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Ultimo western di Leone
Vantaggi gli attori ed i primi piani
Svantaggi la media ispirazione
Dettagli
| Qualità Video (VHS): | BUONA |
|---|---|
| Qualità Audio (VHS): | BUONA |
In "C'era una volta il west" troviamo solo le scaglie di un ingegno, quello di Sergio Leone, che tuttavia ancora avrebbe regalato tanto al cinema italiano. Certo Leone è sempre capace anche in questo film di tenere il suo pubblico per oltre tre ore; però manca la freschezza dell'ispirazione, cosicché la materia, assai elaborata, si piega su se stessa, sotto il peso di innumerevoli echi e citazioni dai classici. Anche se sappiamo che l'originalità di Leone è più di contenitore che di contenuto, qui la confezione, ma fortunatamente non lo stile, comincia a farsi prevedibile. In parole povere, salvo qualche ariosa parentesi, il film ha sapore di vecchio, cosa che non si può dire per i lavori precedenti di Leone. Probabilmente perché la trama è molto ordita e si sviluppa più come giallo psicologico che come western. Sarà un caso che questo è l'ultimo film tipicamente western di Leone?
Siamo verso il 1870. C'è una fattoria ai margini del deserto e un irlandese vedovo con figli che attende la sua seconda moglie in arrivo da New Orleans: è una donna uscita da un bordello per ricominciare una nuova vita come moglie. Eppure al suo arrivo sono tutti morti sterminati da un bandito: anche lei è in pericolo e non sa dove trovare aiuto nella desolazione che la accoglie. Fra i vari loschi figuri c'è un feroce Frank che fa di tutto per riappropriarsi del terreno della fattoria, c'è un barbuto pistolero avanzo di galera e c'è Armonica, misterioso ed ambiguo raddrizzatorti, che si annuncia col suono di un'armonica, appunto. E poi basta, il resto della trama richiederebbe lunghe spiegazioni, tutte le curiosità saranno faticosamente esaudite verso la fine. Lo sviluppo drammatico-sentimentale, allestito dai soggettisti Dario Argento e Bernardo Bertolucci, vuole i personaggi molto loquaci, aggrovigliati in multiple prospettive psicologiche. Il film è povero di slanci avventurosi e povero di emozioni autentiche: anche gli imprevisti sono tutti calcolati. Il miglior Leonoe si ritrova più che altro nella forte tensione visiva iniziale, con le linee degli sguardi silenziosi, fortemente evocativi. Ma non basta per dare carica al film sino alla fine.
Buono il cast, con una bellissima Claudia Cardinale, un misurato Henry Fonda, un enigmetico Jason Robards e via di seguito con Charles Bronson, Paolo Stoppa, Gabriele Ferzetti...: tutti attori di eccellente mestiere, tradizionalmente caratterizzati ed avvolti dell'immancabile (ma non memorabile come al solito), musica di Morricone.
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