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Confessions on a Dance Floor - Madonna

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CONFESSIONI DI UNA MENTE INGEGNOSA

5  16.11.2006

Vantaggi:
Capolavoro assoluto della musica dance .

Svantaggi:
Assolutamente nessuno !

Consiglio il prodotto: Sì 

Dettagli:

Qualità dei testi

Qualità della musica

continua


spainale

Su di me:

Iscritto da:01.01.1970

Opinioni:25

In media l'opinione è' stata valutata Eccellente da 94 utenti Ciao

La vita creativa di ogni artista di successo (sia esso scrittore, musicista, pittore...) è da sempre caratterizzata da una sorta di dicotomia dalla difficile risoluzione: da una parte l'indole stessa di artista induce alla complessa ricerca di forme di espressione costantemente nuove ed originali, ma dall'altra la consapevolezza del successo ottenuto in passato trattiene dallo sperimentare ed innovare e spinge a guardare indietro, riproponendo meccanicamente al pubblico contenuti e stili già ampiamente "collaudati". E sono proprio coloro che coraggiosamente scelgono la prima via, la più difficile, che (per lo meno a mio avviso) dovrebbero essere considerati artisti a tutti gli effetti, in quanto disposti di buon grado ad accettare il rischio di pesanti critiche ed incomprensioni pur di soddisfare la loro costante "irrequietezza" creativa; nel campo della musica contemporanea, in particolare, una certa Louise Veronica Ciccone, in arte Madonna, può senza alcun dubbio essere inserita all'interno di questo sparuto gruppo di "veri artisti".

E' oramai passato un quarto di secolo da quando l'ambiziosa e spregiudicata ragazza proveniente da Bay City nel Michigan, trasferitasi con soli 37 dollari in tasca nella frenetica e cosmopolita New York, spopolava nelle discoteche e nei club gay della Grande Mela con la sua prima hit dance, "Everybody": da allora la nostra cara Madonna ha subìto metamorfosi inarrestabili sia dal punto di vista della produzione musicale che, soprattutto, da quello dell'immagine... La sposina peccaminosa ed alquanto navigata di "Like a virgin" ha fatto posto dapprima alla ragazza "Boy Toy", femminista indipendente e mangia-uomini, poi alla brava figlia antiabortista ed attaccata ai valori della famiglia, poi alla ragazza perduta con le stigmate e dai comportamenti ingenuamente blasfemi, poi ancora alla dominatrice sadomaso e ninfomane; dalle ceneri della carismatica Evita Peron è in seguito risorta come madre premurosa ed artista raffinata, spirituale ed all'avanguardia, che subito dopo si è trasformata in una lussuriosa e superficiale cow-girl e dopo ancora in una arrabbiata (e piuttosto sboccata) cantautrice pacifista...
Ogni cambiamento di immagine è stato costantemente accompagnato da un mutamento di genere musicale, generando un vastissimo repertorio che spazia dal pop prettamente commerciale alla techno quasi psichedelica, dal soul alla dance, dall' R'n'B all'elettronica e dalle influenze hip-hop a quelle rock-country o addirittura latine... La mutevole ed inafferrabile Madonna non si è mai preoccupata delle critiche (talvolta più che giustificate), né tantomeno ha mai cercato di compiacere nessuno, neanche i propri affezionatissimi sostenitori, che spesso si sono trovati disorientati da cambiamenti di gusti musicali così frequenti ed improvvisi: non fa eccezione l'ultima reincarnazione discografica dell'infaticabile cantante, l'album "Confessions on a Dancefloor", pubblicato all'incirca un anno fa, in data 11 Novembre 2005.

Avevamo infatti lasciato Lady Ciccone alle prese con la critica sferzante ed (inutilmente) arrabbiata della società statunitense in "American Life", risalente all'Aprile del 2003: undici canzoni dalle forti connotazioni elettroniche o addirittura hip-hop, estremamente scarne dal punto di vista della melodia, disomogenee tra loro in quanto a genere e dai toni per niente allegri o evasivi, tanto da sembrare fatte apposta per creare disagio in chi le ascolta; "Confessions on a Dancefloor" si propone invece come una monumentale ode postmoderna allo sconfinato, variegato e coloratissimo mondo delle discoteche e dei clubs, che tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 hanno fatto da trampolino di lancio per la allora sconosciuta ragazzina del Michigan.
La struttura dell'album si presenta, forse per la prima volta in assoluto nell'intera carriera di Madonna, estremamente unitaria e compatta, quasi monolitica: i dodici brani che costituiscono il disco sono tutti rigorosamente dance, dal primo all'ultimo (o, per meglio dire, al terzultimo...) e non presentano alcuna interruzione tra loro, ma si compenetrano sfumando l'uno nell'altro, generando l'impressione di assistere ad un ambizioso e raffinato dj-set. Neanche il bellissimo ed ispiratissimo "Ray of Light" era riuscito a dare una sensazione di coesione e coerenza così forti, in quanto vedeva l'alternarsi di ballate lente e di pezzi techno-ambient separati nettamente tra loro da pause talvolta molto lunghe; "Confessions on a Dancefloor" è invece, come riporta il bollino applicato sulla copertina, un vero e proprio "non stop, all-dance tour de force", 56.4 minuti di pura musica da discoteca senza pause e senza la minima traccia di rallentamento. Questa estrema compattezza ed uniformità può portare, al primo ascolto, alla affrettata conclusione che i brani siano tutti quanti uguali tra loro; in realtà ogni pezzo ha delle caratteristiche proprie e definite e svolge una sua ben determinata funzione nell'economia dell'opera.
Senza dubbio una importante discriminante tra "Confessions on a Dancefloor" ed il comune materiale dance che si è normalmente abituati ad ascoltare in discoteca è data dall'estrema completezza, organicità e perfezione stilistica delle canzoni contenute: Madonna fa dimenticare al suo pubblico le basi asettiche ed insignificanti, i testi idioti e senza senso, la rudimentale semplicità dei motivi che pervadono la scena disco attuale e confeziona dodici brani musicalmente molto strutturati e complessi, frutto di una ricerca stilistica non di poco conto... A tale proposito fondamentale si è rivelato il contributo del suo collaboratore nuovo di zecca, il giovanissimo Stuart

Fotografie per Confessions on a Dance Floor - Madonna
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Confessions on a Dance Floor - Madonna Fotografia 1562663 tb
Il retro dell'album con la tracklist.
Price, dj dai mille pseudonimi (Jacques Lu Cont, Les Rhythmes Digitales, Thin White Duke, Paper Faces, Zoot Woman...) che di certo sa il fatto suo in quanto a musica dance, tanto da relegare il precedente "braccio destro" di Lady Ciccone, l'elettronico Mirwais Ahmadzai, al ruolo di semplice ospite (compare infatti in due soli brani, "Future lovers" e "Let it will be").

L'intento programmatico del disco è senza dubbio quello di continuare nella rivoluzionaria operazione di nobilitazione del genere dance, iniziata con "Ray of Light" già nel lontano 1998 e parzialmente interrotta negli anni seguenti conseguentemente alla conversione dell'artista all'elettronica: grazie ad essa si sono finalmente superati i pregiudizi che relegavano forzatamente la musica da discoteca in una dimensione superficiale e drammaticamente inferiore a generi più "impegnati" e "nobili", primo fra tutti il rock. La nostra cara Madonna ha invece dimostrato al mondo intero, grazie all'elevata qualità della sua produzione discografica, che l'aspetto più importante è il contenuto che viene realmente raccontato all'interno di una canzone, e non le modalità stilistiche con le quali esso viene proposto al pubblico: che differenza fa se dei pensieri profondi e ricchi di significato sono comunicati tramite l'uso di un ritmo martellante e dalle caratteristiche apparentemente evasive e superficiali, invece che tramite una struggente e malinconica ballata? La loro forza viene forse sminuita?
"Confessions on a Dancefloor", in qualità di legittimo ed unico erede del capolavoro "Ray of Light", compie un ulteriore passo in avanti nell'ambito del difficile riscatto della musica dance: esso non rivendica solamente la facoltà di proporre contenuti di una certa profondità, ma sorprende anche per la incredibile capacità "filtrante" della realtà che è in grado di operare, convertendo e ribaltando completamente sentimenti e stati d'animo, distorcendoli, frammentandoli e ricomponendoli a suo modo, analogamente a ciò che accade quando la luce colpisce una gigantesca strobosfera (e non a caso è proprio la famosa "palla da discoteca" a fare bella mostra di sé sulla copertina del disco, al posto della "o" del nome Madonna). In sintesi "Confessions on a Dancefloor", rinnovando e potenziando la musica dance, fa da capostipite ad un nuovo genere, quello della cosiddetta "Future Disco"...

1. HUNG UP (5:36): Le enormi potenzialità della neonata "Future Disco" vengono prepotentemente alla ribalta fin dal principio dell'album, dove si trova il primo singolo estratto, "Hung up". La vicenda raccontata è veramente banale (una ragazza si cruccia perché il suo boy la trascura e non le telefona), ma Madonna, sulla base del già citato principio di filtraggio e potenziamento della realtà, confeziona attorno a questa esile trama un vero e proprio capolavoro, pietra miliare della dance degli ultimi anni e, dopo "Ray of Light", la canzone migliore in assoluto di tutta quanta la sua carriera.
Il tema fondamentale che pervade l'atmosfera è l'ossessione: ogni elemento del brano (base, melodia, suoni, parole) è ripetuto fino all'inverosimile, ed una importanza quasi paranoica è data al tempo che scorre lentamente (la frase "Time goes by so slowly" è reiterata addirittura 28 volte, di cui ben 18 nel giro di pochi secondi); l'estenuante attesa è rappresentata dall'inesorabile ticchettio di una sveglia, unica compagna della ragazza nella tumultuosa notte trascorsa a rimuginare... Il marasma di rabbia e risentimento della malcapitata viene prodigiosamente ribaltato e sublimato in una vera e propria esplosione "danzereccia" costituita dal sample di "Gimme Gimme Gimme (A man after midnight)", famosa canzone risalente al 1979 del gruppo svedese ABBA che, dapprima in sordina e poi sempre più potente, travolge l'ascoltatore e lo costringe ad alzarsi e ballare fino allo sfinimento. La costruzione del brano è molto semplice e "modulare": una base martellante, il sample e poche note di una chitarra elettrica piuttosto "metallara" vengono ripetuti e ripetuti senza modificarsi mai, viaggiando su piani rigorosamente paralleli ma che, una volta combinati tra loro, danno origine ad una melodia estremamente strutturata e potente.
Il risultato finale è davvero eccezionale, tanto che "Hung up", con più di 11 milioni di copie vendute, ha superato "Vogue" e "Music" diventando la più grande hit di Madonna di tutti i tempi ed uno dei singoli più proficui della storia della musica... Niente male, dopo 25 anni di carriera (e considerando la oramai dilagante crisi del mercato discografico...)!

2. GET TOGETHER (5:30): La tormentata notte della ragazza si conclude con il vigoroso trillo della sveglia che, paradossalmente, segna il passaggio brusco in un mondo ovattato, dai connotati fortemente onirici e suggestivi: l'ascoltatore è infatti trasportato all'interno della traccia successiva, "Get together", terzo singolo estratto dall'album. Il fascino del brano è dato dalla sapienza e dalla raffinatezza con le quali è stato utilizzato un altro sample storico, cioè quello di "Music sounds better with you" degli Stardust, che conferisce all'atmosfera generale un carattere di evanescenza ed impalpabilità, anche se comunque su una solida base dance, addolcita dall'uso misurato degli archi, che garantiscono un effetto di maggiore romanticismo e delicatezza rispetto alla canzone precedente.
Il tema è infatti quello della nascita di un rapporto sentimentale tra due persone che, nonostante la loro reticenza e la frastornante confusione che li circonda, decidono di correre il rischio di mettersi insieme ("get together", per l'appunto), consapevoli del fatto che "se all'inizio è amaro, alla fine può essere più dolce"...

3. SORRY (4:43): Ma eccoci tornati alla insoddisfatta ragazza incontrata nel primo brano, la quale è la protagonista anche della terza traccia di "Confessions on a Dancefloor", ovvero "Sorry", secondo singolo estratto dall'album. La notte ha senza dubbio portato consiglio, in quanto la nostra cara giovane adesso è alquanto inviperita e pronta a dare il benservito al suo boyfriend che tenta invano di scusarsi, ma lei per tutta risposta gli dice che ha di meglio da fare e non vuole perdere tempo ad ascoltarlo... Questo sì che è girl power!
"Sorry" è un brano dance abbastanza complesso, che si sviluppa su una base martellante che ricorda molto quelle in voga negli anni '80, su poche note di basso palesemente ispirate alla celeberrima "Can you feel it?" dei Jackson Five ed è arricchito dall'uso ampio degli archi, che non hanno più gli stessi connotati di leggerezza e raffinatezza di "Get together", ma anzi conferiscono all'atmosfera una certa gravità e serietà. In questa traccia comincia a prendere piede anche un dispositivo molto utilizzato in "Confessions on a Dancefloor", ovvero il vocoder, in grado di alterare la voce di Madonna fino all'inverosimile. L'effetto filtrante e straniante è garantito inoltre dalle numerose traduzioni del termine "sorry" (ripetuto ossessivamente nel corso della canzone per più di 60 volte!), che spaziano dall'italiano al francese, dal giapponese al polacco, dallo spagnolo all'indiano, dall'olandese all'ebraico.

4. FUTURE LOVERS (4:51): Se la collezione di sample presi in prestito dai miti della dance del passato poteva sembrare poco nutrita, ecco che il quarto brano, "Future Lovers", mette tutti quanti a tacere scomodando addirittura la leggendaria "I Feel Love" della disco queen Donna Summer! La mano del dj Mirwais Ahmadzai riesce a trasfigurare la base voluttuosamente incalzante, quasi orgiastica, dello storico pezzo disco in un avveniristico sottofondo elettronico che ipnotizza l'ascoltatore per tutta quanta la durata del brano; in realtà ciò che irretisce maggiormente chi ha a che fare con questa canzone è la voce suadente e sussurrata della nostra Madonna, che si diletta nell'illustrare, come se fosse un'esperta e sapiente divulgatrice, una visione futuristica dell'amore universale. Inutile dire che anche in questo caso si ha a che fare con un bellissimo pezzo dance, non molto ballabile come i precedenti, ma carico di una (non troppo) velata sensualità di fondo.

5. I LOVE NEW YORK (4:11): Il mantra ossessivo "In the evidence of its brilliance" che ha pervaso il brano precedente sfuma progressivamente andando a costituire l'incipit del quinto pezzo contenuto in "Confessions on a Dancefloor", cioè "I love New York". Il ritmo torna ad essere pesantemente incalzante e tipicamente dance per questa celebrazione della favolosa ed immortale Grande Mela, nei cui clubs (Studio 54, Danceteria) ha avuto inizio, oramai cinque lustri fa, l'inarrestabile ascesa della Queen of Pop... Come da copione la volubile star non si esime dal fare sfoggio della sua proverbiale incoerenza, denigrando impietosamente metropoli del calibro di Los Angeles (che "è per persone che dormono"!) oppure Parigi e Londra, che la cantante lascia volentieri a rispettivi abitanti senza alcun rimpianto: peccato che il quartier generale della famiglia Ciccone-Ritchie, recentemente ampliata dal nuovo acquisto prelevato (forzatamente?) dal lontano Malawi, si trovi proprio nella storica capitale dell'United Kingdom! Ma allora, cara Madonna, Londra ti piace o no? Ad ogni modo non credo che sia prudente far notare alla capricciosa cantante tale incongruenza, dato che è lei stessa a scoraggiare qualsiasi osservazione o rivendicazione, minacciando: "Se non vi piace il mio atteggiamento, potete andare affan***o!".

6. LET IT WILL BE (4:18): Dopo il tour attraverso le strade di New York City ecco che l'ascoltatore viene assalito da alcune solenni e maestose note di archi (alla "Papa don't preach", per intendersi), poste come trionfale introduzione della sesta traccia, una tra le più belle dell'album, ovvero "Let it will be". Il tema della canzone (cioè la vacuità e la brevità della fama) non è certo nuovo, anzi è stato più e più volte trattato dall'artista nei dischi precedenti, soprattutto a seguito dell'illuminazione spirituale subìta dopo la nascita della prima figlia; l'originalità e la qualità risiedono in misura maggiore nella musica, strutturalmente complessa pur nella sua disarmante semplicità: sulla solida base dance estremamente ballabile viene costruito un brano molto potente, fulgido esempio di quanto grandi possano essere le capacità espressive e comunicative del tanto denigrato genere disco...

7. FORBIDDEN LOVE (4:22): Dopo "Let it will be", che ci ha fatto ballare rabbiosamente e freneticamente fino allo stremo, ecco che il ritmo rallenta e viene progressivamente pervaso di romanticismo e delicatezza per andare a costituire la settima canzone presente nell'album, cioè "Forbidden Love". Qui l'utilizzo del vocoder raggiunge il suo apice, modificando pesantemente e frequentemente la voce di Madonna, impegnata a cantare le incertezze ed i dubbi di un amore tormentato ed osteggiato; devo dire che si tratta di un pezzo non immediato, che ho dovuto ascoltare più e più volte in modo da poterne apprezzare adeguatamente la qualità (prediligo infatti i brani un po' più "movimentati")... Anche in questo caso si rimane esterrefatti dalle incredibili vette di sensibilità e raffinatezza raggiunte da quello che potrebbe essere erroneamente liquidato come un banale prodotto superficiale e "da discoteca" quale "Confessions on a Dancefloor".

8. JUMP (3:46): La traccia più breve dell'album, ovvero "Jump", è anche il quarto singolo pubblicato, inserito nella colonna sonora originale del film "Il diavolo veste Prada" (già diventato un vero e proprio fenomeno mediatico). Eccezionale è stata l'idea di porre come introduzione della canzone la stessa base della precedente "Forbidden Love", in modo tale da ribadire gli imprescindibili concetti di unità e compattezza dell'opera, la quale va ascoltata integralmente e senza interruzioni, come se ciascun brano fosse un particolare movimento di un'unica sinfonia postmoderna e danzereccia... Il ritmo torna ad essere sostenuto e "scuotichiappe" in questa traccia che, sebbene tratti di argomenti importanti quali l'evoluzione caratteriale e la famiglia, è avvolta da un'aura di serena e quasi superficiale spensieratezza, anticipando l'incredibile trasfigurazione concettuale che caratterizzerà il pezzo successivo. Piuttosto originale è la scelta di utilizzare come base un monotono (ma allo stesso tempo festoso e liberatorio) battito di mani...

9. HOW HIGH (4:40): Terminata la spensierata "Jump" l'ascoltatore si trova ad avere a che fare con il brano più riuscito dell'intero album (dopo "Hung up", ovviamente!), cioè "How High": anche in questo caso il leitmotiv è rappresentato dalla vacuità e dall'inconsistenza della straordinaria fama che la prodigiosa artista ha accumulato nel corso della sua lunga carriera ("Importerà quando me ne sarò andata?", si chiede preoccupata); se l'argomento è, come già detto, forse fin troppo logoro ed abusato, la modalità espressiva con la quale esso è comunicato ha del portentoso...
Qualsiasi altro musicista avrebbe inserito tali profondi e lancinanti dubbi esistenziali all'interno di un brano lento e strappalacrime, invece Madonna ha avuto il coraggio di operare un vero e proprio ribaltamento concettuale: perché non provare ad esprimere le suddette riflessioni (tipiche di una persona adulta che si trova a fare i conti con la propria esistenza) tramite una specie di ibrido tra una filastrocca infantile ed un pezzo dance-psichedelico? Evidentemente l'esperimento le è riuscito egregiamente, tanto da confezionare una canzone veramente portentosa, tra le migliori della sua carriera... La martellante base disco, che strizza l'occhio a quelle tipiche degli anni'80, è sormontata dall' innaturalmente stridula voce di Madonna (molto simile a quella di una bambina), che canta un (acidamente) spensierato ritornello a rima baciata: l'effetto straniante è assicurato!

10. ISAAC (6:03): Eccoci arrivati alle fasi finali dell'album, e quale idea migliore poteva sfiorare la mente di Madonna e Stuart Price se non quella di dedicare l'ultimo brano realmente dance, cioè "Isaac", ad un personaggio di riferimento per la vita spirituale della cantante e di tutti gli altri seguaci della Kabbalah, ovvero il rabbino Yitzhak Luria (che nel XVI secolo ha dato un importante impulso allo studio di tale disciplina mistica), con tanto di versi recitati in lingua originale da tale Yitzhak Sinwani, rabbino pure lui? Il risultato è piuttosto pregevole, una specie di versione riveduta e corretta di "Frozen" (della quale ha mantenuto i frequenti ed oramai storici "mmm" che imperversano nel ritornello), con un ritmo incalzante e molto ballabile... C'è da dire che la comunità ebraica non ha apprezzato moltissimo il pensiero gentile che la star ha avuto nei confronti del suddetto rabbino, ribadendo che in nessun modo sarebbe consentito speculare sull'immagine e sul nome di personaggi di tale rilevanza storica! La nostra cara Madonna si fa sempre riconoscere...

11. PUSH (3:57): Il metaforico dj-set sta per concludersi, la stanchezza comincia a farsi sentire ed anche il ritmo si appesantisce, rallentando considerevolmente: siamo giunti all'undicesimo e penultimo brano tratto da "Confessions on a dancefloor", ovvero "Push", a mio avviso il meno riuscito... Non c'è molto da dire, si tratta di una canzone d'amore e riconoscenza di una donna nei confronti dell'amato, che la sostiene ed incoraggia costantemente nel corso della loro vita insieme: se il testo è forse il migliore di tutto l'album, la musica è piuttosto noiosa e di sicuro non degna di particolari menzioni.

12. LIKE IT OR NOT (4:31): L'ultima traccia del disco rappresenta un colpo di coda dell'artista, una specie di bellissima e riuscitissima "chicca" finale da regalare e dedicare ai propri sostenitori ma, soprattutto, a tutti quei detrattori che l'hanno sempre considerata troppo spregiudicata e disinibita: la cantante ribadisce che tutto sommato ognuno è libero di farsi l'idea che vuole, ma lei non rinuncerà mai al proprio modo di essere, "che vi piaccia o no"...
Il ritmo, seppure non prettamente dance, è piuttosto sostenuto, grazie alla bellissima base costituita da dei ripetitivi battiti di mani (molto simili a quelli di "Jump"), ed è impreziosito da delle malinconiche e suggestive note di chitarra che vanno a costituire una pregevole e raffinata ballata (relativamente agli standard dance, ovviamente!).

"Confessions on a Dancefloor" è, in definitiva, un prodotto davvero molto riuscito ed ispirato, frutto di un lungo lavoro di ricerca e perfezionamento ai limiti dell'incredibile, dimostrazione ulteriore che la nostra Madonna non ha alcuna voglia di cedere lo scettro di Queen of Pop a chicchessia... L'età del pensionamento è dunque ancora molto ma molto lontana, tanto che le ultime parole pronunciate da Her Madgesty all'interno dell'album a mo' di ammonimento sono:

"Io non mi fermerò mai, e voi lo sapete".
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Commenti su questa Opinione
Shakiro

Shakiro

21.03.2009 00:16

ottimo CD...

tony87

tony87

28.10.2008 22:49

L'album è un capolavoro, come anche l'opinione...complimenti davvero, è molto ben fatta, dettagliata e coinvolgente!

sugix

sugix

18.11.2007 14:17

MADONNA è grande, questa opinione le fa onore

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