UN PUGNO ALLO STOMACO
05.11.2004
Vantaggi:
La crudezza
Svantaggi:
La crudezza
Consiglio il prodotto:
Sì
 aantea
Su di me:
dolci preparativi....
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La storia vera di Christiane F., la tredicenne eroinomane della Berlino degli anni ’70, fece il giro del mondo, il suo racconto descritto in un libro-intervista ebbe un enorme successo così come il film del 1981 diretto da Uli Edel con lo stesso titolo “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”. Ho letto il libro anni fa e quasi per caso ho avuto la possibilità, qualche giorno fa, di guardare il film tratto da esso con una conclusione che non può non sconvolgere, se il libro fu per me un pugno nello stomaco, il film è stato una sorta di ipotesi reale su come potrebbe essere l’inferno su questa terra. Cristiane ha solo tredici anni e vive in una fredda e buia Berlino con la madre e la sorella patendo molto l’assenza del padre. La sorella sceglie di andare dal papà lasciando sola la piccola Christiane, sola con una madre praticamente assente, un madre sulla carta che pecca di rimproveri e di divieti. Christiane vive la realtà della sua età, un’età non facile in cui se non appartieni ad un gruppo rimani isolata o in disagio come un profondo senso di inferiorità La discoteca “Sound” è quasi un passo obbligato per Christiane tant’è che grazie alla sua amica Kessie mette piede al locale decretando l’inizio del suo calvario. Prima un acido, offertole come una caramellina per schiarire la voce, poi piano piano arriva l’eroina prima sniffata e poi sparata nelle sue piccole vene di bambina.
Christiane incontra la droga e incontra un altro povero disgraziato, Detlef, un ragazzo come lei, dolce, carino, capitato lì come lei quasi per un percorso obbligato, se ne innamora e “per amore” la piccola vuole assaporare e vuole condividere le gioie e i dolori del suo amato. Inizia per Christiane un inferno in realtà mai voluto, l’esigenza di spararsi in vena l’eroina è sempre più forte, è una malattia, le crisi diventano frequenti e più eroina circolava nel sangue e più il sangue ne aveva sete….. Christiane è solo una bambina, il suo faccino pulito pian piano diventa sempre più grigio come il cielo di Berlino, i suoi occhi si spengono e si perdono nel vuoto, i suoi lunghi capelli castani lasciano il posto ad una massa rossa informe, sudicia. Fa un’enorme tenerezza Christiane, i suoi jeans strettissimi che avvolgono le sue gambe sempre più magre, il rossetto rosso la rende una finta donna così come le scarpe col tacco della madre al posto delle sue scarpe da ginnastica che prontamente vanno dentro una busta di plastica al momento della “trasformazione”.
Alcune scene del film sono forti, crude e crudeli se vogliamo, la scena della crisi di Christiane e Detlef sul letto dove i due ragazzini scambiano le prime effusioni amorose, fa solo venire una rabbia dentro troppo grande. Guardare due ragazzini piangere, bloccarsi le gambe che tremano troppo forte diventando incontrollabili, vederli torturarsi nel loro dolore è davvero sconvolgente e se poi ci si rende conto che è tutto vero allora viene l’istinto di voltarsi per non guardare come una sorta di rifiuto. “Tanto smetto quando voglio”….questo diceva Christiane, questo diceva Detlef e forse questo è quello che dicono tutti al loro primo “incontro” con l’eroina, ma quell’incontro prevede un altro incontro e un altro e un altro ancora fino a distruggersi e ad annullare tutte le briciole che restano della propria dignità per procurarsi una dose. Detlef faceva della stazione berlinese la sua casa, un casa piena di ragazzi come lui, in cerca di qualche soldo per la droga, prostituendosi offrendosi agli adulti di passaggio che trovavano in quei ragazzini disperati un modo per soddisfare le loro sporche perversioni. Christiane soffriva nel vedere il suo amore andare con quelle persone ma poi pensava che fosse quasi un lavoro per Detlef e lo accettò rassegnata anche se dentro soffriva e sperava in cuor suo di avere presto una vita normale ma così non fu, ben presto anche la piccola in preda ad un crisi si getta dentro la prima auto “utile” per la sua dose di eroina.
Il film in questo non lascia davvero nulla all’immaginazione, è disarmante vedere la piccola Christiane maneggiare cucchiaino e siringa in prestito da qualche altro sventurato, cercarsi la vena e bucarsi con gli occhi chiusi come se provasse anche una certa impressione. Christiane sa bene che fine fanno quelli come lei, sul giornale le notizie di giovanissimi morte per overdose sono frequenti come nel caso della sua amica Babette e del suo amico Alex, stroncati da una dose fatale. Ma i genitori dove stanno? Perché una tredicenne rimane giorni fuori casa? Perché la madre non chiede alla figlia dove passa il suo tempo? E soprattutto come si può vedere la propria bambina per terra nel bagno di casa con un buco in vena e con la bava alla bocca e chiedere “ma si può sapere cosa ti succede?” E’ un film che lascia troppo amaro in bocca, un film fatto in modo spartano, senza grandi numeri, essenziale nelle scene che rendono perfettamente l’idea. Natja Brunckhorst, la protagonista attrice che interpreta Christiane non so se abbia mai fatto altro oltre quell’esperienza così come il resto degli altri ragazzi che pur non essendo professionisti hanno dato un grandissima interpretazione, davvero scioccante. La faccina di Christiane al concerto di Davide Bowie è significativa, sta sprofondando ma vorrebbe ritornare a vivere la sua vita da ragazzina che ama gli animali e la musica. Rimanendo in tema musicale, il film regala una colonna sonora eccezionale, “Heroes” di Bowie è il sottofondo per quei piccoli “eroi” che tentano di sopravvivere in una città che non offre nulla di buono.
H come Heroes e come Heroin…la H disegnata sulla porta del bagno del Sound come a dare il “benvenuto all’inferno”. Il finale del film? È bene vederlo per darsi un bel po’ di risposte…….film da vedere e da far vedere a genitori e figli perché si capisca una buona volta quanto sia importante il ruolo dei genitori, quanto sia importante la dignità di ciascuno, l’amicizia, il volere e il volersi bene. Ovviamente il libro di ferma su molti dettagli, si svolge in un arco di tempo molto lungo rispetto al film che risulta breve, forse troppo breve ma intensissimo. Un film che scuote, non c’è dubbio, che lascia molto amaro in bocca, imperfetto tecnicamente ma efficacissimo, devastante. Per i curiosi, su Internet trovate tutte le notizie su Christiane e la sua storia, tutto quello che nel film non viene detto, l’arresto, i tentativi di disintossicazione, il rapporto con la madre, il tentativo di successo del mondo della musica e molto altro. Buona visione!
Fotografie per Noi i ragazzi dello zoo di Berlino (Christiane F.)
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01.02.2007 15:54
notevole film e grandioso libro
21.04.2005 16:02
appena finito di vedere.... mai letto il libro..diciqamo che il film mi basta.
01.03.2005 01:48
lo lessi anni fa....pesantuccio come libro e non dei più allegri!