Noi i ragazzi dello zoo di Berlino (Christiane F.)

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Pensieri e parole sulla droga

5  21.06.2006

Vantaggi:
Lascia comprendere il male della droga

Svantaggi:
crudo

Consiglio il prodotto: Sì 

sconfiggiamolamafia

Su di me:

Iscritto da:21.06.2006

Opinioni:1

In media l'opinione è' stata valutata molto utile da 14 utenti Ciao

Venti anni dopo aver letto il libro, mi son finalmente deciso a vedere il
film "Christiane F. - noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino".
Avevo paura di vedere quel film, di rivedere negli occhi gli effetti
dell'eroina, di relizzare innanzi a me gli incubi che la lettura del libro
aveva creato nella giovane mente di tredicenne dell'Azione Cattolica che
ero allora.
Quelle sere, nel tornare a casa, si evitavano certi angoli bui delle
strade dove, a passarci il mattino dopo, si trovavano decine di siringhe
sporche di quelle per l'insulina.
E, tornato a casa, andavo in bagno a leggere quel libro in cui venivano
raccontate le storie di tanti miei coetanei, come Axel, come Babette, come
Christiane, che prendevano la via della droga.
Ho cominciato a comprendere la loro realtà, sebbene non abbia mai
conosciuto le vittime della droga né i suoi effetti. La lettura del libro
mi è servita a rendermi immune, insieme alla cultura della mia famiglia.
Ho continuato a frequentare l'Azione Cattolica, ma ricordo ceh di fronte
vi erano gruppi di giovani che chiamavamo "alternativi" e che fumavano
marijuana quando noi andavamo via dalla chiesa.
Poi, dopo i sedici anni (nel 1989) ho frequentato i centri sociali che ho
considerato importanti realtà di aggregazione per giovani. Il Centro
Sociale Fucine Meridionali di Bari lo era.
Il ricordo di Christiane Felscherinow e dei ragazzi dello zoo di Berlino
(che poi era la stazione ferroviaria ZooBahnhof) era sempre vivo in me,
quell'immagine della morte con la siringa infilata ancora nella vena ha
costituito un deterrente.
Oggi, a quasi venti anni di distanza, sono padre anche io di due figli e
sento il dovere di dare il mio contributo affinché le cose cambino. Un
contributo modesto fatto di idee semplici maturate per esperienza, sui cui
mi piacerebbe aprire un dibattito e sopratutto sapere da chi ne sa più di
me cosa ne pensa.

L'azione di lotta alla tossicodipendenza deve essere discriminata a
seconda del soggetto o del fenomeno che va a colpire.
Fondamentale è la prevenzione, ossia consentire che lo sviluppo
dell'adolescente avvenga in realtà sociali che diano risposte qualificanti
alle domande che in tale età (tra i dodici e i diciannove anni) vengono
poste all'ambiente sempre più ampio (dalla famiglia alla società) con cui
l'adolescente viene a rapportarsi.
E' compito dello Stato-comunità (nelle sue diverse configurazioni) evitare
la peggiore risposta possibile a queste domande, ossia l'emarginazione, da
quella interna alla famiglia a quella sociale. Essere emarginati porta a
grande debolezza di fronte alle offerte alternative che si prensentano
facilmente agli occhi del ragazzo. La mancanza di stabilità famigliare
costringe l'adolescente a trovare altrove questo bisogno di stabilità, ad
esempio.
Determinate compagnie possono sviluppare il bisogno di "superiorità"
mediante vie "diverse", ossia la violenza verso il più piccolo o verso le
cose altrui.
La risposta dello Stato-comunità può essere la creazione e lo sviluppo di
realtà aggreganti laiche dove il giovane trovi soddisfazione al suo
bisogno di società. Allo stesso tempo deve evitare la presenza di "angoli
bui" ossia di quelle "zone grigie" dove facilmente il giovane può trovare
errata soddisfazione alle sue richieste.
Queste realtà aggreganti laiche non devono essere necessariamente
"controllate" dallo Stato-apparato.
Anzi dovrebbero essere riconoscimento di aggregazioni spontanee di giovani
che, mediante il divertimento, la dimensione ludica e poi quella sportiva,
mediante il graduale inserimento in contesti di sviluppo delle capacità
differenti, riescano ad unire e a creare comunità che possano dare il loro
contributo alla società.
Penso appunto ai centri sociali, alle associazioni sportive, culturali ed
anche alle sezioni giovanili dei partiti e ai movimenti.
La prevenzioen è quindi la parte più importante della lotta alla
tossicodipendenza, in quanto agisce sulla maturazione dell'IO, in quanto
membro di una comunità e lo allontana dalla droga (sopratutto quella
pesante) che costituisce la peggiore chiusura dell'IO in se stesso, fino
all'autodistruzione.
Un'altra fase importante è l'assistenza e la cura del tossicodipendente. A
questo scopo vanno chiarite delle posizioni. Il consumatore di droga (e ci
riferiamo sempre e sopratutto a quelle pesanti) è una persona che ha
sbagliato e sta sbagliando, ma che ha gli stessi diritti di tutti. Ha
diritto a non essere discriminato o, peggio, cacciato dalla società. Ha
diritto alla vita e, quindi, ha sopratutto diritto ad essere curato con
molta più attenzione degli altri.
La scena in cui Christiane restava a bucarsi da sola in un bagno,
spaventata e con il puzzo della morte intorno, è emblematica.
Così come il percorso che costrinse Christiane a prostituirsi a soli
tredici anni, sono le rappresentazioni più forti di come l'emarginazione
che circonda il drogato e lo sfruttamento di determinate parti (moralmente
infime) della società fanno del bisogno di soldi, possano trasformare
un'adolescente in una prostituta della peggior specie (vale lo stesso per
il ragazzo).
Ecco che noi riteniamo che, in questo passaggio, lo Stato sociale dovrebbe
intervenire non lasciando soli i tossicodipendenti.
Dovrebbe anche abbandonare l'ipocrisia che ha condotto finora il loro
recupero.
E' compito dello Stato-apparato, mediante le sue strutture
socio-sanitarie, consentire innanzitutto che il drogato possa avere
condizioni igieniche ottimali (anche nell'ottica della prevenzione da
problematiche molto più gravi come l'AIDS o l'overdose o la morte per dosi
"sporche").
Per questo accogliamo la proposta del ministro Ferrero di inserire anche
in Italia le "stanze del buco".
Certo è gioco facile per i moralisti del centrodestra (moralisti con la
coscienza degli altri) dare l'immagine di stanze dove un medico pagato
dallo Stato somministra eroina a piacere a chiunque passi di là, ma le
narcosale dovrebbero essere inserite in un percorso terapeutico di cui
costituirebbero il primo passo verso una sostanziale disintossicazione.
Percorso che deve essere condiviso ma che assolutamente non deve
caratterizzare la "droga libera di Stato".
Tale percorso potrebbe continuare con la riduzione delle dosi e
successivamente con la disintossicazione graduale, rispettando la libera
scelta della persona nel fine ultimo di curarlo ed evitare che la sua
situazione peggiori attraverso l'inserimento in attività criminali
collaterali, dal furto alla prostituzione allo spaccio all'associazione
per delinquere.
Una questione fondamentale per consentire allo Stato di controllare l'uso
della droga mediante le narcosale e, quindi, per evitare lo spaccio e
tutto ciò che su di esso fonda i propri affari (vedi mafia, camorra e,
sopratutto, 'ndrangheta), è se consentire la vendita della droga
direttamente allo Stato (ossia attraverso farmacie ed ospedali).
Non si tratta di "liberalizzazione" nel senso negativo del termine, ma di
vendita controllata e a prezzo di costo delle varie drogheche diverrebbero
monopolio di Stato.
La possibilità di acquistarla in strutture sicure eviterebbe il rischio di
avere materiale tagliato male o in quantità errate, scongiurando quindi il
rischio di overdose ed, allo stesso tempo, il rischio di contrarre
malattie infettive per l'utilizzo plurimo di siringhe infette.
Inoltre il prezzo sicuramente inferiore rispetto a quello dello
spacciatore, consentirebbe due effetti importanti.
Il primo è quello di evitare al tossicodipendente di commettere reati per
acquistare le dosi; il secondo è quello di privare la criminalità di una
fonte elevatissima di guadagno.
Ricordiamo che la droga, nel suo percorso dalla pianta alla dose singola,
subisce infiniti passaggi e ad ognuno viene aggiunta una percentuale di
guadagno, per cui alla fine il costo è molto più elevato di quello reale.
Ovviamente l'uso di droghe leggere può essere tranquillamente
liberalizzato, come del resto lo è l'uso di sigarette e tabacco che sono
droghe comunque. Liberalizzato l'uso ma non la vendita, che resta in
regime di monopolio statale.
Entriamo quindi nel terzo passaggio che è quello repressivo. Solitamente
la lotta alla droga, e lo abbiamo visto con la legge FIni-Giovanardi, si
vanta di azioni repressive, a nulla interessandosi della prevenzione e
della cura del drogato, che sono invece momenti perfettamente integrati
nella lotta stessa. Anzi la repressione deve restare l'aspetto marginale.
Tale passaggio non deve colpire il drogato in quanto tale, che si limiti
all'uso di droga.
Rinchiudere un drogato in strutture detentive rafforza quella condizione
di emarginazione che allontanerà sempre di più la sua uscita dal mondo
della droga.
La repressione dovrà agire sui canali che portano la droga al drogato,
colpendo lo spacciatore ed in maniera sempre più forte il grossista, il
produttore ed i gestori del traffico.
Colpire innanzitutto rescindendo l'approvvigionamento della droga,
avocandone la distribuzione allo Stato come detto sopra. Poi confiscando
tutti i beni acquistati attraverso i proventi illeciti derivanti dalla
droga.

Insomma non è il drogato a dover essere criminalizzato, ma il commercio
della droga. Allo stesso tempo non va sancita alcuna libertà di drogarsi
(sempre facendo riferimento sopratutto alle droghe pesanti), ma va sancito
e rispettato il diritto del drogato a ricevere sostegno, cura ed
assistenza e a non essere emarginato.
Lo Stato, nelle sue diverse configurazioni di sovrastruttura ordinata, ha
il dovere di evitare che una persona si droghi consentendo le condizioni
sociali affinché questo non avvenga.
Ha il dovere di assistere e curare il drogato evitandone l'emarginazione e
la degradazioen sociale e il dovere di eliminare la possibilità che dalla
droga si possano ricavare proventi illeciti che alimentino l'interesse
della criminalità a far proliferare questo problema sociale.

-------------------------------------

NON E' IL DROGATO AD AVER SBAGLIATO
E' LA SOCIETA' CHE LO HA PRODOTTO AD AVER SBAGLIATO
E' LA SOCIETA' CHE DOVRA' CORREGGERE IL SUO ERRORE
NON REPRIMENDO MA CURANDO
NON UCCIDENDO LA SPERANZA
MA DANDONE UNA NUOVA

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Commenti su questa Opinione
sconfiggiamolamafia

sconfiggiamolamafia

26.06.2006 19:11

Vi ringrazio...preciso che sono un uomo, mi chiamo ETtore e sono presidente dell'Associazione culturale Sconfiggiamo la mafia. In effetti Christiane F. è stato sopratutto un motivo per analizzare il mondo della droga e so che vi sono molti che la pensano diversamente da me... Però a me piace parlarne...

savicevic65

savicevic65

25.06.2006 00:05

Io film è un pezzo di storia cinematografica. Sulle tue considerazioni personali la pensiamo in maniera diversa. Io sarei per la messa al bando di qualunque droga, pesante e (cosiddetta) leggera...

Sauvage

Sauvage

22.06.2006 05:10

Benvenuto tra noi. La tua è una ottima opinione........ciao.....Loris.........

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