Blade 2

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SANGUE E POPCORN

4  27.08.2002

Vantaggi:
Ottime atmosfere,buoni caratteristi

Svantaggi:
Inevitabile incosistenza della trama !

Consiglio il prodotto: Sì 

krazykat

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Ci sono quelli che del cinema fanno un hobby,una passione attorno alla quale ruota tutto quello che vivono,così come ci sono quelli che vanno al cinema perché dopo la pizza,al sabato,ci sta proprio bene per concludere la serata.Altri entrano in sala solamente quando c’è qualcosa di assolutamente imperdibile,e boicottano sistematicamente tutte le altre occasioni;altri ancora non ci vanno proprio mai,perché tanto ormai a casa col DVD è uguale….

Il fatto è che il Cinema,inteso come luogo,non è solamente una porzione di spazio delimitato da quattro pareti e da un telone,ma racchiude le voci e le emozioni di tutte le persone che vi si recano;in questo senso,è più un luogo psichico che fisico. Da quando vi sedete in poltrona a quando vi rialzate non volete altro che perdervi nella pellicola;poco importa se avete pagato l’esoso pedaggio,poco importa il mal di schiena causato dalle anguste sediacce di legno,ed il brusio dei ragazzini,e lo scrocchiare dei popcorn : l’importante è condividere l’illusione,sobbalzare ed ansimare insieme,identificarsi e volare via,per un paio d’ore.

Certo che ci sono film che si prestano obbiettivamente più di altri al mantenimento del fronte nell’ormai volatile trincea tra i fronti contrapposti dell’home video e delle sale;sicuramente,pellicole ricche di effetti speciali e di paesaggi a perdita d’occhio mal sopportano di essere costrette nell’intimistico formato dei sedici noni,stereo surround o meno.

Blade 2 appartiene a pieno diritto a questa categoria. Sorvoliamo serenamente sul discorso che vuole la qualità del film decisa dall’intelligenza e dall’originalità dello script e delle scene per dichiarare candidamente che a noi (in questa opinione mi dò del voi,e voi mi risponderete tramite plurale majestatis,sono in fase megalomaniaca)piace andare al cinema soprattutto per distrarci,divertirci a cervello spento per due o tre ore ed uscire dalla sala un po’ alla chetichella, imbarazzati dalla (colpevole) sensazione di piacevole ed infantile emozione che ci ha rapito,pronti a far roteare immaginarie spade laser e mimanti letali quanto improbabili colpi proibiti di arti marziali eseguite in bullet time.

Ci piace regredire ad un’età mentale massima di 8 anni,lasciarci spaventare,muoverci sulla poltrona quando il protagonista cerca di tenere in strada il veicolo e farci venire le vene del collo grosse così quando questi compie erculei sforzi.

Per cui,se siete gli spettatori ideali del “Pranzo di Babette”,statevene pure a casa,e cercate un altro modo per passare la serata…probabilmente questo non è il film che fa per voi.

Parte,come tutte le avventure che si rispettino,in medias res,presentando i due diversi protagonisti della vicenda :

in due prologhi separati e distinti,viene innanzitutto preparato il terreno per la nuova vicenda,e successivamente riallacciato il discorso col film precedente (del 1998),del quale questo è la continuazione ed il completamento,senza soluzione di continuità dal punto di vista testuale.

Parlarvi della trama quando ancora nelle sale di mezza Italia il film non è uscito sarebbe abbastanza maleducato,per cui mi limiterò a darvi qualche accenno.

(Sono passato zitto zitto alla prima persona singolare…è sempre stato un mio vizio,quello di cambiare la persona del narratore.Vi spiace?)

Come avevo profeticamente previsto all’uscita di Matrix (ricordate la mia sull’argomento?),coi fratelli Wachowsky si è definito lo spartiacque del cinema fantastico contemporaneo,sono stati definiti nuovi standard : non più il ralenti,ma il fermo immagine,come in un quadro iperrealista pronto ad esplodere in tutta la sua (terrificante) energia cinetica è divenuto il tempo (fisico)dell’azione,in supporto a velocità così enormi che ormai rendono difficile la godibilità di tante scene di combattimento nella misura in cui le rendono più credibili (o più spettacolari,che dovrebbe essere lo stesso,almeno per lo spettatore pagante…). Il cuoio nero ed il latex ormai sono gli abiti di scena obbligatori,suite aderentissime e sempre qualcosa di più che vagamente erotiche fasciano in maniera inconsulta i glutei delle androgine e provocanti bellezze femminili e gli un po’ meno equivoci,anabolicissimi e plastici muscoli maschili;tutti,uomini e donne,indossano accessori degni di una enciclopedia del feticismo spinto in omaggio a quella particolare contaminazione visivo/letteraria che è la corrente culturale Cyberpunk,che si appropria di tutti i simboli che l’hanno preceduta e se ne serve con consumata abilità proprio perché in fondo non crede in nessuno di essi,se ne appropria e basta,lo riflette semplicemente (come fanno appunto gli occhiali a specchio,”Mirrorshades”,che del Cyberpunk sono un po’ il simbolo). Le atmosfere sono sempre più gotiche e sognanti,degne di un “Titus di Gormenghast” o dei bozzetti di Giger,e la città scelta per le riprese non fa che sottolineare ed amplificare a dismisura questa tendenza.Difatti Praga,con la sua vocazione magica,colla sua storia di Cabala e di Alchimia,coi suoi quartieri ebraici e coi suoi vicoli labirintici,coi suoi tetti Lovercraftiani si conferma una scelta assolutamente vincente per l’ambientazione di un film sui vampiri;lungi dal suscitare spiacevoli contrasti,le atmosfere cupe ed irreali della modernissima città Ceca si fondono con le immagini più tradizionali e danno loro un senso di continuità altrimenti irraggiungibile.
Siamo lontani anni luce dalle scene da bozzetto teatrale di “Intervista col Vampiro”,ad esempio;lì si notava sempre una netta cesura tra lo scenario gotico e rinascimentale iniziale e quello moderno dell’evoluzione del vampiro odierno,che si racconta.

Qui si assiste al trionfo puro e semplice della compattezza narrativa del media fumetto e del suo perfetto connubio con il suo fratello siamese a più riprese riconosciuto,il cinema;le scene sono sempre incredibile e tuttavia sempre coerenti,perfette così come sono,mai scadenti nella presunzione di dire,guardate,è la realtà;al contrario,è esplicito il fatto che si tratta di un racconto,una finzione,e proprio in questi termini la coesione della storia risulta efficace.

Oltre all’abbigliamento,altri fattori denunciano la filiazione filosofica della pellicola dal già citato “Matrix” : la colonna sonora veloce e violenta,tutta sezioni ritmiche e chitarre distorte;le citazioni (veramente a piene mani) riferite a mille contesti culturali,con una spiccata predilezione per l’Oriente;l’utilizzo estremo di atri marziali e di armi da fuoco;gli stessi effetti speciali,la stessa scelta dei tempi narrativi,molto simile a quella del cinema d’azione di Hong Kong,e via di questo passo.
A ben vedere,non c’è affatto bisogno di urlare al plagio : è proprio dei tempi il richiamo a quanto già visto,è inutile imputare al film (sia a questo,sia a molti altri)una volontà esplicita di copiare questa o quella pellicola: è il pubblico che impone determinate scelte di percorso,così come una volta era necessario usare la Stop Motion di Harrihausen e le sparatorie alla Peckinpah.A tempi diversi,stili diversi,e alcuni film non fanno altro che indicare la direzione.

Particolare di rilievo,la perdita di terreno della capacità terrifica del mostro “tradizionale” (vampiro,mutaforma,alieno o non morto che sia)di fronte all’avanzata degli orrori derivanti dal nuovo,vero spauracchio etico del millennio:la manipolazione genetica,che dai folli esperimenti del Dottor Mengele in poi è assurta a terrore ultimo dell’umanità battendo senza problemi i disastri ecologici ed i segreti del nucleare nell’immaginario collettivo,complice senza dubbio l’enorme (e spesso senza costrutto e senza spessore) battage pubblicitario dei media in merito.

Parlare di difetti di Blade 2 è troppo facile:come per molte pellicole di questo genere è possibile lamentare una grave mancanza di profondità della trama,spesso niente più che un mero pretesto per godere delle prodezze estetico/atletiche del pur validissimo Wesley Snipes (che di suo ci mette una capacità espressiva degna di una tinca,alla quale,per via dei labbroni e degli occhi a palla,ad onor del vero vagamente assomiglia);degli effetti speciali se ne fa un uso tale che si scivola nell’abuso fin dai primissimi minuti,oltretutto a svantaggio della comprensibilità delle scene,troppo veloci per essere veramente percepite dall’occhio umano o troppo inquinate da improvvise fiammate,esplosioni,scintillii e palliativi vari perché l’oggetto agente sia vedibile;alcune vistose cadute di ritmo,specialmente nei punti in cui si cerca (si vorrebbe,con risultati a dir poco grossolani)di fornire maggior spessore introspettivo ai personaggi o si devono riallacciare fila narrative perdute anni luce prima.

E’ più interessante fare esercizio di umiltà,tutto sommato,e trovare i lati buoni di questo assolutamente onesto prodotto di tante centinaia di operatori ed attori che mi pare si siano a buon diritto guadagnati lo stipendio.

Prima di tutto,il film vanta un buon cast,con attori più che discreti ed ottimi caratteristi.Wesley Snipes non si può certo dire un mostro di espressività,anzi,il fisico statuario ed il colore della pelle contribuiscono a renderlo più che un personaggio un icona di se stesso;però,per la parte che deve interpretare tutto ciò non si può considerare un difetto.Dobbiamo ricordare sempre che questo film ha le sue basi in un fumetto,e che i personaggi dei fumetti,per loro stessa natura,tendono ad essere statici ed a esprimere sensazioni ed opinioni più nei dialoghi e nel contesto generale della storia che per pura e semplice mobilità facciale (che non hanno affatto).Anzi,siccome ogni scena viene considerata di per se stessa,come se fosse un singolo fotogramma congelato per un tempo indefinito,l’iconicità,la definizione di ogni singola vignetta è fondamentale. Così,come ci sono fumetti che idealmente si richiamano alle tecniche cinematografiche (valga per tutti il lavoro del geniale Paul Gulacy,che già con la sua serie d’esordio,”Shang Chi Maestro del Kung Fu”,un eccellente fumetto Marvel ispirato ai personaggi portati sullo schermo da Bruce Lee e David Carradine inseriti in storie di spionaggio di amplissimo respiro;sia per il tratto,sia per la disposizione delle scene questo autore è in grado di ricostruire la dinamica filmica su carta grazie ad un paziente lavoro di matita e china,del quale potete ammirare un esempio evidentissimo nel mio profilo personale,se avete la pazienza di aprirlo!)ci sono,sempre più frequentemente,pellicole che si ispirano a famosi fumetti.Qualche esempio : Batman e Superman,X-Men,Witchblade,il Punitore,Hulk,SpiderMan,le ormai prossime pellicole di Devil,Capitan America,HellBoy,Ghost ed Hellblazer…solo per citarne alcuni.
Ecco allora che molti supposti difetti vengono a stemperarsi nel quadro globale;vuoi le scene piuttosto statiche,vuoi i dialoghi colmi di rodomontate e somiglianti ad altrettanti epigrafi – secchi,dispotici,definitivi-,vuoi le esagerazioni visive,se ci ostiniamo a considerarle come parte costituente di un brutto film troveremo la nostra tesi avvalorata,se ci disporremo a vedere un fumetto in movimento ci lasceremo prendere dallo spettacolo!

Kris Kristofferson interpreta praticamente se stesso,come al solito;persona eclettica e mordace,dai lineamenti particolarmente fotogenici nonostante l’impietoso passare degli anni,questo curioso attore,che per inciso è anche un musicista di non scarsissima fama (se ricordate la celeberrima “Me and Bobby Mc Gee” cantata da Janis Joplin,ad esempio,ecco,è sua)riesce a rientrare in scena senza disonore nonostante la trama del primo Blade lo volesse ormai drammaticamente fuorigioco.

Norman Reedus,già visto in “Gossip” e “The Boondock Saints” evita di rischiare e mette in scena il collaudatissimo personaggio dello scoppiato,nel quale senza dubbio non sforma (forse anche per caratteristiche personali intrinseche),con sorpresa…ma solo per i più ingenui.

La protagonista femminile è indubbiamente Leonor Varela (per totale mancanza di altre contendenti,quantomeno);il fisico agile e tutto sommato non indifferente dell’ex top model è tutto quello che deve esserci nel film,la recitazione (della quale aveva già dato saggio nel “Sarto di Panama” e in “La Maschera di Ferro”)è puramente accessoria.Comunque sia,non era il suo film,di sicuro,ma la prova che dà di sé è passabilissima.

All’altro estremo delle caratteristiche estetiche e delle capacità attoriali troviamo invece Ron Perlman.Interpretante un altro cliché del fumetto (il brutto duro figlio di puttana)il capacissimo Ron gigioneggia,prende tempo,sgomita in una sceneggiatura che rischia di non lasciargli uno spazio significativo e lascia traccia indelebile di sé lasciando gli attori protagonisti a chiedersi,probabilmente,perché mai abbiano fatto partecipare al film un caratterista di tale portata. Abituato a spaziare nei più diversi campi e ad indossare i più diversi costumi,dai panni del Salvatore de “Il Nome della Rosa”al capitano pirata di “Alien 4” sino al corrosivo opinionista di”Una cena quasi perfetta”,quello che mette in scena è più un regalo al SUO pubblico che una performance artistica!!!

Irriconoscibile sotto le mentite spoglie del Signore dei Vampiri Damaskinos si cela il meraviglioso Tcheky Karyo,un attore turco che io amo particolarmente in quanto particolarmente espressivo e legato a doppia mandata al filone dei film derivanti da fumetti (ha interpretato parti importanti,quando non fondamentali,in “Cryng Freeman”,”Dobermann”,”Blueberry”)e assolutamente non solo,visto che dall’82,anno del suo esordio,appare in due o tre film all’anno ed ha lavorato tra gli altri con Luc Besson e Ridley Scott. Io credo che il suo destino sia simile a quello di altri straordinari attori/caratteristi,quali ad esempio Harvey Keitel o Gene Hackman : giganti,che proprio per le loro incredibili capacità sono in fondo relegati perlopiù in ruoli cameo,senza poter accedere se non occasionalmente a ruoli di protagonista assoluto della vicenda,di solito già preda di attori non necessariamente (anzi,abbastanza spesso non è così)più capaci di loro per esigenze di cassetta.Che dire? Anche travestito da mostro e sotto un centimetro di cerone riesce ad essere credibile,e fa la differenza tra uno splatter e un film discreto.

Ultima citazione per il mio coetaneo,l’inglese Luke Goss,che abbandona temporaneamente i suoi fasti di pop star per cimentarsi con le scene (cinque film,non significativi,negli ultimi tre anni);nella parte del terribile e tormentato Jared Nomak non sfigura (anche se è sfigurato) e fa valere appieno la sua capacità di tenere la scena,pur se abituato a riflettori differenti.

La trama non è poi così orribile…più che altro,è compressa tra le varie scene d’azione e risulta sacrificata,in subordine;d’altronde,è fin troppo curata per essere poco altro che il tenue veicolo per una quantità di botte da orbi e spari ed ammazzamenti vari…
Cosa piuttosto positiva,risente dell’influenza dei comics modernamente intesi.Il personaggio di Blade era,in origine,un pallosissimo zelota non particolarmente valorizzato dal bianco e nero della testata e dalla compresenza,nell’albo,del molto più carismatico Dracula,del quale era acerrimo nemico e a volte riluttante alleato (Marvel,”Corriere della Paura” e a volte “Shang Chi”,in comproprietà).I testi,i dialoghi,erano pesanti,pomposi,le scene erano cupe e poco curate;tutto sommato,era un fumetto di serie B a tutti gli effetti. Da circa dieci anni a dettar legge nel mondo dei comics anglosassoni sono gli autori britannici,maggiormente dotati dei loro maestri americani quanto a sarcasmo,humour nero,cinismo e nel complesso voglia di abbattere gli schemi e libertà espressiva.Il risultato nel mondo dei comics è equivalente ad una pentola a pressione con la valvola malfunzionante,e cioè potenzialmente esplosivo;per quanto riguarda il cinema c’è ancora molta strada da percorrere per il semplice fatto che le produzioni statunitensi traboccano ed informano di sé tutto il mercato,ma per fare qualche esempio di pellicole deliziosamente noir anglosassoni mi pare opportuno citare “Trainspotting”,”Lock and Stock”,The Snatch”.Ecco,in Blade 2 sperimentiamo una specie di via di mezzo,grazie alla commistione di generi;speriamo che questa strada dia i frutti sperati…

Il regista Guillermo del Toro non è certo un secondo Kubrick o uno Scott dei bei tempi andati,e magari nemmeno un Cameron o un Carpenter,tanto per fare sfoggio di un po’ di cultura da parte mia,però attualmente è uno dei più titolati per quanto riguarda gli adattamenti cinematografici dei fumetti e la mise en scéne del genere gotico/orrorifico in genere.Dopo “Mimic” e la ghost story “Devil’s Backbone” sta lavorando assieme a Cameron sulla trasposizione del Manga “Alita” e si parla anche di un lavoro legato ai fumetti di Katsuhiro Otomo.Anche se il film consta di un po’ troppa carne al fuoco,è riuscito a realizzare qualcosa in più del tipico supervideoclip che in questi casi è il massimo in cui si possa sperare,realizzando un insieme abbastanza omogeneo e che non fa rimpiangere i soldi spesi,sempre che non si sia entrati in sala col preciso proposito di criticare il film,beninteso…

Deliziosamente retrò,debbo dire,le fattezze dei cattivi della vicenda,che dopo pellicole piene di vampiri fin troppo eleganti e cool (tanto da farci desiderare di subire anche noi una trasformazione se il prezzo da pagare per essere dei superfighi immortali è semplicemente bere del sangue,magari di gente che ci sta pure un po’ sullo stomaco) si rifanno con decisione al Nosferatu del primo Murnau e riportato in auge prima da Kinski e poi recentemente da Defoe:il vampiro come vero e proprio mostro,non morto,larva,più bestia e orribile deformazione della natura che uomo.Una scelta decisamente azzeccata,che accoppiata ai temi del film e alle atmosfere di Praga non fa che aumentare la qualità globale del prodotto,davvero godibilissimo e divertente.

La trama,o quantomeno un breve accenno :

Blade è un ibrido nato dalla contaminazione vampirica della madre mentre lui era ancora nel suo grembo. Ha,come dice lui stesso,tutti i vantaggi dei vampiri senza averne i punti deboli;è forte,veloce ed immortale,rigenera le ferite e non teme aglio,argento,luce del sole,varie ed eventuali;per questo è anche chiamato il Diurno.Odia con tutte le sue forze i vampiri,contro i quali ha intrapreso una crociata assieme al suo amico e mentore Whistler,che recentemente è stato ahimè vampirizzato;in seguito a questo Blade ha dovuto trovarsi un altro assistente e collaboratore,anche se non ha ancora perso le speranze di trovare il suo amico e di disintossicarlo(o dargli il colpo di grazia…).Nel frattempo,la comunità dei vampiri si trova messa in difficoltà all’apparire di una nuova,mostruosa minaccia,e il Sire Damaskinos chiede al suo acerrimo nemico una tregua per lottare congiuntamente contro un terribile nemico…


Ecco fatto.Se volete saperne di più,fate come ho fatto io,e in una serata in cui vi avanzano alcuni euro(e quandomai?)e avete poco da fare(sempre) ve lo andate zitti zitti a vedere,senza farlo sapere agli amici della Parrocchia e al Circolo degli Intellettuali del quale fate parte,né tantomeno ai Lyons dei quali siete tesoriere…


Se pensate che abbia sprecato fin troppe parole su di un film che non rimarrà mai nella storia,sapete come la penso:non intendo offendervi cercando di catturare il favoloso montepremi con una misera offerta da 90 parole.
Non credete di meritare qualcosa di più?

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Crysania

Crysania

11.09.2002 04:17

urka che opinione lunghina... credo di aver finito il tempo a mia disposizione su internet per oggi, ma l'ho letta tutta, dall'inizio alla fine. sono sempre molto istruttive certe tue opinioni. ^_^ mi fa piacere comunque vedere che il secondo film non delude o rinnega il primo. di certo lo vedrò, anche se non so ancora quando. cercherò di convincere un po' di gente. (tanto il mio gruppo è pieno di gente che vorrebbe vedere ArakAttack... blade2 diventa intellettuale al confronto.. ed io che invece vedrei volentieri anche IpassiDell'Amore dovrò aspettare e trovare un compromesso) :-P ciao Kat, spero riusciremo a leggerci di più, anche se il tempo, purtroppo lo so bene, è sempre poco. ciao -crys-

brest

brest

04.09.2002 15:52

Era un po' che mancavo dalle tue parti (causa ferie). Felice di vedere che alcune buone cose non cambiano. Ciao da Brest

logan7

logan7

03.09.2002 17:17

Gatto, a me il "Pranzo di Babette" è piaciuto... e in "Blade" e simili ci sguazzo... che sia una malattia agli organi preposti ad un giudizio critico sereno?

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