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Opinione su "Con la B"

pubblicata 11/03/2017 | CHEZIAOTTO
Iscritto da : 18/07/2007
Opinioni : 321
Fiducie ricevute : 184
Su di me :
Un abbraccio Cristiano a tutti I componenti di questo meraviglioso Sito! Che Geova vi benedica per il vostro cuore a Lui dedicato Umberto Polizzi (CHEZIAOTTO)
Buono
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Eccellente

"Il mio babbo e Gino"

Non ricordavo il motivo per cui una sera con un gran chiaro di luna ero sopra un carro trainato da un cavallo bianco, carico di masserizie.
.
In seguito seppi che si era trattato di un cambio di abitazione. Si andava da Bengasi a Sidi Califa.
Ricordo che mio padre spesso diceva che i venti chilometri che separavano queste due località erano terribilmente fastidiosi per lui che doveva pedalare in bicicletta, specialmente quando soffiava il ‘ghibli'.(Ghibli vento del deserto sahariano).
.
Il paesaggio era illuminata a giorno dal plenilunio. Le lunghe ombre proiettate dai nostri corpi e dai cespugli ai bordi della strada componevano quasi un ballo spettrale. Il cigolare del carretto con i rintocchi cadenzati dei passi ferrati del cavallo assumevano dei toni assordanti nel silenzio selenico di una notte nel deserto della ‘Sirte’.
.
Sia lo sciacallo che la iena di tanto in tanto ci rendevano testimonianza di non essere soli in quel mondo spettrale. La vita era lì, brulicante di anime a noi sconosciute, ma esistenti nell'armonioso concerto della natura viva e esultante del deserto. Erano lì attorno a tutti noi quasi a testimoniare la nostra estranea intrusione.

Affossato fra le masserizie accatastate sulla carretta e con le redini ben strette fra le mani, cercavo di comporre quelle immagini spettrali nella certezza di ravvisarne i contorni e le forme che a volte scomparivano con l’ acquattarsi della luna piena dietro qualche isolata nuvoletta. Mamma pregava con la piccola lLiliana da un mese dalla sua nascita.
..
Quella notte d'estate la ricorderò vita natural durante, perché quando scesi dal carretto, ormai giunti a destinazione, il cavallo mi rifilò un morso sulla spalla sinistra. Sentii un gran dolore ed emisi un grido per cui mio padre, accorrendo, s' accorse dell'accaduto; agi'con rabbia.

Ricordo che non gioii affatto per quella reazione di mio padre. Mi son sempre chiesto se mai avessi potuto fare altrettanto in difesa di mio figlio.

Cercai più volte di avvicinarmi al cavallo e di accarezzarlo senza che questi potesse nuocermi ulteriormente, anche perché vi era in me la convinzione che l'animale non aveva avuto l'intenzione di farmi del male dal momento che per tutto il viaggio mi dilettai alla guida con le redini senza mai colpirlo con la frusta.

. Pensai che quel morso fosse un incontrollato atto di benevolenza, ed ero certo che l'animale non avrebbe voluto arrivare a far del male intenzionalmente.

Ci lavorai molto con la fantasia. Rigettavo l'atto inconsulto di per se stesso così com'era avvenuto e accarezzavo l'idea che un giorno avrei raccolto ciò che ritenevo giusto che fosse: una mutua manifestazione d’ amore.

Chissà perché la esigevo quasi! Vi era una sicura testimonianza in me che l'amore sentito per quell'animale era accettato ed eventualmente poteva essere manifestato dall'animale stesso.

Alcune volte avevo l'incombenza di legare l'animale dietro casa all'ombra e somministrargli una prescritta razione di pastone; non ho mai rispettato la quantità prescritta. Elargivo abbondantemente. '''Il Babbo voleva che lo facessi io, non solo perché ero il più grande della nidiata, ma anche perché ero il solo a volergli praticare il ‘brusca-striglia’.

Ben legata la cavezza all'anello metallico fissato nel muro perimetrale della casa, facevo delle lunghe chiaccherate con l'animale. Sentivo di potergli parlare liberamente affinché sapesse che avevo dimenticato da tempo quel brutto ‘morso’.
.
Non so quanto tempo trascorse da quella notte di luna piena.
.
Un pomeriggio d'estate, .'''sulla terrazza della mia abitazione come vedetta perché c'era parso di sentire in lontananza il rumore di una macchina.

.'''Gino, il secondo della nidiata, (deceduto recentemente, il giorno 5 marzo 2017)''' era corso a mettere l'orecchio sull'asfalto della Litoranea che passava a qualche metro dalla nostra casa cantoniera. La Litoranea era la strada che congiungeva Tobruk a Tripoli. Il nostro udito era addestrato anche all'avvicinarsi delle carovaniere a qualche ora di distanza, mentre le auto potevamo sentirle al mattino presto per poi vederle passare verso mezzogiorno.
..
Qualcosa attrasse la mia attenzione! Laggiù, a sud, appena fuori da una duna di sabbia, c'era qualcosa di non ben definito. Chiamai mio fratello, e anch'egli fu incuriosito e decidemmo di comune accordo d'andare a vedere di cosa si trattava.

Camminammo verso quella che avevamo stabilito fosse la direzione giusta. Pensammo che non doveva essere poi tanto distante poiché era stata visibile dal tetto di casa nostra. Saremmo sempre potuti tornare in dietro dal momento che casa nostra era visibile dai dossi.

Dopo qualche tempo di perplessità e indecisione, a cavallo d'una duna, vedemmo profilarsi la nostra mèta. Avevamo camminato per un bel po’ di tempo. Il tremendo sole del deserto cirenaico volgeva al suo limite. Ora le nostre ombre si adagiavano stanche e fluttuose sulle calde e immacolate dune di quell’arroventato deserto.

Finalmente giungemmo alla nostra mèta: un muro diroccato dell'epoca romana, un albero di fico e una rustica e lacerata tenda da beduini visibilmente abbandonata da anni.

Sentimmo la necessità di bere. Il cammino era stato molto e incontrollato nel tempo. Il fico ci dette ospitalità offrendoci i suoi frutti maturi e succulenti.

. Cercammo un tesoro fra quei ruderi millennari nella esaltata fantasia di bambini cresciuti attorno ad un focolare di legna e di carbonella, al lume di uno stoppino acceso d'inverno quando più si dà risalto alla fantasia al fine di rendere meno dura una realtà di stenti.

Alcuni scorpioni rossi non gradirono la nostra intromissione e preferirono rintanarsi sotto quelle pietre millennarie per ripristinare la loro abituale ‘privacy'.

Qualcosa presto ci richiamò alla realtà. Il sole era scomparso rosso e tremolante dietro le dune lasciando in consegna alla luna ormai alta nel cielo le nuove realtà da vivere e da superare. Ci accorgemmo di essere attorniati dal nulla e dal vuoto più assoluto. Lo spettacolo selenico senza dimensione rendeva l'orizzonte oscuro e terribilmente prossimo. Come se si fosse a bordo di un ‘asteroide' sospeso nel buio vuoto avevamo la sensazione di essere su di un palcoscenico, illuminato dalla luna, che proiettava la sua spettrale luce solo su di noi.

Trattenemmo il fiato per cercare di captare l'elemento estraneo, compagno della nostra solitudine. Sentivamo il cuore agitarsi inconsultamente. Ci afferrammo in un abbraccio spasmodico quasi alla ricerca di una completa e assoluta fusione dei nostri corpi. Era terrificante ascoltare il nostro medesimo respiro quasi che fosse inopportuno protesi come lo eravamo alla ricerca di un segno o di un suono familiare.

" Tu sai dove ci troviamo ?"- mi chiese Gino con voce incerta e tremolante.

-Non preoccuparti, sono certo che Babbo sarà già sulle nostre tracce "- risposi come per incoraggiare me stesso.

"Pensi che ci troverà? Perché non spara un colpo di fucile così sappiamo che sta venendo a prenderci ?"

"Perché sei così preoccupato? Non è poi tanto che il sole è tramontato"- risposi con voce incerta.

Penserà che siamo ancora a giocare dietro la cisterna. Quante volte abbiamo ritardato la sera perché solo sul tardi si potevano catturare le rane. Forse non ci penserà per niente che siamo qui ”.

. Fu questa mia osservazione che scatenò in noi la disperazione.

"Se ciò dovesse corrispondere alla realtà, quando s'accorgerà della nostra assenza, come fa a sapere che siamo qua?” -pensai fra me.

“Mamma, ti giuro che non andrò a giocare più neanche dietro la cisterna, ma vienici a prendere...ti giuro, Babbo, non lo farò mai più"- cominciò a piangere Gino.

Io non fui da meno. Cominciai a rendermi conto della situazione man mano che il tempo passava e la luna ingigantiva il suo dominio, mentre anche le ombra di ogni piccolo cespuglio divenivano come gnomi danzanti intorno a noi.Di propo-sito ci fermammo cercando un segno, un indizio, un minimo rumore che provenisse da qualche direzione.
.
Il silenzio prendeva possesso dell'aria, delle ombre, della sabbia come un assoluto sovrano all'atto della sua investitura.

Ci inginocchiammo per non apparire. Abbagliati dall'immediato riflesso dei raggi della luna sulla sabbia perlacea, non vedevamo ad un metro di distanza. Ci coprimmo il volto a difesa, come per sfuggire a quella realtà prepotente come se si approfittasse delle nostre giovani vite senza protezione.

"Se Babbo fosse qui con noi io non avrei paura di niente"- si sforzò a dire Gino con un senso di ribellione contro quella natura ora esigente, inospitale. Sembrava che ormai si dipendesse da quella realtà cinica chiamata ‘deserto’.

" Se Babbo arriverà ad essere qui con noi ci scorticherà il sedere con la frusta del cavallo", replicai visibilmente preoccupato.

"Però è colpa tua se siamo qui”- osservò piangendo. " Cosa ti interessava di sapere... perché mi hai portato a morire qui . Accidenti a te!"

" Va bene! Accidenti a me, ma ora cerchiamo di fare qualcosa",-dissi disperato. “Cerchiamo di gridare aiuto, qualcuno ci sentirà".

'''"Ma chi vuoi che ti senta, scemo”- soggiunse Gino. “Se gridi non sentiamo se ci chiamano; e se poi ci sentono le iene e gli sciacalli si fanno di noi un boccone".

Mi sembrò più che logica l'osservazione e ci accostammo a ridosso sul lato nascosto, buio di una duna in assoluto silenzio.

Mai un silenzio fu così terribilmente frastornante. Cercavo di aguzzare l'udito fra un battito e l'altro del cuore alla ricezione di un segnale. '''Gino si sforzava di mantenere sommesso il suo singhiozzare'''. Anche il volgere velocemente le orecchie da una parte all'altra creava rumore e mi distoglieva dalla concentrazione. Sentivo una pesantezza terribile su tutte le membra.

. '''Ero felice che Gino era lì con me, mi dava forza e coraggio, ma mi sentivo quasi responsabile delle sue sofferenze'''. Gli misi una mano sulla spalla per avere un contatto fisico. Sentivo di averne bisogno come in effetti anche lui manifestò la mia medesima necessità, abbracciandomi. Fu un abbraccio strano e profondo. La tragedia che stava per consumarsi ritardò i suoi effetti dinanzi ad una duplice volontà di vivere.
..
Ci accorgemmo che finché c'è vita c'è speranza. Sembrò che quell'abbraccio ci avesse accumunati non per la morte ma per la lotta per la vita che sentivamo prepotente in noi.

"Noi non siamo delle femminucce, vero?"- sussurrai all'orecchio di Gino.

"Tu dici che io sono una femmina perché mamma vuole che porti i capelli lunghi. Ma io sono maschio come te e anche più di te. Non ho paura. Guarda? Vedi ? Mi sono alzato in piedi e non ho paura delle iene"- reagì orgoglioso Gino alzando il capo biondo e ricciuto verso l'alto silenzio del cielo quasi fosse una copertura funebre.

" Va bene, va bene, ma ora stai giù; aspettiamo ancora un poco e poi andiamo su quell'altra duna che è più alta; forse da quella posizione potremo vedere o sentire qualcosa".
.
. Avevamo il terrore di ciò che potessero nascondere le dune circostanti. Eravamo terrorizzati persino di doverle guardare. Ci aspettavamo da un momento all'altro di vedere sbucar fuori i ‘fantasmi del deserto’ dai mantelli tutti neri. Quei fantasmi delle novelle arabe che spesso rimangono sconfitti dal buon Allah. Egli è attento al grido di richiamo dei bambini buoni. Certamente invierà, come farà ora nel nostro caso, i cavalieri del deserto dai mantelli bianchi per sconfiggere i malvagi e salvare in un oasi di palme da datteri e sicomeri, i bambini musulmani buoni.

Chissà se questi cavalieri buoni dal mantello bianco avrebbero fatto caso che sia io che Gino non eravamo musulmani?

"Gino, credi tu ai cavalieri bianchi del deserto?"- chiesi come per incoraggiarlo.

" Non lo so!"- rispose dubbioso. "Forse sarà vero".
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Umberto Polizzi

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Commenti su questa Opinione

  • catina56 pubblicata 23/09/2017
    eccll
  • er_meio pubblicata 09/04/2017
    mi dispiace per Gino... condoglianze sentite!
  • operatore_ecologico pubblicata 30/03/2017
    eccellente opinione
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Su Ciao da: 20/07/2000