Louise Veronica Ciccone Ritchie, in arte Madonna ritorna alle origini, e per farlo indossa il suo "abito antico" body rosa-viola, calze a rete e stivali alle ginocchia. E poi quarantasette anni che vuoi che siano per una come lei?
La camaleontica Madge si lascia alle spalle le critiche suscitate dal fin troppo pensato, quasi politico "American Life", per fare spazio ad una sonorità nuova, senza più grosse pretese.
Insomma, se siete disposti ad abbandonarvi ad un flusso che aliena la mente al punto da far muovere necessariamente il corpo sulla scia del solo impulso alla dance "Confession on a dance floor" è l'album che fa per voi!
Ora, sicuramente starete pensando a qualcosa di frivolo ed i testi vi aiuteranno in questo, ma non è così. E' vero, le parole più che veri e propri testi sono echi ripetuti ossessivamente ma… "nella dance le parole sono fatte per essere ripetute, distorte e riprese. Come suonano è più importante di ciò che vogliono dire" e Madonna lo sa meglio di chiunque altro. Un'altra dimensione del suono, dunque, che non vuol 'essere motivo di arricchimento culturale, bensì un flusso che da vita… e quale modo più vero ed immediato del ballo per manifestare l'euforia dell'attimo? (Davvero straordinario come la parola "beat" renda l'idea di quanto voglio esprimere: beat vuol dire battito ed è proprio il battito che da la vita).
Il paradigma che orienta l'album è la dancemusic degli anni '70-'80 alquanto inusuale per i nostri tempi, ma la dancing queen non ha problemi ad affrontarla anzi si sente stimolata al punto da prenderla quasi come una sfida con se stessa e col mondo, anzi che dico? E' la sua sfida come lo è stata American Life prima, e tutti i suoi album precendenti. Inutile dire che l'ha già vinta dati gli ottimi risultati che sta riscuotendo il cd.
E' sorprendente il modo in cui questa donna riesca a dettare mode e tendenze. Io stesso, al primo ascolto di "C.O.A.D.F." sono rimasto sbalordito da come ritmi d'altri tempi riuscissero a diventare miei da subito per il semplice fatto che era Madonna a cantare. Per usare una metafora, poco felice lo so e perdonatemi se risulto troppo scontato, mi sentivo una pedina nelle sue mani… ma tanto si sa che la musica è un buon mezzo per impossessarsi del cuore delle persone.
Ma torniamo all'album. Come dicevo prima, la voce di Madge è sacrificata mentre
Fotografie per Confessions On A Dancefloor - Madonna
i bassi pulsanti, le tastiere, i filtri vocali quale il vocoder( quell'aggeggio che rende la voce metallica tanto caro a Cher in "Believe") lo fanno scorrere compatto quasi come se fosse composto da un'unica traccia, un unico fluire dai richiami house e pop, fugace e quasi impercettibile, un unico "Dancefloor" appunto (in questo però l'appena ventottenne Stuart Prince, o Les Rhythms Digitales, o Paper Faces, o Jacques Lu Cont o come volete chiamarlo voi, produttore inglese molto quotato ad oggi, l'ha aiutata moltissimo).
"Time goes by so slowly…" queste sono le prime parole dell'album che si pone come una sorta di cesura epocale tra la musica che si ascolta e quella che ti fa muovere e basta. "Il tempo" che scorre lento di certo non la spaventa anzi… guardandola, sembra non averla sfiorata neppure, …eppure c'era bisogno di cambiamento. Unica soluzione era creare qualcosa che prendesse spunto dal passato (la stessa "Hung up" è una campionatura di "Gimme!Gimme!Gimme!" degli ABBA) e venisse filtrato in chiave del tutto moderna, con l'aggiunta di sonorità più cool quali l'elettronica e non solo… insomma creazione di nuovo non disdegnando il passato! Un passato però diverso, quasi rivisitato (e Madonna già ci aveva dato dimostrazione di saperlo fare con "Remixed and revisited") con un'aggiunta di personalità che lo rende ancora più insolito, imprevisto e sorprendentemente stiloso. Insomma, una "Re-Invention del Dancefloor" !!!
Questo viaggio nel tempo ha inizio con "Hung up" appunto, un revival ricco di chitarre acustiche dall'antica impronta gotica che fa venir voglia di ballare (per guardare il video http://www.mtv.it/music/archivio/newsitehome.asp?ID=64 Forse riuscirete a capire meglio cosa intendo dire), scatenarsi seguendo quel battito di cui parlavo prima.
Poi c'è "Get togheter" e "Sorry" sicuramente una delle mie preferite per forza espressiva ed impronta retrò. Fin dal primo ascolto, con quello stacco in spagnolo che va in crescendo fino a scoppiare nel ritornello pressante e stupidamente piacevole, ti colpisce al punto che non puoi fare a meno di unirti alla massa (quasi sicuramente una delle prossime hit).
"Futur lovers" prodotto da Mirwais, segue un po' l'impronta di "Ray of light" immerso, com'è, nei meandri di un club buio e intrigante, una sorta di percorso labirintico nel quale ti fondi e confondi.
"I love New York" parla appunto del suo amore per la città che le ha insegnato la triste regola della sopravvivenza (homo homini lupus, dicevano i latini a ragione)."It's all about survival" ! In pochi secondi vi ritroverete a dimenarvi intonando quello stupido e petulante ritornello, ma non sentitevi stupidi a farlo… it's the power of the music!
"Let it will be" e "Forbidden love" seguono il filone che caratterizza la prima parte dell'album. Il tema trattato è sempre quello dell'amore in tutte le sue sfaccettature, ora felici, un secondo dopo tristi. Rilevante, a mio parere, la parte iniziale di "Let it will be" fatta di voci ed archi maestosamente sinfonici.
Ma è da "Jump" che inizia a comparire la vara essenza di Madonna, quella che se ne frega del presente, passato e futuro e si sente libera di scegliere nuovi fili conduttori per sé e per gli altri, convinta, com'è, che anche stavolta funzionerà! Il testo insiste sulla voglia di cambiamento e sulla necessità che ciò avvenga.
Poi c'è "How hight" e "Isaac" una canzone sulla rivelazione (supera l'oscurità / gli angeli chiamano il tuo nome.) in cui Madge campiona un cantante, Yitzhak Sinwani, che intona un inno accompagnato da una chitarra. Questo pezzo le è valso l'ostilità di alcuni rabbini che le si sono schierati contro in quanto pensavano che il brano fosse su di uno studioso della Kabbalah, Yitzhak (o Isaac) Luria (la legge ebraica vieta di trarre profitto dal nome di un rabbino). Vagamente l'atmosfera riprende le tonalità di "Frozen" ed è il pezzo più lungo dell'album (5 minuti e mezzo). Ciò, purtoppo, le è valso un'altra accusa e cioè quella di risultare quasi pretenziosa ma a me non sembra affatto. La track, infatti, scorre leggera ed è assolutamente orecchiabile al contrario di tante interminabili "nenie" che si avvalgono di strumenti classici senza averne cognizione.
"Push" è il brano che apprezzo di meno in assoluto perché mi ricorda troppo "Like a prayer" canzone che non amo particolarmente.
Il finale dell'album è affidato a "Like it or not" più lenta delle altre track come se Madge necessitasse di prendere fiato dopo la lunga anche se amena sfrenata. Nel brano si paragona a Cleopatra e Mata Hari e non è difficile cogliere in esso una sottile vena di amarezza, come se alla dance queen mancasse qualcosa… beh, di certo non i soldi.Adesso, come sempre accade, il pubblico si dividerà in due: qualcuno penserà che "Confession on a dance floor" è un album vecchio e sterile perché ne viene dalla mancanza di creare ex novo dell'artista, altri lo troveranno geniale per l'evidente capacità di fare suo un nuovo genere che nulla aveva a che fare con la Madonna del passato, riuscendo altresì a tirarne fuori un suono unico dall'accento "madonniano" appunto.
Sta di fatto che Madonna non si limita a creare o interpretare tendenze musicali, riesce ad abbracciare la cultura del tempo che la musica segue sempre e comunque, e al contempo esprimere giudizi, dettare pareri che, condivisi o meno, riusciranno a contorniare quell'immagine di Queen che si è creata negli anni anche grazie alle sue personalissime uscite. E' questa la sua vera forza ed è questo che la rende unica ed inimitabile.
…e dove musica e tempo si confondono per dare spazio ai re e alle regine, ci si veste di nuovo e si scende in pista. Che la festa abbia inizio!
"Ho passato una vita a fare in modo che si parlasse di me, e ce l'ho fatta! …prima di chiedersi se: Importa qualcosa?" (tratto da "How High")
Da oggi 29/11/2005 è possibile guardare in esclusiva su Rosso Alice la replica at Koko Club live di Londra dove Madonna si esibì per la prima volta nel lontano 1983 (ai tempi si chiamava Camden Palace). La diretta dura mezz'ora ed è un vero spettacolo questa volta non solo per le orecchie. Fra le performance live l'immancabile "Hung up" già proposta agli E.M.A. di quest'anno che si sono tenuti a Lisbona, "Get togheter", "I love New York", "Let it will be" in una versione del tutto inedita ed "Everybody" il brano del first album che la stessa Madge ha ricordato avere un significato speciale perché è la stessa che ha cantato 22 anni addietro in quello stesso locale. E' da li che tutto ha avuto inizio. Fra il pubblico Bob Geldof, Stella McCartney e Neil Tennant dei Pet shop Boys… ho reso l'idea?
Sul suo sito ufficiale www.madonna.com potrete ascoltare gratuitamente "Hung up" (durata 3' 25'')
E' inoltre possibile guardare la sua intervista al sito http://www.mtv.it/news/news_page_int.asp?IDINT=6404
Domani 10/02/2006 l'anteprima del nuovo video di Madonna "Sorry", terzo estratto dall'album, a TRL sempre su Mtv... buona visione a tutti !!!
30.07.2008 15:51
non sono un grande ammiratore di Madonna per quanto ne stimi le enormi doti tecniche. Però questa recensione mi ha fatto venir voglia di ascoltare l'album...
20.01.2008 11:33
grazie !!!!!!!! ciao
07.12.2007 17:00
Che super recensione! D'altronde, come evitare di farsi prendere la mano quando si parla della Dancin Queen? Complimenti, opinione ben impiantata, ricercata, ricca! Alla prossima, ciao