrivere canzoni...
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