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per C'era una volta il West
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Vantaggi Una pietra miliare del cinema western

Svantaggi Lunghetto, a volte lentissimo, non il classico western

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L'autore

IlMarsigliese Dal 13 mar 2007

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Cheyenne: 5000 dollari per la mia testa? Giuda si accontentò di 4970 dollari in meno.
Armonica: A quell'epoca non c'erano i dollari...
Cheyenne: Già, ma i figli di puttana sì.

Da questo dialogo tra due protagonisti, Manuel Gutierrez “Cheyenne” ed “Armonica”, un uomo apparentemente senza nome, si capisce quale strana sensazione di sconvolgimento e di decadenza permei questo film di Sergio Leone, un immenso funerale di un genere, il western appunto, che fino a questo momento era stato la gallina dalle uova d’oro dei produttori.
Un film realizzato successivamente alla fortunatissima “Trilogia del Dollaro, il cui personaggio cardine fu lo straniero senza nome che vagava per il West con un poncho ed un sigaro magistralmente interpretato da Clint Eastwood, passato in pochissimo tempo, proprio a seguito di queste interpretazioni, dall’essere uno sconosciuto all’essere un divo.
Un film che Sergio Leone, con la testa già rivolta verso quel suo grande progetto che sarebbe stato finalizzato solo 15 anni dopo e che risponde al nome di “C’era una volta in America”, dovette realizzare vittima del contratto firmato con le case produttrici: il western lo rese famoso, il pubblico da lui si aspettava il western, il western dovette girare per soddisfare tutti tranne sé stesso.
In realtà, questo film si stacca completamente dal cliché dei precedenti tre western girati dal medesimo regista, quasi come se fosse una sua ripicca personale verso i produttori.
Se la trilogia del dollaro si sviluppa in un’epoca in cui il West è nel fulgore dei suoi anni, con la guerra di Secessione, con i bounty killer che vagano alla ricerca di taglie da incassare, qui siamo di fronte alla celebrazione di un funerale: il West, e con lui la filmografia western, stanno morendo, lasciando spazio ad una nuova epoca.
Certo, il personaggio misterioso e senza nome di “Armonica”, un giovanissimo Charles Bronson che dopo questo film sarebbe diventato anch’esso un divo, ricorda vagamente quello interpretato da Clint Eastwood, ma è molto più decadente, più triste.
Anche le musiche di Morricone, che accompagnano, come sempre, le scene, sembrano più tristi, più cupe, più malinconiche rispetto ai precedenti film.
La ferrovia, centro e filo conduttore attraverso cui si dipana l’intera vicenda raccontata dal film, rappresenta, con il suo progressivo sviluppo, al tempo stesso la fine di un’epoca fatta di pionierismo e l’arrivo della civiltà, che spazzerà via in breve tempo tutto ciò che è stato il West fino a quel momento.
Aria da funerale che, da un certo punto di vista, si respira già dal titolo, che contiene un verbo che racchiude in sé la sensazione di qualcosa che è finito o che sta per finire e viene ripreso nella sequenza finale, quando la locomotiva spunta da dietro la montagna e viene festeggiata da tutti gli uomini che hanno contribuito alla realizzazione della ferrovia.
Ma c’era, nella testa del regista, la voglia di dare un’allegoria più marcata per segnare un’epoca che si chiudeva: i tre uomini che vengono uccisi alla stazione del treno all’inizio del film, al termine di una scena lentissima ed estenuante, in cui il ronzio di una mosca, il cigolio di un mulino a vento ed il gocciolio dell’acqua su un cappello diventano il pretesto per una serie infinita di primi piani e per una dilatazione del tempo che porta lo spettatore sulla soglia della paranoia, avrebbero dovuto essere Clint Eastwood, Lee Van Cleef ed Eli Wallach, ossia gli interpreti principali de “Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo”. Eastwood, seccato, rifiutò, sostenendo che una star del suo calibro non poteva morire nei primi 10 minuti del film, suscitando la replica stizzita di Leone (“Clint ha solo due espressioni, una con il sigaro e l’altra senza”) e mandando così a monte la sua geniale idea. Peccato, sarebbe stata l’apoteosi…
Altro segno di distacco rispetto al western “classico” è la presenza di una donna come protagonista centrale. Certo, attori del calibro di Henry Fonda, Charles Bronson, Jason Robards la scena la sanno occupare più che bene, ma è attorno alla figura della splendida Claudia Cardinale che, di fatto, ruota tutto il film.
Se già ne “Per qualche dollaro in più” Leone faceva un moderato uso del flashback per spiegare gli antefatti che animavano la voglia di vendetta del colonnello Douglas Mortimer nei confronti dell’Indio, in quest’opera il ricorso a questo espediente è molto più ricorrente; non per niente questo film è considerato il primo capitolo, nonché il caposaldo, della trilogia del tempo.
Vediamo la trama un po’ più nel dettaglio…

TRAMA

Tre killer, vestiti con lunghi spolverini, aspettano l’arrivo di un treno in una stazioncina. Dal treno appena arrivato scende il misterioso Armonica (Charles Bronson), così chiamato per la sua abitudine di suonare un’armonica a bocca, il quale capisce subito che sono uomini mandati da Frank (Henry Fonda), con cui aveva un appuntamento, per ucciderlo.
In una brevissima sparatoria, Armonica uccide tutti e tre, ma rimane a sua volta ferito e si deve rifugiare in una squallida locanda.
Frank è un killer al soldo di Morton (Gabriele Ferzetti), un ricchissimo uomo d’affari affetto da tubercolosi ossea che vive e lavora su un treno e che è smanioso di terminare la ferrovia che collegherà la costa est alla costa ovest degli Stati Uniti prima che la malattia lo divori alla morte.
Nella stessa locanda in cui trova rifugio Armonica, transita un giorno Jill (Claudia Cardinale).
Jill è una ex-prostituta di New Orleans che ha sposato un irlandese di nome McBain. McBain sapeva del suo arrivo e avrebbe dovuto andare a prenderla in stazione per portarla nella sua nuova casa, ma, appena prima di partire, viene trucidato, con tutta la sua famiglia, da Frank e dai suoi sicari, anche loro vestiti con lunghi spolverini, per motivi che inizialmente si faticano a comprendere, anche se allo spettatore risulta subito chiaro che il mandante della strage è il sempre più ambizioso Morton.
Mentre Jill è ancora nella locanda, arriva anche Manuel Gutierrez “Cheyenne” (Jason Robards), pericoloso bandito appena evaso dal carcere.
Armonica fa notare a Cheyenne di avere appena ucciso tre uomini con addosso uno spolverino identico a quello che lui indossa. Il soprabito è proprio una sorta di simbolo di appartenenza alla banda di Cheyenne, tutti i complici lo portano, ma al bandito non risulta che nessuno dei suoi sia stato ucciso… E’ evidente che qualcuno abbia interesse a spacciarsi per lui…
Jill raggiunge la fattoria di McBain, situata in una località chiamata Sweet Water, e trova tutta la famiglia sterminata. Ormai è lei, in qualità di moglie legale del defunto, l’unica proprietaria del terreno. Decide di pernottare della casa vuota e di mettersi alla ricerca del presunto tesoro del marito, ma non trova assolutamente niente… Non riesce a capire perché McBain abbia investito tutti i suoi soldi in un posto che sembra non avere assolutamente niente da offrire… Per un attimo pensa di avere subito l’ennesimo raggiro della sua vita, di ripartire alla volta di New Orleans e di riprendere la sua vecchia vita, quando, nella notte più buia, il silenzio viene rotto da un inquietante suono di armonica…
Il mattino successivo, Cheyenne irrompe nella casa; ha capito che sotto tutto c’è una questione di soldi, tanti soldi. Quando apprende che nessun denaro è stato trovato, decide di approfondire la faccenda per capire meglio chi abbia interessi ad addossare a lui le colpe degli omicidi che si stanno verificando intorno a Sweet Water.
Jill, ormai decisa a tornarsene a New Orleans, viene salvata da Armonica da due sicari spediti da Frank.
Frank, ormai convinto di avere terreno libero dopo lo sterminio della famiglia McBain, si trova ora di traverso la figura ingombrante di questa donna energica, per nulla intimorita, e decide quindi di occuparsene in prima persona: fa imprigionare Armonica sul treno di Morton, di cui è destinato a prendere prima o poi il posto, e si reca alla fattoria per convincere Jill a vendere tutto a bassissimo prezzo.
Cheyenne, ormai giunto alla conclusione che sia Frank a volersi spacciare per lui, decide di liberare Armonica e ne diventa socio, comprendendo quali grandi guadagni per tutti si prospettino se il progetto di McBain dovesse mai andare in porto.
Ormai è diventato chiaro a tutti perché l’apparentemente arido Sweet Water sia così ambito da persone di pochi scrupoli.
McBain voleva costruire una città su quel terreno, poiché nel sottosuolo è presente l’unica falda freatica della zona: la ferrovia dovrà necessariamente passare da lì per permettere alle locomotive a vapore di rifornirsi di acqua.
All’asta per aggiudicarsi fattoria e terreno circostante, Armonica si presenta con Cheyenne in catene. È il momento in cui viene pronunciato il dialogo che ho riportato all’inizio. La taglia di 5000$ presente sulla sua testa servirà per fare in modo che il terreno non venga aggiudicato all’offerta di soli 500$ presentata da Frank.
Cheyenne, preso in consegna dallo sceriffo, viene caricato sul treno per Yuma per tradurlo presso una prigione particolarmente sicura.
Frank, da questo momento, non deve solo guardarsi da Armonica, perché anche Morton, stanco dei suoi soprusi e della sua sempre maggiore arroganza, corrompe i suoi stessi uomini per farlo assassinare.
Armonica, voglioso di ucciderlo in prima persona, lo salva dall’imboscata tesa dai suoi ex collaboratori all’uscita del saloon in cui si è tenuta l’asta per la vendita di Sweet Water.
Nell’epico duello finale a Sweet Water, Armonica, dopo avere colpito mortalmente Frank, gli rivela chi sia e perché gli abbia dato la caccia, infilandogli in bocca la stessa armonica che Frank aveva infilato nella sua bocca di ragazzino (numerosi flashback, dapprima molto sfocati, poi sempre più nitidi, preparano lo spettatore al finale), irridendolo (“suona qualcosa”), il giorno in cui aveva ucciso suo fratello, impiccandolo ad una campana e lasciandogli poggiare i piedi sulle sue spalle fino allo sfinimento.
Completata la sua vendetta, Armonica consegna la terra a Jill, ormai una donna ricca. Il treno è giusto dietro l’angolo, così come la ricchezza ed il progresso che viaggiano lungo la sua strada ferrata.
La fine del film è stupenda.
Armonica abbandona Jill, palesemente innamorata di lui, per andarsene con Cheyenne, liberatosi nuovamente dalla prigionia ed a sua volta innamorato di Jill. Purtroppo, il treno che andava a Yuma era proprio quello di Morton, e Morton stesso, di cui il bandito non si era curato perché apparentemente incapace di colpo ferire, esplode un colpo di pistola che ferisce mortalmente Cheyenne al fianco.
Cheyenne muore pochi istanti dopo avere salutato Jill per l’ultima volta (“Sai Jill se fossi in te gli porterei da bere a quei ragazzi. Tu non immagini quanta gioia mette nel corpo dell'uomo una donna come te, anche solo vederla e se qualcuno di loro ti tocca il sedere, tu fai finta di niente, lasciali fare”) e viene portato via da Armonica, mentre il fischio del treno risuona nella vallata di Sweet Water.

CASTING

Beh, a scorrere i nomi degli attori di questo film ai giorni nostri non possono che venire i brividi, ma va detto che, come per Clint Eastwood e Lee Van Cleef nei primi film di Leone, anche questa volta fu fatta una scommessa bella grossa su personaggi all’epoca non di primissimo piano.
Charles Bronson era un emerito sconosciuto. Claudia Cardinale, su cui abbiamo visto ricade la parte di protagonista principale del film, aveva già lavorato con registi di alto livello quali Visconti, Fellini e Comencini, ma di lei non si poteva ancora parlare come di una stella di prima grandezza.
Henry Fonda e Jason Robards erano attori molto famosi anche ad Hollywood e quindi vennero dirottati su ruoli non solo di primo piano, ma anche particolarmente impegnativi da caratterizzare. Basti pensare che, a quanto mi risulta, ma posso anche sbagliarmi, Leone è stato l’unico regista in grado di fare accettare ad Henry Fonda un ruolo da cattivo.
Notevoli anche le parti sviluppate da Gabriele Ferzetti, a proprio agio nel ruolo del riccone avido di gloria, e da Paolo Stoppa, un perfetto e bifolco conduttore di carrozze.

VERSIONI

La versione originale italiana dura poco più di tre ore, 165 minuti, ed è quella indiscutibilmente migliore.
Tuttavia, all’uscita del film nelle sale, e parliamo del 1968, il film originale venne parzialmente modificato e infatti al botteghino fu un mezzo flop.
Con il passare degli anni, la versione originale cominciò a circolare e venne finalmente riconosciuto il giusto valore di quest’opera, probabilmente sullo stesso livello de “Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo”, ma sempre un gradino sotto “C’era una volta in America”.

CONSIDERAZIONI FINALI

Sicuramente un’altra opera di Sergio Leone sottovalutata, ma, vedendo l’immondizia che vince premi cinematografici a mani basse, la cosa non mi stupisce affatto.
Un film complesso, molto più complesso di quanto non sia stata la trilogia del dollaro e di quanto possa essere un normale western. Sicuramente un film da non consigliare a coloro che sono alla ricerca di sparatorie, duelli e inseguimenti a cavallo.
Già solo il fatto che il centro della storia sia una donna dovrebbe aiutare a capire che siamo di fronte ad un modo diverso di portare sullo schermo l’epopea del West.
A mio modesto parere, è un film che tutti dovrebbero vedere almeno una volta nella vita, anche se mi rendo conto che la lentezza dello svolgimento delle scene, a volte esasperata dalla sapiente regia di Leone, possa fare passare la voglia di seguire gli avvenimenti fino alla fine.
Le musiche del maestro Morricone sono sempre avvincenti, in alcuni tratti riescono persino a prendere il sopravvento sulla storia, specialmente al momento del duello finale tra Armonica e Frank…
Ho detto tutto?
Ah, no. Grazie per la lettura, spero di non avervi annoiato, ma film come questi non si possono proprio recensire con due parole…

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Avete domande riguardo C'era una volta il West? Domanda
Pagina 1 di 17 | 1 - 5 di 83 commenti
  • dav_costa 26/06/2010 18:03

    Ottima opinione di un film molto molto bello

  • mauro_meo 19/04/2010 07:24
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    grande!

  • Carmelo63 10/03/2010 12:07
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Bellissima opinione riguardante, una grande opera del cinema italiano, saluti e complimenti.

  • Marco_Liotta 18/12/2009 11:23
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    recensione veramente ottimale!

  • pierluigif 30/09/2009 10:22
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Beh, mi pare di averlo già visto; ma rivederlo mi farà sicuramete bene visto che non so se era l'integrale. Infatto si fanno passare spesso film che sono senza storia e non hanno nulla come capolavori. A volte forse si sottovaluta opere che dicono molto per l'immondizia.

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