Le mie ultime due presentazioni sembrano davvero un po' noiose, ma ho desiderato scegliere dai miei libri alcune cose interessanti della nostra storia perché non tutti ci capiscono le difficoltà e mi sembra giusto, dato l'isolamento di quasi 50 anni in cui abbiamo vissuto.
Tra le mie passioni più divertenti e sofferti, allo stesso tempo, della mia vita è quella per gli uccelli esotici; dico anche una passione sofferta perchè nasconde un affetto di una staordinaria intensità che non me lo posso spiegare in nessun modo, così che la morte di uno o di un altro degli uccellini mi fece soffrire tantissimo, al di là della gioia e il divertimeno che mi portarono nei loro migliori momeni di tenera esistenza.Ad un certo momento, ne avevo in casa tre specie diverse; una copia di pappagallini azzurri, un canarino e due zebre australiane, i quali ho studuiato attentamente per mesi e per ciascuna in parte ho scritto e pubblicato qualcosa, anzi, ho donato i miei racconti per diversi libri delle persone che amano gli animali e si occupano della loro protezione e di quella degli uccelli d'Italia. Ecco, adesso, vi presento le zebre australiane, i più interessanti uccellini che ho avuto, ma anche i meno musicali.Attualmente, ho una coppia di pappagallini e un canarinio.
In un certo periodo, le passeggiate domenicali per il mercato erano diventate sempre più spesse, per ammirare gli uccelli esotici, anche se avevo già una coppia di pappagalli e un canarino, così chè, in fin dei conti, non resistei alla tentazione di comprare altri due meravigliosi uccellini, non visti fino allora, le zebre australiane. Piccolissime, di una vivacità incredibile, ne comprai una coppia. Il maschio era bellissimo, a vari colori e modelli, distribuiti però, simetricamente, in una stupenda combinazione di marrone acceso, grigio, bianco e nero. La femmina, generalmente semplice, era anch'essa bellissima, color isabel, che metteva di più in evidenza i suoi occhi neri e vivaci.
Così che, apparse in casa, la terza gabbia che dovetti attrezzare specialmente, dato il comportamento diverso di questi minuti uccellini. Essi pure, somigliavano di più alle famiglie umane, alla gente semplice, che vive nella routine di ogni giorno, secondo un vero rituale, meno sentimentalmente e più istintivamente. Sarebbe, pensavo io, la famiglia con molti figli e con la concezione imperturbabile della necessità di mangiare, lavorare, fare dei figli, senza accorgersi dell'inevitable noia delle cose ripetute istintivamente, ogni giorno.
Comprai loro un cestino nel quale subito si fecero, da soli, un nido, intrecciando ingegnosamente, i fili d'erba o dei fiori che io mettevo in gabbia. Guardavo, a lungo, come lavoravano per farsi "una casa". Ma, come nella nostra vita umana, era il maschio quello che lavorava di più, mentre la femmina si lasciava "viziata", istintivamente, ogni mattina.
Presto, apparsero anche le prime uova, minuscole, bianche, come delle perle, come mai avevo visto. Nonostante che nell'infanzia abbia avuto l'abitudine di arrampicarmi sugli alberi, non avevo visto mai, da vicino, un nido e dei pulcini uscendo dalle uova, così che, decisi di non perdere quest'occa-sione, forse unica, e rinunciai a partire per le ferie, facendo solo dei brevi viaggi nei dintorni della città.
Ebbi, così, l'occasione di studiare con quanta cura il maschio si occupava della femmina-chioccia, mentre covava, cercando di farle il nido quanto più bello, mettendole delle paglie anche sopra la testa e portandole da mangiare dei pezzetti di pane che io lasciavo giù, in gabbia. Forse, guardandolo, alcuni uomini avrebbero da imparare da questa minuscola creatura! Anche in questo misterioso mondo, la femmina rimane una capricciosa, che si lascia "amata" e si vuole coccolata.
Quando uscirono i pulcini, per noi, io e mia figlia, fu una vera festa! Erano così piccoli e, dei quattro, vissero soltanto due: una femmina e un maschio. Fu sempre "il padre" a nutrirli e allevarli, lavorando, incessantemente, mentre "la madre", si sentiva "fiera" di avergli dato dei "figli", così che si permetteva di "farsi bella" e negligere, a volte, "i figli".
Crebbero anche i pulcini, diventarono giorno per giorno, sempre più belli ed era un vero divertimento guardarli come si bagnavano, nei giorni calorosi dell'estate che già era arrivata. Quando erano piccoli, stavano nello stesso nido con "i genitori" ed era incantevole vederli insieme quando andavano a dormire, come una vera famiglia unita, uno attaccato, strettamente all'altro.
Quando diventarono grandi, si separarono e dovetti mettere un cestino
anche per i due pulcini, perché non volevano più dormire con "i genitori".
In fin dei conti, la femmina- madre si ammalò e morì.Ciò che mi colpì fortemente, fu l' atteggiamento del maschio- padre: vedendola malata, l' aiutava a morire più presto, facendole male ogni giorno un po'; io non resistì più vedere questo strano atteggiameno e lo portai da un allevatore di uccelli, conservano e curando solo la femmina fin quando morì.
"Bellisimi a mio avviso è l'animale domestico più bello. L'ho allevati per parecchi anni e riescono a trasmettere molte emozioni, ricordo che rimanevo ore ed ore ad osservarli. In ogni periodo dell'anno vivono delle fasi diverse, passando dall'accopiamento in primavera alla muta nel periodo ... Leggi l'opinione