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Opinione su "Con la R"

pubblicata 31/01/2015 | silvius123
Iscritto da : 04/05/2013
Opinioni : 124
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Su di me :
Concordo con il Saggio che sentenziava: "Preferisco il bacio al lebbroso alla stretta di mano del cretino"
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""RIFLESSIONI SPARSE""

Il freddo intenso, con pioggia e grandine, accompagna l’alba livida che apre la mia giornata e l’umore ben si adegua alle condizioni esterne. Il monitor illuminato mi attira … sento la voglia di scrivere, ma continuo a perdermi ascoltando la voce del nubifragio. Rileggo più volte l’introduzione, mi fermo e inizio a divagare sull’onda del termine “adegua” che mi suggerisce parole di certo non originali: adeguato, adatto, idoneo, convenienza, adattamento.

Infilo i pensieri uno dietro l’altro, senza un apparente nesso logico, legati fra loro dalle personali sensazioni che operano da unico collante, prive di una struttura coerente. Nel tentativo di ristabilire un qualche equilibrio, intitolo lo scritto “Riflessioni sparse”, vale a dire idee che mi permettono di divagare e mi conducono lontano.

Uno scrittore ebbe ad affermare che “ogni adulatore vive alle spalle di chi lo ascolta”. È un chiaro richiamo alla famosa favola di La Fontaine “Il corvo e la volpe”, la cui morale nel tempo è cambiata, però, suggerendo un epilogo diverso.

Anche ai giorni nostri la volpe invita il corvo a cantare. Il pennuto, però, sembra conoscere la fiaba, perciò si toglie dal becco il formaggio, lo trattiene con la zampa, canta e si rimette a mangiare. Povera volpe!

Volendo parlare delle tarme, constatiamo che esse vivono molto bene tra i prodotti che in passato rendevano impossibile la loro sopravvivenza tra le lane e i tessuti. Pare, anzi, che apprezzino molto i potenti veleni usati per combatterle e sbeffeggino i nostri sforzi.

Gli antibiotici impiegano il triplo del tempo per debellare i bacilli, rivelandosi spesso inefficaci se non mirati al morbo da contrastare. Generazioni di microrganismi hanno imparato a difendersi e appreso l’arte di adattarsi alle situazioni, che nella società umana prende il nome di “compensazione”.

Essa assicura una qualche forma di equilibrio nel conflitto fra l’Individuo singolo e la Natura, abituata a ragionare sui grandi numeri. Ciò che accade a me, personalmente, non la riguarda come non le interessa la differenza che passa tra un ciuffo d’erba e un potente della terra.

Per evitare il caos e semplificare le cose, la società inventa l’amministrazione senza, però, eliminare i pasticci. All’innovazione subentra la burocrazia che, aggrovigliandosi su se stessa, continua a mantenere situazioni e settori privi di futuro.
La magagna successiva di tale modo di ragionare, spinge l’individuo a superare l’ostracismo della burocrazia mediante il ricorso alla corruzione, nel tentativo di liberarsi di regolamenti impossibili, negligenze, incapacità, divieti.

Il passaporto, l’antica lettera di raccomandazione, si trasforma in metodo di schedatura e limite vincolante per seguire determinate regole. L’uomo, non soddisfatto, sviluppa a dismisura il fenomeno dell’emigrazione clandestina le cui drammatiche conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Per passare alle faccende di casa nostra, vorremmo maggiori silenzi. Il Silenzio…, un’affascinante parola da opporre alle teste imbottite di vocaboli, alle lingue abituate all’inutilità, ai maestri dell’ovvio. A pensarci bene, non sono molte le cose che meritano di essere dette e, soprattutto, quanto si può affermare con un vocabolario anche se ridotto.

Il resto aiuta ad allenare chi è afflitto da una patologia logorroica e vuole convincere lo sfortunato interlocutore di turno sull’efficacia delle proprie “verità”. Per adattarci a simili ottusità, ricorriamo al rimedio di lasciare il nostro prossimo nella sua convinzione e nell’ignoranza.

La vita sarebbe certamente più serena se, in maggior misura, usassimo due modesti accorgimenti, la semplicità e il silenzio.

La prima saprebbe che il libero cittadino non è una cavia disponibile, sulla cui pelle si può impunemente condurre qualsiasi esperimento. Il silenzio, invece, restituirebbe giustizia e dignità all’intelligenza civile senza travolgerla con un’oratoria vuota e inutile.
È forse una speranza vana, considerando che parecchi uomini importanti coltivano la propria caricatura?

Ricordo vagamente un antico racconto orientale. Esso narra la vicenda di un potente sovrano che, per tramandare ai posteri l’illuminato sapere degli antenati, ordina agli accademici del regno di redigere la storia universale dei popoli.

Dopo moltissimi anni, la monumentale opera finalmente è completa e gli storici, rileggendo le migliaia di volumi, condensano gli avvenimenti in un unico tomo da esibire all’anziano re, ormai agonizzante. Per soddisfarne il suo ultimo desiderio, il ciambellano riassume il contenuto in tre parole: “Nacquero, patirono, morirono”.

Al virus dell’aggressione, l’animo umano risponde con una sorta d’immunità, d’abitudine, grazie alla virtù d’adattamento che gli permette di superare prove e situazioni di ogni genere. Si dimentica, purtroppo, che se nomina un qualche tipo d’amministratore finisce la sua tranquillità.

Nessuno, infatti, controlla. Esiste una moltitudine di false cariche, di onorificenze senza senso, di falsi esperti, ai quali nessuno, mai, chiederà conto della loro ignorante e dannosa inefficienza. Il gioiello fasullo e placcato va sempre di moda e incanta chi ha bisogno di riflessi e luccichii per perpetuare la propria vetrina.

La speranza è che il bisogno d’illusioni non conduca anche gli avveduti davanti all’ideale sfera di cristallo dell’indovino di turno. Il suo unico pregio consiste nella subdola e ingannevole capacità di prosperare sulla stoltezza del prossimo.



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Commenti su questa Opinione

  • wilson94 pubblicata 31/10/2015
    Grazie! Terrò conto di quanto hai scritto!
  • erratacorrige0 pubblicata 28/09/2015
    A volte anche i ciambellani si dilungano e finiscono per sprecare parole, invece non lo sono affatto sprecate nella tua originale riflessione.
  • amicidiE pubblicata 14/08/2015
    Ecv
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Su Ciao da: 27/01/2002