presta i soldi allo stato e dormi tranquillo

5  10.07.2003

Vantaggi:
buoni rendimenti con taglio del costo del denaro

Svantaggi:
da sottopesare quando le borse sono rialziste

Consiglio il prodotto: Sì 

marcoaurelio

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In media l'opinione è' stata valutata molto utile da 12 utenti Ciao

Come ben sapete i BTP è la sigla dei Buoni del Tesoro Poliennali, i titoli del debito pubblico. Si differenziano da altri titoli, i BOT o Buoni Ordinari del Tesoro in relazione alla durata del prestito pubblico: i BTP hanno una durata da 5 a 30 anni, mentre i BOT in genere hanno un anno di vita complessiva.

I BTP sono sempre stati una forma di investimento dei risparmi delle famiglie italiane, una forma di investimento per ottenere rendimenti percentuali sensibilmente più alti delle remunerazioni dei conti correnti. Quindi è buona norma avere titoli di stato in portafoglio in quanto:

- ogni anno si è in grado di sapere quanto sarà il guadagno in termini di interesse;
- i profitti derivanti da questi interessi spesso contribuiscono ad “attutire” eventuali perdite o deprezzamenti di altri investimenti più rischiosi, come ad esempio le azioni;
- il rischio è praticamente nullo: l’unico rischio è che lo Stato Italiano vada in default, in bancarotta in modo da non poter restituire il capitale investito e non poter pagare le cedole di interesse; per quanto disastrate possano essere le nostre casse, mi auguro che siamo lontani anni luce da un rischio simile.

Comunque i BTP possono garantire dei guadagni considerevoli: condizione necessaria è un andamento negativo dell’economia e delle borse, con una parallela politica monetaria espansiva, ossia una costante diminuzione del tasso ufficiale di sconto, il costo del denaro come si dice in genere.

Naturalmente molti di voi avranno sentito la canzoncina da parte di consulenti finanziari o impiegati di banca, che alla vostra domanda di investire in titoli di stato vi avranno obiettato: “BTP?? Ma non conviene! Non rendono nulla!””; niente di più sbagliato e ve lo dimostro.

Sono ormai tre anni che le borse di tutto il mondo scendono, sono ben lontani i tempi del primo trimestre 2000 in cui bastava comprare a caso in borsa ed in pochi giorni si facevano un mucchio di soldi: la bolla speculativa innescatasi qualche anno prima stava al massimo e di lì a poco scoppiò fragorosamente, polverizzando i listini, che oggi si trovano a livelli ben più bassi.

Il nostro MIB30 toccò 51200 punti nel mese di marzo del 2000, a data odierna si trova a 25200, una perdita quindi del 50% circa, per non parlare poi del livello massimo di perdita, arrivato al 60% circa visto che l’indice ha toccato anche 20500 punti.
Queste sono le perdite sul capitale investito 3 anni che lamenta un investitore che ipoteticamente ha avuto un atteggiamento passivo e che oggi ha lo stesso paniere di azioni o di fondi azionari, sempre che:

- abbia azioni o fondi che si sono comportati in linea col mercato, perché potrebbe lamentare perdite ancora più pesanti qualora avesse azioni o fondi che hanno fatto peggio del mercato, come è pur vero che potrebbe trovare in una situazione qualora avesse in portafoglio azioni o fondi che abbiano fatto meglio del mercato, ma di sicuro non è in guadagno
- le perdite sono leggermente ridimensionate dall’incasso dei dividendi che ogni anno vengono pagati (possiamo dire mediamente un 3,5% all’anno).

L’investitore più prudente, cosa avrebbe fatto? Nel pieno della follia speculativa di tre anni fa, avrebbe ridotto sostanziosamente l’esposizione sull’azionario: il nostro amico si sarebbe detto “”Tutta questa grazia non può durare a lungo: dopo le vacche grasse, arriveranno le vacche magre””. Quindi avrebbe progressivamente tirato fuori i soldi dalla borsa. E si sarebbe trovato un bella massa di liquidità. Ecco il problema: dove si mettono questi soldi? Di certo non si lasciano sul conto corrente, dati gli interessi che le banche corrispondono che oggi sono a dir poco ridicoli.
Quindi si poteva investire sui BTP. Diciamo che nel 2000 il costo del denaro in Europa si aggirava sul 5%, per cui si trovavano BTP con cedole intorno a quel rendimento.

Un bel titolo di Stato, che prenderemo ad esempio sia perché è molto trattato dai grossi investitori sia perché la cedola è molto aderente al costo del denaro di tre anni fa, è il BTP 1/11/1999-1/11/2029 tasso 5,25%, il cosiddetto “trentennale”. Da notare che è molto trattato dagli istituzionali in quanto spesso è una sorta di parcheggio della liquidità quando in borsa c’è la bufera, ossia le mani forti quando la borsa soffre investono parte della liquidità in questo titoli di Stato.
Quindi si comprava il BTP per:

- investire la liquidità di cui si disponeva;
- manovra speculativa. Infatti con l’economia in crisi le banche centrali profondono ogni sforzo per sopperire a questa difficoltà: la manovra più incisiva è il taglio dei tassi, del costo del denaro. Quindi diminuendo progressivamente questo costo, i titoli di Stato di ogni Paese saranno emessi con tassi di interesse via via inferiori, per cui un BTP con il 5,25% di interesse acquista inevitabilmente di valore. Con tassi ufficiali al 5% si ha una quotazione di poco più di 100, ma con un tasso al 3% è inevitabile che la quotazione debba salire, in quanto il rendimento effettivo si deve allineare tendenzialmente a tale tasso. Tuttavia ci sarà sempre uno spread (una differenza tra il tasso ufficiale di sconto ed il rendimento effettivo del BTP in quanto la durata di quest’ultimo è lunga, per cui si dà per scontato che durante questo tempo i tassi saranno successivamente rialzati, ovviamente quando l’economia tornerà a crescere.

Bene, vediamo un investitore non solo accorto, ma anche “passivo” come il suo collega che è invece impelagato nel disastro delle azioni.
Nel marzo del 2000 il BTP si comprava tranquillamente a 90: oggi vale 106. In poco più di tre anni il guadagno è stato:

- circa il 20,5% in conto capitale;
- il 5,21% annuo in conto interessi (si consideri che sugli interessi grava la ritenuta fiscale del 12,5%, per cui il rendimento effettivo netto su 5,25 è 4,59 su 100. Ma visto che abbiamo comprato a 88, il ritorno su questo capitale è quello indicato).

Pertanto, facendo un esempio in “soldoni” su 88mila euro:

- l’azionista sta perdendo 44000 euro, mitigati dai 2640 euro annui di dividendi ossia 2310 (al netto ritenuta fiscale) per 4 anni (dividendi 2000-2001-2002-2003), complessivamente 9240. La perdita effettiva si aggira quindi sui 34760 euro.
- L’obbligazionista guadagna: il 20,5% di 88000 pari a 18040 euro più il flusso delle cedole 2001-2002 pari a 9180 e dei ratei di cedola 2001 e 2003, pari a 3240 euro; nel complesso il guadagno è di 30460.

Il nostro amico obbligazionista ha dormito sonni tranquilli e si è visto il suo gruzzoletto aumentare progressivamente, alla faccia del suo collega azionista…..altro che conti arancio e zucche vuote!..:J)).

Naturalmente è un esempio molto semplice, perché il guadagno sarebbe stato ancor più consistente:

- il BTP ha toccato massimi di 112 punti;
- un investitore un più attivo ed attento all’andamento dei mercati avrebbe sicuramente fatto trading, ossia comprato è rivenduto il BTP più volte. Bastava aver l’accortezza di vendere il BTP in periodi in cui era evidente un rimbalzo delle borse. Ad esempio: nell’ottobre 2001, dopo un settembre disastroso, le borse intrapresero un rimbalzo considerevole per cui si liquidava sui 100 punti (quindi un guadagno in conto capitale del 13%). Si ricomprava tranquillamente sui 93 punti nella primavera 2002 per rivenderlo a 102 a ottobre (quindi +9,5%), anche qui mese in cui iniziò un nuovo rimbalzo delle borse. Per finire, si rientrava a 98 in dicembre (il rimbalzo delle borse si era fermato), per poi venderlo a 110 in primavera (quindi +12,2%).
Si sarebbe ottenuto così circa il 34%. Da precisare che tutti questi livelli indicati non sono i picchi massimi del titolo (non si può sapere quando un valore è sul massimo di periodo), per cui sono stati adottati valori mediamente accessibili nei citati periodi.


Quindi si è visto che in tempi di carestia per le borse, i titoli di stato offrono delle opportunità di guadagno non indifferenti, sempre che vi sia una politica di taglio del costo del denaro. Infatti quando i tassi ricominceranno a salire, questo BTP si sgonfierà progressivamente e non escludo che tornerà sotto i 100 per parecchio tempo. Tuttavia:

- in un’economia mondiale che stenta a ripartire ed anzi è insidiata dal pericolo di deflazione, non si vede al momento la possibilità che i tassi salgano o per lo meno che salgano in maniera così vigorosa fino a superare il 5,25% del nostro BTP;
- la Banca Centrale Europea potrebbe tagliare ulteriormente il costo del denaro in Europa, portandolo all’1,50%. Da notare che quest’anno la crescita dell’economia europea sarà molto ridotta (gli economisti parlano dello 0,80-1%) e che il costo del denaro attualmente in Europa è del 2% contro l’1% degli Stati Uniti.

E il mercato che dice? La nostra borsa, dopo un ottimo rimbalzo dai minimi di marzo, stenta a superare i recenti massimi in zona 26000: molto importanti saranno le indicazioni provenienti dalle nostre aziende sull’andamento del 2° trimestre e che saranno comunicate nel corso del mese.
La borsa americana è quasi in preda all’euforia: sia il Dow Jones che il Nasdaq si trovano praticamente sui massimi dell’anno. Hanno riconquistato la scena gli ottimisti, per cui ci sono di nuovo un sacco di analisti e gestori che prevedono una forte ripresa dell’economia a stelle e strisce nel secondo semestre: speriamo che abbiano ragione, anche se questo genere di ottimismo si scatena quando i mercati azionari hanno già fatto un sacco di strada e poi sicuramente tanti di questi ottimisti erano gli stessi che a marzo impaurivano la gente con le conseguenze della guerra in Irak, nonostante i listini erano al tappeto e c’erano azioni le cui quotazioni erano ai minimi termini ed offrivano rendimenti in termini di dividendo del 5-6%……evito commenti censurabili in proposito!
Di certo con un Dow Jones che quota oltre 20 volte gli utili, il Nasdaq che quota oltre 36 volte gli utili e che questi utili sono quelli prevedibili nel caso di una pronta ripresa dei profitti aziendali nel corso dell’anno, mi sembra che le quotazioni americane cominciano ad essere tirate e se i listini americani cominciano a ripiegare, apriti cielo per la nostra borsa.

Allo stesso tempo qualcuno sta esercitando pressione in vendita su tutti i BTP, con la motivazione che ormai si è prossimi ad un rialzo dei tassi, che è finita l’era dei tagli e che è giusto vendere titoli di stato e comprare azioni, onde cavalcare futuri rally dell’azionario: voi ci credete?…..:J)))

In finale: i BTP dovrebbero essere sempre presenti in un portafoglio ben diversificato, per lo meno fanno da paracadute a batoste sull’azionario.

Per eventuali operazioni, si tengano presente le scadenze più corte: il BTP cedola 4,25 scadenza 2013 (attualmente sui 102 punti) e il 4,25% scadenza 2019 (attualmente sui 97) non sono da disprezzare.

Ave!


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suadina

suadina

10.10.2007 13:48

davvero completa ed esaustiva!

buffy81

buffy81

15.06.2007 22:49

ottima opi

marco060472

marco060472

07.03.2007 11:02

Anche se vecchia, è un'ottima opinione ed applicabile anche per il futuro.

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