Cave del Predil, Tarvisio

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Cave del Predil, Tarvisio

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Opinione su "Cave del Predil, Tarvisio"

pubblicata 15/12/2017 | irina89
Iscritto da : 06/09/2010
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Su di me :
Piccoli Prìncipi, non piccoli nei Princìpi.
Buono
Vantaggi .....
Svantaggi .....
Eccellente
Qualità del veicolo
Affidabilità su strada
Comfort
Spaziosità dell'abitacolo
Qualità di guida

"Scorci oltre gli squarci"

Cave del Predil - Monte Re

Cave del Predil - Monte Re

Scorci (panoramici)

Ci sono luoghi che pur non mendicando la nostra attenzione rivendicano un posto al sole nel panorama di una contemporaneità ancorata a prospettive di prossimità troppo corte.
Luoghi che intimano una certa conoscenza dei fatti prima di prendere le dovute misure.
Cave del Predil , uno fra tanti.
Nell'appellativo 'cave' l'origine e il destino di un paese del tarvisiano la cui ragion d'essere si esplicò per intero nell'attività estrattiva. Senonché cessato l'ultimo sfregolìo di macchine ansanti si consumò la disgregazione della comunità cavese - negli anni d'oro quest'ultima aveva sfiorato le mille unità - principiata negli anni Cinquanta in seguito alle prime avvisaglie di chiusura dell'impianto conclusesi, come ortodossia impetra, con vertenze sindacali a cui seguì uno sfoltimento cospicuo del personale, evento, divenuto in seguito una costante, da cui partorirono cambi di gestioni - para-statale e regionale – prima, e l'apposizione dei lucchetti all'ingresso della miniera, poi.
Come un tronco cavo, ma pur sempre vegeto, Raibl (toponimo tedesco in uso sino al 1926), nonostante l'emorragica emigrazione - aggravata dalla penuria di servizi assistenziali e socio-educativi - di gran parte della sua cittadinanza, resiste.

Il Parco Internazionale Geominerario, il Museo della Tradizione Mineraria e il Museo Storico Militare Alpi Giulie , in quanto custodi dei resti di un passato, per certi versi glorioso, spentosi in seguito a una lunga agonia, costituiscono oggi l'ariete con cui si tenta di sfondare il muro del silenzio mediatico e istituzionale che irrimediabilmente cala su realtà produttive che nel computo tra investimenti e ricavi risultano in perdita.

Il tridente museale è, dunque, la risposta fattiva mediante la quale Cave, nella duplice veste di paese e miniera, intende alimentare la memoria storica collettiva sottraendola alla voracità del giornalismo sensazionalistico fine a sé stesso e alla volubilità delle ricostruzioni soggettive. In quanto termine di studio e paragone esso potrebbe, altresì, assolvere alla funzione di emendare gli errori del passato, bonificare territori e rapporti interrotti, ridiscutere processi decisionali inerenti al bene comune politicamente inteso nell'accezione più nobile del termine, slegati pertanto da logiche anchilosanti e meri interessi economico-finanziari, attitudinalmente monopolizzati, mutevoli e contingenti.
Le riserve di minerali stratificati tra le rocce del Monte Re allo stato dei fatti non risultano essere al lumicino, tutt'altro; umanamente comprensibile, dunque, la costernazione palesata dall'ultimo centinaio di minatori allorché fu loro concessa la possibilità di fissare, prima della demolizione, lo sguardo sbigottito e rassegnato sull'ingresso della miniera, nonché sull'impianto esterno ove il materiale estratto subiva una prima cernita effettuata con l'ausilio di reagenti chimici.
L'addio si consumò senza possibilità di appello.
Le stesse montagnole di materiale sterile costeggianti le rive del Rio del Lago , sovrastate da condotti ferrosi orrendamente ossidati, dopo un trentennio continuano ad allertare l'autoctono come il viandante occasionale per cui il viaggio - metafora e fine ultimo della vita - è una biblioteca itinerante da aggiornare a ogni svolta, ogni cippo, oggi incontro.

Cumuli e macerie che stridono come violino scordato con l'ambiente circostante: un anfiteatro mignon, boscoso, su cui, però, per molti mesi all'anno, cupa, si stende l'ombra di aguzze cime alpine; una perla di pacata bellezza lacustre - Lago del Predil/Raibl , una chicca naturalistica dove si danno convegno le aree wilderness nostrane e slovene – Foresta demaniale di Tarvisio , Parco Nazionale del Tricorno.

Cave: company town

Tale beltà corona, dunque, e offusca l'abitato di Cave: una zona franca dove il millenario sfruttamento del sottosuolo, le spinte positiviste fideisticamente attestate sull'irrefrenabilità del progresso umano e sociale, il socialismo utopistico teso a realizzare ''il più rapidamente e il più completamente possibile l'esistenza fisica e morale della classe (sociale) più numerosa'' - stemperato dall'ascesa pervasiva dell'industrializzazione e del conservatorismo economico-istituzionale dettato dall'apparato imprenditoriale-dirigenziale, hanno lasciato un'impronta tangibile sul territorio, sul trend demografico e sull'assetto urbanistico del piccolo centro sviluppatosi lungo la direttrice della SS54.
I caseggiati a più piani – dormitori comuni e appartamenti - uniformi nello stile e disposti con razionale pianificazione al cospetto della miniera, ancora più degli alloggi adibiti alle attività dirigenziali, alle villette unifamiliari decentrate e al cimitero recante sepolture monumentali, rappresentano la concretizzazione di un coacervo di ideali e spinte pragmatiche che videro nelle cosiddette company town la realizzazione di un ordine sociale nuovo, più aderente alle interpellanze della neo-civiltà industriale.
Sicché, il datore di lavoro assunse l'onere di affiancare agli opifici, insediamenti abitativi in funzione della compagnia aziendale stessa proprietaria degli immobili, dispensatrice delle attività educative e ricreative dell'intero nucleo familiare dei dipendenti, seguito e assistito anche sul piano sanitario.
Funzioni assolte in seguito dal welfare statale, oggigiorno date per scontate, in realtà, com'è facilmente intuibile, all'epoca costituivano un'assoluta novità messa in campo al fine di attrarre manodopera poco propensa a trasferirsi in siti decentrati rispetto al flusso vivo degli avvenimenti storici, o poco allettata da un lavoro realmente logorante, alienante, rischioso qual è, nel caso specifico, quello del minatore.
Regalie pur sempre relegate al periodo lavorativo del capofamiglia ed elargite con oculato paternalismo.
Cave del Predil divenne meta di immigrazione, nonostante tutto.
Folto il numero dei frontalieri sloveni e austriaci, altrettanto nutrito il gruppo di friulani e italiani provenienti da fuori regione, stanziatisi nel borgo, pertanto ogni lavoratore si trovò immerso in una compagine sociale contraddistinta da un dinamismo socio-linguistico a suo tempo anomalo persino per una vallata di montagna i cui sbocchi naturali sono costituiti da un passo alpino – Passo del Predil – e da località turisticamente altisonanti, ossia Sella Nevea e Tarvisio.
Nel presente, per rintracciare il mood del tempo, così inconfutabilmente intriso di polietnicismo e plurislinguismo, panni quest'ultimi ormai sbiaditi oltre che dismessi, non basta passeggiare lungo i vialetti del paesino graziosamente curato con aiuole puntellate da arredi fantasiosi ricavati recuperando pneumatici dal battistrada consunto, è necessario addentrarsi nelle viscere oscure della terra, respirare l'atmosfera del Circolo Enal ivi presente, ripercorrere con un treno diretto i binari della Grande Storia Militare europea.
Traguardi dalla portata democratica del biglietto unico - € 12.00 – traguardi che hanno, tuttavia, una tempistica ben precisa legata alla stagionalità.
Per ragguagli in merito, la cooperativa Alea consiglia di prenotare.

Contatti

Tel. 345.53.41.267 / 346.76.74.714
e-mail polomusealecave@aleacoop.it


... (socio-demologici)


Nel Museo della Tradizione Mineraria una messe di documenti – concessioni estrattive, libri paga, assegni circolari, mappe catastali, cartine e resoconti geologici localizzanti i giacimenti di galena e blenda – e di oggetti di modernariato – calcolatrici, computer, prodotti di cancelleria – investono il turista voglioso di conoscere i ritmi di vita e i processi decisionali di un sistema socio-economico solo apparentemente poco complesso.

Poiché è severamente vietato fotografare la galleria e le mostre, per il futuro non resta che confidare nella propria memoria.
Tra le tracce mnestiche destinate a restare indelebili vi sono certamente gli angoli dedicati al tempo libero: una biblioteca di modeste dimensioni celante opere letterarie di pregevole fattura e romanzetti d'appendice, un cinematografo con relative bobine d'antan, una sala Tv, un biliardo.
Sale un groppo in gola costatando che tali benefici fossero destinati esclusivamente al ceto impiegatizio, inconcepibile distinzione in cotanto illuminato sistema socializzante; la parrocchia suppliva a tale discrepanza offrendo diversivi – film, feste patronali, tornei sportivi - ai minatori e chissà, forse, anche alla classe dei manutentori.
Nulla, in quest'universo paradigmaticamente polveroso dominato dalla farraginosità della macchina burocratica, si reperisce circa l'aspetto scolastico, l'associazionismo, la condizione femminile e tutto quanto non sia riconducibile al rapporto biunivoco Cave-miniera.
Ad eccezione dei rituali appuntamenti calendariali della comunità cavese: i festeggiamenti in onore di Sant'Anna e di San Nicolò.
Manifestazione, quest'ultima, insignita di visibilità mediante l'apposizione di poster ritraenti i Krampus : maschera tradizionale, caricatura di creatura diabolica, pagana, esorcizzante, tramite il moto perpetuo e il suono infernale dei campanacci, la stagione delle ombre lunghe, il buio, il male, il rimosso. Inquietanti, i Krampus, dotati di corna e volto malignamente artefatto, ricoperti di pelli animali, istigatori del disordine prestabilito, figure mitologiche inscenanti l'atto penitenziale, e il ritorno sulla retta via illuminata dalla Fede incarnata dal vescovo di Myra.
L'approccio divulgativo caratterizzante l'aspetto storico – dall'epoca pre-romana all'arrivo degli Asburgo, dal primo dopoguerra fino alla chiusura definitiva del giacimento avvenuta nel 1991 – e scientifico, nella fattispecie geominerario e chimico, risulta essere piuttosto snellito. Malgrado ciò, la propedeuticità di alcune nozioni apprese durante la visita del Museo della Tradizione Mineraria per lo step successivo, il Parco Internazionale Geominerario, è fuori discussione.

... (sincretici)


Il personale della biglietteria, posta in Largo G. Mazzini , gode di una lauta pausa pranzo, ne consegue che l'intero polo museale interdetto al pubblico accesso per più di novanta minuti, favorisce una perlustrazione più puntigliosa dell'abitato.
Zigzagando tra i ponti che raccordano le due sponde dell'algido Rio del Lago, si scopre la Nuova parrocchiale edificata con il contributo diretto dei minatori e l'intermediazione dell'ingegner Nogara, nume tutelare dirigente della Società mineraria del Predil S.p.A. negli anni che segnarono l'apogeo dell'attività estrattiva – 1923-1956 – tale costruzione in cemento armato reinterpreta nei tetti spioventi e nel campanile aguzzo, lo stile alpino.
Prospiciente vi è ancora la sede storica del culto religioso cavese: la chiesa di Sant'Anna (XVII sec.) quasi una cappella per dimensioni, contraddistinta da uno stile carinziano - tetto con le scandole in legno, campanile, con orologio, aggregato al corpo di fabbrica principale - declinato in versione originale per planimetria, cupola ogivale e doppia entrata, di cui una protetta da una simil-garitta lignea.
Al patrimonio residenziale di Cave, è venuto a mancare l'ospedale demaniale, struttura polivalente deputata al controllo della sanità pubblica, e al contrasto delle malattie professionali tramite l'utilizzo di screening periodici, esami clinici, raggi X, interventi di ortopedia e chirurgia ambulatoriale. Una lapide posta nei pressi dell'ingresso del Parco Internazionale Geominerario ricorda le vittime del nefasto evento avvenuto nel 1910, allorquando una parete rocciosa della miniera cedette aprendo uno squarcio mortale che fece riversare all'interno dell'ospedale detriti, acqua, ghiaia.
Perirono sette persone.
Semi-fatiscenti i monumenti di archeologia industriale, seguono il crinale della montagna, sfregiato in eterno da opere murarie e contenitive oltre che dai vari agglomerati funzionali all'attività estrattiva.
L'unico punto ristoro in paese resta La locanda del minatore , ex-segheria rilevata da un marchigiano, riconvertita in ristorante-pizzeria; locale connotato da un'ambientazione informale ma lindo e completamente accessibile.
Chiunque convenga sui luoghi potrà degustare dalle 07:30 alle 21:30 i piatti del giorno, e sbizzarrirsi nella scelta delle pizze e dei vini. Prenotazione al numero 338.76.74.416 , gradita.
Prezzi mediamente altini, buona la carta dei vini, superlative le fettuccine all'uovo al sapore di bosco.

Squarci (storici)

Satollo, il turista che avrà acquistato antecedentemente il ticket, potrà vidimandolo, varcare l'ingresso del Museo Storico Militare delle Alpi Giulie.
Il biglietto consente di vagliare con metodo, se non addirittura conoscere, l'alba del ''dramma - spirituale - del nostro travagliato sorgere a nazione'' nei limiti geo-fisici oggigiorno conosciuti, sebbene il percorso allestito, di stampo prettamente didascalico, in guisa di un narratore spasmodico ammanisce fatti su fatti riportandoli con caratteri così minuti e fitti da generare un corto circuito neuronale.
D'altronde l'incontro tra il 'fronte orientale' e la Grande Storia si dispiegò in una sequela di atti, ognuno dei quali caratterizzato da una reale recrudescenza dei decorsi bellici, lunga, a spanne, centocinquanta anni.
Lasso temporale suddiviso sostanzialmente in tre percorsi monotematici:
• - invasione napoleonica
• - Grande Guerra
• - Seconda guerra mondiale
Compendio significativo atto a favorire un'immersione vitale nel retroterra storico e quindi in definitiva, nel quadro di riferimento assiologico da cui discendette pur sempre una società democratica e pluralista voluta e perseguita dal basso.

Dal 1797 al 1813 la Val Canale fu teatro di scontro tra le truppe napoleoniche - in avanzata verso l'Austria - e l'Impero austro-ungarico. Malborghetto-Tarvisio-Camporosso, Valbruna, Passo del Predil divennero altrettanti campi di battaglia a causa della bramosia egemonizzatrice del Bonaparte, il quale in nome della Fraternità devastava mezza Europa, in nome e per conto della Libertà e dell'Uguaglianza arraffava e trafugava opere d'arte, piantava Alberi della Libertà e frattanto emanava editti con cui intimava sequestri, confische di beni, reclutamenti forzati. Affilando plotoni di esecuzione il Corso seminò nelle losanghe territoriali percorse con mire espansionistiche, un miscuglio fervido di ideali – libertà, indipendenza, orgoglio nazionale... - a lenta germinazione.
Più che ideali, rivendicazioni legittime che fomentarono l'entrata in guerra del nostro Paese nelle due deflagrazioni mondiali.
Le cime, le cenge, le vallate, le foreste di quest'anfratto d'Italia risentirono nel triennio 1915-'18, dei comandi imperiosi dei vari Cadorna, Diaz, Ludendorff.

Cave del Predil è un paese indissolubilmente legato alle dinamiche strategiche della Prima guerra mondiale. Difatti il centro minerario in quanto facente parte dell'impero asburgico, nel 1898, fu collegato tramite l'escavazione di un traforo al villaggio sloveno di Bretto. Tale galleria fu costruita in seguito all'ampliamento dell'attività estrattiva per consentire l'eduzione dell'acqua dai cunicoli posti ai livelli inferiori verso il torrente Coritenza.
Il medesimo tratto venne riconvertito dai comandi austro-tedeschi in via preferenziale per introdurre nel territorio occupato dalle truppe italiane, alla chetichella, contingenti di artiglieria-fanteria, armi, vettovaglie da convogliare in seguito al fronte. Grazie a codeste lungimiranti misure cautelative, all'orografia dei luoghi, all'inesistenza del pattugliamento della contraerea italiana, all'effetto sorpresa delle condizioni meteo avverse, oltre alle negligenze acclarate di Cadorna, a Caporetto, nell'avanzata a tenaglia del nemico, perirono ben seicentomila uomini.
Nel secondo conflitto mondiale, la Galleria del Bretto - ricaduta in territorio jugoslavo - venne fatta oggetto di sabotaggi a danno delle milizie naziste. Azioni culminate con la morte di un soldato tedesco, dura fu la reazione delle SS: armate di lanciafiamme rasero al suolo Bretto di Sopra e fucilarono sedici persone.
SS: impassibili esecutrici del diktat fuhreriano - dieci nemici per un tedesco –, ancora una volta, affette da discalculia cronica.
Le lotte burocratiche intercorse tra l'Italia e l'ex-Jugoslavia - sino all'entrata della Slovenia nell'Unione Europea – per regolamentare tale ''confine di seconda categoria'' , nonché l'impiego della forza pubblica all'ingresso della galleria dotato di grate, ove transitava la manodopera slovena allorquando i valichi montani - causa neve - erano impraticabili è altresì documentato con foto d'epoca.
Il Museo Storico Militare alleggerisce la polpa nozionistica con una parata di divise dei vari corpi armati, mostrine, medaglie, corredi personali dei soldati – gavette per il rancio, scarponi, sci, corde, maschere antigas, zaini... - e plastici in varie scale riproducenti linee di attestazione, testa di ponte dei rispetti eserciti, diorami arricchiti con cannoni e soldatini armati in miniatura.
La rassegna di armi è espressione dell'evoluzione del settore: spade, armi bianche, baionette, acciarini, fucili di precisione, pistole - non per forza in quest'ordine – sino al carro armato, meritevole di menzione didascalica, che ricevette il battesimo del fuoco nel 1916; invenzione-svolta che contrastò l'immobilismo della trincea causato dal duo mitragliatrice-filo spinato.
... (esistenziali)


Mitragliatrici, cannoni, obici da montagna recuperati sono sparsi nei dintorni oltre che nei vari slarghi di Cave, ove contendono il primato ai vagoncini dei minatori. Giacché i cavesi si percepivano ed erano percepiti all'infuori dell'areale comunale in funzione dell'attività estrattiva, l'immedesimazione nella mistica mineraria, per quanto fittizia e parcellizzata, è un atto dovuto.
Il visitatore varcato il cancello del sito minerario dovrà indossare il caschetto, depositare fotocamere e quant'altro possa immortalare cunicoli e persone, e infine, da brava formichina avvicinarsi al mezzo locomotore in uso: un trenino elettrico.
Un accompagnatore e un assistente, assisi 'a poppa e a prua', saranno gli angeli custodi del piccolo drappello composto da individui inguainati in giacche impermeabili a causa della temperatura – media, - e del grado di umidità, 98%.
L'avventura è preceduta da un'infarinatura atta a contestualizzare le caratteristiche precipue della miniera di Cave. Si precisa che le gallerie hanno un chilometraggio ragguardevole dato che esse si estendono per oltre cinquecento metri sopra e cinquecento metri sotto il piano calpestabile dell'anticamera sotterranea. I minerali escavati dalle vene minerarie furono il blenda e la galena , da cui dopo vari processi si ottennero rispettivamente lo zinco, il piombo e altri sottoprodotti come il cadmio, l'indio, il germanio... adoperati in vari campi (elettrico/elettronico, aeronautico); il sito minerario presentava altresì tracce di pirite, cerussite, sfalerite.
Lo zelo della guida, ovvio, travalica l'asettica enumerazione di dati, difatti egli raccorda con non dissimulata partecipazione, il progresso scientifico-tecnologico alle condizioni lavorative degli operai impiegati nel sottosuolo, in superficie e nell'indotto a cui vanno annoverati i magazzini e le officine.
L'organizzazione lavorativa richiedette manodopera specializzata chiamata tra l'altro a smaltire il materiale sterile e non - tramite un sistema di teleferiche in quanto era prioritario prevenire il collasso dei tunnel e al contempo trasportare il ricavato della lavorazione dei metalli alle relative destinazioni - e presidiare, nelle centrali di Riofreddo e della Diga di Plezzut, la produzione di energia idroelettrica.
Velato di nostalgia il ricordo di un paese animato, che pullulava di esercizi commerciali e di un piccolo esercito di artigiani e liberi professionisti.
Vibrante è, dunque, il racconto di aneddoti, considerazioni personali tratte da uno spaccato di vita rivissuto dalle giovani generazioni tramite le testimonianze ascoltate dalla viva voce dei protagonisti dell'epoca.
Ricordi bollati non da tragedie immani, o infortuni sul lavoro imputabili all'asperità dei luoghi – tant'è vero che i ponteggi all'interno delle gallerie non furono previsti - o al mancato controllo preventivo dei macchinari provocato da negligenza umana, bensì ravvisabili nella disattenzione del singolo dovuta a imperizia, o al fisiologico calo di attenzione conseguente all'esaurimento delle energie psico-fisiche. Anche il non calcolato rischio effettivo circa i colpi di tensione generati dal grado altissimo di umidità dell'ambiente, il disorientamento causato dall'assenza di illuminazione, dall'uso delle mine, dalle frane, dagli schiacciamenti, causò vittime innocenti.
La percentuale degli infortuni sul lavoro nella miniera di Raibl , piccola puntualizzazione del cicerone cavese, a dispetto di ogni congettura, si attestò sempre tra le più basse d'Italia, persino tra i ''fochini'' vale a dire il reparto deputato all'innesco-deflagrazione di micce, e sanificazione successiva, del suolo.
L'artrosi, tra le malattie professionali, fu la patologia che afflisse maggiormente i minatori, i quali ebbero problematiche a carico dell'udito, della vista e dell'apparato tegumentario.
Le loro condizioni di vita non furono delle più rosee: ore e ore trascorse nel sottosuolo, in coppia – un esperto e un novellino - per risparmiare le pile delle lampade, con il corpo completamente rivestito di materiale plastico – stivaloni in gomma, caschetto, giubbe e pantaloni in pvc – e immersi nella fanghiglia, scavando o manovrando mezzi e attrezzi ad aria compressa.
La discesa e la risalita di persone e materiale estratto mediante fornelli, montacarichi, gabbie metalliche e scale in alcuni frangenti fu un terno al lotto. In tale evenienza, fue ore di massacrante arrampicata, piolo dopo piolo, cessato il turno di lavoro, attendevano il minatore sulle cui spalle gravava il peso dello zaino e delle pile. Usurante oltremisura.
Siffatte condizioni di vita furono all'origine dell'abuso di alcol, una forma strisciante di 'anomia' latente ma non per questo meno letale.
L'esposizione al solfuro di piombo e zinco, problematica aggravata per gli operai addetti alla laveria sottoposti all'azione tossicologica dei reagenti chimici, fu causa determinante per l'insorgenza del saturnismo – neuropatie, anemia, cancro polmonare/prostatico – e di svariate patologie epatiche, nefrologiche, cagionate dall'accumulo di sostanze contaminanti.
Certo è, che i dipendenti non contrassero mai la silicosi.
Partendo da tale presupposto, si è appurato che le condizioni ambientali di alcuni cunicoli grazie alla combinazione favorevole di fattori quali la ventilazione e il grado di umidità – in alcuni casi pari al 100% - determinano in essi la formazione di un microclima 'purificato', privo di allergeni; solo al primo atto inspiratorio eseguito a cielo aperto si potrà soppesare quell'impalpabile leggerezza dell'aria circolante all'interno dei vari budelli sin lì percorsi.
Qualora le autorità competenti intendessero riconvertire parte del sito in aree da destinare a un'attività antropogenica dai sicuri riscontri occupazionali, ovvero la speleo-terapia , agirebbero nel giusto restituendo un palpito di vita a una comunità che vede inesorabilmente eclissare sé stessa e il contesto valoriale - fondato sulla solidarietà, la tolleranza, il cameratismo... - e identitario oggettivamente legittimato nell'avvicendarsi degli anni.
Per esorcizzare tale pericolo Cave del Predil dovrà, come suggerirebbe qualsiasi purista del marketing territoriale, inserire il proprio patrimonio socio-storico-culturale in un circuito turistico specifico: il richiamo attrattivo esercitato dalle cicatrici cancerose dei siti minerari dismessi a cui è acclusa una nutrita rappresentanza dell'archeologia industriale non è mai scemato.
Sarebbe d'uopo, inoltre, affiancare all'esplorazione dei meandri della miniera, alla divulgazione delle tecniche estrattive, alla narrazione dell'epos cavese racchiuso innanzitutto nell'annuale tributo liturgico a Santa Barbara, un approfondimento circa l'impatto ambientale dovuto alle attività svolte nella laveria, all'inquinamento del Rio del Lago e dei terreni circostanti conseguenti rispettivamente al dilavamento naturale e al trasferimento al suolo delle sostanze inquinanti.
Da curare con maggiore incisività il rapporto tribolante uomo-mulo, le condizioni di vita e l'apporto degli animali – in special modo cani - al progresso umano, in pace come in guerra.
Raibl ha, dunque, grandi potenzialità deprezzate da un contesto comunicativo carente qualora si considerino i parametri inclusivi concernenti l'accessibilità limitata e l'assenza di un percorso tattile.
Il visitatore premi il perfezionabile.

Cave del Predil.

Scorci oltre gli squarci.


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  • alexxxs77 pubblicata 07/01/2018
    Una visita sicuramente molto interessante.
  • omdamea pubblicata 03/01/2018
    Mi fai scoprire posti che non credo visiterò mai, grazie davvero.
  • Anthea2014 pubblicata 31/12/2017
    * E * c * c * e * l * l * e * n * t * E * recensione!
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