Ayers Rock

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Opinione su "Ayers Rock"

pubblicata 20/04/2007 | Nemo73
Iscritto da : 01/12/2000
Opinioni : 85
Fiducie ricevute : 68
Su di me :
E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante...
Ottimo
Vantaggi Indimenticabile
Svantaggi Troppo lontano
molto utile
Bellezze naturali
Ospitalitá
Attrazioni
Gastronomia
Efficienza trasporti pubblici

"La grande roccia dai tanti colori"

Indiana Jones e sua moglie si apprestano ad esplorare Uluru

Indiana Jones e sua moglie si apprestano ad esplorare Uluru

Sulla guida c'era scritto ben poco e quel che diceva era di difficile comprensione... è l'ultima volta che compro una guida in lingua originale!
Se poi la lingua è quella degli Anangu, amici miei, vi potete dedicare alla visione delle foto e mettervi l'anima in pace...
L'avevo presa, appunto, per le splendide foto panoramiche a doppia pagina!
L'immagine principale ritraeva due serpenti che si incontrano in un punto... uno dei due porta delle uova attorno al collo... poi ci sono delle impronte di... canguro... si, mi pare parli di un canguro nano, o wallaby... o mala, come lo chiamano gli aborigeni!
Che gente gli aborigeni!
Così orgogliosi di preservare la loro cultura, le loro leggende, i ricordi del dreamtime, come lo chiamano gli inglesi d'Australia... sono curioso di incontrarli!

Va bene, lo ammetto: ho acquistato la guida all'aeroporto di Perth per ingannare il mio stomaco... mi avevano avvertito delle turbolenze... ma niente! Lo stomaco non voleva saperne di essere ingannato... per la prima volta in vita mia cerco tranquillità nella vicinanza del sacchetto!
Fuori è tutto bianco-nuvola e ogni tanto, negli spiragli di luce, vengo abbagliato da un rosso-deserto!
La mia compagna di viaggio, con la sua fede lucida di neanche 20 giorni, è interessata alla moda stile impero dei giornali australiani... forse per distrarsi d questa giostra poco divertente da cui non puoi scendere.
All'improvviso l'aereo piega paurosamente verso il basso e si esce dalle nuvole... dal buo alla luce... dal bianco al rosso... e l'origine della vita appare maestoso fuori dal mio oblò.
Maestoso ho detto... ma anche imponente, dormiente, sereno... è Uluru, la punta di un iceberg di roccia che renderebbe umile lo spirito più borioso.
E' una sensazione che difficilmente provi se lo osservi in foto.
Devi vederlo.
Devi respirarlo.
Devi ammirarlo.

Il nostro arrivo nel Northern Territory, nel Parco nazionale Uluru-Kata Tjuta, viene accolto da una folla festante di moschini invisibili e fastidiosi. La terra rossa del "bush australiano" si attacca presto alle nostre scarpe, ai nostri pantaloni, si insinua tra i capelli e sotto le unghie, fino ad arrivare in parti del corpo che ti chiedi quandomai hai esposto!
Visto dal di sotto, il monolito (che poi pare, dico pare, che un monolito non sia) è ancora più imponente: è alto 350 m e largo 7.5 Km... praticamente occupa gran parte dell'orizzonte... e più ti avvicini, più ti rendi conto che il tuo cervello l'aveva registrato un po' più piccolo di quanto in realtà fosse!

La luce del sole di mezzogiorno lo rende di un rosso brillante, a tratti accecante... fa venir sete solo a stargli accanto.

Finalmente arriviamo al campo base... uno dei regali di nozze che attendevamo di più partendo da Fiumicino.
Si chama Longitude 131° ed è una piccola oasi con tensostrutture a palafitta chiamate volgarmente "tende" nelle quali, una delle pareti - quella di fronte al letto e in direzione della "roccia" - è una grande vetrata la cui copertura si può comandare comodamente con la testa appoggiata al cuscino... meraviglioso se vuoi goderti l'alba senza alzarti mezz'ora prima ed uscire al freddo (l'escursione termica tra giorno e notte è sorprendente, come si conviene ad un deserto!).

Lo staff del resort ci coccola e ci vizia con vini australiani e leccornie provenienti da tutte le parti dell'Australia (acciughe della Tasmania, gamberi della Grande Barriera Corallina, ...) ma il vero protagonista rimane sempre Uluru che quando meno te l'aspetti sa sorprenderti con i suoi riflessi al punto che ti giri istintivamente verso chi hai accanto e chiedi "ma è sempre stata di quel colore?!?".

Da bravi cittadini in trasferta, ci prepariamo ad esplorare la formazione rocciosa combinati peggio di Indiana Jones alle prese con l'Arca Perduta ma veniamo smontati subito dalla nostra guida che ci guarda torvo e ci dice di caricarci dell'acqua, che è meglio!
La prima sosta è al Culture Center, dove veniamo a contatto con la "gente dei Mala" ovvero gli aborigeni Anangu.
Loro sono un po restii a dare confidenza, ma vanno orgogliosi della loro cultura!
La loro missione è preservare quel luogo sacro e ti ripetono almeno 5 volte al minuto di non scalare la montagna (un cartello aggiunge che se lo farai potresti cadere e che se morirai loro saranno tristi!).

"Pukulpa Pitjama Anaguku Ngurakutu, Pukul Ngalia Yanama Ananguku Ngurakutu"
(Benvenuti nelle terre aborigene. Noi siamo gli Anangu, i proprietari tradizionali di Uluru. Siamo onorati di condividere con voi le nostre tradizioni e conoscenze)

Finalmente si parte all'esplorazione.

I sentieri sono chiaramente battuti ogni giorno da centinaia di turisti e quindi di avventuroso c'è ben poco!
Probabilmente lo sapeva anche la coppia di francesi che è venuta con noi, dal momento che lui era in infradito e lei in tacchetti!
Camminare lungo i bordi della formazione, però, ha comunque il suo fascino.
La roccia porosa, che prima era rosso brillante, va via via verso il violetto man mano che il sole perde di intensità e si prepara a lasciare il posto alla sera.
Nelle caverne che incontriamo ci vengono mostrate pitture e manufatti che testimoniano le storie legate a questo posto...
Mi sarebbe piaciuto saperne di più ma un po' per la voglia di fotografare ogni cosa, un po' per l'idioma australo-inglese della nostra guida, non sono certo di aver appreso tutti i segreti del dreamtime...
Il Dreamtime, o Tjukurpa, è la legge tradizionale che spiega l'esistenza e disciplina la vita quotidiana. La Tjukurpa racchiude in sé il concetto dell'esistenza nel passato, presente e futuro. La Tjukurpa dona risposta a importanti quesiti quali la creazione del mondo e il modo in cui gli esseri umani e tutti quelli viventi si inquadrano nel concetto globale della vita.
Essa forma la base di tutte le leggi che governano la natura e tutti gli esseri viventi.
Io, personalmente, ho appreso a malapena di un pitone, Kuniya, che con le proprie uova attorno al collo, combatte con un altro serpente velenoso, Liru, che gli aveva fatto un torto. La battaglia è così furiosa da lasciare i segni nelle rocce!
...ed è così che gli Anangu spiegano ogni segno nero, ogni spaccatura nella roccia, ogni pietra rotolata via da Uluru come i resti di una battaglia ancestrale tra Liru e Kuniya.

Si potrebbe quasi riderci su... se non fosse che l'atmosfera di questo luogo ti affascina al punto che cominci tu stesso a vedere conformazioni di roccia che ti ricordano teste di serpente!
E poi ci sono loro, gli aborigeni, sempre presenti a guardare ciò che fai, ciò che tocchi e che fotografi. Inquietanti quanto autorevoli.

Finalmente si arriva alla fine del cammino, sputando un po' di terra rossa che ti ha insegnato a tenere la bocca chiusa quando tira il vento...
La guida allora, apre un tavolino e comincia a versarci un po' di champagne estratto dall'immancabile cooler che ogni australiano si porta in macchina!
Ed è così che, sorseggiando champagne e sbocconcellando canapè (altro che Indiana jones!!!), assistiamo al tramonto e allo sbalorditivo ulteriore cambio di colore della roccia da viola a grigio e da grigio a nero.
Il tempo di tornare al campo e il buio della notte si è portato via anche il monolito più grande del mondo.

La sera ci attende un altro spettacolo... maglioncino e scarponcini per andare alla cena nel deserto.
Non è tanto la cena a restarti impressa, ma quel cielo stellato che ti fa fare la pace con la vita... quegli astri così luminosi e bassi che ti convinci quasi di poterli toccare.
E poi il silenzio.
E la consapevolezza che Uluru è lì... anche se sta nascosta.

"Il turista viene qui e riprende tutto con la sua macchina fotografica.
Cosa ottiene? Un'altra foto da portare a casa, magari di una parte di Uluru.
Egli dovrebbe usare un'altra lente, capace di penetrare il soggetto delle sue istantanee.
Allora egli non vedrebbe soltanto una grande roccia.
Infatti riuscirebbe a scorgere lo spirito di Kuniya che ha continuato a vivere all'interno della roccia sin dal principio.
A quel punto potrebbe persino buttar via la macchina fotografica".
(Tjamiwa degli Anangu)

Immagino che sia facile, se nasci in questa terra senza televisione o elettricità, crescere con la convinzione che la vita sia nata a Uluru.

Alla prossima,
Nemo:)

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Commenti su questa Opinione

  • konan23 pubblicata 28/01/2010
    Ottima opinione!!!
  • konan23 pubblicata 28/01/2010
    Ottima opinione!!!
  • konan23 pubblicata 28/01/2010
    Ottima opinione!!!
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Su Ciao da: 10/07/2000