D'altronde anche Battiato lo dice "La fantasia dei popoli non viene dalle stelle, alla riscossa stupidi che i fiumi sono in piena, potete stare a galla…"
Così, io mi bevo l'assenzio e scrivo
(Stefano Lorefice, Cosmo Blues Hotel)
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Il poeta del metrò dal sapore ermetico e originale di Prossima Fermata Nostalgiaplatz e Budapest Swing Lovers ora cambia rotta.
Messo da parte il senso del non luogo da osservare in soggettiva, il prossimo biglietto per un viaggio nel mondo di Stefano Lorefice è un treno diretto verso Cosmo Blues Hotel.
Nasce così l'arte dell'architettura di stanze da sfogliare fatte di personaggi e sapori nuovi imbevuti di rock, giovinezza e una scrittura dal gusto rude che non stenta a fare ironia.
Tutto questo è una scommessa con se stessi, tanti racconti creati per vestire ogni volta caratteri diversi: in superficie, tante camere di un unico cosmo che dietro e apparenze di musica, ragazzi e realtà rudi, si svela una meditazione ravvicinata sul mondo delle situazioni di confine del microcosmo milanese con la sua incomunicabilità e i suoi strani difetti.
"Milano è un enorme circo del tradimento dove tutti vanno con tutti. Un milione e passa di persone che hanno una vita e qualcosa. Una questione di matematica, non si sfugge.Tutti sono parte del meccanismo"
► LE STANZE DI COSMO BLUES HOTEL VISTE DA VICINO
Diciannove racconti in tutto via le luci al neon, via il jazz e i metrò delle giornate di pioggia al sapore di Nostalgiaplatz per dare spazio ad un nuovo senso di comunicazione più aperta che analizza con la lente d'ingrandimento i suoi mostri: un sapore di verosimiglianza che ai ritratti di Milano aggiunge quelli di altre mille città tra binari in sospensione di ventenni in bilico in sensi clandestini senza istruzioni per comprendere la grande macchina del tran tran della mente dei giorni ordinari.
Si cerca di scoprire l'universo complicato del decalogo femminile "Zurich post- madness Boulevard" e di " Pack post magazine" nella realtà di chi sbanda tra l'ironia e il senso amaro di "Luis hope" e di chi cerca di tirare a campare tra la vita universitaria e part-time delle righe di "Working Class Supermarket" fino ad arrivare nella scia conclusiva con il racconto 'Cosmo Blues Hotel' un soliloquio di uno Stefano Lorefice che si mette in discussione parlando di sé
Fotografie per Cosmo Blues Hotel (Stefano Lorefice)
e del suo modo di intendere la scrittura con quel suo stile del tutto originale che si smonta e si rimonta nella sezione Self-Contered Dialogue.
► IN CONCLUSIONE
La mascherata ironia di Cosmo Blues Hotel si affida un tono in un certo senso di denuncia verso i perbenismi e la falsità superficiale del mondo della grande città che inghiotte tutto senza metabolizzare.
Così, appare il sesso, la droga e l'autoisolamento di chi sa di non essere perfetto e al suo stato non trova via d'uscita in un bicchieri di inconsapevolezza che si perde tra la noia e l'incapacità di agire.
Uno stile stringato ma efficace lungo quanto un' immagine: diretta ed essenziale il quanto basta per comprendere la situazione mai addolcita ma sempre ritratta nella sua angolatura più spigolosa di quel lato reale spesso selvaggio e scomodo che si lascia allo stesso tempo cogliere da un senso di fascino che cerca con la scrittura di sconfiggere la mediocrità.
► CHI E' STEFANO LOREFICE:
Stefano Lorefice è nato a Morbegno, in provincia di Sondrio nel 1977. ha vissuto tra Roma e Milano per i suoi studi scientifici collaborando anche per diverse riviste letterarie.
Alternando brevi parentesi di vita a Parigi, Budapest e in Andalusia. Attualmente si è stabilito in Franciaa.
Dopo l'esordio poetico di Prossima Fermata Nostalgiaplatz edito dalla Clinamen, ha pubblicato la seconda raccolta di poesie intitolata Budapest Swing Lovers e il romanzo Cosmo Blues Hotel, entrambi pubblicati da Edizioni Clandestine. Tutti i titoli sono ora disponibili in tutti i punti vendita delle Librerie Feltrinelli.
Nel 2006 ha pubblicato la raccolta di poesie L'Esperienza Della Pioggia (Campanotto Editore)
■ ■ ■ ■ LE INTERVISTE DI GROUDY.BLUE ■ ■ ■ ■
► CHIARA MARRA INTERVISTA STEFANO LOREFICE: A TU PER TU PER SCOPRIRE Cosmo Blues Hotel
> 1. Dopo due libri di poesia, il 'poeta del metrò' Stefano Lorefice sceglie la strada dei racconti, come mai questa scelta per il tuo Cosmo Blues Hotel?
A dire il vero ho sempre scritto anche narrativa, già nel 2003 era apparso un mio racconto in una raccolta di autori vari delle Edizioni Il Foglio; precisamente si trattava di "Rip-off Artist" che poi è il racconto di apertura di "Cosmo Blues Hotel" , anche se in versione un po' diversa.
> 2. Nella lettura,qual è la chiave importante per capire i concetti di questa svolta?
La chiave per capire "Cosmo" è innanzitutto comprendere che non si tratta di una raccolta di racconti nel senso classico del termine. C'è una stretta concatenazione fra le varie storie, che va al di là del semplice rimando, incrocio o richiamo. Durante la stesura c'era un mood che si sviluppava e rendeva continua la storia narrata nel libro, e ciò ha favorito, poi, l'incastro che si può leggere.
"Cosmo Blues Hotel" ha più livelli di lettura, non è semplicemente una raccolta di episodi a loro modo estremi.
> 3. Prima nelle tue poesie regnavano il jazz, i nomadismi metropolitani e il senso ermetico. Ora invece c'è la voglia di aprirsi maggiormente alla comunicazione, ai sapori di musica rock, ma soprattutto di sostituire l'emblema di un senso distaccato con una sottile ironia che un po' ruota intorno a qualche sfigato di turno, perché tutto questo?
Il libro ha parti ironiche e parti più tirate, ho cercato di renderlo scorrevole e veloce nelle sue aperture, sia nelle battute che nei momenti estremi, per restituire la frenesia che è alla base di molte delle storie. I personaggi sono ben identificabili in un determinato "milieu" sociale, ed alcuni di essi hanno le caratteristiche dello "sfigato", ma non tutti: alcuni sono cinici, altri semplicemente normali, altri ancora arresi. Ovviamente, trattando temi che sono sotto gli occhi di tutti (basta affacciarsi alla finestra), si ha una maggiore fruibilità di contenuti ed una immediatezza che la poesia, intesa come espressione dell'intimo, ha, ma non esprime in questo modo: la poesia dice del dentro anche se osserva il fuori (per il mio percorso creativo), la narrativa racconta in ogni caso, che stia dentro o fuori ( sempre per quelle che sono le mie scelte creative)…e quando la narrativa comincia a dire del dentro, beh, diventa prosa poetica…(per quanto mi riguarda). C'è molta musica, ma questa è una caratteristica che anche in poesia avevo sviluppato (concentrandomi sulla musicalità delle parole), in narrativa la telecamera sposta il suo occhio sulla colonna sonora delle scene riprese.
> 4. Il linguaggio rude, il sesso e i meccanismi strani dei comportamenti delle ragazze: che valore hanno in questo CBH?
Cosmo, nella maggior parte dei racconti che lo compongono, tratta di temi ben precisi, con ambientazioni altrettanto delineate, é invitabile trovarvi personaggi con dei comportamenti, delle manie espressive derivanti da quei luoghi. E' anche vero che nell'ultima parte del libro il registro varia, c'é sempre la permanenza di un certo tipo di locazione, ma la visuale, il livello espressivo viene interiorizzato, spostato sotto la superficie.
> 5. Tu hai vissuto un po' in giro per l'Europa: Parigi, Budapest… ma la città prediletta di CBH è Milano, c'è un significato particolare dietro questa scelta?
Ho vissuto parecchio a Milano, e quei personaggi continuano a vivere in quella città...chissà che fine hanno fatto...in fin dei conti una metropoli come quella lombarda é un coacervo inesauribile di realtà più o meno strutturate, e presenta una sorta di ambiente nel quale il "tutto sociale" é perfettamente possibile.
Poi, far "girare" l'incastro delle storie nei quartieri di Buda o di Pest, piuttosto che Parigi…non era una cosa che volevo: ho preferito usare queste due metropoli più come sfondo che come centro.
> 6. I racconti di CHB si prefigurano come qualcosa di creato con riferimenti a cose o persone del tutto casuali, tu come vivi la condizione di quell'indossare i panni e le esigenze sempre diversi dei tuoi personaggi?
Scrivere narrativa, soprattutto nel modo in cui é scritto Cosmo, é un po' come fare il saltimbanco, un mettere ogni volta una maschera diversa. E' stato strano, un continuo ripartire da zero, quindi è stato stimolante. Non escludo, in futuro, di riprendere i personaggi strampalati di "Cosmo Blues Hotel" e vedere un po' che combinano di nuovo.
> 7. Se volessi essere uno di loro quale saresti?
La suite finale, composta dagli ultimi quattro racconti, parla di un personaggio; non appare prima, in nessuna altra parte del libro…lì, in quelle ultime pagine, mi nasconderei.
> 8. Racconti inventati: ma l'immagine di te stesso è chiarissima in "Self-centered dialogue": un dialogo tra te e la tua anima sulla tua vita nella tua ricerca letteraria. Se dovessi scegliere preferiresti lo Stefano Lorefice poeta o quello scrittore?
Quel dialogo non ha ancora una soluzione.
> 9. a livello di maturazione, cosa è cambiato in te dai tempi del debutto con Prossima Fermata Nostalgiaplatz e oggi?
Moltissimo, c'é una differente sensibilità, c'é una maggiore consapevolezza del mio passo, ci sono ancora cose da dire, e che non sapevo di dover dire, ci sono le persone conosciute, e quelle dimenticate, ci sono i sorrisi e le inevitabili ferite del vivere...c'é la vita, quella che sta fuori dal foglio scritto, quella che é troppo per il foglio scritto, e che, paradossalmente, cerco di scrivere...
> 10. Hai nuovi progetti per i tuoi prossimi sensi creativi?
Continuo a scrivere, sia poesia che prosa, i nuovi lavori usciranno quando il tempo avrà lasciato il suo sedimento migliore.
30.01.2008 14:55
bellissima opinione!
30.10.2006 17:06
grande...sbaglio io a non leggerti più spesso...........zf
17.07.2006 13:52
ottima opi