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Cigni selvatici. Tre figlie della Cina (Jung Chang)

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Cigni Selvatici

5  02.03.2006

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agovallo

Su di me: "Tutto è vanità"

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In media l'opinione è' stata valutata molto utile da 44 utenti Ciao

Mentre leggevo questo libro pensavo che una volta terminato avrei voluto scriverne un'opinione, non mi era successo prima, e forse questa è la prima opinione scrivo, nel vero senso della parola.
E' un libro molto interessante, che racconta una storia interessante, inevitabilmente affascinata dal fatto che si svolge totalmente in un ambiente così lontano e diverso dal nostro, la Cina, che abbracci in pieno ben tre generazioni e, soprattutto, inevitabilmente affascinante in quanto storia vera. Il libro racconta la vita dell'autrice, di sua madre e di sua nonna in ordine cronologico chiaramente; tale racconto permette di osservare lo spaccato storico cinese dagli anni 20 agli anni 80 ben più articolato e interessante della versione ufficiale fornita dai libri di storia.

Scusate se l'opinione è un po' lunga ma è in proporzione alle 662 pagine del libro.

IMPRESSIONI
Le anticipo rispetto alla trama a causa della lunghezza scoraggiante della stessa. Non si può fare a meno, leggendo questo libro, di interrogarsi sulla natura umana. Come può una singola persona influire in maniera così radicale, intima e negativa su centinaia di milioni di persone? Non si può fare a meno di riflettere sull'effetto del potere sulla psiche umana.
Caro Marx, ma sei proprio sicuro che l'oppio dei popoli sia la religione e non potere e ignoranza?

TRAMA
Il racconto inizia con la storia della nonna dell'autrice, figlia di funzionario di
polizia che non vedendo possibilità di gloria per la propria famiglia pensa
di approfittare della visita di un "signore della guerra" (una tra le
massime autorità effettive in una Cina priva di un vero e proprio stato in
quel momento) per presentargli la figlia.
Il generale Xue, il signore della guerra, gradisce la proposta sceglie la
ragazza, la nonna dell'autrice, come concubina, per la quale viene scelta
un'opportuna abitazione che diventerà la sua prigione. Dopo una sola
settimana di convivenza il generale sparisce per interminabili mesi, al
termine dei quali alla sua nuova visita la concubina rimane incinta della
madre dell'autrice.
Il generale muore dopo poco tempo e dopo una serie di eventi difficili da
controllare la concubina riesce a ritrovare la libertà, ovvero la
possibilità di vivere con sua figlia in una normale casa, cosa non possibile
normalmente per una concubina vedova. Dopo un tempo relativamente breve
d'infelice convivenza in casa dei suoi genitori la nonna dell'autrice si
innamora di un medico molto più anziano di lei che si propone di sposarla.
La famiglia del medico si oppone in maniera estremamente energica al loro
matrimonio in quanto il dottor Xia (l'aspirante marito) non era un cinese
Han ma un manciù e le loro usanze, diverse da quelle degli altri cinesi,
prevedevano che la nuova moglie del dottore, anch'esso vedovo, diventasse
una specie di padrona per tutti i figli, degna di una forma di adorazione
nonchè unica ereditiera delle cospicue proprietà del dottorr Xia. Uno dei figli
arriva a spararsi in segno di protesta. Il matrimonio avviene comunque ma
dopo un pò di tempo il dottore, lacerato dal dolore per il suicidio del
figlio e dall'atmosfera di totale infelicità, decide di dividere tutte le
sue proprietà tra i figli, lasciando quasi nulla per lui, e di partire per
un'altra città insieme alla sua giovane moglie e sua figlia.
Così avviene e la famiglia si trova a vivere in una nuova città, senza un
soldo, con tutto da rifare ma finalmente in pace e felici. Nel frattempo il
panorama sociale non è dei migliori; la Cina è in mano ad un molto male
organizzato governo il Kuomintang, nel quale dilaga la corruzione in
conseguenza della quale la fame è cosa di tutti i giorni tra la gente comune. Nel frattempo è
iniziata l'occupazione giapponese e con essa ogni sorta di atrocità e
repressione, perpetrate tanto dai giapponesi quanto dai funzionari stessi
del Kuomintang, in generale confusione, violenza e fame regnano sovrane. Nel
farattempo un'organizzazione clandestina organizza una resistenza nei
confronti del Kuomintag e dei giapponesi, i resistenti prendono il nome di
Comunisti, con i quali la figlia della concubina (cioè la madre
dell'autrice) viene in contatto e comincia a collaborare per reagire allo
stato deprorevole delle cose.
Tutto prosegue fino alla resa dei giapponesi e alla ribalta dei comunisti
che soverchiano il Kuomintang e sotto il capo dei comunisti Mao Ze Dong
inizia la rinascita della Cina. Tutti i funzionari del Kuomintang
riconosciuti colpevoli di angherie indirette o non, vengono giustiziati,
tutti gli altri internati o resi innocui.
Inizia una nuova era, la corruzione viene eliminata, la fame debellata. A
tutti i cinesi sembra di vivere un sogno, dal quale purtroppo si
sveglieranno assai presto.
Nel frattempo la giovane militante è cresciuta e si sposa con un funzionario
comunista di notevole posizione, un uomo buono ma completamnte devoto alla
causa comunista alla quale più volte darà la priorità rispetto ai desideri
della moglie.
I coniugi partono per più missioni e decidono di trasferirsi nella regione
del marito, il Sichuan nella città di Yibin dove la causa comunista
necessita forze nuove. Una volta assunto il controllo della zona i genitori
dell'autrice dedicano anima e corpo al partito, che assorbe ogni aspetto
della loro vita. Purtroppo gli ottimi risultati ottenuti fino a quel punto
dal comunismo vengono presto offuscati dalla follia di un singolo individuo,
Mao ovviamente.
Ben presto divenne evidente ai pochi capaci di una valutazione critica che
l'idea di comunismo del presidente Mao era ben lontana dal pensiero comune.
Le prime avvisaglie si ebbero con alcune iniziative di Mao in campo di
agricoltura; la sua visine semplicistica del comunismo lo portava a ritenere
necessario uniformare la vita di ogni singolo individuo in tutta la Cina.
Decise quindi di mandare un foglio con le istruzioni necessarie per
coltivare i campi; le stesse, in tutta la Cina, praticamente un continente
di ambienti, terreni e climi diversi. Così contadini esperti di generazioni
si son trovati a dover seguire obbligatoriamente alcune semplicistiche
istruzioni che di lì a poco avrebbero reso improduttivo il terreno; come se
non bastasse nello stesso periodo Mao ha un'altra fissazione: la produzione
dell'acciaio. Tutti devono partecipare a rendere famosa la Cina come il
primo produttore di acciaio al mondo; vengono organizzate grandi fornaci
dove vengono fusi oggetti metallici di ogni genere, comprese stoviglie e
posate (mangiare a casa era ormai vietato, bisognava mangiare per forza
nella mensa del complesso o della comune in cui si abitava). Così i
contadini non solo coltivavano in modo poco appropriato il terreno, ma erano
per lo più impeganati nella produzione d'acciao; l'agricoltura subisce
inevitabilmente un calo; gli agricoltori vengono costretti anche sotto
tortura a dichiarare raccolti centinaia di volte superiori a quelli reali
per gonfiare a dismisura i dati di produzione nazionale. Il risultato? Una
lunghissima carestia che fa milioni di vittime in tutta la Cina.
Mao, che ha ormai il controllo delle informazioni, elemento base del suo
"successo", riesce a nascondere, anche se solo in parte, le sue evidenti
responsabilità per l'accaduto attribuendolo a presunte calamità naturali.
Il peggio doveva ancora venire.
Nel frattempo cade il governo russo, anche per questo Mao è ossessionato
dalla possibile presenza di dissidenti, da lui chiamati "elementi di
destra", nel partito comunista; secondo lui questi ultimi corrispondono ad
una percentuale che va dall'1 al 10% dei funzionari di partito ed è deciso a
scovarli. Chiama questa campagna "Il balzo avanti". Così ogni responsabile
di distretto e funzionario viene inaricato di trovare fra i suoi preposti
almeno il 5% di elementi di destra (o nemici di classe) in modo che vengano
puniti, arrestati, esiliati in campagna o.....peggio.
E' pura follia; a Mao non interessa trovare veri nemici o colpevoli, vuole
solo seminare terrore, trovare capri espiatori e punirli gravemente per
sucitare assoluta sottomissione nei suoi confronti. I funzionari più meschini
approfittano per punire e rovinare la vita a coloro che non gli andavano
troppo a genio se pur fedelissimi al partito; diventa un festival di
vendette personali dove la fedeltà alla causa comunista centra poco o
niente.
I funzionari più sinceri (tra i quali la madre dell'autrice, il padre era di
un livello superiore) d'altro canto si trovano davanti ad un dilemma, se non
trovano almeno il 5% di dissidenti saranno loro stessi giudicati nemici di classe
spezzando così le loro vite e quelle dei loro familiari per più di una
generazione. Regna il terrore; la gente non solo smette di dire quello che
pensa, per timore che qualsiasi frase possa essere manipolata e usata contro
di loro in seguito, ma smette anche di pensare, per evitare che il proprio
pensiero traspaia indirettamente.
Queste mosse decisamente bizzarre modificano radicalmente la visione dei
funzionari nei confronti del presidente; il liberatore dagli oppressori,
colui che ha portato benessere ed uguaglianza, è in realtà ubriaco di potere
e lungi dall'essere il garante della gustizia per 800 milioni di persone.
Questo cambiamento di atteggiamento nei confronti di Mao, tacito ovviamente,
avviene anche ai piani alti del partito; Mao se ne accorge e capisce che se
questo processo non viene invertito il potere gli sfuggirà dalle mani in
pochi anni.
E' in questi anni che Mao pianifica la Rivoluzione Culturale; l'enorme, lunga
ed estenuante campagna durante la quale Mao distruggerà il partito
comunista, destituirà tutte le cariche governative su diversi livelli,
seminando paura, dolore mancanza di speranza e morte per parecchi anni;
tutto solo per togliere dai giochi chi altrimenti sarebbe venuto dopo di
lui. Ma Mao è molto intelligente, sa che per poter ottenere un risultato del
genere ha bisogno di forze, a bisogno di una "struttura", il nuovo, che
elimini quella attuale, il vecchio. Così Mao per alcuni anni sta un po' in
disparte e si concentra sulla sua divinizzazione e lo fa attraverso la
scuola, dove introduce quello che poi verrà chiamato il culto di Mao. Ogni
giorno i ragazzi devono leggere, studiare e ripetere a memoria frasi,
citazioni e pensieri di Mao, devono fare inni per lui, devono danzare per
lui e, di continuo giurare eterna fedeltà al presidente Mao. Vengono
costruite statue, mausolei, Mao diventa un vero e proprio idolo, un dio. Per
gli studenti Mao è al di sopra di ogni cosa, è sovrumano. In questo sistema
di istruzione cresce l'autrice del libro che per molitssimo tempo, faticherà
a mettere in discussione Mao.
Ora è il momento giusto! Mao ora sa che può contare sui giovani per
rovesciare la struttura cinese finora costruita con molte fatiche. I giovani
sono l'ideale per raggiungere questo scopo; sono inesperti, per lo più
ignoranti, cresciuti nel culto di Mao, faranno tutto ciò che lui vorrà. Il
presidente sapeva poi di poter contare anche su quella fetta di funzionari che
avrebbero approfittato della situazione per sistemare conti personali e
angariare i propri nemici come era già successo con il Balzo in avanti. Così
nascono due organizzazioni, le Guardie Rosse, gli studenti istigati da Mao,
e in seguito i Ribelli, un misto di studenti universitari, ex guardie rosse
e funzionari corrotti. Se prima c'era terrore, ora è il delirio! I motti di
Mao sono: "Eliminare il vecchio" "Punire gli elementi di destra, amici degli
imperialisti americani" "Cominciamo a distruggere, la ricostruzione verrà da
se".
Vengono chiuse le scuole, picchiati e uccisi insegnanti,destituiti i più
capaci uomini politici, torturati funzionari fedeli alla causa comunista che
si rifiutano di assoggettarsi alla follia di Mao, tra cui entrambi i
genitori dell'autrice. Tornano fame, sofferenza e corruzione. In nome della distruzione di tutto ciò che è "vecchio" e quindi legato ad imperialismo e tendenze capitaliste, le Guardie Rosse vanno in giro per musei e biblioteche a distruggere opere d'arte e bruciare libri di grande valore; tutto con il tacito assenso di Mao. Durante la Rivoluzione Culturale va in fumo una quantità impressionante di opere di inestimabile valore artistico e culturale. Mao aveva cancellato una parte di storia cinese. Solo la città proibita a Pechino viene salvata, in quanto il generale Zhou En Lai manda l'esercito a proteggerla.
Pur non facendo mai dietrofront sui principi base della Rivoluzione Culturale, Mao si rende comunque conto che il paese sta arrivando ad un punto critico e agisce indirettamente per alleviare l'oppressione provocata dalla Rivoluzione. Le scuole sono chiuse da tempo, i giovani non sanno cosa fare, aumenta la criminalità e l'agricoltura è in crisi. Il geniale Mao (spinto dalla moglie) si inventa allora la Riforma del Pensiero tramite il lavoro contadino. Milioni di giovani vanno mandati a lavorare in campagna, questo, secondo Mao, eleverà il pensiero della Cina futura, che in realtà stava crescendo nell'ignoranza. La maggior parte dei libri erano banditi ad esclusione del libretto rosso (una raccolta delle citazioni di Mao) e altri libri di propaganda Maoista. In una occasione pubblica la moglie di Mao disse: "Meglio un paese di contadini ignoranti che un paese di aristocratici saccenti"; a Mao è stata attribuita la frase: "A leggere troppi libri si diventa stupidi". Le cose vanno avanti così fino all'evento che comporta un'enorme svolta per le sorti della Cina: il 9 settembre 1976 muore Mao Ze Dong.
Il cambiamento è più improvviso di quello che ci si poteva aspettare, dopo gli inevitabili rituali, Deng Xiao Ping viene nominato presidente e il suo polso si fa sentire subito. La moglie di Mao e i suoi collaboratori vengono arrestati, gradualmente vengono puniti coloro che si sono resi colpevoli di angherie durante la Rivoluzione Culturale. Torna una certa misura di libertà e fiducia; la Cina ricomincia a respirare.
L'autrice riesce addirittura ad ottenere una borsa di studio (la prima in tutta la Cina) per l'Inghilterra e a coronare il suo sogno di libertà.

Autrice: Jung Chang
Anno: 1991
Tradotto in trenta lingue
Bokk of year del 1993 (NCR Award)

"Bello, affascinante, ben scritto. Il viaggio più intino e rivelatore che si possa fare oggi sun un secolo di vita cinese"

La Repubblica


"Di tutte le storie personali che sono emerse dall'incubo della Cina del XXI secolo Cogni Selvatici è la più profonda e toccante che si possa leggere"

Spectator

Mi rendo conto che cimentarsi nella lettura di un libro a sfondo storico di 662 pagine è……"sfidante", ma se avete letto l'opinione fino in fondo…potete anche iniziare il libro. Ve lo consiglio.


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Commenti su questa Opinione
Ducatessa

Ducatessa

19.09.2010 21:09

Non posso non valutare questa opinione, pur se troppo lunga, come eccellente: neppure in un'antologia per il liceo è facile trovare la spiegazione di un libro così ben dettagliata. i miei complimenti

Ducatessa

Ducatessa

19.09.2010 21:07

Non posso non valutare questa opinione, pur se troppo lunga, come eccellente: neppure in un'antologia per il liceo è facile trovare la spiegazione di un libro così ben dettagliata. i miei complimenti

pina25

pina25

30.11.2006 10:21

Wow... opinione più che completa...

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