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Da ascoltare e riascoltare e riascoltare
Vantaggi E' bellissimo
Svantaggi Dura poco più di mezz'ora
Dettagli
| Qualità dei testi | 5 |
|---|---|
| Qualità della musica | 5 |
| Voce artista | 5 |
E' difficile ed impegnativo parlare di un disco come quello di Alberto per vari motivi: primo perchè è un disco bello in una maniera disarmante, secondo perchè Alberto è da più di venti anni un amico, un vero amico. Dai tempi delle estati e degli inverni alle Piane di Mocogno, dai tempi della musica insieme, dei Lontano da dove, dei Modena, delle serate di pianobar, della Tunisia...
Vedremo di farlo senza usare i toni dell'elegia che non si addicono certamente ad un personaggio piuttosto schivo ed introverso come lui ed, in parte, come me.
Sassuolo, 6/8/1966 nasce Alberto Morselli.
La sua carriera musicale comincia da subito, con lo studio del pianoforte e la partecipazione a varie band locali tra Sassuolo, dove da sempre vive (adesso appena un po' più in periferia...) e Milano dove compie gli studi superiori legati a quelle che sono le sue passioni, e che poi diventeranno il suo lavoro, la fotografia e la grafica.
Nel 1991, allo scioglimento della band in cui suonava allora (ed in cui suonavo anche io), i "Lontano da dove", dà alla luce il progetto "Modena City Ramblers" e la sua voce li guida fino alla vetta delle 160.000 copie di "Riportando tutto a casa" supportato da un tour immane (partito un paio di anni prima della pubblicazione del disco e finito un anno e mezzo dopo...). Tre anni e mezzo in costante tour sono una pazzia... qualcuno è scoppiato prima... vedi il sottoscritto... qualcun altro dopo.
Non è polemica, ma semplicemente un dato di fatto: dopo l'uscita dalla band della voce di Albertone, certi numeri non si sono più visti in casa MCR.
Alberto lascia i Modena perchè non sopporta la politica e la militanza come mezzo di espressione, ma anche perchè convivere con altri membri della band è diventato assai problematico.
Ma la musica gli scorre nel sangue fino a bagnargli le corde vocali, già di per loro dotate da Madre Natura di un timbro particolarissimo ed estremamente suadente ed espressivo, per nulla accostabile a nessun altro nel panorama italiano.
Dopo l'uscita dai Modena tenta di ricostruire altre band, ma nulla di particolare, nulla che lo soddisfi. Alberto è un perfezionista incontentabile, vuole il massimo. Preso dallo sconforto abbandona i sogni di pubblicare altro materiale suo, però la pentola bolle sul fuoco di casa e la musica è un mare difficile da arginare, se ti ha preso non ti molla più.
Ed allora passano gli anni, ma il talento di Alberto è come il buon vino, migliora.
Lui scrive, ed intanto fa una cosa splendida, mette su una meravigliosa famiglia a cui è affezionatissimo e che gli è affezionatissima.
Poi nell'inverno del 2001 ricomincia a sentire la necessità di produrre il suo materiale, re-incontra Fabio "Bronski" Ferraboschi (polistrumentista, fonico e programmatore di razza) e spronato e pungolato da quest'ultimo che ne conosce perfettamente la voglia di sedersi davanti al camino a guardare passare il tempo, cominciano a trovarsi, a mettere a punto, a registrare e dai una cosa e dai l'altra si intravede lo spiraglio di questo nuovo progetto.
Coadiuvati da musicisti del calibro di Filippo Chieli (talentuoso violinista e violista sia classico che folk), Lele Borghi (batterista dei Mamamicarburo, ma anche affermato jazzista), Max Gallesi (organo hammond), Massimiliano Moretti (cori) e Angelo Torelli (armonica) arrivano a compimento dell'opera il 21 Gennaio del 2005 con l'uscita di "Da un'altra parte".
Il disco, composto di nove tracce esce con etichetta "Riservarossa" (di proprietà di Claudio Maioli, manager del Liga) e distribuzione nazionale WEA a soli 10 euro.
Bella e sobria la grafica, curata dallo stesso Alberto (abbiamo già detto quale è il suo mestiere, no?) con le foto di Vanni Borghi.
Inserendo il dischetto da 12 cm nell'apposito carrello si hanno piacevolissime sensazioni.
L'album ha due facce, una prima più solare in cui sono presenti alcune ballads assai piacevoli ed una seconda più notturna ed intima (anche se questa ultima caratteristica è presente in tutto il disco perchè Alberto parla di sè, per non dare fastidio a nessuno, parla di cose che a lui sono successe in prima persona, comprendendo perfettamente che alzare la voce è già un segno di sconfitta).
Scorriamo le tracce:
CHIUNQUE, COMUNQUE, DOVUNQUE: La traccia di apertura è una ballad ariosa sulla possibilità che ognuno di noi ha ogni giorno di essere il bene o il male e sulla sorte che ci tocca di dovere comunque accettare le cose che succedono coltivando il sogno di arrivare al momento in cui tutto il male che ci è stato fatto sia, senza dolore, superabile.
LA COSA PER CUI SONO FAMOSO AL MONDO: A parte il titolo non c'è divismo, ma una canzone estremamente intima che riconosce la debolezza di lasciare andare il tempo, a volte crogiolandosi nel proprio dolore, a volte con la paura di ciò che può succedere domani. Una canzone che ringrazia anche la compagna della vita, una donna assolutamente fuori dal comune.
La canzone che avrei sempre voluto scrivere...
DA UN'ALTRA PARTE: Altra ballata dalla melodia ariosa. Echi di Mark Knopfler di qua e di là. D'altronde la cultura musicale di Alberto è quanto di più eterogeneo e vasto si possa avere. C'è la possibilità di essere noi stessi per le persone che avvertiamo in sintonia col nostro sentire. E c'è il bisogno di dimostrare a loro che siamo qualcosa di vero, non qualcosa di immaginabile per la pura esteriorità di ciò che rappresentiamo.
LA CANZONE DEL TEMPO CHE VA: Tom Waits è stato qui, e si è divertito anche, infatti alla fine riecheggia "Downtown train". Una ballata che fila via liscia, scanzonata a volte, ma sempre con la sensazione che qualcosa stia sfuggendo e si faccia sempre più fatica a catturarlo.
QUELLO CHE LASCI DI TE: Qui ci sono gli Smiths. Un rock veloce, molto british e molto anni 80. Si vive con l'eterna domanda di quanto si possa essere invisibili nel mondo, e la risposta è un no assoluto, perchè da qualche parte, a qualcuno, qualcosa lo lasciamo sicuramente, nel bene o nel male.
TWICE: Un blues molto sentito, la canzone più cattiva del disco. Un accusa a vecchi compagni di viaggio che si sono comportati non benissimo? Forse sì. Un'accusa a chi non ha saputo capire a fondo e ha giudicato superficialmente perchè quello era il suo standard di giudizio? Credo di sì. E' la canzone che mi piace di più del disco, quella che sento più mia. Piacerà, ne sono certo.
I MISS YOU: Simple Minds e Joy Division (citati direttamente). Canzone dedicata alla folle mancanza di un grande amico scomparso per un motivo ancora da comprendere. E che si ha paura rimanga sempre un mistero.
VORREI: L'Irlanda, una scogliera a strapiombo a 300 metri sull'Oceano, un vento che spazza via anche i pensieri. Voglia di quiete interiore, ma la mancanza... la lontananza... casa è dove la vita si completa. Una canzone a cerchio, a canone, potrebbe non finire mai e ricominciare da dove in realtà finisce.
LA ZONA D'OMBRA: Il tema è ancora la possibilità di essere doppiamente presenti nel mondo e la scelta di farlo nel bene o nel male. Ognuno ha due o più facce, e magari quella che per noi è la faccia buona per altri è quella cattiva. Chissà.
Beh, l'invito è ad ascoltare, a lasciarsi suggestionare dalla splendida voce di Alberto, finalmente accompagnata dalla musica che più gli è congeniale, la sua.
A presto.
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lupoalberto 13/09/2005 16:08
Ammetto che non lo conosco ma hai scritto davvero una bella opinione, ciao
giuliroger 19/05/2005 13:57
Oksana 22/03/2005 09:17
lupo68 19/03/2005 00:03
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Conosco questo disco e l'adoro. Ne hai fatto un'ottima recensione.