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Opinione

per Dancer in the Dark
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5 Stelle CAPOLAVORO
9 su 9 utenti Ciao hanno valutato come utile la seguente opinione Vedere le valutazioni
Raccomandato: Si

Vantaggi originalità, realizzazione coerente e da maestro, colonna sonora fantastica, capacità di emozionare fino allo shock!

Svantaggi Lo shock!

Dettagli

Genere musicale
Età minima per tutti
Regia ottima
Attori geniali
Sceneggiatura ottima
Colonna Sonora da comprare!

L'autore

cescolinus Dal 11 mag 2001

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Quando sono andato al cinema a vedere "Dancer In The Dark" ero completamente solo! Errore! Perché uscendo dalla sala mi è rimasto un senso di angoscia mostruoso! Il mio pensiero era: " questo sì che è un capolavoro, forse il miglior film che abbia mai visto, ma non lo rivedrò mai più!"
Ma torniamo a bomba! Entro, mi siedo con il mio sacco di pop corn, e penso di andare a vedere un film dalla colonna sonora buona ma come tante, dal sicuro lieto fine, dalle immagini nitide e piacevoli, forse con qualche lacrima, ma niente di più! E' vero: c'era Bjork, e questo doveva dirmela lunga ( visto che come al solito non avevo visto il trailer del film!), ma voglio dire... anche quando un genio come Madonna lavora a "Sai che c'è di nuovo" ne esce fuori una cosa mediocre se il film fa schifo!
E comunque... comincia il film, e già noto questa fotografia sfuocata, quasi da registrazione amatoriale, che da subito mi mette un senso di instabilità e sofferenza addosso mostruoso... precarietà: ecco la parola giusta! Tutto estremamente coerente con la trama. C'è questa piccola operaia interpretata da Bjork, trasferita in America dalla Cecoslovacchia se non sbaglio, che sogna di lavorare in un musical ma che in realtà lavora giorno e notte in fabbrica, rovinandosi la salute e perdendo sempre di più la vista. Vive con il figlio in una baracca; è povera, sembra non avere passato (visto che se lo inventa), e ha una grande voglia di cantare e di ballare, ma solo questo, oltre ad un' unica amica che è anche un'operaia che lavora con lei. Vive vicino a questa famiglia apparentemente ricca, di medioborghesi americani, che sembrano volerle molto bene, e a cui lei ne vuole molto. Ci si chiede da subito perché questa "donnetta" lavori tanto e sia sempre povera, e dopo subito viene la risposta: sta diventando cieca per una malattia ereditaria che ha anche il suo figlioletto, per il quale sta accumulando denaro con lo scopo di pagargli in un futuro l'operazione che gli garantirà la vista. Ma intanto lei diventa sempre più cieca, e così perde il lavoro. Nel frattempo il dirimpettaio che ostenta ricchezza sta perdendo i soldi, e per non farlo sapere alla moglie (come nelle tragedie rinascimentali, l'unico movente è l'onore!) approfitta della cecità della piccola Bjork per rubarle i soldi. Ma anche se la protagonista sta perdendo la vista si accorge di tutto e va a richiedere i soldi direttamente al ladro, senza coinvolgere altre persone, perché ella è veramente il ritratto della bontà! Eh sì: è estremamente buona, di quel buono che rischia di cadere nella macchietta e nello scontato, ma che grazie alle doti di attrice, regista, sceneggiatore e direttore della fotografia ci appare solo come reale: un'utopistica ma meravigliosa e brutale bontà reale! E così, in quell'occasione il vicino ammette la colpa, spiega il movente, e si spara. Prima di morire, accusa davanti alla moglie la vicina Bjork, che così viene arrestata e condannata all'impiccagione. E' a questo punto che la protagonista tira fuori tutta la verità, ma come è normale ormai nessuno le crede, e la condanna va avanti. L'amica collega trova una soluzione: pagare un avvocato, che può salvarla, a differenza di quello d'ufficio. Ma la condannata capisce subito che per pagare l'avvocato serviranno i soldi accumulati per l'operazione del figlio, e decide comunque di morire. Non ha paura della morte: un'altra cosa la angoscia, e cioè il silenzio della prigione, la mancanza di rumori. La meravigliosa musica del film infatti non è di semplice commento allle scene, e non esce da radio o lettori cd. La povertà di Bjork le permette di ascoltare una sola cosa: i rumori, che lei trasforma nella sua mente in magnifiche e modernissime melodie. Forse la proagonista si sta creando anche un'altra amica: la poliziotta che la accompagna all'esecuzione, che seppur tenace, dura e ovviamente ligia al dovere mostra un cuore immenso e si commuove e piange per l'innocente condannata. Proprio l'ultima scena, quella in cui questa poliziotta accompagna Bjork a morire, sarà lei a far rumore con i piedi per placare la terrbile angoscia della protagonista: da questo rumore nascerà una meravigliosa, tenera e accorata melodia in cui Bjork canterà tutto l'amore per il figlio che sta per diventare orfano.
Per una volta manca il lieto fine, niente è scontato, tutto provoca delle emozioni fortissime. Lo scopo del regista è raggiunto. Credo che gli incassi siano stati abbastanza buoni, e questo dimostra come per fare soldi non si debba per forza fare monnezza!
Della fotografia, funzionalissima allo scopo del film, già vi ho parlato. La sceneggiatura è sempre in movimento, anche se il film potrebbe sembrare noioso in realtà riesce sempre a tenerci in allerta. Il montaggio pare "artigianale", ingenuo, abbozzato, ma in realtà è semplicemente grandioso nella sua originalità, coerente con la sceneggiatura e la fotografia. Gli attori sono tutti fantastici, anche la debuttante Bjork che nessuno di noi si aspettava così brava, ma che purtroppo, distrutta psicologicamente dalla notorietà dello "star- system", ha giurato di non recitare più in nessun film. Del resto "Dancer in The Dark" era stato scritto per lei, e dopo averlo visto non possiamo che essere dell'idea che nessun'altra avrebbe potuto recitare quel personaggio e intonare quelle musiche, originalissime ed emozionanti.
Pensavamo di aver visto tutto al cinema, e invece non è così: i capolavori possono ancora nascere, e che capolavori! Ignorando tutto quello che il cinema da miliardi di dollari ci ha abituato a vedere negli ultimi anni è nato questo gioiello che ci rende attivi, un po' (con le dovute riserve) come il teatro epico di Brecht o come il teatro dello shock contemporaneo.
Ovviamente in tutto il film cè una velata critica ai sistemi sociali così come alla pena di morte, facendoci assistere ad una morte, che se è ingiusta già in quanto tale, lo è ancora di più quando a morire per mano dello stato è un'innocente.
Qual è l'obiettivo dell'arte? Emozionarci? Farci riflettere? Farci notare delle cose della società? Non farci annoiare? Qualunque sia la risposta, questo film la soddisfa sicuramente.

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Avete domande riguardo Dancer in the Dark? Domanda
Pagina 1 di 3 | 1 - 5 di 11 commenti
  • stefy1970 04/09/2007 12:20
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • ninin 09/03/2005 21:15
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • aantea 19/01/2004 09:42
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • icomo 12/11/2001 00:46
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Il film non l'ho ancora visto: rimedierò presto. La Bjork cantante credo sia un raro esempio di genialità melodica. Ciao.

  • achernarII_la_vendetta 09/11/2001 20:30
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Sono proprio dislessico (sta volta ho scritto tutto bene!)

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