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VASCO ROSSI Buoni o Cattivi tour 2004 - Tappa 0
Vantaggi MITICO
Svantaggi nessuno
All’inizio di maggio mi era giunta la notizia che Vasco avrebbe fatto un concerto a Roma in giugno.
La corsa ai biglietti è stata tanto frenetica quanto inutile: TUTTO ESAURITO!
Non riuscivo a rassegnarmi; lo scorso anno sarei voluta andare al concerto di Milano, ma obblighi familiari (leggasi marito egoista) me lo impedirono, quindi quest’anno non volevo perdermi Vasco per nulla al mondo.
Già stavamo pensando di prendere i biglietti per Napoli, quando miracolosamente è uscita la data di Latina.
Detto fatto avevo i biglietti in tasca.
L’attesa è stata lunga, il 30 magio sembrava non arrivare mai, mi sentivo un’adolescente al suo primo concerto, e man mano che la fatidica data si avvicinava l’attesa diventava più trepidante.
E poi finalmente ecco: è il 30 maggio, domenica.
Matteo è sistemato dai nonni e alle 17 in punto si parte alla volta di Latina.
Non conoscendo bene la strada ci impieghiamo un po’ troppo a trovare lo stadio “Francioni” e ancora di più a trovare parcheggio.
Ma finalmente alle 18:30 ci troviamo in fila fuori allo stadio insieme con altre centinaia di persone col nostro stesso obbiettivo.
Alle 19 riusciamo ad entrare: le gradinate laterali al palco, che occupa l’intera curva, sono tutte occupate, il prato sotto il palco è praticamente assediato.
Non ci resta altra scelta che dirigersi verso la curva opposta al palco: e fortuna che lo stadio è piccolo e il palco non risulta troppo lontano, anzi i nostri posti sono veramente buoni, ci danno una visuale completa del palco.
Per scaldare la folla salgono sul palco i “Godiva”, un gruppo di Latina a quanto pare già conosciuto.
Ma almeno io non li ascolto, guardo con impazienza l’orologio aspettando l’arrivo di Vasco.
E poi…ecco, si spengono le luci, l’adrenalina sale, il palco si illumina e iniziano le prime note di “Che cosa vuoi da me” accolte dal boato del pubblico e Vasco appare sul palco in un tripudio generale.
Scatto in piedi non appena lo vedo, ma le proteste di chi mi siede dietro mi spingono a risedermi controvoglia.
I tre maxischermi posizionati in alto sul palco mi rimandano primi piani di Vasco; sono all’interno dell’evento, della tappa zero del “Buoni o cattivi tour 2004, della prova generale del tour di Vasco, eppure ancora mi sembra tutto irreale.
Finita la prima canzone subito attaccano con “Fegato spappolato”, non riesco a stare ferma, ho voglia di alzarmi, saltare, vivere con la mente e il corpo questa cosa che ho atteso così tanto, ma la gente che mi circonda non la pensa come me, così mi adatto e mi accontento di sentirmi la musica scorrere nel sangue e pulsare con il mio cuore mentre canto insieme con altre tredicimila persone le canzoni che mi sono tanto note e che amo tanto.
Vasco sembra più ciarliero del solito, fa qualche battuta tra una canzone e l’altra e lo sento più vicino che mai.
Segue “Cosa succede in città” e la urlo con tutta la voce che ho:
Il concerto entra nel vivo con "Non basta niente”, “Anymore”, “Portatemi Dio” a cui seguono le canzoni del nuovo album “Come stai”, “Hai mai”, “E…”.
Alla prima nota di “Sally” il pubblico esplode, accendini si illuminano ovunque, la gente ondeggia sulle note di questa canzone che entra di diritto tra le più belle e amate del Blasco.
Ormai la voglia di alzarmi in piedi è enorme, non si può vedere un concerto di Vasco standosene seduti; la mia adrenalina vuole uscire, ma mi violento e resto seduta anche sulla musica della mia canzone preferita “Stupendo”, seguita subito da "Stendimi".
Coninua con la nuova "Buoni o cattivi", coinvolgente e ritmata al punto giusto, e "Domenica Lunatica".
Ma quando inizia “Rewind” e tutto lo stadio è in piedi, escluso il mio piccolo spicchio di curva, me ne infischio di chi mi sta dietro e scatto in piedi per saltellare al ritmo di questa canzone coinvolgente.
Seguono “Señorita”, “Stupido hotel” e ormai sono tornata seduta non ce la faccio più a restarmene a far salotto, mentre il resto dello stadio esplode, e così decidiamo di goderci il resto del concerto nel cuore pulsante del pubblico vaschiano: il prato.
E intanto una voce, la solita voce che lo fa da anni, presenta la band: Mike Baird “sancho” alla batteria, Maurizio Somieri alla chitarra, Claudio Galinelli “il gallo” al basso, Riccardo Morri alla chitarra acustica, Alberto Ronchetti “il lupo maremmano” alle tastiere, Frank Nannola alla tromba, Clara Moroni “la Ferrari del Rock” è la corista.
Lo spettacolo continua con i vecchi successi sempre molo sentiti dal pubblico “C’è chi dice no”, "Gli spari sopra”, quest’ultima canzone accompagnata da immagini di guerra sui maxischermi, e poi “Siamo soli”.
Ormai posso sfogarmi, saltello sul prato e grido le canzoni, sfogando in questo modo le emozioni che tutto ciò mi provoca.
Il palco è illuminato da giochi di luce meravigliosi, che cambiano per ogni canzone e che mi illuminano gli occhi e l’anima che ormai viaggia in parallelo a quella del “mio” Vasco.
Dopo una breve pausa, in cui il palco è lasciato a luci spente, Vasco e la sua band sono richiamata sul palco dalle invocazioni dei fans.
Vasco brucia sul palco il rituale del concerto, e noi bruciamo con lui.
Poi “Un senso”, la canzone che ha fatto da colonna sonora al film “Non ti muovere”.
E’ il momento di “Bollicine” che lascia cantare a noi. Segue poi “Vivere” inno e comandamento; poi un medley di “Brava”, “Cosa c’è”, “Brava Giulia”, e “Dormi dormi”.
Non poteva ovviamente mancare “Vita spericolata” in un turbinio di luci, e voci che diventavano un tutt’uno con quella di Vasco.
Poi sui maxischermi compare Massimo Riva e sulle note (di solo pianoforte) e le parole di “Canzone” scorrono immagini del grande musicista che ha accompagnato Vasco in tanti tour e tanti successi;
“Nessuno muore mai completamente, qualcosa rimane sempre, Ciao Massimo”.
Questo è stato il modo il cui il rocker modenese ha ricordato il suo vecchio amico e collega.
Ed infine ecco l’amata e temuta “Albachiara” che invariabilmente chiude tutti i suoi concerti.
La canto con un misto di gioia e tristezza e mi accorgo con stupore che sono passate quasi tre ore dall’inizio del concerto, e che ho la gola secca e anche un po’ dolorante: ho urlato troppo.
Sulle ultime note di “Albachiara” Vasco scappa via lasciando all’adorazione del suo pubblico la sua band.
Poi la musica tace, il palco si spegne e si riaccendono i riflettori dello stadio.
Quel prato e quelle gradinate scosse da boati di musica fino ad un momento prima sono insolitamente silenziosi.
Mestamente prendo per mano mio marito e ci avviamo all’uscita: il viaggio si è concluso, ma mi ha lasciato molte emozioni; ci vediamo al prossimo sogno Vasco!!!!
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Alienna 30/09/2004 20:54
sorrisino 16/09/2004 21:34
io ora lo trovo un pò la caricatura di se stesso....ha fatto delle grandi cose....ora lavora un pò troppo per il mercato e non per costruire bei lavori!!! ma questa è la mia opi...la tua comunque è fatta bene... :-) (senza offesa spero)
brokenhearted 24/06/2004 11:36
Fefy 03/06/2004 11:00
Bella opinione. Come stai? Un salutone. Andrea