Barnes Foundation, Philadelphia

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Opinione su "Barnes Foundation, Philadelphia"

pubblicata 20/04/2017 | Ciobin
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Tornata e non vedo l'ora di ripartire LO SCAMBIO DI LETTURE E' PROIBITO DAL REGOLAMENTO
Ottimo
Vantaggi visita particolare
Svantaggi nessuno
Eccellente
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Rapporto qualità prezzo
Collocazione
Orari di apertura
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"Fondazione Barnes, un museo particolare"

Barnes Foundation, Philadelphia

Barnes Foundation, Philadelphia

Una visita obbligatoria (almeno per me) se andate a Philadelphia è quella della Fondazione Barnes. Il perché? Cercherò di spiegarvelo in questa mia opinione.

Il museo venne fondato da Barnes nel 1922 che decise di fare tutto ciò per promuovere la cultura e la conoscenza delle arti e dell'orticoltura (oltre al museo, infatti, c'è anche un orto botanico che, però, io non ho visitato quindi non vi posso raccontare nulla in merito). Barnes nacque nel 1872 da una famiglia della classe media e morì a 79 anni. Studiò medicina e a 20 anni era già dottore, ma decise di non praticare la professione nel senso più stretto del termine ma di dedicarsi alla ricerca chimica. Proprio grazie a questo scoprì una molecola adatta a combattere la gonorrea e sopratutto i sintomi della gonorrea nei nascituri. Tutto ciò gli fece guadagnare molti soldi che divennero ancora di più quando decise di liquidare la società poco prima del crack finanziario che colpì gli Stati Uniti e anche poco prima che inventassero gli antibiotici (che avrebbero reso il suo medicinale, sorpassato). Divenuto miliardario si dedicò alle sue grandi passioni e cioè collezionare quadri di artisti europei, ma ben presto anche manufatti e dipinti di nativi americani. Il cuore della sua collezione è sicuramente dato dai primi 20 quadri che un suo vecchio amico d'infanzia gli comprò a Parigi, ma la collezione si implementò grazie ai consigli di Gertrude Stein e altri mercanti d'arte parigini. E così all'interno della Fondazione Barnes possiamo trovare quadri magnifici di Renoir, Cézanne, Matisse, Modigliani, Picasso, Rousseau, Soutine e de Chirico oltre a molti altri.

Prima di addentrarci all'interno del museo vero e proprio, una piccola curiosità. Barnes era un collezionista molto strano e bizzarro e la sua bizzarria continuò anche dopo la sua morte a causa delle sue ultime volontà. La fondazione doveva essere aperta a tutti affinché si potesse visitare ma non più di due o tre giorni alla settimana (ora fortunatamente non è più così); non si potevano riprodurre i quadri contenuti all'interno del museo a colori in modo che l'unico modo che il pubblico avesse per poterli vedere, fosse solo dal vivo direttamente a Philadelphia.
Ma la cosa più interessante da tenere sicuramente a mente mentre visiterete le varie stanze è che i quadri così come li potete vedere sulle pareti, sono esattamente come li aveva posizionati Barnes stesso: una clausola, infatti, vieta di spostare i quadri, di farli uscire e di prestarli in giro per il mondo e soprattutto devono essere lasciati appesi così come sono sempre stati appesi. Vi dico di tenerlo a mente perché è divertente cercare di capire come mai Barnes decise di appenderli in questo modo e come mai fece accostamenti cui non siamo abituati nei nostri musei.

Devo ammettere che questo museo mi ha particolarmente colpita e avevo preso appunti su un mininotes che cercherò di riportarvi non tanto per i quadri in sé (visto che non sono una critica d'arte e non ne capisco molto), ma per le sensazioni che mi hanno lasciato alcune stanze. Però giusto per darvi un'idea dei numeri: ci sono circa 3000 pezzi di cui 181 Renoir, 69 Cézanne, 59 Matisse, 46 Picasso, 16 Modigliani e 7 Van Gogh quindi avrete l'imbarazzo della scelta.
La prima cosa che colpisce in assoluto è la sistemazione della collezione: in una stanza ci sono un Renoir, un Cèzanne e un quadro di Tiziano con un pastore addormentato. Vi assicuro che letta così su carta non vi sembrerà nulla di che, ma provate a visualizzare la pittura dei tre pittori e capirete che, tra loro, l'accostamento è quanto mai ardito. Molto interessante invece la stanza con l'evoluzione delle nature morte di Cèzanne che messe tutte insieme danno davvero un'impressione di evoluzione della pittura e della visione delle cose.
Bellissimo e particolarissimo “Femme nue étendue sur un lit” di Vincent Van Gogh per svariati motivi: il soggetto, la storia che c'è dietro e la sua forma. Il soggetto è una donna nuda e non sarebbe nulla di strano se non fosse che Van Gogh non aveva i soldi per pagare le modelle e, quindi, non dipinse molti quadri di questo tipo. Per poter dipingere questo, dovette fare delle enormi economie e la tela ovale è sicuramente molto particolare tanto che sembra di osservare la donna da un buco come quello della serratura. Ad amplificare ancora di più questa visione sicuramente il fatto che il soggetto abbia gli occhi chiusi cosa che lascia allo spettatore la tranquillità di osservare il tutto senza incappare negli occhi della modella.
All'interno delle varie stanze nelle quali sono distribuiti ritratti religiosi di scuola italiana ma anche ritratti religiosi buddhisti oppure una stanza con Pendergast (post impressionismo) con Gauguin (i dipinti di Tahiti) e De Chirico; troverete anche diversi oggetti come chiari e serrature nonché oggetti vari di arredamento.
Precedentemente ho citato Modigliani che qui è rappresentato con alcune sculture, ma anche con alcuni suoi quadri tra cui un ritratto fatto con colori freddi e occhi azzurri che dà un enorme senso di tranquillità. Accanto due quadri di Soutine che sono esattamente l'opposto sia come soggetti, sia come stile pittorico ma soprattutto come sensazioni che vengono fatte provare allo spettatore.
Lo stile di Rousseau vi colpirà immediatamente a causa dei suoi quadri molto interessanti e originali: sembrano paesaggi usciti da un sogno e soprattutto “Éclaireurs attaqués par un tigre” è davvero affascinante. Pare che l'ispirazione per la scena della giungla sia in questo quadro sia in altri, gli sia nata dalla visita del Jardin de Plantes di Parigi mentre la tigre potrebbe essere stata ispirata da un animale impagliato.
Noterete anche alcuni quadri di un certo Charles De Muth (a me assolutamente sconosciuto): questi era un pittore americano amico di Barnes che gli fece scoprire il cubismo quindi è grazie a lui se il miliardario si interessò ai quadri di Picasso come, ad esempio, “L'ascète” del 1903. Questo quadro è tutto blu e comunica in maniera perfetta la solitudine e la povertà, ma una povertà dignitosa. Sul tavolo del pane, una brocca e un piatto vuoto.
Una sfilata di quadri, stili, soggetti e modi pittorici molto diversi si trova spesso in questo museo e quindi incappiamo in un Matisse, un de Chirico, un Rousseau e a seguire un Utrillo e un Soutine.
Altra segnalazione di interesse: il quadro di Picasso intitolato “Acrobate et jeune arlequin”. E' un quadro che è stato dipinto subito dopo la fine del suo periodo blu e la cosa che caratterizza immediatamente il quadro è il contrasto tra i colori sgargianti dei vestiti dei due artisti con le loto facce stanche e tristi.
Poco prima di uscire notate le statue e statuette di arte africane affiancate ad un viso scolpito da Modigliani: pare che la sua ispirazione per le facce allungate venisse proprio dall'osservazione dell'arte africana. E poco prima di uscire dal museo, avrete anche modo di vedere alcune delle stanze della casa di Barnes e di come aveva sistemato alcuni quadri della sua collezione.

Vi lascio il sito per ogni riferimento: http://www.barnesfoundation.org/ dove troverete moltissime informazioni non solo su giorni e orari di visita, ma anche su iniziative interessanti come le visite in serata e altro.
Buona visita a tutti

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Commenti su questa Opinione

  • tammy.75 pubblicata 11/05/2017
    eccellente
  • Virgiliano pubblicata 06/05/2017
    eccellente!
  • camy91 pubblicata 28/04/2017
    Rieccomi per l'eccellente! Scusa il ritardo, ciao e buona giornata! :))
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Su Ciao da: 20/02/2017