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Barletta ti amo (Maria Dibenedetto)

Opinione

per Barletta ti amo (Maria Dibenedetto)
5 Stelle Barletta ti amo??
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Qualità Materiale buona
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L'autore

bm83 Dal 7 feb 2006

ABOLIAMO IL CANONE DELLA RAI!!! continua

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Io non lo lascerei mai Barletta. Mai. A Barletta si vivono le piazze, si ride fino a tardi, ci si conosce tutti (o quasi), ci si prende in giro, abbiamo la tendenza a gonfiarci delle nostre esperienze, a fare gli "sborni" (direbbero al nord), a fare i pavoni. Si dice che i barlettani siano pagghiosi (fatti di paglia) perché prendono subito fuoco, nel bene e nel male. E poi finisce tutto lì. Permalosi ma divertenti, ci piace fare la bella vita. Alzi la mano chi non la pensa così. Ecco, hanno tutti la mano impegnata col telefonino e il moijto. E se non si tratta del moijto, è certamente la birra Peroni.

A Barletta l'olio ha un profumo sublime e il vino è adorabile. Troia è una delle parole più dolci… E' infatti il vitigno che produce un vino robusto da bere in compagnia. Anche di signore per bene.
Vino: ci circondano chilometri di vitegni e oliveti; ci benedice un'aurea di storia e di cultura (vedi Canne della Battaglia e l'Antiquarium); ci protegge la divinità delle 100 chiese che si sono avvicendate nei secoli. Il buon Giuseppe de Nittis si è ispirato qui; ha realizzato i suoi quadri impressionisti con i tramonti barlettani disegnati nell'iride.

A Barletta è bello andare in spiaggia anche se il mare è sporco, è bello girare in bici anche se le strade ti storpiano i cerchioni; è divertente uscire in macchina anche se la ritrovi ammaccata; è divino mangiare i frutti di mare e la frutta di Barletta. Le cozze… Doun't touch my cozz… Una domenica senza cozze, per il Barlettano, è come il presepio senza il Bambinello.

E' bello camminare per il centro di Barletta, vedere i negozi anche se non comprate nulla. E' tutto lì il nostro centro. Non c'è via Condotti e via Montenapoleone. A Barletta in ventiquattrore riesci a vedere tutto: la cultura (la Biblioteca, la Pinacoteca, le gallerie d'arte), la fede (la Cattedrale), la storia (il centro storico), il divertimento (i locali), lo shopping ( i negozi del centro).

Consideriamo la generosità dei barlettani, l'impegno nel sociale: disinteressato e profondo. Ci tengo a fare il nome dell'associazione pro bimbi di Chernobyl per la sua ragion d'essere: occuparsi dell'infanzia abbandonata e disagiata in ogni parte del mondo. Ha visto molte famiglie recuperate il sorriso, ospitando gli angeli biondi di Chernobyl.

Ahimè, se fossimo più coraggiosi… se non fossimo così precari… A Barletta, nuova provincia pugliese (con Andria e Trani… da cui BAT… non è comico?). Manca solo una cosa: il lavoro. E ci costringe ad andar via. Perché in questa terra non investe più nessuno. E non è l'ignoranza o la maleducazione il dolore più grande che affligge i barlettani. Allontanarsi da "Le radici ca tieni" (citando i Sud Sound Sistem, di Lecce) fa più male che dover convivere con cittadini dall'inesistenza senso civico.

Piripicchio, Lello "il rosso" e Donato Fanelli, Karim Captano, Zi Russo, Monsignor Giuseppe Damato detto "don Peppuccio" e il signor Damiano Daddato detto "skavott", Gino Pastore, San Ruggero "amante dei forestieri", Spiro, Pietro Mennea, Peppino "centro strada", il beato don Raffaele Dimiccoli, i martiri del XII settembre, il signor Zigo ( che gridava per la città, in preda ai suoi ricordi e al dolore che aveva dentro): questi personaggi barlettani sono in tutti noi. Sono alla radice del nostro DNA, del ricco e del povero, dello spocchioso e dell'ignorante, dell'oriundo e del barlettano dalla settima generazione.

Un personaggio merita una menzione a parte: Cartina. Non so si chiami, non so che faccia abbia. Mio padre mi ha raccontato di quest'uomo senza cultura che organizzava tornei di calcio fra le aziende barlettane. Di mestiere faceva il pescatore. Lo chiamavano "O marinaridd" perché abitava nel borgo marinaro di Santa Maria. Un giorno la sua barca tornò a casa senza di lui e il povero Cartina fu ritrovato dopo qualche giorno a largo del mare di Barletta. Cartina amava la città e lavorava per i barlettani.

Una storia che, personalmente, mi fa una tenerezza enorme e mi ricorda le favole di Italo Calvino. Al povero Cartina, che si lascia cullare dal mare, dalle onde, dai pesci e… che guarda la città e i barlettani all'orizzonte, va il mio più dolce pensiero.

Tornando agli emigrati, in qualsivoglia posto i barlettani vadano, il loro cuore a strisce bianche e rosse soffrirà sempre di nostalgia per questa bella donna maltrattata. Una popolana dai capelli scompigliati, che si fa prendere in giro dagli uomini per strada, una madre che vede fuggire i suoi figli migliori, un formicaio.

Eppure, per quanto la si giudichi negativamente, tutti amano questa città. Come si fa non amarla? Il Sole la ama. La amo anch'io e ora te lo dico: BARLETTA, TI AMO!


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Avete domande riguardo Barletta ti amo (Maria Dibenedetto)? Domanda
Pagina 1 di 18 | 1 - 5 di 86 commenti
  • patapum 18/06/2010 21:03
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    vero

  • konan23 10/01/2010 03:56

    Ottima opinione!!!

  • daalfa 05/11/2008 10:31
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente
  • dolcefatina83 13/10/2007 17:36
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Ottima Opinione

  • bobox 30/03/2007 08:31
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    bella cittadina anche questa...ciaoooozzzzz

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