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Blow up

Opinione

per Blow up
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30 su 30 utenti Ciao hanno valutato come utile la seguente opinione Vedere le valutazioni
Raccomandato: Si

Vantaggi L'occhio del cinema

Svantaggi _______________

Dettagli

Genere drammatico
Età minima vietato min. 14 anni
Regia ottima
Attori convincenti
Sceneggiatura buona
Colonna Sonora perfetta
Qualità Video (DVD):
continua

L'autore

Eliseobeat Dal 18 nov 2002

www.myspace.com/mr_eliseo continua

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BLOW UP (1966)

Regia: Michelangelo Antonioni
Soggetto: Michelangelo Antonioni, Tonino Guerra e Jorge Luis Borges
Tratto da: racconto "La bava del diavolo" di Julio Cortazar
Sceneggiatura: Michelangelo Antonioni e Tonino Guerra
Fotografia: Carlo Di Palma
Scenografia: Asshetton Gordon
Montaggio: Frank Clarke
Musica: Herbert Hancock e The Yardbirds
Interpretato da:
David Hemmings, Vanessa Redgrave, Peter Bowles....
Prodotto: Carlo Ponti per la MGM

Trama: Londra. Un giovane fotografo, Thomas, appena uscito da un ospizio per barboni, su cui vuole realizzare un fotolibro, alla guida della sua Rolls incrocia un gruppo di mimi. Tornato nello studio, lavora con alcune modelle. Poi va in un antiquariato dinanzi al parco dell'East End in cui entra per scattarvi delle fotografie, sorprenderà una coppia che si apparta. La donna se ne accorge, tenta di farsi consegnare il rullino e se ne va, per poi rifarsi viva nel suo studio, dove, pur di riaverlo indietro, gli si offre. Lui le dà un rullino diverso e, incuriosito, sviluppa il suo, scoprendo, dopo vari ingrandimenti, una mano che impugna una pistola e una sagoma di un corpo. Va nel parco e trova il cadavere dell'uomo che era con la donna. Quando rientra nello studio, tutte le fotografie sono sparite, tranne una: il cadavere che però sembra una macchia biancastra. Quando ritorna al parco, il cadavere è sparito...

"Mostro quanto è sotto gli occhi di tutti e che molti non vogliono prendersi il disturbo di guardare". Così Antonioni rispose al giornalista del Corriere della Sera, Giovanni Grazzini, nel 1966 dopo alcune critiche ricevute per il "Deserto rosso". Quindi 1966. Qualche mede dopo queste dichiarazioni di poetica fatte all'inizio dell'anno le sale d'Europa e d'America proiettano il nuovo film di Antonioni: "Blow up". Il pubblico risponde benissimo riscontrandone una "prosaica forza documentaria, accesa sulla Londra pop degli anni 60", la mdp diventa il "testimone preciso dell'epoca che riflette l'estetica imperante della moda, degli abiti e dei disegni interiori". Londra. Il vento parigino soffia anche sul collo dei giovani inglesi, il '68 non è ancora esploso come un frigorifero pieno di merce-in-scatola in mezzo ad un deserto, ma è già stato annunciato; non è ancora l'anno di "Paradise Now" del Living Theatre ma i mimi antonioniani sembrano alcuni di loro. La moda è un simbolo di una nuova generazione, una nuova moda spesso come una maschera, ancora di più del trucco bianco degli stessi mimi. Il giovane pubblico impazzisce per questi vestiti disegnati nel film da Jocelyn Rickards, si innamora degli atteggiamenti e dello stile di Hemmings, balla quel jazz e il rock blues degli Yardbirds. Non bisognerebbe dirlo, ma il film non è solo questo.

La moda, la musica e tutto il resto sono solo contesti paratestuali che ci interessano poco se seguiamo la giornata di Thomas. Chi è? Nessuno nel film lo chiama per nome, non ha targhette nominative, ma noi sappiamo il suo nome: Thomas-Michelangelo, professione: osservatore. Thomas, alterego del regista, osserva, attraverso mezzi tecnici, la realtà (bellezze femminili pre-costituite, ospizi per barboni, il verde di un parco...), una realtà vicina ma così lontana e falsa. Accostato a "La conversazione" di Coppola, Cattaneo scrive in questo modo: "Entrambi i film sono giocati intorno all'analisi troppo ravvicinata di qualcosa, analisi che, lungi dallo svelare l'oggetto in questione, lo deforma fino all'irriconoscibilità. E' stata notata in matrice tendenzialmente iperrealista di questi film e in effetti l'iperrealismo consiste in una riproduzione scrupolosa della realtà che invece di rinvigorire la pressa mimetica dà un senso d'astrazione perchè ci costringe all'analisi di ciò che vediamo, piuttosto che condurci alla sintesi che ci è abituale". Dunque un rapporto realtà-mezzo tecnico-vero/falso. L'uomo-pedina di Wenders viaggia in treno da città a città per ritrovarsi al punto di partenza ("Falso movimento"). Il fotografo di Antonioni punta l'occhio su qualcosa di oggettivo, come una fotografia, giungendo "alla coscienza della totale soggettività dell'esperienza e comincia a interrogarsi sulla presunta oggettività della tecnica". Partendo in ordine cronologico del testo, analizziamo il titolo e quando (e come) esso compare. Il blow-up non è il nome di uno strumento ma di un concetto fotografico traducibile con "ingrandimento" (la parola ha anche un secondo rilevante significato, cioè la frantumazione della realtà, un'"esplosione" che anticipa l'apocalittica scena finale di "Zabriskie Point"). Sicuramente Antonioni conosceva il fotografo Ugo Mulas (Pozzolengo 1928 - Milano 1973) e le sue opere concepite nell'ambiente milanese sooto le statunitensi influenza pop. Uno dei più noti lavori di Mulas era quello di fotografare uno spazio che dava l'idea del vuoto (come il cielo) e attraverso numerosi ingrandimenti mostrava la materialità (elementi chimici dei liquidi e della carta da stampa) dello stesso vuoto. Questi lavori, dei primi anni 60, hanno il nome di "Verifiche" centrate sul concetto di una fotografia fine e causa a se stessa. L'inesistente risulta un esercizio ambizioso che scade nell'intellettualizzazione forzata dell'idea di fotografia. Questo procedimento è più che evidente nella grandiosa scena dello sviluppo/stampa del rullino: una lunga scena cge appassiona non solo chi ama l'arte fotografica. Il nome, nei titoli di testa, compare sullo schermo verde (anticipazione del parco che troveremo anche nell'ultima scena, esempio splendido di circolarità di un film) e all'interno del titolo vediamo Thomas, di schiena, intento a fotografare una modella su un cubo, una scena questa che si allarga, superando i limiti della parola del titolo, a schermo intero per una frazione di secondo per, infine, lasciare spazio al campo verde e agli altri titoli di testa. Il contesto diventa il testo, intercambiabili tra loro. Ritorniamo per un attimo, prima di analizzare le linee generali dello sviluppo del discorso, sulla figura di Thomas. A parte il ruolo di "osservatore" che hanno, lui e Antonioni, nella "realtà", i due si ritrovano per l'ideologia comune. Essa è riscontrabile principalmente in due scen: la prima è all'inizio, nel momento in cui Thomas incontra i mimi, Essi, già assimilati agli attori-anarchici-pacifisti del Living, compaiono nella prima sequenza in uno spazio metafisico, rappresentazione di un grigio "edificio" capitalista in via di autodistruzione. Antonioni contro le istituzioni di mercato e non solo, forse (anzi sicuramente) anche quelle artistiche legate, soprattutto in Italia, a valori diversi dai suoi (film appunto inglese). Le istituzioni ci sono ma devono essere lasciate a se stesse, sembra dirci il regista quando i mimi, scatenati nelle strade londinesi, superano senza curarsene tre personaggi contemporaneamente (due suore dalla tunica bianca e una guardia brittanica con la classica uniforme). Il fotografo-Antonioni incontra i mimi: si diverte e si rende disponibile. Comunque non è uno di loro, bensì uno con loro; la seconda scena è l'incontro, sempre in strada e sempre con una buona dose di distacco fisico, tra Thomas e i contestatori contro la guerra: un "Go Away" comune. Alcuni hanno rilevato una vena pienamente pessimistica nella filmografia di Anronioni anche se per altri non è del tutto sufficiente per questo film infatti Gervais scrive: "Blow Up è ancora, filosoficamente parlando, profondamente domianto da quello spirito pessimistico e triste che è la caratteristica di gran parte dei film italiani. Ma il film si evolve. Blow Up ha una vitalità, un'energia inediti per un lavoro di Antonioni".
Stessi punti di vista solo che l'alterego usa uno strumento "padre diverso" della mdp: la macchina fotografica. Secondo lo studio di David Gianetti il film "non fa che descrivere l'illusionistica linea di confine tra realtà e finzione con cui deve fare i conti questo delicato percorso d'avvicinamento alla realtà, tentativo d'estensione del discorso dal suo contesto culturale, tecnico-riproduttivo, d'origine, a quello naturale". La fotografia (alterego del cinema) interroga la realtà, il cinema interroga se stesso (altri grandi capolavori l'hanno fatto: La finestra sul cortile, Persona, 8 1/2, Effetto notte...). è quindi l'arte a interrogare se stessa, si chiede doc'è il senso e la risposta non c'è, dice solo che nessun strumento può aiutarci. Anche il pittore amico di Thomas se lo chiede, anche Thomas e quindi Antonioni regista (e pittore). E si riapre il tema del metacinema....


Grazie per la vostra enorme pazienza.
Eliseo

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Pagina 1 di 6 | 1 - 5 di 30 commenti
  • pago78 01/05/2008 00:25
    Ha valutato l'opinione
    Utile
  • Senapina 23/10/2005 13:34
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Interessante (anche se un pochino lunga) opinione su un film bellissimo!

  • emmabovary 23/09/2005 14:37
    Ha valutato l'opinione
    Utile

    resta uno dei miei preferiti, sebbene lo trovi un film datato; la sua valenza mi pare più storica ed estetica che altro

  • Groudy.Blue 08/09/2005 23:42
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • miba04 26/08/2005 19:56
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    interessante e molto dettagliata

Pagina 1 di 6 | 1 - 5 di 30 commenti

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