Christiane V. F., 14 anni: una storia di droga e di prostituzione
01.02.2011
Vantaggi:
Una storia vera che parla di un problema attuale anche oggi
Svantaggi:
Scene molto crude
Consiglio il prodotto:
Sì
 IlMarsigliese
Su di me:
"Se ti senti disposto a essere conciliante, chiediti soprattutto che cosa ti rende in realtà co...
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Avete figli prossimi all’adolescenza che reclamano più possibilità di uscire con gli amici, per andare in discoteca piuttosto che in altri luoghi di aggregazione? Prima di farli uscire fategli vedere questo film! Avete amici che dicono che una canna o una tirata ogni tanto non fanno male e che possono smettere quando vogliono? Fategli vedere questo film! Ognuno di noi, poi, risponde alla sua coscienza ed è, o dovrebbe essere, pienamente responsabile delle proprie azioni, ma almeno non potrà più dire di non sapere… Film vecchiotto, va detto, compirà 30 anni di vita a breve, ma è un vero pugno nello stomaco! OK, i tempi sono cambiati, la vera piaga oggi è la cocaina più che non l’eroina, quantomeno se ne parla in questi termini e io sono fuori da un giro in cui non sono mai entrato per poterlo dire con la massima sicurezza, ma i problemi sono alla fine gli stessi: l’inizio quasi per gioco, la dipendenza, le crisi di astinenza, la ricerca forsennata di denaro che porta alla prostituzione ed alla peggiore abiura della dignità della persona, se non si trovano il coraggio e la forza di uscirne per tempo la quasi sicura morte… Questo drammatico film del 1981 ripercorre la vita della protagonista, Christiane Vera Felscherinow, nata ad Amburgo nel maggio del 1962, e prende spunto dalle testimonianze rese dalla medesima durante il processo che la vide imputata per possesso di droga e ricettazione che si concluse nel giugno 1978 con l’assoluzione dell’imputata poiché ancora minorenne all’epoca dei fatti contestati. Va detto, a onore del vero, che il film è solo uno spaccato del libro che la stessa Christiane scrisse a sei mani con i giornalisti Kai Hermann e Horst Rieck e che si intitola, in lingua originale, Wir Kinder vom Banhof Zoo. Libro che, nei toni usati e nelle descrizioni degli ambienti dei drogati berlinesi dell’epoca, riesce ad essere persino più incisivo della rappresentazione cinematografica. Ad esempio, una parte che nel film viene saltata a piè pari è quella relativa al trasloco che la famiglia di Christiane effettua nel 1968, quando lei ha 6 anni, per spostarsi da Amburgo al quartiere-dormitorio di Gropiusstadt di Berlino Ovest, nella zona sud della città quasi a ridosso del vecchio e tristemente famoso muro, alla ricerca di migliori opportunità lavorative. Qui Christiane vive fino al momento del racconto con la madre, la sorella ed il manesco padre, di cui nel film non si vede neanche l’ombra se non in qualche citazione. La zona in cui vive è abbastanza desolante, degna delle peggiori periferie. Oggi, essendo stato a Berlino diverse volte negli ultimi anni ed avendo avuto modo di osservare da vicino i profondi cambiamenti che stanno mutando l’aspetto della città di giorno in giorno, posso dire che le condizioni di vita siano in leggero miglioramento, ma all’epoca la situazione era veramente drammatica. Scarse prospettive e un contesto sociale deprimente portavano i giovani sempre più verso i pochi centri di aggregazione presenti sul territorio. Uno di questi è il centro giovanile della Chiesa Luterana, dove Christiane comincia a fumare hashish e a consumare droghe sintetiche all’età di circa 12 anni. Pochi mesi dopo avere cominciato il liceo, la sua compagna di scuola Kessi (all’anagrafe Suzanne Kuhn) la porta con sé per la prima volta alla discoteca Sound, collocata nelle zone adiacenti alla Kurfürstenstraße, una delle più moderne d’Europa e tristemente famosa per essere un centro di spaccio di eroina e di prostituzione giovanile. La frequentazione del Sound si fa assidua, ed in una di queste sere Christiane fa “conoscenza” con una droga nuova mai provata in precedenza: l’acido. Quella stessa sera, in preda a conati di vomito per avere visto un ragazzo in overdose con la siringa ancora nel braccio nei bagni della discoteca, Christiane conosce Detlef ed il suo amico Axel, due personaggi che la prenderanno per mano e la porteranno, non senza il suo consenso, nel tunnel della dipendenza da droghe pesanti. La sorella di Christiane, Annette, stufa di vivere con la madre e con la prospettiva di ritrovarsi a breve in casa il suo nuovo compagno Klaus, decide di tornare a vivere con il padre. È una decisione che colpisce profondamente l’animo di Christiane, che perde così uno dei pochi punti di riferimento di una vita che era già allo sbando e che adesso andrà alla deriva. Sola, senza riferimenti famigliari in grado di appagare la sua voglia di affetto, Christiane stringe rapporti sempre più stretti con Kessi, con Detlef e con tutti gli amici di quest’ultimo: Axel, Bernd e Pollo. Passano le notti insieme fumando, assumendo droghe sintetiche di ogni tipo e mettendo sottosopra la città alla ricerca di soldi con cui comprare nuovi stupefacenti. Lo stratagemma con cui Christiane e Kessi eludono la sorveglianza dei genitori è l’uovo di Colombo: entrambe dichiarano di andare a dormire l’una a casa dell’altra e hanno così mano libera per girovagare tutta la notte. Tutto funziona finché un giorno la madre di Kessi trova le due ragazze semi addormentate, ancora sotto l’effetto degli acidi assunti durante la notte, ad una fermata della metropolitana. Da questo momento, Kessi esce dalla vita di Christiane e probabilmente anche dal giro della droga pesante, visto che le viene pesantemente limitata la libertà di movimento e che riuscirà persino, anni dopo, a prendersi un diploma. L’isolamento di Christiane aumenta ancora, ma il colpo più pesante lo deve probabilmente ancora assorbire. Durante una
Fotografie per Noi i ragazzi dello zoo di Berlino (Christiane F.)
nottata al Sound, la ragazza si accorge che Detlef e tutti i suoi amici sono eroinomani, dannati del buco. Axel, fatto e strafatto, le apre gli occhi su quello che ha intorno: le persone più eroina hanno in corpo e più sono tranquille e felici! Nel nulla che la circonda, Christiane vede un barlume: il suo cantante preferito, David Bowie, verrà a Berlino per un concerto alla Deutschlandhalle. Al concerto, cui si reca con Pollo e con Bernd, ma non con Detlef che si accompagna invece ad un’altra ragazza, conosce due figure che diventeranno molto importanti per lei, seppure nella comune disgrazia della dipendenza: Babette e Stella. Durante tutto il concerto Pollo è in astinenza, e all’uscita è necessario fare “qualcosa”. Bernd trova una dose e vanno ad iniettarsela nella sua macchina. Christiane, incuriosita, vorrebbe provare, ma i due riescono a distoglierla dal suo intento, anche se le sue insistenze e la sua convinzione che “smetto quando voglio” sono davvero forti. Alla fine, riescono a convincerla ad una rapida sniffata, che ha comunque il risultato eclatante di farla vomitare immediatamente. Al Sound, tutti completamente sballati dall’effetto delle droghe appena assunte, i tre ritrovano Babette e Stella, le due ragazze del concerto, anch’esse “fatte”,e approfondiscono la reciproca conoscenza. Babette è una ragazza esile, “butta giù di tutto” la etichetta immediatamente Stella. Alle spalle non ha una situazione disagiata come altri ragazzi. È figlia della buona borghesia berlinese, sua madre è una etoile del balletto di Berlino Est, mentre suo padre adottivo, quello vero era morto suicida quando lei era piccolissima, è un affermato pianista. Vive dai nonni, nel raffinato quartiere di Schoneberg, ma li odia a tal punto che scappa in continuazione e spesso chiede ospitalità notturna ad amici o persone semi sconosciute. Stella, invece, ha sicuramente una vita più travagliata alle spalle. Madre alcolizzata, padre morto in un incendio quando era bambina. Se Babette ispira a Christiane una grande fiducia per quella sua aria da bambina dolcissima, Stella è una persona maggiormente egoista e Christiane la vedrà sempre e solo come una conoscente e poco più. La sera stessa del concerto, arriva al Sound anche Detlef, completamente sballato dalla droga come tutti i suoi amici, e di comune accordo con Christiane decide di portarla nell’appartamento in cui vive. Appartamento… Si fa per dire… Detlef vive in una stamberga da bucomani che condivide con i suoi due amici Axel e Bernd. A prima vista, lo spettacolo è di quelli deprimenti. Disordine, siringhe e “kit da droga” in ogni angolo, materassi buttati per terra con lenzuola sporche di settimane e, dulcis in fundo, Axel che, accucciato in un angolo, ha appena finito di bucarsi vicino a Bernd, che probabilmente ha “già fatto” ed è riverso al suolo. Quella stessa sera, Detlef confessa a Christiane come faccia a mantenersi l’eroina: si prostituisce con clienti omosessuali dietro la stazione dello Zoo di Berlino Ovest (Banhof Zoo). La ragazza è spaventata dall’idea che la persona di cui si è visibilmente innamorata svolga un’attività del genere, ma lui la tranquillizza dicendo che si limita a masturbare i clienti. Lo chiama “un lavoro come un altro”… L’amara verità emergerà più avanti. La sera del quattordicesimo compleanno di Christiane, al Sound, Babette progetta l’ennesima fuga dalla custodia dei nonni e chiede ospitalità in casa sua, ospitalità che Christiane concede ben volentieri, pur sapendo di doverla nascondere agli occhi della madre e del convivente. Al risveglio, la mattina successiva, una torta con 14 candeline accoglie Christiane. La madre è già andata al lavoro, cosicché Babette può essere svegliata e una nuova giornata può avere inizio. Proprio quella mattina, mentre si fa un bagno appena dopo il risveglio (la scena è abbastanza stridente, poiché vedere una bambina, o poco più, che fuma nella vasca da bagno mentre nel contempo si gusta una fettona di torta dà l’idea del forte contrasto interiore di una persona che vuole o deve essere adulta pur essendo ancora una ragazzina), Babette chiede a Christiane se abbia dell’eroina, svelando per la prima volta anche la sua dipendenza dalla droga pesante. La fragile personalità di Christiane subisce l’ennesimo colpo: prende una fetta di torta e corre alla stazione da Detlef, che è già “al lavoro” per procurarsi i soldi per la dose: una zona in cui decine di tossicomani fanno l’antico mestiere del “marchettaro”. C’è di tutto: da chi si prostituisce con clienti omosessuali, a chi si concede a pratiche sadomasochistiche pur di raggranellare i marchi sufficienti per qualche ora di tregua. Ormai è ad un bivio: provare l’eroina, per sentirsi parte del gruppo e uguale a tutti gli altri, o lasciare tutto e tutti e cercarsi nuove compagnie? La scelta finale è purtroppo ben facilmente immaginabile! Nonostante il parere contrario di Detlef, nei bagni pubblici della Bülowstraße, Christiane si inietta per la prima volta l’eroina in vena. La scena è abbastanza particolare: la ragazza vuole fortemente fare una cosa, ma non sa neanche da che parte cominciare, nessuno dei suoi amici vuole aiutarla proprio per tenerla fuori da quel tunnel che loro conoscono così bene e da cui sanno essere così difficile uscire. Alla fine, un ragazzo, un altro eroinomane presente nei bagni per lo stesso motivo, la aiuta e, mentre le buca il braccio, pronuncia una frase che anche alla prima visione del film, avevo 12-13 anni!, mi colpì davvero molto: “Stai facendo la più grossa cazzata della tua vita!”. Il commento di Christiane al suo primo buco è davvero significativo: “se è come una scopata, una scopata non deve essere granché”. Dal momento del primo buco, Christiane passa sempre più tempo nel tugurio in cui vivono Detlef ed i suoi amici. Di giorno, frequenta la scuola. Al pomeriggio, girovaga per la stazione per raccogliere i soldi per comprarsi la dose quotidiana. Piccola notazione personale: vedendo quelle scene, io, più o meno coetaneo dei protagonisti all’epoca della mia prima visione, mi domandai subito se avessi potuto fare una cosa del genere, ossia stare notti intere fuori di casa senza che i miei genitori si preoccupassero di niente. Avrei potuto vivere come Detlef, ragazzino di 15-16 anni all’epoca dei fatti, completamente lontano dai miei famigliari senza che nessuno si curasse di me? Beh, la risposta ve la lascio immaginare, ma forse è proprio l’assenza di una sana famiglia alle spalle il vero motivo per cui tanta, troppa gente alla fine è caduta nella spirale della tossicodipendenza. Chiuso l’inciso, torniamo al film… Durante una di queste sere trascorse a casa di Detlef, una sera in cui sono entrambi puliti dalla droga, i due ragazzi fanno l’amore per la prima volta. Anche qui, una scena di per sé romantica fa subito paio con una drammatica: mentre i due ragazzi si rotolano tra le coperte, l’inquadratura si allarga e mostra Axel nell’atto di estrarre la siringa da una gamba subito dopo essersi iniettato la droga. La frequentazione della stazione da parte di Christiane diventa sempre più assidua e l’amicizia con Babette e con Stella si rafforza. Scopre che entrambe hanno un protettore e che si prostituiscono per ottenere i soldi per la droga di cui non possono ormai fare più a meno. E non parliamo di prostituzione d’alto bordo come le cronache italiane di questi giorni così dettagliatamente narrano. Parliamo di prostituzione di bassissimo bordo, con turchi e simili… Lungi da me il razzismo, i turchi a Berlino negli anni ’80 venivano considerati dei paria o poco più, disprezzati da tutto e da tutti. Mentre si reca con Babette e con Stella nei bagni per spararsi un trip, la protagonista scopre anche, da un quotidiano, che la disperazione di essere entrati in un tunnel da cui non si sa come uscirne può portare a gesti estremi. Andreas Wiczoreck detto Atze, 17 anni da compiere, per uscire dalla dannazione decide di farla finita sparandosi in vena una overdose. Era stato il primo ragazzo che aveva conosciuto e con cui era uscita dall’inizio delle sue frequentazioni del Sound. Ormai è nel giro e difficilmente ne può uscire. Detlef continua a prostituirsi con un cliente che pare essersi innamorato di lui, ma sia lui che Christiane sono in astinenza e non sanno come procurarsi i soldi per una dose ciascuno. Detlef è ormai “a ruota”, ossia una volta assunta una dose di droga deve immediatamente mettersi in moto per procurarsi i soldi per la successiva, mentre Christiane ha il problema di procurarsi una dose senza cui non potrebbe presentarsi regolarmente alle lezioni scolastiche il giorno successivo. La soluzione che Christiane trova è di quelle che ti segnano per la vita: sale in macchina con il suo primo cliente e lo masturba. Da questo momento, oltre ad essere già caduta nella spirale della droga, cadrà progressivamente anche in quella della prostituzione. Va detto che questo suo primo “cliente” è uno dei personaggi più torbidi di tutta la storia e la sua figura viene delineata molto chiaramente nel libro, molto più chiaramente che nel film. Era, costui, un agente di commercio con una spiccata predilezione per le adolescenti che subirà anche una condanna e che contribuirà a portare alla luce la figura della protagonista e di tutta la storia. Pur di potere scattare foto a sfondo pedopornografico con Christiane e con Babette arriverà anche al punto di presentarsi direttamente con dosi di eroina già da lui acquistate da elargire a piene mani alle sue “amichette” in cambio di favori sessuali. Una mattina, Christiane, anch’essa ormai “a ruota”, ha una overdose nel bagno e viene scoperta dalla madre e dal suo compagno: non può più nascondersi, la sua tossicodipendenza è uscita allo scoperto! La soluzione che la madre studia è di quelle drastiche: prende anche Detlef sotto la sua ala protettrice, chiude entrambi i ragazzi in casa sua con una buona scorta di medicinali e li fa disintossicare. Il processo è lungo, e le immagini delle frequenti crisi di astinenza dei due rendono ben chiaro cosa voglia dire uscire dal baratro in cui porta il consumo di stupefacenti. Volenti o nolenti, alla fine dal tunnel si esce solo in due modi: o con grande sofferenza, o con la morte… Crampi, dolori, i due ragazzi si contorcono insieme in un letto sempre più sporco, ma alla fine ce la fanno. Ma, appunto, sono ragazzi, e si sa che gioventù ed esperienza spesso non marciano di pari passo. Così tornano, puliti, alla stazione a salutare i loro amici Axel e Bernd per mostrare come loro “ce l’abbiano fatta”. Vorrebbero convincerli a seguire la loro stessa strada, a farla finita con l’eroina. Vorrebbero… Perché in effetti il “ne esco quando voglio” prende il sopravvento sul ricordo delle pene patite per uscirne e i due ragazzi, allettati dalla droga che Axel dichiara di volersi sparare in vena prima di cominciare anche lui il processo di disintossicazione “giusto per finirla”, ricadono immediatamente nel girone dei dannati del buco e della prostituzione. Uno spaccato della vita nei sotterranei della stazione di quegli anni viene mostrato sulle struggenti note di David Bowie: un ambiente pieno zeppo di drogati ridotti ormai a zombie, chi fatto, chi in astinenza, chi alla ricerca di soldi per la dose… Va detto che le persone ritratte in queste scene non sono comparse pagate dalla produzione: sono proprio “junkies” berlinesi dell’epoca delle riprese! Tornati nell’appartamento di Axel, Christiane e Detlef lo trovano morto: una overdose volontaria o una dose con stricnina lo hanno stroncato. Ora i due ragazzi non hanno neanche più una casa in cui dormire! La sintonia che ha unito i due per molto tempo ora inizia a venire meno, le liti per la droga e per decidere il da farsi aumentano. Una scena è particolarmente agghiacciante. Procuratasi una dose, Christiane va in un bagno femminile per iniettarsela. Non appena la siringa è pronta, dall’alto piomba nel bagno un ragazzone grande e grosso che gliela ruba, si avvicina allo specchio tra lo stupore delle altre signore presenti, cerca una vena sul collo e si inietta la droga proprio in quel punto tra gli sguardi terrorizzati… Christiane si decide a vendere i dischi e torna a prostituirsi sulla Kurfürstenstrasse pur di raccattare soldi per l’eroina, Detlef si trasferisce a casa del cliente che si è innamorato di lui. Una notte, Detlef riesce a dare ospitalità a Christiane nella casa del suo cliente. Ma qui viene fuori l’amara verità che la ragazza ignorava o che non ha mai voluto sapere: Detlef non si limita a masturbare il suo cliente, ma ha con lui rapporti sessuali completi. Nuovamente colpita nei suoi affetti più intimi, Christiane scappa dalla casa e si rifugia alla stazione alla ricerca di una dose per dimenticare tutto. Qui scopre la notizia che non avrebbe mai voluto scoprire: Babette è stata trovata morta per una overdose. Babette Döge, 14 anni, era morta! Pochi giorni prima, l’ultima volta che si videro, le due ragazze parlarono della reciproca voglia di uscire dalla spirale e di ricominciare a studiare. Ma forse era già tutto scritto ed era troppo tardi. Su un diario, Babette detta Babsi aveva scritto, di suo pugno: “Forse io amo così tanto la morte da non voler smettere di bucarmi”. A tutt’oggi, Babette conserva il triste primato di più giovane vittima della droga del mondo occidentale. La notizia sconvolge così tanto Christiane che decide di farla finita allo stesso modo in cui l’aveva fatta finita Andreas qualche tempo prima. In un bagno pubblico si spara il buco finale assumendo una dose doppia di droga. Buco finale che, per sua fortuna, non si rivelerà fatale. Il film si conclude con la voce fuori campo di Christiane che racconta il finale positivo della sua storia, del suo ritorno ad Amburgo e della sua disintossicazione, esprimendo al contempo rammarico per non essere stata in grado di aiutare Detlef allo stesso modo in cui è stata aiutata lei… Purtroppo la verità, in fin dei conti, è stata diversa…CURIOSITA’ SUI PERSONAGGI
Lo spiraglio di luce che Christiane lascia intravvedere alla fine del film svanisce di fronte a quanto è successo negli anni successivi. Purtroppo la ragazza è ricascata più volte nel giro della droga e della prostituzione, ha avuto una vita tutt’altro che semplice costellata da arresti per detenzione di sostanze stupefacenti. Un figlio, avuto nel 1996, le è stato tolto poiché tornata nel giro della droga e quindi non in grado di occuparsene nel modo dovuto. Paradossalmente, la madre di Christiane sostiene l’idea per cui gran parte dei suoi problemi successivi all’uscita del film siano stati causati dal grande quantitativo di denaro che la ragazza si è trovata tra le mani dopo il grande successo del libro e della trasposizione cinematografica, denaro che avrebbe facilitato il ritorno nel giro dannato per una mente evidentemente ancora instabile. A tutt’oggi, Christiane convive con una forma di epatite cronica, triste ricordo di quei tempi, e con una terapia a base di metadone. Del resto, come ebbe modo di dire Detlef, forse di tutti i ragazzi dello zoo di Berlino sopravvissuti colui che maggiormente sia riuscito a distaccarsi dai ricordi del passato dopo un periodo di disintossicazione trascorso in Svezia, “essere una volta drogato significa in fondo esserlo per sempre”. Lo stesso Detlef narrò di come il rapporto tra lui Christiane più che su un vero amore fosse basato solo ed esclusivamente sulla necessità di procurarsi la droga. Anche Stella sopravviverà al periodo narrato nel film, ma non riuscirà mai a uscire da quel mondo aggiungendo, anzi, la piaga dell’alcoolismo a quella della droga. Morirà nel 2004. CURIOSITA’ DEL FILM
Tutti gli attori del film sono dilettanti reclutati presso le scuole berlinesi, tanto che, dovendo recitare parecchie scene di notte, fu necessario ottenere autorizzazione scritta dai genitori. Di loro, solamente due hanno continuato con la vita artistica: Natja Brunckhorst, che interpreta Christiane e che è oggi una affermata attrice, e Jens Kuphal (Axel), che ha abbandonato gli schermi per dedicarsi alla carriera di musicista e di produttore di dischi. Gli altri attori hanno lavorato praticamente solo in questo film. CAST
• Natja Brunckhorst: Christiane F. • Thomas Haustein: Detlef • Jens Kuphal: Axel • Rainer Woelk: "Pollo" (accreditato come Rainer Wölk) • Jan Georg Effler: Bernd • Christiane Reichelt: Babsi (Babette D.) • Daniela Jaeger: Kessi • Kerstin Richter: Stella • David Bowie: Sé stesso • Eberhard Auriga: Vecchio eroinomane • Peggy Bussieck: Puppi • Lothar Chamski: Rolf • Uwe Diderich: Klaus • Ellen Esser: Madre di Kessi • Andreas Fuhrmann: Atze SCHEDA DVD
Titolo originale: Christiane F Nazione: Germania Ovest Anno: 1981 Genere: Drammatico Durata: 138' Regia: Uli Edel Dati tecnici: (Formato schermo Wide Screen)Dolby Digital 5.1- PalArea 2 (Europa/Giappone) Titolo in lingua originale: Christiane F Wir Kinder Von Banhof Zoo Lingue: Italiano, Tedesco Sottotitoli: Italiano, Tedesco PER CHI RIESCE A CAPIRLO, CONSIGLIO FORTEMENTE LA VISIONE IN LINGUA ORIGINALE!!! I DIALOGHI SONO MOLTO PIU’ INCISIVI DI QUELLI DELLA VERSIONE TRADOTTA.
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01.04.2013 08:04
grandissima recensione! io ho letto il libro e visto il film,entrambi molto belli...crudi e purtroppo reali.
02.10.2012 00:16
che bella opinione, davvero scritta in modo egregio! letta tutta d'un fiato è come rivedere il film!
06.09.2012 02:09
ottima opinione.