Il romanzo della perdizione
14.07.2005 (15.07.2005)
Vantaggi:
nonostante sia un film molto duro, è molto bello ed educativo
Svantaggi:
è un film molto duro, VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI
Consiglio il prodotto:
Sì
 danielec1984
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"Christiane F - noi ragazzi dello Zoo di Berlino" venne pubblicato nel lontano 1981 e subito divenne un manifesto per i giovani dell'età di Christine, quattordicenni che molto spesso si trovavano immersi nella stessa società in cui la giovane ragazza aveva vissuto la sua infanzia. Essi si specchiavano nella vita di quella fanciulla che era entrata nel tunnel buio e infinito della droga, e in particolare nel "circolo vizioso" dell'eroina. Proprio in quest'epoca il romanzo ebbe un tale successo che la produzione di un film che raccontasse la triste e dolorosa infanzia di Christine fu sentito come doveroso, anche per evitare che tanti altri giovanni ragazzi potessero cadere nella stessa drammatica realtà in cui si era rinchiusa la giovane ragazza. Il film rappresenta in modo esemplare la faccia della ricca Germania più disagiata di cui proprio i ragazzi dello zoo di Berlino erano il simbolo. Simbolo della perdizione, della fuga dalla realtà difficile in cui si trovavano a vivere, piena di pregiudizi e ipocrisia; erano il simbolo della distriuzione dell' unica vita che avevano a disposizione, della morte dell'anima! E nonostante tutti i tentativi che la società dell'epoca facesse per evitarli, loro c'erano sempre, ne rappresentavano una grande porzione. Era inevitabile incontrarli: bastava entrare in un bar o andare a prendere la metropolitana che loro erano lì, pronti a chiederti un aiuto economico per comprarsi la dose quotidiana di eroina. Probabilemente, all'inizio, erano anche loro come la piccola Christine, che girava per la città, per i centri commerciali, per i negozi, sorridendo ancora alla vita, prospettando il suo futuro, immaginando con la fantasia le grandi cose che avrebbe potuto fare crescendo durante la sua lunga vita.
Ma la vita di Christiane era destinata a cambiare drasticamente: due porte davanti a lei si presentavano a sua completa insaputa: quella della ragione e quella della perdizione, quella della vita e quella della morte. Alla piccola Christiane spettava la scelta, sicuramente difficile e fondamentale per il suo futuro. Ma la perdizione sopravvalse alla ragione, grazie anche all'aiuto della "migliore amica" (se così possiamo definirla) di Christiane. Ma non solo: le prima parole del film danno infatti il via al clima e alle atmosfere che si respireranno in gran parte della vicenda. La piccola Christiane definisce il suo quartiere "piscio e merda dappertutto". La famiglia si è trasferita da poco in un quartiere popolare di Berlino che lei disprezza. I genitori si sono appena separati, la madre ha un nuovo compagno e la sorella va a vivere con il padre. E' anche da questa grande solitudine che prende forma la voglia di fuggire da ciò che la circonda. Tutto iniziò alla discoteca sound dopo l'incontro con il suo futuro fidanzato Detlev. In un primo momento non condivide le sue scelte, ma quando capisce che solo condividendo il suo stile di vita potrà avvicinarsi a lui, al suo mondo, alle sue emozioni,decide di provare. In fondo "sono in grado di smettere quando voglio" pensava Christiane. Prima hascish, poi lsd, poi le sniffate di eroina e infine il bisogno quotidiano di farsi. Ed ecco che la droga diventa l'elemento di comunione tra Christiane e i suoi amici, quasi l'unico motivo d'incontro, l'unico motivo di vita fino a farsi travolgere dall'oscuro circolo vizioso del della sofferenza e del bisogno. Non c'era più neanche il divertimento dello sballo: ormai era diventata una necessità. O avevi la tua dose, o rischiavi di suicidarti.
I locali frequentati da Christine erano adibiti a spaccio...il divertimento era solo una scusa. Di questo ce ne si rende conto guardando il film: ragazzi che sembrano zombie entrare e uscire dal bagno ogni 10 minuti, nessun discorso...l'unico pensiero fisso nelle loro menti era lei: l'eroina. Senza di lei era la fine. Tutto ciò portò anche alla distruzione del rapporto con la madre, con la persona che gli aveva dato la vita e che per 14 anni l'aveva cresciuta sperando per lei il meglio,non facendogli mancare nulla, e avrebbe continuato a farlo per tutta la vita! Il declino del rapporto con la madre ebbe inizio quando trovò Christiane collassata nel bagno, che faceva fatica a muoversi e respirare, che non riusciva a parlare e con un cucchiaino di lato e una siringa nel braccio. Fu dopo questo tragico giorno che iniziò il primo tentativo di disintossicazione della piccola Christiane, che durò molto poco: una sola settimana. I tentativi successivi furono molti, tutti documentati nel film, tutti tragici e molto dolorosi, che non portarono però a nulla. Il desiderio di di una dose era più forte della voglia di tornare a vivere! Una delle scene più crude e drammatiche del film, che più mi è rimasta impressa nella mente, è il tentativo di disintossicazione tentato per alcuni giorni con il suo ragazzo, Detlev. Un pugno allo stomaco: la sofferenza, il pianto, il dolore straziante, le convulsioni, le urla... e contemporaneamente la voglia di farcela insieme! Ma il dolore è troppo forte e insopportabile, e anche questo tentativo risultarà inutile.
Per due anni la vita di Christiane è stata divisa tra le aule scolastiche e la stazione dove i giovani berlinesi si prostituiscono per avere il denaro necessario a procurarsi la loro dose giornaliera! Dopo due lunghi anni, grazie all'aiuto della madre e del suo fidanzato, Christiane riuscirà ad evadere dall'oscuro tunnel in cui si era immersa: si trasferì da sua zia a norderstedt e grazie a due suoi nuovi amici trovò lavoro presso una libreria vicina ad Amburgo! Fu questo il periodo della rinascita della vera Christiane. Qui finisce il libro, ma la vita di Christiane continua. Quella di Detlev no. Mi sembra significativo riprendere per concludere l'inizio del monologo finale del film trainspotting, che bene si adatta alla conclusione di questa storia vera:
Io cambierò... metterò la testa a posto, vado avanti, rigo dritto. Scelgo la vita. Già adesso non vedo l'ora. Christiane oggi lavora, ha una famiglia...ha scelto la vita.
REGIA: Ulrich Edel
INTERPRETI: Natja Brunckhorst, Thomas Haupstein, Christaine Reichelt, Jens Kuphal, Painer Wolk, Jan Geog Effler, Daniela Jeager, Krestin Richter, David Bowie DURATA: 2 ore circa
NAZIONALITA': Germania 1981 GENERE: Drammatico
VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI
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18.05.2007 15:43
ottime informazioni..ho sia letto il libro che visto il film..ciao
24.10.2005 14:32
io lessi il libro e mi impressionò moltissimo..
02.10.2005 01:36
ho letto durante l'adoloscenza e trovato meraviglioso il libro , mentre sono rimasto deluso del film che seppur seguiva la storia del libro in alcuni punti sembrava monco........ se si tolgono le performance di Bowie diciamo che era guardabile........ non vorrei dire cavolate ma mi sembra di aver letto da qualche parte che Cristine successivamente ricadeva nel tunnel al punto di essersi giocata la vita........ma non ne sono sicuro!!