Belmond Road to Mandalay

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Belmond Road to Mandalay

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Opinione su "Belmond Road to Mandalay"

pubblicata 13/07/2015 | sobs
Iscritto da : 05/12/2014
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Fiducie ricevute : 28
Su di me :
Ottimo
Vantaggi viaggiare in un mondo da sogno
Svantaggi non sempre si può fare
molto utile
Grafica
Reperibilità

"navigando sull'Irrawaddy"

Belmond Road to Mandalay

Belmond Road to Mandalay

Il paesaggio della campagna burmese passa davanti ai miei occhi come un documentario di viaggio sullo schermo televisivo. Capanne di bambù poste su palafitte, bestiame al pascolo, piccole località senza elettricità, e ovunque il mio sguardo si volga cattura la visione di pagode dal tetto dorato.

Uno steward del battello che mi sta portando in crociera mi riferisce un detto del posto: “Se si sta in piedi da qualche parte e non si vede una pagoda vuol dire che non si è in Myanmar” (Myanmar è il nome attuale della Birmania, cambio avvenuto dopo il colpo di stato militare perpetrato una ventina di anni fa … ma fra pochi mesi ci saranno le prime elezioni democratiche aperte a tutti i gli abitanti di questa nazione).

L’intera atmosfera che si respira a bordo di questo battello da crociera mi conferisce uno stato d’animo meditativo. Sto semplicemente seduto sul ponte, in silenzio e sono rapito dall’idilliaco paesaggio che passa davanti ai miei occhi.

Sulle rive del fiume le donne lavano i panni: i bambini nuotano e ridono; un contadino sta arando il suo campo con una coppia di buoi. È un assaggio di uno stile di vita che nel corso dei secoli è scarsamente cambiato.

Il bianco battello, chiamato “Road to Mandalay”, scivola sulle fangose acque del fiume Irrawaddy che si snoda pigramente attraverso il paesaggio. Questo battello fu costruito nel 1964 per svolgere crociere sul fiume Reno, ed in seguito adattato per le limacciose acque di questo fiume birmano. È dal 1996 che effettua crociere sull’Irrawaddy, il fiume che con i suoi oltre 2000 chilometri è il più lungo della Birmania. Questo corso d’acqua vede giornalmente il passaggio di natanti che trasportano ogni cosa: riso, automobili, buoi, legno tek, e chiaramente turisti.

A pranzo, sono alla tavola del comandante e così apprendo che navigare il fiume Irrawaddy richiede la più alta concentrazione perché la profondità del fiume varia in continuazione. Prima di prendere il comando del “Road to Mandalay” questo comandante aveva solcato le acque degli oceani alla guida di navi portacontainer.

Oggigiorno il “Road to Mandalay”, rappresenta un modo molto comodo per navigare sul fiume Irrawaddy, un viaggio reso più piacevole dai servizi dello staff di bordo, sempre sorridente e amichevole.

Come attracchiamo al molo del villaggio di Moe Dar la tranquilla atmosfera di bordo viene interrotta dalla musica a tutto volume che arriva dal villaggio. Scendo a terra per un giro nel villaggio. Vedi dei ragazzini che, vestiti come dei principi, cavalcano dei piccoli cavalli bardati a festa attraverso le fangose viuzze del villaggio. Mi viene spiegato che stanno partecipando ad una cerimonia che celebra la loro entrata nel monastero. Entro anch’io nel monastero e vedo un monaco buddista intento a rapare a zero le nuche dei ragazzini; questo sta a significare che essi sono ora designati novizi e che seguiranno gli insegnamenti di Budda per i mesi che verranno. I genitori dei ragazzini appaiono fieri di quanto sta avvenendo e la cerimonia, in un certo senso, emoziona anche me in quanto è parte della profonda fede buddista che è uno dei tesori speciali del Myanmar.

Più a nord la crociera procede e più il verde paesaggio diviene più selvaggio e meno popolato. La pioggia scende fine, le nuvole sono basse, la gola dove il “Road to Mandalay” si trova è stretta e così il battello è avvolto da una atmosfera mistica. In questa zona non c’è alcuna costruzione moderna, l’unica eccezione è un nuovo ponte in ferro e cemento.

Il giorno successivo è prevista una escursione nella foresta per vedere gli elefanti al lavoro. Il Myanmar è l’ultimo paese sulla terra dove gli elefanti sono ancora utilizzati per i lavori nella foresta. La nostra guida ci spiega che ci sono circa tremila elefanti che lavorano nella foresta ed altrettanti che vivono allo stato selvaggio. Questa escursione mi permette di capire quanto gli elefanti sono scaltri. Un elefante sta tirando fuori dallo stagno un tronco e per svolgere questa azione riesce a bilanciare il peso del tronco che ha sulle zanne con la forza necessaria per superare il terreno fangoso molto scivoloso.


La crociera a bordo del “Road to Mandalay” termina quando il battello attracca al modo di Bagan. Il maestoso paesaggio di pagode è riempito da circa tremila templi e monasteri.

Un carrozza, trainata da bianchi cavalli, mi conduce al mio hotel passando davanti a edifici in muratura che risalgono al periodo fra l’XI e il XIV secolo. Si tratta di capolavori architettonici quasi indescrivibili, una forte visione che mi è rimasta negli occhi per parecchio tempo.


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  • sonya32 pubblicata 19/07/2015
    Eccellente
  • amarano92 pubblicata 16/07/2015
    Ottime info :)
  • brest pubblicata 15/07/2015
    Altra stupenda avventura esotica che sogno di ripercorrere, prima o poi. s
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Su Ciao da: 07/07/2015