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Banca Generali, da evitare
Vantaggi solo per la banca
Svantaggi addebiti errati, difficoltà di comunicazione
Dettagli
| Navigabilita' del sito | |
|---|---|
| Semplicita' operazioni | Media |
| Assistenza clienti | Poco soddisfatto |
| Utilita' servizio | Poco soddisfatto |
Ad inizio 2001 ho aperto un conto web Banca Generali.
Dopo un mese dalla sottoscrizione non ero ancora in grado di operare su questo conto. Dopo vari solleciti telefonici e via fax si sono finalmente degnati di rendere operativo il conto.
La carta Bancomat non è in grado di prelevare dai circuiti esteri, nonostante questo mi fosse stato assicurato durante la sottoscrizione. Dopo numerose telefonate la risposta è che non sanno cosa fare, ma che mi faranno sapere. Dopo 3 mesi esatti, la banca si degna di rispondere, specificando ciò che io stesso avevo lamentato, e cioè che la carta non è abilitata ai circuiti esteri. Il mese scorso mi sono accorto che sul sito di Banca Generali viene pubblicizzata una carta Bancomat compatibile con i circuiti di prelievo esteri. Ho quindi telefonato per chiedere la sostituzione. Mi hanno risposto che se volevo il nuovo Bancomat dovevo fornire una serie di informazioni di tipo patrimoniale e famigliare, che ho ovviamente rifiutato di fornire, dato il tipo di richiesta strana e sospetta. Altro problema: il mese scorso sono riuscito finalmente ad ottenere il rimborso di alcune spese e commissioni erroneamente addebitate. Questo dopo decine di telefonate, fax e raccomandate, la maggior parte rimaste senza risposta e l’intervento di un’associazione di consumatori (Altro Consumo).
Comunque, dopo un anno di penosa esperienza con Banca Generali (se è lecito definirla una banca) e le innumerevoli ed estenuanti telefonate e fax, l’impressione è che la banca abbia creato un vero e proprio muro di gomma intorno a sé, e adotti sistematicamente la strategia del ritardo nelle risposte allo scopo di stancare i clienti, nella speranza che questi rinuncino alle loro istanze. La disorganizzazione interna è palesa dato che alcune richieste si “perdono”, mentre per altre si ottengono risposte diverse da persone diverse e in tempi diversi. Appare chiaro inoltre che non esiste assolutamente una cultura di “customer satisfaction” anzi, al contrario, i responsabili della banca sfogano sui clienti le loro evidenti frustrazioni.
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