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Opinione

per De Gregori Francesco
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5 Stelle Un antico cantautore
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L'autore

ringel

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Era il 1973. Sembra passato un secolo per chi oggi si confronta sulle pagine di questo sito. Era il 1973 quando un ragazzo che aveva da poco superato la ventina, capelli lunghi e barba, poco conosciuto al grande pubblico, arrivava nella mia città, per uno spettacolo in un piccolo teatro da non più di centocinquanta posti. Era il 1973 e il teatro non si riempì per intero.
Quel mio quattordicesimo anno di vita fu assolutamente particolare, un anno di gravi e tristi cambiamenti, un anno che mi metteva a confronto, per la prima volta, con la durezza della vita e dei suoi improvvisi mutamenti, proprio quando iniziavo a cambiare anch’io. Fu quello l’anno in cui, senza preavviso, mi trovai a dover essere uomo, forse solo perché tutti se lo aspettavano.
Ma questa è un’altra storia, solamente mia.
Il ragazzo aveva una chitarra, e una voce timida ed aggressiva. Veniva dall’esperienza romana del Folk Studio, dove, insieme ad un certo Antonello Venditti, aveva suonato e scritto canzoni, in una breve ma intensa esperienza comune.
Quella sera aveva voglia di cantare e di parlare. Iniziò un meraviglioso dialogo con il pubblico, che all’epoca conosceva di lui pochi pezzi, dai testi non sempre facili e comprensibili ad un primo ascolto. Lui li spiegava, prima di cantarli. Spiegava il senso di “Alice”, di “Saigon”, di “La casa di Hilde”, di “Marianna al bivio”. Cantava pezzi come “Signora aquilone” e “La casa del pazzo”, tratti dal suo “Theorius Campus”.
Ci fu un punto del concerto in cui lui attaccò un vecchio pezzo di Bob Dylan, riscotendo un successo incredibile nel pubblico. Allora chiese se volevamo ascoltare qualche altra cosa, dietro nostra richiesta. Ci cantò Woody Guthrie, Neil Young, e ancora Bob Dylan, con una splendida esecuzione di “Blowin’ in the wind”. Poi ricordo che si scusò con noi, perché, disse, doveva riprendere a cantare qualcosa di suo, altrimenti avrebbe avuto problemi con la casa discografica.
Fu un grande concerto di un grande personaggio, che esprimeva solo la gioia di stare con noi, di quel contatto quasi fisico che presto, come ci confessò con timore, avrebbe dovuto abbandonare. La ricordo ancora, la sua voce, mentre ci diceva che quello, forse, era uno degli ultimi concerti che poteva gestirsi in totale libertà, ricordo la sua ansia che non finisse, che durasse il più a lungo possibile, la sua ricerca di una vera comunicazione.
Oggi canta negli stadi e nei Palazzetti dello Sport, come è giusto che sia il suo pubblico è di migliaia di persone, ma forse anche lui ricorda quei momenti magici con una leggera nostalgia.
Per quanto riguarda me, dedico questa opinione a chi ha avuto la pazienza di leggerla e a me stesso ventisette anni dopo, con tenerezza nei confronti di quel quattordicenne che, quella sera, si sentì ancora un po’ più uomo.


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Pagina 1 di 4 | 1 - 5 di 17 commenti
  • lelfo 23/04/2004 15:57
    Ha valutato l'opinione
    Utile

    hai dedicato qsta bella opinione anche a me!

  • volpi5 03/04/2004 14:12
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • rinat 16/09/2002 15:08
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • robgiach 04/09/2002 18:47
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    peccato che il rapporto che De Gregori ha con il pubblico dei concerti sia oggi così diverso da quello del '73; io l'ho visto un paio di volte trovandolo freddo, scostante, quasi frettoloso. Fortuna che rimane, comunque, la forza delle sue canzoni.

  • delfinabizantina 19/08/2002 13:50
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
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