Tutti sappiamo che nel corso della nostra vita “consumistica” siamo spesso vittime delle banche dati e talvolta di veri e propri abusi dei nostri dati personali, definiti “sensibili”. Forse non tutti sanno, però, che nel corso di tutta la nostra esistenza, vengono registrate le nostre abitudini di pagamento nell’acquisto di prodotti, beni e servizi in apposite banche dati che vengono definite “centrali di rischio finanziario”.
Queste ultime, sono state istituite per consentire al commerciante o all’impresa creditrice, di poter valutare se la prestazione da erogare possa essere finanziata. Quella ufficiale è la centrale di rischio istituita presso la Banca d’Italia, che in linea di massima segue con discreta precisione le disposizioni impartite dall'Autorità Garante nella specifica materia. Esistono comunque altre “centrali di rischio” private, dalle cui banche dati la maggior parte degli istituti creditizi e società finanziarie attingono informazioni, che sono oggi oggetto di continue controversie da parte di tutte le associazioni di consumatori e anche da parte della magistratura, dal momento che le stesse, in più di un occasione, avrebbero violato i più elementari principi della Legge nr.675/1996 (per intenderci è quella sulla privacy).
La banca dati più nota si chiama CRIF (EURISC) ed è gestita da una società di Bologna che ha il compito di immettere nei propri database, tutti gli elementi che le società finanziarie e creditizie gli segnalano sul conto dei propri debitori. Il problema nasce, perché mentre in tale banca dati circa l’85% dei dati inseriti si riferiscono a persone che pagano regolarmente ed onorano il loro debito, il restante 15% si riferisce a quelli che vengono bollati come “cattivi pagatori”.
I dati in percentuale sono quelli forniti dalle centrali di rischio, ma allora non si comprende come sia stato possibile raggiungere la soglia di 50.000.000 di nominativi inseriti. Non è un errore di battuta, c’è scritto proprio cinquanta milioni!
Ma fin qui niente si strano. E’ ovvio e giustificato che il commerciante, o chi ti eroga un prestito-finanziamento-mutuo, si debba tutelare da eventuali inadempienze. Ci mancherebbe altro. Però, allarghiamo un po’ il discorso…. Nelle banche dati delle centrali di rischio non ci finisce solo chi non ha onorato il proprio debito, ma anche colui che per un disguido commerciale o altra causa, non ha pagato anche solo parte del proprio debito (ad esempio un paio di bollettini di pagamento o le bollette di acqua, gas, luce o telefono). E anche se successivamente alla scadenza vi pone rimedio saldando l’importo dovuto, il danno ormai è fatto: il suo nominativo entra nella banca dati CRIF e comincia il suo calvario.
L’accordo commerciale parla chiaro: “il mancato pagamento della rata nei termini del contratto è comunque una violazione degli accordi e sufficiente per qualificare il debitore con l’aggettivo di “cattivo pagatore”. Lo sapevate? Sì, va bene….ma per quanto tempo rimane registrato il proprio nominativo nella banca dati? In teoria, dopo l’introduzione della Legge sulla privacy il problema non avrebbe dovuto porsi: trascorsi cinque anni dal saldo di tutto l’importo dovuto, il nominativo sarebbe stato cancellato. Sì, sì….come no!
Recentemente, proprio la Legge sulla privacy (675/1996) ha subito delle modifiche –perlopiù a tutela del cittadino- con la quale si riduceva a un anno soltanto il termine massimo di permanenza nella banca dati dopo avere estinto il debito. Ma allora come si spiega che a distanza anche di anni da tale termine tante persone si sentono rifiutare l’emissione di una carta di credito, il mutuo per la casa o il finanziamento di un’auto? E’ perché sono ancora segnalate nella banca dati. Facile no? Ma allora? Tutti i buoni propositi della Legge a tutela dei nostri dati ? Ignorati completamente. Addirittura poi, ci sono stati molti casi in cui il richiedente, già visibilmente imbarazzato dalla notizia di rifiuto del finanziamento, chiedendo i motivi del rifiuto o da quale società fosse stato segnalato, si sentiva rispondere di non avere il diritto di saperlo per rispetto della privacy nei confronti di tale società.
Che cosa?? Che ignoranza inaudita! La legge sulla privacy tutela la riservatezza dei vostri dati personali da terze persone, non certo da voi stessi! E’ questo il principio fondamentale della Legge.
Io non entro nel merito sul perché o sul per come il vostro nominativo possa essere finito in una banca dati di qualche centrale di rischio. Ritengo che comunque, nella propria individualità, ogni persona abbia diritto di sbagliare e, chiaramente, di porre rimedio ai propri errori.
Se è trascorso ALMENO UN ANNO dalla data di estinzione di un debito e constatate che il vostro nominativo sia ancora conservato presso la banca dati CRIF, fate i seguenti passi:
1)fatevi indicare dare dalla banca o finanziaria che ha respinto una vostra richiesta, i dati della società che vi ha segnalato per prima alla banca dati (ve li devono dare! Lo prevede la Legge nr.675/1996 sulla privacy);
2)scrivete con documentazione certa (raccomandata A/R, fax o e-mail con conferma di lettura) a tale società chiedendo di entrare in possesso di TUTTE le informazioni trattenute sul vostro conto. Chiedete altresì di attivarsi per fare eseguire la cancellazione del vostro nominativo dalla banca dati CRIF (o della banca dati a cui si siano rivolti per la segnalazione del rischio); NON POTRANNO NEGARE DI FARLO: quello che voi esercitate come un diritto, è un loro preciso dovere!
3)Se constatate eventuali errori, richiedetene la eventuale correzione. Vi ricordo che il Garante è intervenuto in modo decisivo con tali banche dati e centrali di rischio, imponendo loro la totale cancellazione di tutte le informazioni debitorie che siano state sanate definitivamente da un anno.
Sono stati registrati molti casi, in cui nonostante le ripetute sollecitazioni, la banca dati non ha voluto eliminare taluni nominativi o dati relativi ai nominativi. In tal caso non bisogna perdere tempo o titubare: bisogna denunciare immediatamente il fatto all’Autorità garante e chiedere un intervento alla banca dati. Nei casi più sporadici in cui la banca dati potesse aver causato danni dimostrabili a causa della sua condotta omissiva, può essere perseguita e richiesto il risarcimento del danno.
Può succedere di non riuscire a risalire alla società creditizia che ha segnalato il vostro nominativo in banca dati. In tal caso, si dovrà adottare la filosofia “maometto va alla montagna”, richiedendo alla banca dati CRIF di comunicare tutti i dati inseriti con i dettagli (scelta vivamente consigliata). Per farlo, si può scaricare la modulistica –suddivisa per persone fisiche o persone giuridiche (da inviare via fax con allegata una fotocopia di documento valido e codice fiscale) facilmente reperibile su internet.
Vi allego anche qualche indirizzo che potrà essere utile per ottenere informazioni o denunciare eventuali abusi o violazioni a tutela della propria privacy:
- Ufficio vigilanza della Banca d'Italia, Via Nazionale, 91, 00184 ROMA
- Autorità garante dei dati personali, Piazza di Montecitorio, 121, 00186 ROMA
- CRIF S.p.A. Sede legale: via Lame, 15 - 40122 Bologna
Direzione Generale: via Fantin, 1/3 - 40131 Bologna, Tel. 051 4176111 - Fax 051 4176010
www.crif.com; info@crif.com;
Ufficio Relazioni con il Pubblico: viale Masini 12, 40126 Bologna Tel. 051 6458900 Fax 051 6458940
www.consumatori.crif.com ; info.relazioniconilpubblico@crif.com
Mi piacerebbe conoscere anche il vostro punto di vista, soprattutto di chi magari, purtroppo, ha dovuto vivere qualche momento funesto come quelli da me sopra descritti.
Concludo questa mia opinione, nella speranza di non avervi tormentato troppo e, nel mio piccolo, di essere stato di aiuto a quelle persone che si possono trovare momentaneamente in condizioni di disagio e difficoltà economica.
Perché nelle avversità è più facile cadere, ed è giusto e sacrosanto dover pagare per i propri errori. Ma tutti devono comunque avere la possibilità di poter rialzare la testa. E’ alla base della nobiltà umana.
Giorgio
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AGGIORNAMENTO DEL 22/02/2004
Qualcuno mi ha scritto privatamente in e-mail ed è giusto quindi fare una importante precisazione.
Come già ribadito sopra, si viene censiti all'interno della Banca Dati CRIF-EURISC non solo quando si viene classificati come "cattivi pagatori", ma anche e soprattutto, quando si ha un qualsiasi servizio bancario o interbancario attivo che si sta pagando regolarmente: ad esempio, l'emissione di una carta di credito, bancomat, mutuo per la casa, ecc. ecc. Questi utenti, che pagano regolarmente i loro finanziamenti, costituiscono circa l'85% dei nominativi della Banca Dati CRIF.
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AGGIORNAMENTO DEL 2/08/2004
Scusatemi per i continui aggiornamenti, ma ritengo che le notizie dell'ultim'ora su questo argomento debbano essere tempestivamente comunicate e messe al servizio di coloro che non sanno più dove sbattere la testa.
Per chi volesse maggiori informazioni o si volesse rivolgere ad una seria Associazione Consumatori per intraprendere iniziative legali o anche per avere più semplicemente dei consigli dagli esperti di questo settore (anche in forma non pubblica), consiglio di connettersi al sito di qualche associazione di consumatori, che spesso hanno trattato questo genere di materia.SU RICHIESTA DELLO STAFF ho dovuto eliminare i link delle associazioni di consumatori che avevo indicato, perchè considerato un abuso.
Per quelli che ho lasciato invece non dovrei avere problemi, in quanto sono tutti gli indirizzi CRIF e quindi strettamente correlati e attinenti all'oggetto di questa opinione, o link di sedi istituzionali quali il Garante o la Banca d'Italia.
Vi rimando al prossimo aggiornamento.
Giorgio