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Vantaggi I monili, i metalli, i costumi della nostra Gabriella Pescucci.
Svantaggi Freddezza del make-up digitale, e il violento mix di troppi film già troppo visti.
Dettagli
| Genere | fantasy |
|---|---|
| Età minima | per tutti |
| Regia | mediocre |
| Attori | decenti |
| Sceneggiatura | banale |
| Colonna Sonora | appropriata |
| Qualità Video (DVD): |
continua
Nella Danimarca del sesto secolo d.C., il vecchio re Hrothgar (Sir Anthony Hopkins) deve ricorrere all'aiuto dell'ammazza-mostri professionista Beowulf (Ray Winstone) per liberarsi del gigantesco e deforme Grendel (Crispin Glover), che a intervalli regolari compie sanguinose incursioni sin dentro la sala delle feste, nella capitale del regno.
La missione dell'eroico vichingo e dei suoi fidati compagni d'avventura è molto meno semplice di quanto pensassero, perché la faticosa uccisione del mostro non elimina il problema della di lui madre (Angelina Jolie), sorta di sirena-rettile dalle sembianze fatate: il patto segreto con il Male regala l'eredità del Potere, ma anche la maledizione di una resa dei conti, un giorno mai troppo lontano, con un drago dal cuore di uomo.
Altro problema: l'originalità di genere. Vedete, il film fa scaturire dai suoi mondi paralleli miti propri, esclusivamente attinenti alla pellicola proiettata e al fascio luminoso sulle nostre teste nel buio. A me spettatore e filmofago importa poco quale sia la cronologia storica di un mito letterario: conta quando e come questo mito viene trasformato nell'energia superficiale e semi-passiva della magia del cinema.
Il ciclo arturiano è sicuramente successivo alla mitologia nordica cui Beowulf appartiene, ma chi sceglie di mettere in scena quest'ultimo non può ignorare tutto quanto il cinema ha prodotto prima, e che in un modo o nell'altro rischia di attutire l'impatto della storia, della sua rappresentazione, dei suoi archetipi di racconto e devozione visuale.
Ho avuto tanti, troppi déja-vu durante questo film, e ad un certo punto è stato come vederli riuniti tutti in un'unica carica, in un assalto di cavalleria alla mia attenzione e concentrazione beowulfiana : "Dragonheart" (Rob Cohen 1996: deboluccio), "Conan il barbaro" (John Milius 1982: nerboruto), "La spada a tre lame" (Albert Pyun 1982: raccapricciante), "Il Signore degli Anelli" (Peter Jackson 2001-2003: monumentale), "Le cronache di Narnia" (Andrew Adamson 2005: superfluo), "Excalibur" (John Boorman 1980: miliare), "300" (Zack Snyder 2006: addominale), "Il primo cavaliere" (Jerry Zucker 1995: bruttarello), "Troy" (Wolfgang Petersen 2004: elefantiaco), e chissà quanti altri film e universi di immaginazione e liturgia mitica mi hanno assediato per tutta la visione, obbligandomi alla resa senza condizioni.
Lo schema del 'buono' di matrice arcaica, senza se e senza ma, che distrugge la minaccia all'ordine superiore, sia essa un drago o un gigante; l'infezione edipica del Potere che sgretola le certezze dell'eroe; la fascinazione ipnotica del sesso in cui si cela l'emblema della fragilità biologica di ogni uomo o super-uomo.
Tutta 'sta ingombrante biblio-videoteca di simboli, incubi ricorrenti, schematismi narrativi, si è affastellata nella storia dell'uomo e in quella del cinema con miriadi di racconti e leggende fitti come alberi dalle radici intrecciate e comuni, e uscire dalla vegetazione strangolante di questa giungla con qualcosa di veramente eversivo sarebbe stato comunque impossibile (anche per uno che una volta era bravo come lo sceneggiatore Roger Avary): tuttavia, se devo ammettere la mia ammirazione per la pelle satinata di un film visivamente prodigioso, preferisco farlo per "Shrek"; se mi si para davanti la figura nuda di una donna dipinta d'oro, mi è più facile tornare alla fantasia spionistica di "Goldfinger"; quando da corpi martoriati dal fuoco e dalla spada prendono a sgorgare torrenti di sangue, io abbasso le palpebre sorridendo e mi rivedo in un istante la bellezza di "Kill Bill".
Insomma, al di là di squartamenti, decollazioni, trafitture viscerali e docce di interiora putrefatte che piovono allegramente sugli astanti, il film offre 'solo' un sentiero mitico già così tante volte ripercorso dalla fiction commerciale da sembrare il solco scavato dalle ruote dei carri sulle strade di pietra romane, e questo per me è davvero troppo poco.
Malgrado le nobilissime ascendenze del poema ispiratore, io ho visto in "Beowulf" più che altro la reiterazione di moduli spettacolari e commerciali purtroppo assai in voga tra i giovani di oggi, frequentatori di grandi multisala e smanettatori di videogames sempre più stroboscopici e invasivi: nessuna cavalcata ditirambica lungo le pendici scoscese della poesia antica e immemorabile, ma solo una fiera campionaria di schifezze orrorifiche (bave, viscere, linfe corporee di mostri che nemmeno in "Alien") frullata insieme all'azione violenta di un iper-realismo efferato e astuto, che 'usa' la risaputa crudeltà di un'era primitiva per darci dentro con tutto lo splatter sopportabile da un moderno spettatore di blockbuster hollywoodiani (quindi parecchio).
Facile rima baciata dal suggello del botteghino tintinnante di denaro in entrata, piuttosto che poema epico ricoperto dal muschio nevoso della Leggenda, "Beowulf" non mi è proprio piaciuto, e se la spiegazione fosse semplicemente che 'non sono in target', beh, allora a maggior ragione si smaschererebbe il vero volto dell'exploitation, appena travisata dalla polvere pungente di un soggetto storico-letterario di troppo remota nobiltà.
Il severo voto decimale di 'cinque' denota la mia insoddisfazione, ben tradotta nelle due stellette della scala ciaoistica: raccomando il film solo ai patiti del fantasy ad ogni costo, ai nostalgici delle mattanze ribollenti, degli eroi scolpiti nel marmo, delle saghe odiniche o nibelungiche, in cui alla fine, se non proprio uno, ne restano comunque pochi.
Tutti gli altri che preferiscono vivere nel mondo di oggi, invece, possono elegantemente schivarlo e stiano tranquilli che da ciò non deriverà alcun male.
Non è colpa mia, del resto, è che sono proprio cambiati i tempi: una volta bastava ammazzare un drago e diventavi santo patrono d'Inghilterra, mentre oggi arriverebbero gli elicotteri della polizia chiamati da quei fanatici del Wwf, e alle giustificazioni del poveraccio in armatura l'ufficiale in tenuta antisommossa risponderebbe bruscamente:
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Asiuletta 17/09/2008 11:05
Ripassata, come promesso :-)
Asiuletta 15/09/2008 16:38
Ho mosso alla pellicola gli stessi tuoi rimproveri, anche se con potenza espressiva nettamente inferiore! Passi la scarsa originalità, quel che più ho odiato qui è stata l'inutile distorsione dei personaggi in pupazzi, che ha tolto pathos alla narrazione e reso il film una sorta di lungo, stupido, involontariamente ridicolo videogioco, e ha privato lo spettatore della possibilità di gustarsi in un colpo solo Hopkins, Malkovich e tutto il resto. Ma la colonna sonora di Silvestri è grandiosa, c'è da dirlo. (Ripasso, ovvio)
meribosnia 13/07/2008 09:20
cultura cinefila enciclopedica.Però a me il film è piaciuto, anche perchè non ho avuto i "deja-vu'".io conoscevo il poema originale e secondo me non è colpa degli autori se i miti e i film successivi evocano Beowulf, che è il primo mito nordico.Aldilà dell'americanata dei cartoon..
B_Dan9 18/02/2008 00:59
monumentale al tua stroncatura, in ogni caso anch'io ho avuto davvero tanti deja vù. primo tra tutti con King Arthur... non so perchè ma mi aspettavo davvero tanto, e invece...
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Robert Zemeckis Anthony Hopkins;Angelina Jolie;John Malkovich;Crispin Glover;Ray Winstone;Robin Wright Penn. |
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La leggenda di beowulf (DVD), il film di Robert Zemeckis edito da Warner |
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Eviterò accuratamente... Ottima recensione grande Brest!!!