Chagall delle meraviglie - Complesso del Vittoriano - Roma

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Chagall delle meraviglie - Complesso del Vittoriano - Roma

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Un equilibrista sul filo dei sogni.
Una Opinione di yoda2000 su Chagall delle meraviglie - Complesso del Vittoriano - Roma
01.05.2007


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Opinione completa

Forse la mia arte è un'arte insensata,
un mercurio cangiante,
un'anima azzurra che precipita
sopra i miei quadri.
Marc Chagall

PREMESSA

Una parte della decisione di andare a vedere questa mostra è dovuta alla lettura dell'opinione pubblicata da quello straordinario maestro che è baol70 (Paolo) che ringrazio ancora una volta da queste righe dopo averlo ringraziato nel commento alla sua eccellente opera.
E' quindi evidente che la mia opinione non può non tener conto di quello che Paolo ha scritto. E, tenendo fede al mio impegno di non copiare o duplicare quanto già così magistralmente detto da altri, cercherò di dare alla mia modesta fatica un taglio per quanto possibile diverso.
Inevitabilmente, qualcosa si intreccerà, nel nostro narrare.
Le due opinioni si sfioreranno e forse si rincorreranno, si incroceranno e si scambieranno pezzi, come cromatidi in fase di duplicazione. Speriamo che la mutazione che ne deriverà sia feconda per entrambi.
Grazie, Paolo, per avermi aiutato nella scelta di andare, ma, accidenti a te, l'opinione potevi risparmiartela!

CONOSCERE CHAGALL

Il mio primo incontro con questo acrobata dei colori, delle forme e delle prospettive, avvenne durante il quinto anno del liceo.
Correva l'anno...ma, forse non è così essenziale.
La nostra splendida, conturbante, coinvolgente professoressa 40enne di Educazione Artstica, della quale erano perdutamente innamorati il 90% degli alunni maschi (il restante 10% era dichiaratamente gay) di tutto il liceo, dopo averci portato quasi all'estasi dei sensi con una descrizione ricca di profana sensualità dei Prigioni di Michelangelo, dopo aver stuzzicato e provocato i nostri giovani e prorompenti ormoni (maschili e femminili) con il racconto dell'estetica romantica e con la visione della Bonaparte canoviana, un giorno arriva in classe, trafelata per il perenne ritardo, con una pizza da pellicola nella borsa. Dentro, un film in 35 mm su quello che, secondo lei, era il massimo pittore vivente. Bravi, avete indovinato: era proprio Marc Chagall. C'era in giro per Roma, in quei giorni, una esposizione credo di stampe tratte dai lavori del grande Ebreo Russo, e questo filmato, circa 20 minuti non impeccabili di immagini e intervista, aveva lo scopo di introdurci alla visita.
E fu amore a prima vista.
Per i blu ed i pervinca, soprattutto. Per i bianchi ed gli indaco, anche. Per quelle figure capovolte e volanti, per quei paesaggi semplici e sofferti. Per tutto quello che ho visto quel giorno lontano, insomma. E, il giorno dopo, fuori orario di scuola, in 4 su 19 all'appuntamento con la nostra dea della cultura artistica.
Da allora, Chagall mantiene un posto di primo piano tra i miei artisti preferiti.

Con il ricordo di quei blu e di quegli indaco.

E quel ricordo cromatico vivissimo, quella sensazione di capovolgimento, di assoluta assenza di schemi precostituiti, ha guidato i miei passi verso quell'orrore moderno del Vittoriano.

LA MOSTRA

Per mia fortuna ho avuto l'accortezza di andarci di mattina in un giorno feriale di ponte, così da potermi godere una relativa tranquillità.
Niente fila alla biglietteria, sale semi vuote.
La mostra inizia con la proiezione di un breve filmato in una saletta apposita. Trovo persino posto a sedere e posso ascoltare quello che ci viene detto da un bel signore dalla figura massiccia ed evidentemente ma non ostentatamente ebrea. Alle sue spalle, scorrono senza soluzione di continuità le immagini dei dipinti più famosi del Maestro. E la figura, di cui non ho percepito il nome, ci narra dello Shagall ebreo, anzi ebreo-russo.
Di come questo genio della rappresentazione abbia rovesciato il rapporto tra ebraismo ed arte pittorica, di come sia riuscito ad estrarre la realtà e l'essenza dell'ebraismo ed a riprodurla su tela come nessuno prima di allora. Ci narra delle esperienze fatte nella sua città natale di Vitebsk, delle prime opere ispirate da quel posto e dalla sua famiglia.
Di come la Sinagoga rappresenti per il giovane Chagall un importante luogo di raccoglimento e di ispirazione, quasi un prolungamento della dimensione domestica, per la continua presenza del padre e del nonno, assidui frequentatori
Dice poi altre cose, ma il mio essere è già proiettato oltre, già distratto dal carosello di forme e colori che si alternano alle sue spalle.
Così, mi accorgo della fine del filmato solo per l'apparizione degli scarni titoli di coda...
A questo punto non avrebbe senso riascoltare da capo, quindi mi avvio verso l'inizio reale della mostra: un corridoio con sulla destra una grande e completa biografia dell'artista e sulla sinistra una saletta con una decina di tabelloni.
In ognuno è rappresentato un tema caro a Chagall con spiegazioni ed esempi. Una saletta molto ben fatta e molto utile alla comprensione del pensiero, oltre che dell'opera dell'artista. La gusto con sufficiente calma, tenendo comunque a debita distanza una scolaresca di scuola media, molto composta, a dire il vero, ma comunque invadente.
Subito dopo una serie di opere e pensieri dedicati alla famiglia ed alla casa natale. Madre, padre, nonna appaiono spesso, talvolta insieme al giovane Marc, in ambientazione tipicamente domestica o, al più, nella Sinagoga. Supero abbastanza velocemente e senza danni apparenti anche questa sezione ed entro finalmente nel cuore della mostra, la grande sala centrale divisa da pannelli e tramezzi in più ambienti comunicanti. In un angolo della sala prima dell'esposizione delle opere più grandi ed importanti, una proiezioni di foto in bianco e nero.
Muta.
Come tutta l'arte pittorica deve essere.
Non ho preso l'audioguida, ritengo che sia meglio cercare di trarre ispirazioni e sensazioni autonomamente, senza ronzii fastidiosi nelle orecchie e senza i tempi imposti dalla necessaria attenzione.
Foto, dicevamo. Una bella serie di una trentina di immagini, tutte del pittore, quasi tutte narranti del suo lavoro. In tutte, Chagall lascia trasparire una espressione serena, attenta, concentrata, spesso sorridente, con un bel sorriso franco ed autentico, mai di circostanza.
Poi, molte tele, del periodo della guerra e di quello immediatamente precedente e successivo. Si prosegue in una specie di itinerario a spirale fino ad uscire dalla grande sala al primo piano con le opere più grandi ed impegnative ed a iniziare la salita al piano superiore, dove si trovano alcune delle opere più belle e significative, legate alla sua spiritualità ebraica ed alla grande tragedia che ha colpito il suo popolo ed il mondo intero con il genocidio nazista.
Discendendo per una comoda scala si torna nella hall di ingresso e poi all'uscita, svogliatamente, con ancora negli occhi e nella memoria tutti i colori e tutte le forme di questo artista straordinario.
Al di la dell'impressione personale, di ci parleremo tra poco, rimane una sensazione di leggera costrizione, di mancanza di spazio e di aria tra un dipinto e l'altro che spesso costringe ad osservare da posizioni eccessivamente defilate per mantenere la giusta distanza dalla tela. Al piano superiore, dato anche il minor numero delle opere proposte, tale sensazione è certamente minore e, se non fosse per l'endemica mal-educazione di una parte del pubblico, si potrebbe gustare molto meglio l'esposizione.
Da ultimo, è il caso di ricordare che, inframmezzate ai dipinti, troviamo schegge degli scritti di Chagall. Sono talvolta esplicativi, talaltra riflessivi, ma sempre chiariscono punti del pensiero del grande Maestro. Anche questo contribuisce alla sensazione di leggerezza e tranquillità che si respira per tutta la mostra, al punto che si arriva quasi con sorpresa alla fine, stupiti di aver già gustato ed apprezzato tutte le 180 opere esposte.

MARC E MARCO

Ho già raccontato del mio primo incontro con Chagall, mediato senz'altro dalla presenza preziosa, in tutti i sensi, della nostra professoressa.
Ovviamente, le sensazioni e le impressioni che si possono provare a 18 anni, in pieni anni '70, ed a 50 nel 2007 sono talmente diverse da non poter essere confrontabili.
Ad esempio, io sono andato per ammirare e respirare i blu e gli indaco e mi sono ritrovato ad amare ed inghiottire i rossi. In quel mio primo contatto, i rossi non avevano colpito abbastanza la mia fantasia tanto da farli rimanere impressi così a lungo.

Ma chi è Chagall?

Personaggio atipico, senz'altro contrario e refrattario ad ogni tentativo di catalogazione, si distingue sia dal cubismo che dall'espressionismo.
Per sua esplicita ammissione.
Io, sinceramente non so cosa dirvi di Chagall.
Certo, storicamente è stato uno degli artisti più innovativi del secolo scorso.
Miscelando sapientemente influenze e simboli di svariate provenienza (si pensi alla coraggiosa scelta di utilizzare il simbolo cristiano per eccellenza, il crocifisso, per rappresentare la tragedia del popolo ebreo), ha creato una vicenda artistica davvero cosmopolita ed internazionale.
Con la sua arte apparentemente facile, ma in realtà sapientemente intessuta di riferimenti colti, ha saputo parlare anche al grande pubblico, oltre che alle piccole e astiose schiere dei critici.
Tranne pochi casi, le sue figure, sempre provenienti da un mondo soffuso di presenza onirica, sono semplici, facilmente identificabili pur se calate in una visione fantastica e sconvolta dall'uso ardito di prospettive e colori.
Spesso i critici hanno rimproverato a Chagall un eccessivo uso di piani invertiti, come la presenza massiccia, nei suoi dipinti, di personaggi a testa in giù sembra testimoniare costantemente. Ma il nostro artista ha sempre mostrato una regale indifferenza per queste indicazioni, continuando a proporre le sue sperimentazioni fatte di impressioni.
In alcuni suoi quadri sembra di poter avvertire i suoni, quasi gli odori, delle situazioni.
E si, perché Chagall disegna e rappresenta sempre situazioni, insiemi di impressioni, scene vissute ed intessute di storia, quella piccola, di tutti i giorni, o quella grande, straordinaria e terribile degli anni maledetti.
Ogni tela di Chagall per me è un racconto, più che una istantanea. L'uso dinamicissimo dei colori, di cui Chagall è indubbiamente un mago, a me trasferisce sempre sensazioni di movimento. Anche nelle tele più tenui e crepuscolari. Ed i suoi soggetti, quando non vengono direttamente dalla realtà, compaiono dai sogni di tutti noi o dai racconti della tradizione (il violinista della tradizione ebraica...).
Ecco, io vorrei parlarvi di dipinti, di tecniche, di disegno, di tratti.
Ma non ne sono capace.
Non ho le adatte conoscenze e la necessaria familiarità. Vi posso solo dire che raramente ho trovato tanta forza espressiva come nelle tre versioni della caduta dell'Angelo, con le ali che si trasformano via via in fiammeggianti appendici e l'angelo che si fa via via più terribile e meno riconoscibile ed i personaggi che osservano attoniti, con la torah prima chiusa e poi aperta, con il violino che miracolosamente compare e suona, da solo, come a ricordare che il popolo ebreo non è distrutto ma sta ritrovando, pur nella catastrofe, la sua identità e le sue radici.
E l'angelo caduto, la luciferina presenza, trasfigurato e trasformato in essenza anche femminile, come le rotondità accentuate e manifeste sembrano testimoniare, forse non è più solo il fuoco della distruzione cosmica. Forse, proprio la mancanza di apparenti legami con il momento storico indica che l'angelo caduto in realtà è una fiamma insaziabile che fa irruzione nell'anima di ognuno, come la più travolgente delle vicende...
Ecco, io questo dovrei e vorrei dirvi.
Ma non ne sono capace.
Dovrei raccontarvi della emozione profonda che mi ha scatenato il trittico della crocifissione, ottenuto facendo letteralmente in tre pezzi e rivisitando totalmente e completamente una grande tela, la Rivoluzione, con il suo passare per la RESISTENZA, immagine dalla straordinaria drammaticità, dai toni rossi vivi e blu scuri con una sola, piccola figura bianca che sembra dire no! non possiamo arrenderci.
E poi la RESURREZIONE, seconda tavola del trittico, in cui il rosso ora è limitato alla parte superiore del quadro e contiene figure evocative di ricostruzioni, di nascite e ri-nascite, con la figura del Cristo che si allunga in verticale per tutta la lunghezza del quadro come a garantire il passaggio e l'integrazione tra la rossa zona di attiva fase di ri-costruzione e novità e la tradizione rappresentata dalla zona bianca in cui trova posto il rabbino avvolto come a proteggere la torah, simbolo di tradizione e continuità, insieme ad altre figure.
Infine, la LIBERAZIONE, la terza tela del trittico, in cui il rosso è praticamente scomparso, lasciando il posto a colori meno aggressivi e più luminosi, ed il Cristo, oggettivamente scomparso, come se avesse ormai esaurito il suo compito sulla scena, si avverte più come allusiva presenza discreta, mentre la scena stessa è dominata da altre significative figure, prima tra tutte il violinista della tradizione che sembra guidare e dominare un'orchestra gioiosa.
Ma non sarò mai capace di raccontarvi tutto questo.
Non saprò mai dirvi di come i colori escano dai quadri per venirci incontro, accoglierci ed accompagnarci all'interno della rappresentazione pittorica.
Di come le forme e le posizioni spesso volanti evochino in noi echi diretti dei nostri sogni e delle nostre fantasie.
Di come, facendo un gioco curioso, quello di osservare un'opera inclinando la testa prima a sinistra e poi a destra la percezione del tratto, della luce, dell'ispirazione cambi totalmente.
Di come questo cantore della luce sappia parlarci di guerra e di pace, di amore e di famiglia, di morte e di nascita senza mai venire meno alla sua incoerente coerenza di non cedere agli schemi, alle facili omologazioni.
Di come la sua creatività, la sua ossessione, la sua anima tradotta in opera non siano altro che il mezzo per costringerci a collegare, ad esplorare, ad associare.
Questo e tanto altro non sarò capace di dirvi.
Ma voi non vi arrendete.
Andate a vederla, questa mostra, sperimentate personalmente la forza evocativa del più straordinario poeta dei colori che il '900 ci abbia regalato.
Sarà un piccolo pezzetto della vostra storia personale che si arricchirà di impensabili sensazioni.
Riempirete un angolino della vostra anima di stupore genuino.
Costruirete un invisibile, piccolo ponte verso il mondo parallelo dei sogni.
Vi troverete quasi con la necessità di richiamare alla mente i ricordi, sfumati dal tempo passato, delle impressioni e delle suggestioni.
Andate a vederla e non ve ne pentirete.

Shanti, Shanti, Shanti

Marco

   
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17.04.2007

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