BTP (Buoni Poliennali del Tesoro)

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Opinione su "BTP (Buoni Poliennali del Tesoro)"

pubblicata 23/11/2004 | epy
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Soddisfacente
Vantaggi Un investimento fisso, con tasso di interesse prestabilito e cedole semestrali, garantito dal nostro stato
Svantaggi I costi fissi e la tassazione, oltre che i rischi cui si va incontro liquidando il capitale maturato prima della scadenza
molto utile

"BTP - I Titoli di Stato a lungo termine"

I BTP sono i cosiddetti titoli di stato a lungo termine.
La sigla BTP sta a significare infatti Buoni del Tesoro Pluriennali.
Essi sono Buoni del Tesoro, in quanto sono emessi dal Ministero del Tesoro e rappresentato titoli di debito dello stato italiano.
Per essere più semplici, ciò sta a significare il finanziamento del debito pubblico del nostro stato.
Sono Pluriennali, perché l’investimento richiede diversi anni: l’orizzonte temporale dei BTP è infatti compreso fra i 5 e i 30 anni.
E proprio in tal senso va la differenza con i BOT (Buono Ordinari del Tesoro): questi ultimi hanno infatti una data di scadenza compresa fra i 3 e i 12 mesi.

L’investimento in BTP va considerato come presenza in un nostro portafoglio diversificato, in quanto rappresentano un elemento di base del medesimo investimento.
Possiamo fare ciò naturalmente investendo direttamente nello strumento o indirettamente nello stesso, tramite l’utilizzo dei fondi comuni di investimento specializzati in questo ambito specifico.
La seconda alternativa è consigliata nel caso di un investimento di entità modesta, perché consente di avere un minor impatto di costi, sempre a prescindere dal fondo specifico che si va ad acquistare.
Infatti, anche in questo caso ci sono differenze nei costi e talvolta sono tutt’altro che rilevanti.
Se l’ammontare di un eventuale investimento è considerevole, è consigliabile investire direttamente nello strumento in questione, i BTP appunto, perché i costi fissi degli stessi si ammortizzano più facilmente.

L’orizzonte temporale di un investimento come questo è sempre comunque di lungo termine.
Il fatto che siano titoli di stato non li rende infatti immuni dal rischio, dal momento che sono comunque strumenti che vengono quotati in borsa, in un apposito mercato chiamato MOT: Mercato delle Obbligazioni e dei Titoli di Stato.
Quindi ne scaturisce l’ulteriore fatto che hanno un prezzo, e non sono un investimento fisso, come a prima vista si potrebbe pensare.
A riguardo va specificato il seguente punto: i BTP possono rappresentare un investimento fisso, qualora decidi di tenerli fino alla scadenza.
Se pensi di rivenderlo entro tale data, puoi farlo, ma lo farai alle condizioni ed ai prezzi di mercato.
E questi, naturalmente, non fanno altro che salire e scendere: questo è il fattore di rischio nel nostro caso specifico.

Un altro punto che hanno a favore è la presenza di cedole, con cadenza semestrale, che consentono l’accredito degli interessi maturati, secondo il tasso del titolo stato in questione.
Tuttavia, le cedole sono di importi estremamente diversi fra BTP e BTP: si va infatti dall’1,65 per cento di alcune emissioni al 10,5 per cento dei titoli di stato di questo tipo più vecchi sul mercato.
È chiaro che ciò si riflette sui prezzi: il BTP con una cedola più alta in genere costa di più di quello che presenta una cedola inferiore.
Più è alta cedola e più il BTP tende ad essere speculativo, cioè a salire di prezzo se i tassi di interesse scendono e viceversa.
Ciò si spiega con estrema facilità: se i tassi di interesse scendono, i nuovi BTP avranno cedole più basse … quindi gli investitori cercheranno i BTP con le cedole alte, spingendone il prezzo in rialzo, con i loro acquisti.
Come già detto, però, il meccanismo funziona anche al contrario.

Un altro fattore di rischio che non abbiamo considerato è il default.
Il default sta ad indicare lo stato di insolvenza di un’azienda o di uno stato.
In questo caso, naturalmente, parliamo dell’Italia e, per quanto ci siano stati dei periodi estremamente pericolosi (vedi la svalutazione della lira di una decina di anni fa nei confronti del marco), tuttavia l’eventualità in questione non si è mai presentata.
Per lo meno finora.
Questo punto tende spesso ad essere tenuto poco in considerazione.
E si tratta di un grande errore, perché così si rischia di perdere una parte o anche tutto il capitale, qualora si verifichi il default del paese di cui acquistiamo i titoli di stato.
Meglio quindi averlo sempre nella nostra mente.

Il valore di prezzo di un BTP, sia in emissione che in scadenza è pari a 100.
Per calcolare il numero di quote, bisogna quindi dividere il controvalore dell’investimento per 100.
Se decidiamo invece di acquistare un BTP già emesso e quotato al MOT, ci troveremo di fronte ad un prezzo che può essere sia superiore che inferiore a quello che avremo a scadenza (100).
In questo caso bisogna tenerne conto, sia per il calcolo delle quote che per quello del tasso di interesse realmente corrisposto dallo strumento in questione.
Infatti, se il prezzo è superiore a 100, il tasso di interesse del BTP sarà sicuramente inferiore al valore annuale corrisposto dalle due cedole semestrali.
Viceversa, esso sarà superiore, se il prezzo è inferiore a 100.
Il valore di 100 è anche chiamato infatti “valore di parità”.

A questo punto, forse è il momento di cominciare a sintetizzare i punti di forza e i punti di debolezza dello strumento in questione.
Fra i primi, c’è sicuramente il fatto di costituire un investimento fisso, con un prezzo finale predeterminato e un rendimento prestabilito dell’investimento stesso.
Questo sempre se si decide di tenere lo strumento fino alla sua naturale scadenza.
Un altro vantaggio è l’accredito sul proprio conto degli interessi maturati tramite lo stacco di una cedola ogni semestre dell’anno.
Infine i BTP, se confrontati con i BOT, hanno un rendimento maggiore, anche perché scontato una maggiore durata di investimento rispetto ad essi.

Fra i punti di debolezza, i costi fissi, ivi compresi l’apertura e la tenuta di un conto titoli e la tassazione sugli strumenti in questione, possono rappresentare il pesante balzello da pagare per avere scelto la sicurezza.
Quindi, a differenza dei fondi, nel caso dei quali la tassazione si applica solo in caso di presa di profitto e al tempo stesso di rendimento positivo dei medesimi, qui la performance è sempre e comunque positiva, se si sceglie di tenere il titolo fino a scadenza.
E dunque, si paga.
Un altro elemento che può pesare, sempre sul fronte degli svantaggi, è la lunga durata dell’investimento stesso, che obbliga a tenere lo strumento medesimo, se si vuole avere la sicurezza di riprendere tutti i soldi investiti più gli interessi maturati.
Altrimenti, si va incontro al rischio del mercato, anche se, ciò non toglie naturalmente, che un investimento di natura azionaria abbia un rischio sicuramente maggiore rispetto ai BTP.

Concludendo, i BTP, o meglio ancora, gli investimenti in titoli di stato vanno considerati in un’ottica di diversificazione del proprio portafoglio e di conseguenza tenuti come colonna portante di un investimento fisso.
Quella sicurezza che, tra pregi e difetti, costituisce una sufficiente base solida per affrontare il futuro … qualsiasi siano le incognite che lo caratterizzeranno.

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  • Stefano.Lucidi pubblicata 09/01/2005
    Opinione certamente utile. Vorrei aggiungere che i BTP essendo quotati si posso acquistare e vendere in qls momento pertanto, la durata è quella residua. Infatti, posso acquistare oggi un btp decennale che emesso nel 96 la cui durata è un paio di anni... Non hai parlato della duration ne della possibilità di fare trading sui btp con scadenza più lunga e quindi soggetti a maggiori oscillazioni... ciao
  • ZIOFRED pubblicata 20/12/2004
    default su un titolo di stato?....solo se Berlusconi scappa con la cassa. non è detto che i btp vengano emessi alla pari cioè 100 possono anche in fase d'asta essere emessi sotto la pari oppure sopra. inutile dire che quando tratti di btp il rendimento che danno devi vederlo nell'ottica di una capitalizzazione delle cedole allo stesso tasso: Mi spiego meglio: btp + cedole. se il btp da 100 va a 101 il guadagno in conto capitale. se invece prendo solo le cedole e non le reinvesto allo stesso tasso, avrò un rendimento differente. esempio btp 1/11/2029 5.25....se stacca la mia cedola semestrale (5.25/2)*.875= 2.30(circa) rendimento cedola solo se lo reinvesto, nello stesso btp al 5.25% allora ho il rendimento, allo stacco successivo avrò il rendimento del investimento iniziale+ la cedola reinvestita. li ci sarà guadagno.(cioè se l'investimento è 100, al semestre dopo sarà 102.3, poi 104.95, a cui devo aggiungere 2.30 per il discorso appena fatto e così via) nel 2029 il mio gruzzolo sarà diventato bello corposo. se invece al contrario mi limito a prendere le cedole e a spendere i soldi, li avrò degli interessi sul btp ma sempre i miei soldi investiti senza guadagno, se non in conto capitale e avrò il capitale iniziale eroso dall'inflazione. Tenuto conto che poi gran parte delle banche applicano condizioni minime per la sottoscrizione in fase d'asta, e altre più onerose in fase di mercato bisognerebbe tenerne conto nell'erosione del rendimento al netto delle spese sia di tenuta titoli, che di bolli per il dossier titoli che lo stato richiede. bisognerebbe dire che se una parte degli investimenti andrebbe messa in btp o fondi obbligazionari a medio/lungo termine bisognerebbe anche diversificare l'investimento con dei cct nelle fasi in cui si prospettano dei rialzi dei tassi switchando sui btp nelle fasi in cui i tassi invece scendono. spero di essere stato chiaro se hai bisogno di maggiori informazioni non esitare a chiedermi. zf
  • mystique pubblicata 27/11/2004
    tanto io non ho una lira.
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Su Ciao da: 10/07/2003