Concerto per pianoforte e orchestra n° 19 K 459 - W. A. Mozart

Concerto per pianoforte e orchestra n° 19 K 459 - W. A. Mozart

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... Per farvi capire quant’era prolifico il genio musicale di Amadeus, mi basta segnalare alcune opere che vennero alla luce quasi contemporaneamente a questo concerto che è il tema della mia riflessione: due mesi prima ebbe la luce il 18° Concerto per pianoforte e orchestra K 456 in Si b maggiore; ... Leggi l'opinione





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Un tocco d'energia positiva che distende l'animo
Una Opinione di Galatina77 su Concerto per pianoforte e orchestra n° 19 K 459 - W. A. Mozart
20.01.2005


La valutazione di questo autore:   

Qualità dei testi  
Qualità della musica  

Vantaggi: L'averla studiata ed eseguita al pianoforte me l'ha fatta gustare appieno e il gusto d'avere una incisione eccellente
Svantaggi: Non conoscerlo !

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Opinione completa

IL CONTESTO STORICO… e che contesto! Voi tutti non potete immaginare che cosa accade alla fine del 1700 in tutta Europa. Accadono stravolgimenti storici che segneranno per sempre la storia dell’Europa prima e del mondo poi. La rivoluzione francese, prima di tutto. Nello stesso periodo vi è la nascita degli Stati Uniti. La Prussia cerca di imporsi come potenza europea – nonostante conflitti politici al suo interno - e conquista il Belgio. La Polonia viene smembrata in più parti e molti territori saranno spartiti fra Prussia e Russia. In questo contesto di stravolgimenti si collocano gli ultimi periodi della vita di Mozart. Il grande genio scompare quasi in sordina, nel Dicembre del 1791, nonostante la sua fama di grande musicista “corresse più veloce di lui”. Solo nell’ Ottobre del 1790 aveva tenuto concerti, ad esempio, a Francoforte, a Magonza, a Mannheim, ad Augusta, a Monaco. All’epoca aveva “solamente” 34 anni ed era nel fior fiore dei suoi anni migliori. Era il 1790, appunto, quando Leopoldo II venne incoronato imperatore di Prussia. Mozart era presente e per quella occasione fece seguire ad un’orchestra d’archi, flauto, oboi, fagotti, corni, trombe e timpani un brillante concerto per pianoforte e orchestra, il concerto n° 19 K 459, concerto che egli scrisse qualche anno prima nel 1784.

CHE ANNO IL 1784… Per la verità Mozart componeva in modo incessante capolavori ormai in ogni anno della sua vita. Ogni mese veniva alla luce qualcosa di splendido. Difficilmente un compositore nella storia della musica scrisse così tante opere e tutte… importanti nel panorama storico musicale. Per cui come potremmo dire: “Che anno il 1784…” così potremmo fare questa affermazione per il 1783 e il 1785 e così per tutti gli altri anni della sua vita. Ma ci soffermiamo sul 1784, nel mese di Dicembre più esattamente, quando appunto Mozart da i natali al suo 19° concerto per pianoforte e orchestra. In origine le parti per trombe e timpani non erano previse nell’organico orchestrale. Furono aggiunte dopo, nel 1790, per l’occasione dell’incoronazione di Leopoldo II. Queste parti poi furono perdute. Ma torneremo dopo su questi dettagli. Per farvi capire quant’era prolifico il genio musicale di Amadeus, mi basta segnalare alcune opere che vennero alla luce quasi contemporaneamente a questo concerto che è il tema della mia riflessione: due mesi prima ebbe la luce il 18° Concerto per pianoforte e orchestra K 456 in Si b maggiore; un mese prima la sonata n° 14 in do minore K 457 per pianoforte; il Quartetto per archi n° 17 K 458 “Jagd”, dedicato ad Haydn; neanche pochi giorni dopo, nel Gennaio del 1785, dopo il “nostro” concerto, vide la luce il Quartetto per archi n° 18 K 460 detto “delle Dissonanze” (“Dissonanzen”; il quartetto deve il sottotitolo alle celebri note dissonanti iniziali, un La bemolle sullo sfondo di un La naturale). Anche questo fa parte dei sei quartetti per archi dedicati ad Haydn. Mozart viveva la sua vita stravagante, fra scappatelle, viaggi, concerti, incontri con persone e… scontri con altri musicisti, una vita intensa, emozionante… e fra un momento e l’altro, nei “ritagli”, forse, di tempo, dava la luce ad opere immortali. Mozart aveva una grande abilità compositiva: in pratica aveva la musica nel sangue e quant’è vero che il sangue è quello che mantiene vivo il corpo poiché ossigena e alimenta ogni sua parte, Mozart “era musica” dalla testa ai piedi. Per cui le sue composizioni nascevano spontaneamente, fluide… difficilmente i suoi manoscritti avevano delle correzioni. Un uomo che arriverebbe a far rabbrividire anche il genio di J.S. Bach e di L. van Beethoven. Ma il mondo è bello perché è vario ed anche i geni musicali hanno, ognun di loro, delle proprie caratteristiche che li rendono tali… ma non necessariamente perché sono uguali nel far musica. Vivono esperienze diverse, hanno caratteri diversi. Tuttavia emergono… e alla fin fine un genio è Bach, un genio è Mozart, un genio è Beethoven (questo tanto per citare tre nomi più o meno vicini cronologicamente).

MA I PRIMI CONCERTI PER PIANOFORTE E ORCHESTRA NON ERANO… di Muzio Clementi? Ed ora qualcuno, meno esperto di storia della musica e fuori dal campo della “musica colta” potrebbe dire: “Clementi, chi è costui?” Beh, Muzio Clementi si potrebbe definire, e a ragione, il primo vero “pianista” della storia. E’ stato un grande didatta in Inghilterra e in Europa (la fuga di cervelli dall’Italia è un fenomeno che ha radici molto antiche…). Eppure le sue composizioni per pianoforte, per quanto cerchino di sfruttare le nuove possibilità sonore date dallo strumento appena nato (Bartolomeo Cristofori, un altro italiano, intorno al 1700, costruì il primo strumento “che fa il piano e il forte”), sono, in un certo senso… immature. Nelle sue sonate per pianoforte, soprattutto, troviamo brevi “virtuosismi” che mal si legano all’insieme della composizione, spesso prettamente didattica. Poche sono le sue opere veramente degne di nota, pochissime… tipo la sonata “Didone Abbandonata”; il resto, anche il celebre “Gradus ad Parnassum” che ha fatto storia e ancora ne fa, è un’opera didattica, che tocca le vette musicali del pianoforte… ma didattica. Clementi ebbe a che fare a Vienna con Mozart. Inutile affermare che Clementi dovette ritirarsi di buon grado dinanzi al grande Amadeus e tornarsene in Inghilterra. Mozart si può definire il primo compositore che ha scritto opere per pianoforte “sublimi, lineari e nello stesso tempo superbe, splendide”. Mozart però non è riuscito a strappare a Clementi il titolo di “Padre del Pianoforte”. Mozart, quando morì, fu sepolto in una fossa comune. Clementi fu il primo italiano – e l’unico – ad avere solenne sepoltura nella Cattedrale di Londra! Quant’è buffa la storia… soprattutto, a volte, beffarda!

MA COSA E’ UN CONCERTO PER PIANOFORTE E ORCHESTRA? Beh… diciamolo semplicemente: è una composizione in cui, secondo regole “prestabilite” dagli usi passati – non scritte quindi su trattati di teoria musicale che all’epoca si occupavano di tutt’altro – si alternano l’orchestra, composta da elementi scelti dal compositore, e lo strumento solistico, in questo caso… il pianoforte. Mozart ne scrisse ventisette. Solo gli ultimi son considerati – in quanto scritti quando ormai il genio musicale aveva raggiunto vette altissime… da capogiro – veramente dei capolavori, senza nulla togliere ai primi, poiché sfido ogni giovane compositore adolescente a scrivere opere d’arte del genere! In genere il “Concerto per strumento solita e orchestra” ha dai tre ai quattro movimenti. Mentre gli intermedi hanno una struttura più libera, sono il primo e l’ultimo tempo quelli che sono scritti in modo più “formale”.
Nel primo tempo, il primo tema è introdotto dall’orchestra e quindi segue il pianoforte. Dopo una prima elaborazione, il pianoforte esegue il secondo tema e poi segue l’orchestra. Quindi inizia la seconda parte del primo tempo, ove si ha uno svolgimento che esula come movimento melodico e armonico dalla struttura principale, svolgimento che poi di nuovo introduce il primo tema a cui segue il secondo tema. Prima del finale vi è poi una cadenza. Importantissima. E’ il momento in cui lo strumentista solista può mostrare a tutti le sue abilità musicali, lanciandosi in variazioni dei temi che comportano abilità tecniche elevatissime. Quindi il finale “solo” orchestrale.
Nell’ultimo tempo si ha la struttura a “Rondò”. Ossia ritornelli e strofe che si alternano. Il ritornello è ossia il tema dell’ultimo tempo. Le strofe sono invece libere. Anche al termine dell’ultimo movimento vi è una cadenza, anche questa per evidenziare le abilità dello strumentista. Solo che l’ultimo movimento si chiude con lo strumento solista e l’orchestra che suonano insieme.
Ovvio che queste spiegazioni circa la “forma” dei concerti per strumento solista e orchestra è molto riduttiva… tanto per intenderci mancano tutte le descrizioni, ad esempio, dei cambi di tonalità.

IL CONCERTO N° 19 PER PIANOFORTE E ORCHESTRA. Come ne son venuto a contatto? Beh, è uno dei due concerti per pianoforte e orchestra che ho studiato ed eseguito al mio diploma di pianoforte. Ovviamente eseguivo la parte per pianoforte! Per cui è un concerto che ancor prima di ascoltarlo su CD ho vissuto in pieno studiandolo passo passo dalla partitura. L’incisione l’ho avuta solo un mese e mezzo fa, a esame di diploma fatto e trapassato. Dirò la verità: quando la mia professoressa m’ha parlato di questo concerto, ho un po’ storto il naso. Detto fra noi, zitti zitti, in modo che il mio amico Jo non senta più di tanto… Mozart non m’ha mai ispirato più di tanto… anche se con il tempo ha provveduto quest’amico di Roma a far nascere in me la scoperta di questo grande della storia. Ueh… ognuno ha i suoi gusti, no? Così come invece io adoro il Canto Gregoriano e la polifonia del Rinascimento, così a lui non piacciono! Comunque alla fine questo concerto m’è toccato. Dopo circa due mesi lo eseguivo già benino. M’era entrato nelle vene, m’appassionava.
Si, perché – senza sminuire il grandioso tema iniziale del primo movimento – il tema coinvolge alla grande per il suo stile “a marcetta”. Mi divertivo a dar suono, colore, abilità di staccato e legato… eppure erano pochissime battute! Magari un altro… per dar vita a un tema grandioso in poche battute avrebbe messo una vita. Mozart… solo qualche giorno, qualche minuto! Quando ci penso mi vengono i brividi. Il bello è che anche quando il pianoforte passa in secondo piano rispetto all’orchestra che esegue i temi o le variazioni su di essi, non ha solo la semplice funzione di accompagnamento… è brillante, vivace, divertente. Vi sono arpeggi che non sono solo tecnica, sono scritti in modo che avvolgono… e poi ogni nota sembra necessariamente richiedere subito l’altra e la mano scorre tranquilla. Per quanta difficoltà ho in vita mia a eseguire un arpeggio, tanto m’è stato facile far memorizzare alle mani quelli mozartiani. Lo stesso discorso vale per gli abbellimenti, soprattutto quelli del secondo movimento, molto delicati, romantici, appassionati… a tal punto che sembrano precorrere di più di un secolo quelle che diverranno poi le fioriture di Chopin e – in eccesso, mi si permetta – le stravaganze di Listz! Il sogno di Mozart tedesco, la realtà romantica francese… così distanti e così vicini. Un secondo movimento che scorre calmo, tranquillo, sereno… delicato… Un romanticismo francese che spesso si lascia un po’ troppo andare in abilità nel mettere abbellimenti e fioriture, creando altri capolavori. Chissà che non abbia detto un’eresia… ma è quello che penso io. Il terzo tempo, poi, il Rondò, è vivace quanto il primo, divertente, simpatico.
E che dire quando ho udito l’incisione? Ecco cosa mancava alla mia esecuzione, l’orchestra! E per la prima volta ho suonato con l’orchestra! Beh… nel piccolo di casa mia si intende. Ho messo il CD nello stereo, ho schiacciato “play” e nei momenti in cui suonava il pianoforte io lo doppiavo suonando al mio pianoforte! Vi assicuro che come cosa è divertentissima! Vi direi di farlo anche voi poiché è una sensazione da brivido! Se qualcuno qui sa suonare, prima si studi il concerto, poi si diverta a suonare… con la Columbia Simphony Orchestra diretta da G. Szell e avrete il lusso di doppiare (e nascondere un po’) la magistrale interpretazione del concerto di R. Serkin. Da quando ho questo CD avrò ascoltato circa un centinaio di volte, in un mese e mezzo, questo concerto. Concerto che mi manda in fibrillazione, mi conquista… e questo è tutto dire per uno che fino a pochi mesi fa cercava di evitare Mozart! Peccato che, come accennavo prima, le partiture delle trombe e dei timpani sono andate perse… Già così il Concerto è maestoso… immaginate in quest’aria di trionfo, di successo, come se fosse stato scritto per esaltare un intero stato che ha vinto non una battaglia ma una guerra, se ci fossero stati addirittura quelli che sono gli strumenti del “trionfo” quasi per eccellenza, ossia le trombe! Mamma mia, ogni volta che ci penso ho i brividi!

Questo è uno dei pochi concerti che ha le cadenze scritte da Mozart. Si, perché spesso gli esecutori eseguivano cadenze pure più lunghe di tutto il “tempo” stesso, lanciandosi in virtuosismi che deviavano anche dalla natura dei temi del concerto… accadevano cose assurde, ma questo soprattutto nel campo dei cantanti comunque. In altri concerti di Mozart le cadenze mancano… alcune poi celebri cadenze sono state scritte da Beethoven e da Busoni.

MA ALMENO… VI HO CONVINTO? Beh… ancora qui a leggere? Se ancora il Concerto per Pianoforte e Orchestra n° 19 K 459 non è presente nella vostro armadietto insieme con gli altri CD, spegnete subito il computer e correte al primo negozio specializzato che trovate e acquistatelo. Quando lo ascolterete potrete dire: questo lo ha suonato Galatina77 al suo diploma di pianoforte, il che non è poco (mamma come son modesto! …se mi sente o mi legge qualche maestro si mette a ridere alla grande, visto che alla fin fine non sono propriamente un abile e grande pianista, diciamo che mi diletto nel mio piccolo senza grosse pretese). Beh, tutti, quando facciamo un passo importante nella nostra vita, come un diploma o una laurea, ci ricordiamo benissimo ciò che abbiamo fatto, a tal punto che vari “eventi” divengono parte integrante della nostra vita, parlano di noi. Così come il “Concerto italiano” di Bach, gli “Addii” di Beethoven, i “Notturni” di Chopin, la “Suite pour le piano” di Debussy e la “Bourrèe Fantasque” di Chabrier, così anche il Concerto per pianoforte e orchestra n° 19 K 459 ormai parla anche un po’ di me.

INCISIONI. Già vi parlavo di quella con Rudolf Serkin al pianoforte, bellissima, precisa, coinvolgente… anche questa legata a un bel ricordo, visto che mi è stata donata da un mio amico lo scorso 1 Dicembre a Roma. R. Serkin ha suonato anche con C. Abbado, anche se l’incisione con Szell è molto più viva e di alta qualità. Altre incisioni consigliate sono quelle con Pollini al pianoforte con C. Bohm che dirige l’orchestra anche se non è proprio… consigliabile perché c’è poco dialogo fra orchestra e pianoforte. Particolare invece è quella di A. Brendel al pianoforte e N. Marriner che dirige l’orchestra. Quelle nei cofanetti invece non prendetele in considerazione, evitatele e dirigetevi ad incisioni pubblicate singolarmente. Magari costeranno un po’ di più ma almeno potrete dire di avere incisioni d’alta qualità.

Dedicata a Ludwig-Black… che l’ha ascoltata per intero prima d’essere messa on line!
   



Concerto per pianoforte e orchestra n° 19 K 459 - W. A. Mozart

Caratteristiche tecniche

Compositore: Wolfgang Amadeus Mozart

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