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Comunismo: bianco o nero? Rosso.

5  25.12.2009 (01.01.2010)

Vantaggi:
Democrazia, libertà di pensiero, d'espressione e di parola, uguaglianza sociale ed economica

Svantaggi:
E' temuto dalle élites più ricche e conservative dell'ordine costituito

Consiglio il prodotto: Sì 

Carla_Di_Carlo

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Iscritto da:17.12.2009

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In media l'opinione è' stata valutata molto utile da 12 utenti Ciao

Ciao a tutti.

Non intendo parlare della Storia del Comunismo, né delle critiche mosse al Comunismo o dal Comunismo verso altre ideologie politiche. Per questo, c'è un'ampia bibliografia. Mi preme invece parlare della mia storia di ragazza nata e cresciuta in una famiglia da sempre comunista, di generazione in generazione.

Mia madre nacque a Rudolstadt, in Turingia, una regione che, ai tempi della Guerra Fredda, apparteneva al blocco Comunista. Mio padre nacque in Sicilia, regione appartenente all'Italia, quest'ultima facente parte del blocco della NATO. Non racconterò come essi si siano conosciuti, ma vi parlerò delle grandi fatiche che entrambi hanno dovuto sostenere per sposarsi.... e non solo di questo.

Entrambi comunisti, mio padre ha dovuto chiedere il permesso di sposarsi con mia madre ad un alto dirigente del Partito Comunista Italiano, quest'ultimo direttamente collegato con la dirigenza del PCUS (Partito Comunista dell'Unione Sovietica). Dopo cinque anni, arrivò finalmente la notizia che mio padre avrebbe potuto sposarsi con mia madre. E si sposarono (intanto, prima del loro matrimonio, era già nato loro un figlio: mio fratello).

Le nozze si celebrarono al palazzo municipale di Rudolstadt, città natìa di mia madre. Un anno dopo, i miei genitori e mio fratello si trasferirono in Sicilia. E lì vivono ancora oggi, ed io insieme a loro. Era il 1982. Sono passati più di ventisette anni da quando dissero il fatidico "sì".

Nel 1987 nacqui io. Mio fratello aveva già sei anni. Durante la mia infanzia mio padre non aveva molto tempo per me e per la mia famiglia. Era molto impegnato con il suo lavoro e con la sua politica. Era (ed è ancora) professore di Italiano e Storia presso l'Istituto Tecnico per Geometri della nostra città, Campobello di Mazara, in provincia di Trapani. Dal punto di vista del suo impegno politico, egli era segretario del Partito Comunista della stessa città. Non c'era sera in cui non si riunisse con i suoi compagni, non c'era notte nella quale tornasse presto a casa, a causa dei suoi impegni politici.

Polo comunista siciliano di un certo peso, Campobello di Mazara attrasse uomini comunisti come Francesco Forgione e Fausto Bertinotti. Entrambi conoscono mio padre. Perfino Nichi Vendola raggiunse le coste sud-occidentali della Sicilia. Erano gli anni roventi dello scioglimento del Partito Comunista Italiano. Nel successivo XX congresso del Partito Comunista, tenutosi a Rimini il 3 febbraio 1991, si sarebbe decretato lo scioglimento del PCI, dando vita al Movimento per la Rifondazione Comunista, in attesa della nascita del Partito della Rifondazione Comunista, nato ufficialmente a Roma in un congresso tenutosi dal 12 al 14 dicembre 1991.

Mio padre ha lottato duramente per infondere nella gente la filosofia del Comunismo. Sì, il Comunismo è anche una filosofia di vita. I princìpi del Comunismo sono molto simili ai princìpi cui si ispira la Chiesa. Per fare un esempio, il "Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa" è un libro curato dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace per raccogliere e sistematizzare il magistero cattolico sulla dottrina sociale. Ebbene - al di là dei riferimenti religiosi di cui, per ovvie ragioni, ne è pieno - questo libro è costituito da una serie di encicliche e discorsi pontifici su temi quali la politica, la giustizia, la pace, la questione operaia, i diritti fondamentali dell'uomo e della donna. Tutte queste tematiche sono risolte dalla Chiesa in termini comunistici. In particolare, si pone l'accento su:
L'UOMO. Egli ha diritto alla vita religiosa, al lavoro, alla famiglia, all'uso dei beni materiali, alla proprietà, al giusto salario, alla libertà, alla partecipazione alla vita dello Stato, all'istruzione, alla collaborazione nella produzione della ricchezza;
IL LAVORO. Esso "aiuta i singoli alla realizzazione dello scopo fondamentale della loro vita", mentre "l’impegno dell’occupazione di tutte le forze disponibili è un dovere centrale dell'azione degli uomini di governo, politici, dirigenti sindacali ed imprenditori" e "le autorità responsabili" sono preposte "perché mettano mano ai provvedimenti necessari a garantire ai lavoratori la giusta retribuzione e la stabilità" (le parole tra virgolette sono di Giovanni Paolo II);
LO STATO. Esso deve essere una società organizzata, dove è garantita la convivenza civile, le giuste libertà individuali e sociali e la giustizia, nel perseguimento del bene comune, dell'intera comunità e non di un gruppo a detrimento delle legittime esigenze degli altri, e rispettando la libertà religiosa di tutti i culti ed i diritti della Chiesa Cattolica.

Il Partito della Rifondazione Comunista di oggi propugna idee ben diverse da quelle propugnate ai tempi dell'URSS. L'Unione Sovietica era uno stato federale comunista nato sulle ceneri del vecchio impero zarista, lacerato dalle continue insurrezioni spontanee del popolo, spossato dalla miseria e dalla fame. I contadini, continuamente vessati dalle spropositate richieste dei loro padroni, vivevano in condizioni di vita misere, disastrose. Essi erano trattati come schiavi, sebbene la servitù della gleba fosse stata abolita nel 1861. Ma questa abolizione non significava maggiore libertà per i contadini, quanto piuttosto una maggiore dipendenza economica, con la perdita, inoltre, della tutela giuridica.

Le tensioni tra le esigenze di cambiamento espresse da una parte della popolazione ed un modello politico statico, basato su una monarchia autocratica, furono all'origine di tre rivoluzioni. La prima, senza esito, ebbe luogo nel 1905. La seconda e la terza avvennero invece nel 1917, innescate da gravi problemi politico-sociali, da un diffuso malcontento nei confronti della monarchia e dalla tremenda crisi sofferta dalla Russia durante la Prima Guerra Mondiale.

La Rivoluzione, in Russia, è stata scatenata dunque da fattori sociali, dal disconoscimento dell’autorità zarista, dall’impossibilità di sopportare condizioni così misere di vita. Quella era una rivoluzione del popolo, con la quale ebbe inizio il lungo cammino della Russia – di lì a poco Unione Sovietica - che avrebbe conosciuto un periodo di intensa attività economica, ma anche di miseria e di povertà.

In Unione Sovietica – e in tutti i Paesi facenti parte del blocco Comunista, come sa bene mia madre – il popolo godeva di alcuni privilegi. In campo sociale, ad esempio, l’istruzione era totalmente gratuita: tutto il materiale scolastico per i bambini e i ragazzi veniva dato dallo Stato. L’assistenza medica era totalmente gratuita, così come l’assistenza sociale. La disoccupazione era a livelli quasi inesistenti. Non si voleva che tra i cittadini vi fossero divergenze economiche e sociali troppo accentuate. Per cui nella Russia leninista, e- soprattutto – nella Russia staliniana, prese vita un movimento di omologazione sociale, che avrebbe garantito a tutti un livello standard di vita. Questo livello, per noi occidentali, poteva sembrare basso: i salari non erano alti. Non si nuotava nell’oro, ma non c’era nemmeno quella miseria nera conosciuta prima della nascita dell’Unione Sovietica.

Qual è stato, dunque, l’errore dell’URSS? Come mai si è arrivati allo scioglimento del PCUS, che pure, nei suoi primi anni di vita, sembrava funzionare così bene? I motivi per giustificare un tale fallimento sono tanti. A mio parere, le idee del Comunismo sono buone e attuabili anche oggi (con ovvie limitazioni dovute al differente clima politico, economico e sociale del Paese). Come sapete, infatti, il Comunismo propugna gli ideali di uguaglianza tra tutti i cittadini, di laicità dello Stato, di libertà d’espressione, di pensiero e di parola, di democrazia. A partire dalla reggenza di Stalin, la situazione in Unione Sovietica è andata sempre più peggiorando: Stalin, infatti, ha introdotto una componente che non avrebbe dovuto introdurre: la paura. La paura di essere condannati e processati per reati non commessi, la paura di essere sospettati di possedere più degli altri, la paura di essere dei dissidenti. I crimini di Stalin sono stati denunciati da Chruscev, che condannò lo stalinismo. E proprio con questo segretario i rapporti tra U.S.A. e URSS si sono distesi, per poi tendersi nuovamente con Bresnev, inaugurando così il periodo della cosiddetta Guerra Fredda.

L’URSS è fallita perché non ha applicato uno dei princìpi base del Comunismo: il concetto di democrazia. Imporre a tutto un Paese una sola fede (l’ateismo), un solo partito (quello Comunista), un solo obiettivo (il miglioramento delle condizioni di vita attraverso il lavoro semi-forzato) non poteva certo portare a esiti positivi. Con la dichiarazione dello scioglimento dell’Unione Sovietica (26 dicembre 1991), gli Stati-satellite dell’URSS potevano scegliere di diventare degli Stati indipendenti, o di rimanere ancora legati alla Russia. Essi scelsero l’autonomia. Questa era l’unica dimostrazione di democrazia per gli Stati-satellite da parte della segreteria del PCUS.

L’URSS è fallita anche perché la dirigenza della segreteria del Partito Comunista di allora era troppo rigida, non vedeva o non voleva vedere i reali bisogni della gente, e applicava con la forza e con la repressione modelli di vita incompatibili con quelli del popolo.

La povertà oggi così diffusa in tutti i Paesi appartenenti all’ex Unione Sovietica, povertà che sovente si riconduce agli effetti deleteri del Comunismo - non deriva dalla politica di tipo comunista, bensì ha radici molto più profonde, risalenti a periodi storici precedenti al Comunismo.

Oggi il Comunismo è così avversato dalle élites, proprio perché va contro gli interessi di pochi ricchi. Non dimentichiamoci i contributi fondamentali che il Comunismo ha dato in favore della libertà, della pace, dell’uguaglianza tra i cittadini. La ferita del fascismo è ancora troppo fresca per poter essere dimenticata. Ebbene, i Comunisti, i partigiani si sono battuti in prima fila (pagando per questo spesso con la loro stessa vita) per difendere gli ideali in cui credevano.

Guardiamo l’Italia di oggi: i Comunisti non vogliono altro che un minimo di giustizia per chi soffre e ha sofferto a causa della politica sbagliata intrapresa dai governi precedenti. E l’uomo non dimostra mai di avere imparato dalla storia: oggi, come allora, gli errori si ripetono, si mettono da parte le esigenze reali del popolo nel nome delle grandi opere, dei grandi scoop, delle grandi frivolezze: e, come al solito, chi ci rimette? Gli operai, gli artigiani, i lavoratori del settore manifatturiero e, in generale, i lavoratori salariati.

La crisi non è affatto finita: per un operaio da cinque anni in cassa integrazione, con uno stipendio di 700 euro al mese e una famiglia a carico, la crisi non è finita. Per un pensionato che recepisce un contributo statale di appena 500 euro al mese, e con la Socialcard che fa risparmiare un euro al giorno, la crisi non è finita. Per un ricercatore scientifico che non percepisce alcun contributo per i propri studi, la crisi non è finita: essa c’è sempre stata.

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dolcestella

dolcestella

02.04.2011 22:06

libertà di pensiero, d'espressione e di parola? dillo ai parenti delle vittime dei gulag ;)))

Carla_Di_Carlo

Carla_Di_Carlo

05.02.2010 11:49

sergentehartman, sei pregato di lasciare commenti costruttivi, ben costruiti, in modo tale che tutti possano capire e disquisire con te.

sergentehartman

sergentehartman

04.02.2010 23:46

http://www.ciao.it/Elezioni_Nazionali__Opinione_982895

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