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Delitto e castigo (Fëdor Dostoevskij)

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Il delitto e la pena

5  16.04.2005

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Orbene eccomi alle prese con un libro cosiddetto edilizio, certamente non per la qualità del suo contenuto, lungi dall'essere un manuale per maestri di muro (italianizzazione della parola in dialetto sardo "maist'e muru" per capomastro), in tal caso di certo sarebbe un best seller nel bergamasco (non vogliatemene amici di Berghèm).
L'aggettivo sorge spontaneo guardando le dimensioni del volume, le quali possono essere subito assimilate a quelle di un laterizio, ecco spiegato l'arcano del perché io ho appioppato questo lemma al volume Dostoevskijano.
In epoca alessandrina c'era un tale che diceva "grande libro grande male"…ho già dimostrato con mie recensioni passate (una su tutte "David Copperfield") che non è sempre così…anzi…una grande opera può necessitare del sacrificio di numerosi alberi affinché ci sia sufficiente supporto cartaceo, e caso volle che il buon Fedor abbia fatto distruggere molti vegetali affinché noi potessimo godere e fruire del suo stile.

Il titolo della mia opinione potrà sembrare al lettore poco informato un'eresia…ed invece siamo noi comuni mortali (mettendo pure me stesso fino ad un mese e mezzo fa circa) a vivere nell'errore, infatti il titolo "Delitto e Castigo" fu frutto di una traduzione frettolosa, sarebbe più consono utilizzare "il Delitto e la Pena" (il che farà denotare ai più vispi di voi un aggancio neppure troppo velato con un avo del Manzoni ora famoso per un carcere minorile in quel di Mediolanum).

Recensire il libro utilizzando lo schemino canonico di trama e commento sarebbe banale ed un insulto alla buonanima di Fedor (Parere personalissimo e opinabilissimo) in quanto la trama è la cosa meno importante del libro…perciò cari divoratori di romanzi avventurosi mozzafiato in cui la fabula e l'intreccio sono tutto siete avvisati…al massimo potete usare il volume come surrogato della valeriana, invece il lettore più riflessivo ed amante dell'analisi del tormentatissimo nonché labirintico animo umano da un punto di vista più "umanistico" (altrimenti leggetevi Freud, Jung e compagnia) troverà un vero e proprio "Paese del Bengodi" di boccaccesca memoria.

Scontato l'argomento: c'e un delitto e c'e un castigo…questo è lapalissiano.
Interessante è vedere cause e conseguenze dell'uno e dell'altro, il delitto compiuto da Raskol'Nikov ai danni dell'usuraia vecchia e avida e della sorella Lizaveta…perché? Si parla di Napoleone, di come lo studente universitario che conduce una vita accidiosa e poco ortodossa lo ammirasse e tentò di capire il suo successo per ripeterlo (magari non su così vasta scala).
L'Usuraia viene vista dallo studente Raskol'Nikov come un male, ucciderne una per salvarne cento si potrebbe dire parafrasando il celebre motto brigatista, egli vuole porsi come un salvatore della patria infrangendo la legge per fini ben più alti: la salvezza ed il benessere di molti altri che, come lui, erano in rapporto di dipendenza economica con quel particolare Monte di Pietà, e per autoconvincersi si paragona a Napoleone il quale anche lui se non avesse commesso qualcosa oltre la legge non sarebbe mai diventato ciò che fu.

L'omicidio viene compiuto con una commistione tra barbarie e genialità, l'accetta è uno strumento grezzo ma la trovata dei laccetti nell'interno cappotto e la pianificazione sono ingegnose.

Ed eccoci alla parte successiva: conseguenze dell'omicidio, come reagisce la mente di Raskol'Nikov al misfatto?Ottiene ciò che sperava?La risposta è No…alcuni intoppi hanno alterato il suo piano, il primo e non indifferente è il fatto che l'omicidio è diventato duplice visto il necessario assassino di Lizaveta, sorella dell'usuraia nonché testimone scomoda, il fatto di non aver avuto il coraggio di appropriarsi ed usare i beni della vecchietta, parte dei quali andrà sepolta sotto un macigno e altri piccoli particolari causano in Raskol Nikov una reazione inaspettata: anziché il compiacimento del suo gesto progettato per ergersi a Pater Patriae subentra in lui una somatizzazione della paura, mille problemi inquietano lo studente, si incupisce ed è in questo stato che noi veniamo a conoscenza dei suoi rapporti interpersonali.
L'amico Razumichin, personaggio, a mio parere positivo, forte e ferreo il quale lo aiuta a risollevarsi dalla malattia e dall'ipocondria in cui cade lo studente…tuttavia con scarsi risultati, infatti se dal lato fisico lui col medico Zosimov riescono a curarlo, resta sempre il male interiore, il dolore che convive con Raskol'Nikov, il senso di responsabilità che attanaglia ogni assassino e la consapevolezza di vivere non più una vita ma un'opera teatrale in cui si recita la parte della persona normale.

Conosciamo anche la sua famiglia che arriva da lontano per venirlo a trovare: La madre apprensiva e preoccupata e la sorella Dunja la quale vuole essere sposata (comprata direi) dal viscido Luzin, Raskol Nikov si oppose a queste nozze con tutta la forza che ebbe in corpo perché non tollerava che la sorella si umiliasse per lui (altro motivo per cui l'omicidio lo avrebbe ristabilito secondo i suoi canoni).

Come dimenticarci dell'arguzia e della sottile arroganza dell'investigatore Porfifij Petrovic? Il suo subdolo modo di sfiancare Raskol'Nikov ricorda la maieutica socratica e l'esito è prevedibilmente positivo.

Qualche parola in più merita quella che è la salvezza di Raskol'Nikov : Sonja , altra povera peccatrice smarrita sulla terra…la sua storia inizialmente sembra essere solo una divagazione…solo dopo ci accorgeremo che la sua è una figura chiave del romanzo.
Tutto avviene prima dell'omicidio, in cui lo spiantato Raskol Nikov conosce il funzionario Marmeladov padre di Sonja, la quale esercita la professione di prostituta per contribuire al sostentamento della famiglia…dal racconto del funzionario ubriacone emerge quella che è la vera realtà Pietroburghese, in forte stridore con lo splendore dei palazzi degli Zar …un mondo fatto di fetore, bettole, puttane ,vodka e minestra di cavoli scondita.
Dopo l'omicidio Raskol Nikov assiste all'incidente mortale che uccide Marmeladov, li, dopo aver pagato con gli ultimi spicci il funerale del funzionario conosce Sonja , con lei c'e un rapporto particolare e Raskol Nikov capisce che solo lei potrà capirlo in quanto solo un peccatore può capirne un altro, benché caratterialmente siano l'uno l'opposto dell'altra a partire dal fatto che lei crede e lui no.
Tuttavia Raskol Nikov si confessa e lei si dice pronta a seguirlo ovunque…questa confessione viene però udita da Svidrigaijlov, un pretendente di Dunja, ex marito di Marfa Petrovna ed accanito libertino, e ciò porterà poi tramite vicende alterne alla confessione dell'assassino al commissariato.

Dopo la confessione di Raskol'Nikov ci aspetteremmo che si sia tolto il peso e che torni ad essere sereno…invece no, cambia il luogo ma non l'umore cupo dell'omicida, nella condanna in Siberia lo segue anche Sonja la quale si rifà una vita come tessitrice,ma resta sempre in contatto coi prigionieri, mentre Raskol Nikov non cambia il suo modo di essere, fino al giorno in cui scoprirà di amare Sonja e di essere ricambiato…

Dopo tanta oscurità solo l'amore può portare sollievo all'anima dei dannati ed un libro con atmosfere asfissianti e quasi angosciante si chiude con un barlume di speranza per tutti noi.


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Rock_Betz

Rock_Betz

11.09.2009 14:49

Bravo! Mi piace come scrivi. Ora sto leggendo "I demoni". Mi sta quasi snervando, ma ora sono arrivata ad un punto in cui s'intravede un po' di ciccia (sostanza). Pensavo di continuare con "I fratelli Karamazov", ma mi spaventa troppo. Ho "Delitto e castigo": proverò, perlomeno, ad iniziarlo. Ciao!!!

DolceLettrice

DolceLettrice

18.05.2007 17:01

Ottimissima opinione. Bel libro!

Cara.mella

Cara.mella

23.06.2005 21:53

complimenti per la bella prosa vivaace. A volte ci spaventiamo delle dimensioni dei libri, ma molti dei tesori della letteratura sono quello che un lettore disattento definisce "mattoni".

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