Da qui Messere si domina la musica
21.03.2004
Vantaggi:
Tutti i vantaggi possibili
Svantaggi:
Gli svantaggi di chi non ama la musica profonda e complessa
Consiglio il prodotto:
Sì
Dettagli:
Qualità dei testi
Qualità della musica
Voce artista
Originalità
Design del disco
Paragone con dischi precedenti dell' artista
 rapace
Su di me:
www.alternapoli.com
Iscritto da:21.12.2003
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Siamo agli inizi degli anni 70: anni di lotta, di ribellione, di manifestazioni in piazza, di morti innocenti ammazzati per la follia delle Brigate Rosse e della destra eversiva, l’enorme macchina statale sembra non essere in grado di confrontarsi con tanta rabbia e insofferenza; “Anni di Piombo”, così saranno in futuro definiti, a simboleggiare il malessere generale e la durezza di quel periodo di dolore, disordini e di odio diffuso in ampie fasce della popolazione. In questo bollente calderone ebbe modo di nascere e svilupparsi un nuovo modo di fare musica, che spostava più in là le coordinate prestabilite, osando sempre di più e rompendo gli steccati imposti dagli schemi di tutta la musica suonata in precedenza: la voglia rivoluzionaria presente nella società ebbe modo di trovare un simile impulso anche sul pentagramma, con la sperimentazione sonora del genere Progressive, proveniente dall’Inghilterra e sviluppatasi in modo indipendente in Italia. In questi anni è forte l’influenza delle band d’oltremanica, come Pink Floyd e Jethro Tull, ed è tanta la voglia di osare di più nel creare musica, inventando lunghe cavalcate melodiche, testi visionari e poetici, melodie distorte e infinite, concept album sempre pronti a stupire, in una completa fusione di orizzonti che prevedeva un’intensa sperimentazione e ricerca sonora.
E’ in questa particolare e rivoluzionaria cornice spazio-temporale che nasce la Band di Francesco Di Giacomo, il Banco del Mutuo Soccorso, più semplicemente Banco, un nome già esemplificativo di una band al di sopra delle linee, al di fuori degli schemi. Sono passati più di trent’anni ma sembra impossibile che i suoni di quel lontano periodo risultino ancora così intensi e magici; sembra incredibile, ma ogni volta che ascolto quest’album del Banco sento tutte le difficoltà scivolare lontano da me, e vengo trasportato in una dimensione parallela e lontana dall’asfissiante mediocrità metropolitana: accade sempre questo quando inserisco nel lettore uno dei dischi più importanti e riusciti del gruppo di Di Giacomo e dei fratelli Nocenti, una sensazione unica e irripetibile. Solitamente, ogni volta che mi ritrovo questo cd tra le mani, in edizione rimasterizzata e in copertina cartonata, mi diverte osservare per un paio di secondi con curiosità la sempreverde copertina, entrata di diritto nella storia della musica: quella foto di un salvadanaio sferico, semplice, di cotto, e immagino la sensazione che potrei provare nel possedere il vinile, quello nel quale era possibile inserire una striscia di cartoncino con le foto dei componenti del gruppo ed esaminare un inquietante disegno all’interno.
Quando mi decido, poi, ad inserire il cd, inizia per me l’estasi sonora. Basta ascoltare le prime note di “In volo”, per sentirsi appunto leggero e capace di spiccare salti infiniti nel tempo e nello spazio: un’atmosfera magica e inquietante la voce di Di Giacomo che recita solenne:” Lascia lente le briglie del tuo ippogrifo, o Astolfo, e sfrena il tuo volo dove più ferve l'opera dell'uomo. Però non ingannarmi con false immagini ma lascia che io veda la verità e possa poi toccare il giusto” Le immagini sono fantastiche, medievali, il coro che si leva sembra uscito da una fiaba con un sicuro lieto fine. La voce di Francesco di Giacomo si sposa alla perfezione con la meraviglia dei suoni di “R.I.P. (Requiescant in pace)”, cavalcata dall’incredibile bellezza contro la guerra e la violenza, che alterna ritmi e suoni aggressivi, a partire dal coinvolgente inizio di chitarra e la possente voce dell’imponente cantante, che subito intona un testo dal linguaggio sofisticato e dai contenuti aulici:” Cavalli corpi e lance rotte si tingono di rosso, lamenti di persone che muoiono da sole senza un Cristo che sia là. Pupille enormi volte al sole la polvere e la sete l'affanno della morte lo senti sempre addosso anche se non saprai perché”. La melodia si ripete intensa con chitarra e batteria che compiono virtuosismi tra momenti veloci e minuti di calma solenne con pianoforte e voce, quasi a far sposare musica classica e violente improvvisazioni rock. Un brano manifesto della musica del banco, forse uno dei più belli, di certo unico per l’intensità e le emozioni che riesce a regalare, tra grida, acuti, pianole magistralmente suonate, attacchi violenti che colpiscono al cuore, fino alla folle conclusione al piano: 6 minuti da brividi.
Dopo l’intervallo live di Passaggio, poche note al piano e rumore di passi che vanno via, vibrante e magnifica è “Metamorfosi”, un altro momento altissimo, che si apre con il piano che riesce a toccare le corde più profonde dell’animo, due linee sonore, una base delicata con alcune improvvisazione coinvolgenti che salgono di intensità nota dopo nota; il suono diventa poi più ribelle e ossessivo, poi entrano in gioco l’organo e la batteria, chitarre elettriche portate all’estremo, di nuovo una delicata pianola, dal suono penetrante e ossessivo, che gioca con la chitarra, tra richiami e intarsi musicali egregiamente eseguiti. La musica è bellissima, matura e intensa, destinata a durare immortale nelle nostri menti, la canzone si chiude con il canto di Di Giacomo su un emozionante tappeto sonoro creato dalle pianole e dalle chitarre maestose:”Uomo non so se io somiglio a te non lo so sento che però non vorrei segnare i giorni miei coi tuoi no no”, tra le ultime prepotenti improvvisazioni quasi hard-rock Ma il pezzo più carico e eterno dell’album è senza dubbio la lunga e infinita performance di “Il giardino del mago”, divisa in capitoli (….passo dopo passo…, …chi ride e chi geme…, …coi capelli sciolti al vento…., COMPENETRAZIONE), un folle viaggio nel medioevo, tra magie e follie musicali, una musica suonata con una padronanza straordinaria degli strumenti: dapprima cori e pianoforte, poi chitarre elettriche, la voce di Di Giacomo crea atmosfere antiche e solenni, tra cavalli con la testa in giù, funerali, cavalcate progressive deliranti e forsennate, un testo bellissimo ricco di immagini evocative, farfalle, gnomi, torte di fiori, foglie di vetro e cigni che danzano. Per 18, leggendari minuti la musica trasporta in un mondo fatato, rende liberi da catene e costrizioni, si impossessa della mente e del corpo senza freni inibitori.
L’ultimo brano, semplicemente “Traccia”, è un importante ricamo musicale di pianola e batteria dai toni violenti ed i cori solenni ad intonare semplici gorgheggi, ogni tanto la chitarra elettrica penetra questo soffice muro del suono con la sua scarica compulsava, è il finale adatto per un disco storico. Uno dei migliori esempi di progressive-rock italiano, questo album omonimo del Banco entusiasma e sorprende per la maturità dei suoni e della voce del cantante, per il sapiente uso degli strumenti e la capacità impareggiabile nel creare atmosfere magiche.
E’ un disco intenso e profondo, che necessita, come tutti i lavori prog, di molti ascolti e applicazione per permettere alla musica di scorrere con naturalezza tra le pieghe dell’animo. E’ un disco che precede di pochi mesi un altro grandioso concept album, “Darwin”, dalla favolosa copertina e dal suono forse ancora più penetrante e sofisticato.
Consiglio vivamente l’acquisto di entrambi a chi ama la musica che trasmette forti emozioni. Buon Ascolto
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Le valutazioni dell'Opinione
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 aldo_e_giacomo
 cub1
 Spidie
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12.02.2010 17:12
Grandissimo e storico gruppo musicale che ha lasciato una traccia indelebile in campo musicale...ho entrambi gli album..
10.07.2004 14:13
Gran bella opinione, sottoscrivo in pieno! Anch'io apprezzo molto il progressive rock, com'è che la maggior parte dei giovinastri di oggi propinano una musichetta così inconsistente? Il muro sonoro dei fratelli Nocenzi è una delle cose più potenti che la scena musicale italiana abbia mai sfornato...
30.03.2004 19:16
Bellissima opinione per un disco che devo ammettere di non conoscere al di là della copertina. Purtroppo per ascoltare tutta la musica che si vorrebbe occorre veramente troppo tempo... Salutoni! Gus