Roma, anno 2003: la vita è adesso e da 35 anni

5  03.07.2003 (10.07.2003)

Vantaggi:
Un grande spettacolo di musica, coreografie e pubblico .  Un Baglioni in ottima forma atletica rispolvera con sensibilità i brani più importanti del repertorio e in tal modo soddisfa tutte le generazioni presenti .  Impeccabile la resa del suono

Svantaggi:
Alcuni pezzi su toni più bassi dell'originale, effetto soporifero .  Alla fine Baglioni è stanco e dimentica qualche strofa

Consiglio il prodotto: Sì 

Bugsy

Su di me: "La vita è come la prima partita di scacchi. Quando cominci a capire come si muovono i pezzi, h...

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1° LUGLIO, UN’ALTRA NOTTE DI NOTE
Gli uomini persi di Claudio Baglioni sono anime bianche che si ritrovano
nell’Olimpo del Foro Italico romano, al cospetto della collina di Monte
Mario. Sono donne e uomini (400 figuranti) che compaiono lentamente dal sottopassaggio dello stadio del calcio di Roma e Lazio, e prendono posto intorno al palco del cantautore di Centocelle, al centro di una ribalta lunga almeno ottanta metri, sulla quale Cucaio ha già deciso di mettere a nudo le immagini della sua anima. Gli uomini persi e ritrovati, alla fine, sono soprattutto i circa settantacinquemila fans di ogni età e sesso, che si danno appuntamento nell’Olimpico per la quinta tappa di questo tour 2003 di Claudio Baglioni, cominciato da Ancona a pochi giorni dall’uscita dell’ultimo album, “Sono io – L’uomo della storia accanto”, ventiduesimo disco (live compresi) da quando, nel 1970, ci provò per la prima volta e fece un tonfo clamoroso. Claudio ritorna nella sua Roma e trascina con sé le emozioni profferte e ricevute anche a Milano, Padova e Firenze. E se in nessun luogo ha deluso, tanto meno potrà farlo a due passi dal Tevere.
Ad un’ora dall’inizio del concerto lo stadio è semivuoto. Qualcuno sugli spalti già mormora che la vendita dei biglietti è stata deludente e che i bagarini lì fuori distribuiscono tagliandi a prezzi stracciati. Chi ha speso fino a 46 euro per una tribuna Tevere non può evitare una fitta di delusione. Ma i più esperti lo sanno. La gente magari arriva tardi, ma alla fine ci sarà. Così quando Claudio, ancor prima di comparire sulla scena, legge a tutto lo stadio il lungo elenco dei nomi delle persone coinvolte nell’organizzazione del concerto, l’Olimpico è già quasi tutto esaurito e fa sentire il proprio boato. Il cavaliere bianco (camicia e pantaloni) e nero (cintura e scarpe) affronta a piedi la pista d’atletica con la chitarra e fa capire subito che non dimenticherà chi lo ama dai tempi dei suoi esordi. Nel catino rimbombano “Signora Lia”, “Solo”, “Tu come stai” e gli uomini persi a questo punto si ritrovano. La “Notte di note” è cominciata, così, subito, uno dei brani più cullanti del Baglioni che nel 1985 disse all’Italia: “La vita è adesso”, e fu ancora un successo.
Claudio continua e regala “A modo mio” e “Porta Portese”. La gente si sgola con lui. A volte hai persino l’impressione che questo gli dispiaccia. In un altro concerto tempo fa lo disse: “Sono anni che non riesco a cantare da solo certe canzoni”. Poi si riposa e parla al pubblico: “La mia è una strada lunga 35 anni, durante i quali non sono mai stato solo”. E a quel punto l’Olimpico rimbomba delle note di “Strada facendo”. Poi tante altre canzoni, alla fine saranno 30. Alterna i migliori brani del repertorio - vecchio e nuovo che si passano la palla - e rende felici generazioni diverse. Sul palco, mentre lui canta e corre nemmeno fosse Rod Stewart, si alternano ballerini, giocolieri, suore coi pattini, mangiatori di fuoco, il tutto sotto la regia del bravo Pepi Morgia. Ma Baglioni vuole di più, vuole prendere quello stadio “Tutto in un abbraccio”, uno dei pezzi di maggior successo della sua ultima fatica. Commovente il duetto con Giovanni, il figlio oggi chitarrista cui dedicò nel 1982 “Avrai”, scritta di getto e incisa negli studi londinesi dell’ex ‘beatle’ McCartney. Claudio si risparmia un po’. Canta le canzoni più vecchie su un tono più basso dell’originale e qui sfiora l’effetto soporifero. Ma dà il massimo, fino alla fine, nei brani degli ultimi dieci anni.
Intenso il momento in cui il padrone di casa chiama sul palco i suoi ospiti (Capua, Frizzi, Insegno, Mammucari e altri) sulle note di “Poster” e fa esplodere lo stadio intonando il ritornello niente popò di meno che con Renato Zero. Viene il sospetto che il Renatone nazionale possa continuare a cantare senza che nessuno se ne dispiaccia. Ma Baglioni non molla facilmente la scena e dopo aver commosso con “Fammi andar via”, uno dei brani più belli che abbia mai scritto e cantato, scatena le luci della sua ribalta camminando “Le vie dei colori”, palloncini in varie tinte che si staccano verso il cielo di una Roma solleticata in questa notte dal ponentino anti-calura.
Una notte intensa e faticosa ma indimenticabile. Claudio ha fatto vivere i suoi sogni su questo palco infinito. E’ stanco e sudato dopo oltre tre ore di concerto è, goccia a goccia, nota dopo nota, ha spremuto a dovere il cuore dei suoi fans. Domani molti di loro andranno al lavoro. Voglio andar “Via”, grida Baglioni, fa il giro della pista, ringrazia e scompare dal tunnel che ce lo aveva donato.
***
LA BAND
Paolo Costa (basso)
Paolo Gianolio (chitarra elettrica)
Danilo Minotti (chitarra elettrica)
Walter Savelli (piano)
Giovanni Boscariol (tastiere)
Lele Melotti (batteria)


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Clemy76

Clemy76

05.11.2004 13:12

la tua opinione mi ha proprio emozionato.... Fammi andar via... forse una delle piu belle canzoni italiane che si siano mai scritte!!!

ros64

ros64

19.05.2004 13:02

Mi ricorda il 1985 all'autodromo di Santa Monica (Misano Monte) c'erano 30000 persone ma noi riuscimmo a piazzarci proprio sotto al palco. Uno sballo, cpmpreso i 10 o 12 km a piedi per rientrare a Rimini e le duie ore buone solo per uscire dall'autodromo. Ma si sà da giovani si sopporta di tutto. ros64

adri84mj

adri84mj

31.08.2003 20:28

la tua opinione trasuda di emozioni anche se devo dirti che non mi entusiasma poi tanto baglioni, soprattutto quello moderno...ciao!

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