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Disorder (Gianfranco Franchi)

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per Disorder (Gianfranco Franchi)
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4 Stelle CUORE DI BLOGGER
115 su 116 utenti Ciao hanno valutato come utile la seguente opinione Vedere le valutazioni
Raccomandato: Si

Vantaggi Mitridatismo scongiurato

Svantaggi Dissonanze. Ma sono un pregio

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Contenuti
Reperibilità edicola
Layout: mediocre
Qualità Materiale mediocre
Prezzo 10,00

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Il libro di Gianfranco Franchi arriva sulla mia scrivania, planando fra la tastiera e la calcolatrice Olympia CPD5212. Anacronistico. Freddo e sottile come una lama, grigio con quel mare di piombo in copertina.
E' brutto. Non ha la pastosità dei Sellerio. Non ha la pratica eleganza degli Adelphi. Alle persone della mia età i libri diversi non piacciono, benchè fingiamo magnanimità. Editore indipendente. Può essere sinonimo di pulizia, di cose nuove: certo che a pensarci bene non dovrei avere nessuna stima per le case editrici. Se stampano la Tamaro, una che io avrei preso a calci in culo se avessi letto i suoi manoscritti…ma io no. Io vendo fotocopiatori. Io compro i libri. Sono una di quelle donne che affollano le librerie cercando il Verbo.
I libri nuovi li comprano le donne, anche di una certa età. Bighelloniamo ed apriamo tutto. Le copertine rivoluzionarie indipendenti da noi non trovano albergo. Siamo donne da Sellerio noi. Al massimo un Baldini e Castoldi. In "quei giorni" anche uno Sperling e Kupfer, con i titoli in rilievo, codici Braille per vedenti. Comunque io Gianfranco Franchi non l'ho comprato. Ripeto. E' planato. E ora lo porto a casa in una sportina di carta riso, con la diffidenza giusta. E con i pregiudizi. Io sono impastata di pregiudizi in letteratura e nella vita, mi piacciono e li coccolo come i gatti.
Questo Franchi ha trent'anni. Come Fabio Volo che ha sempre trent'anni. Spero che sulle lenzuola non mi scivoli un simil Baricco. Io sospetto che uno con una copertina così mi scimmiotti il Baricco e mi pennelli il comodino di Pennac. Non lo sopporterei, non di venerdì, che è giorno di stiro e bucato dopo l'ufficio.
Questo Franchi scrive su Internet o qualcosa, ha un sito, qualcosa di letterario. Dio non voglia che sia un blogger, con cuore di blogger. I giovani Werther della rete tutti periodi mozzi e senza complemento oggetto.
Crucifige.
I bloggers sono come gli schizzatori di vernice sui palazzi. A pensarci bene c'è una firma in periferia che mi piace. Disegna enormi draghi elettronici. Anche uno o due bloggers li leggo di nascosto, che i miei pregiudizi non si accorgano per carità.

Disorder. Unknown pleasures. Sottotitololo da rimmel Dior mi viene da pensare. Non so perché ma con questo giovanotto sono sulla difensiva; la prima riga della prefazione di Paolo Mascheri fa fare la ola a tutte le mie percezioni "Prima di conoscerlo di persona pensavo che Franchi fosse una testa di cazzo". Lo sapevo. Lo intuivo. Uno non mette un sottotitolo da rimmel, se non è una testa di.
Ho quasi paura di ritrovarmi in una Annexia trapiantata in qualche pianura padaneggiante, pasti nudi su fiumi emiliani o cose così.
Pre. Giudizio.

Disorder è una raccolta di racconti. O forse non proprio racconti, ma frammenti dell'esistenza di Guido Orsini, di mestiere sfrugugliatore di pensieri frammentati. Nessuno scimmiottamento esistenzialista. Nessuna depressione benzodiazepinizzata. Nessun livore bertinoteggiante da operatore di call center con contratto a termine. Quasi spero di trovarlo, rassicurerebbe il pre. Le copertine strane di case editrici indipendenti autorizzano a dar due mandate al portoncino blindato. Legittimiamo la difesa. Ad oltranza.
Difendiamo le mura. Da Fabio Volo. Dalla Tamaro.
Resistere resistere resistere a Baricco. Ora et semper.

Tutto è tranne che disordinato, c'è un filo non temporale, avulsivo e allusivo, ma sempre filo è. Tranne che nel linguaggio. Lì non c'è nessun filo e nessuno stile, perché Franchi se ne fotte dello stile. O perlomeno se ne strafotte della linearità dello stile. Il primo racconto, Macchie, fila via senza scossoni. Gradevole al tatto, nessuna aggettivazione ineducata, nessun incendio. Ma nemmeno nessuna irritazione. La parola si rianima in "Silenzio-assenzio", si passa dalla terza persona alla prima e non so quanto sia voluto, ma mi tranquillizza. E' rasserenante, non incrina nessun pregiudizio. Continua a ronfare sul comodino, attento a non imbrattarer i muri con vernice spray.
Toh. In "Il molare è sempre alto" parla male di Pennac. Vuoi vedere che il trentenne poi non è affetto da paraculaggine, cosa che già di per sé lo eleva al rango di quelli che hanno i pollici opponibili? Non c'è nulla come una piccola idiosincrasia in comune ad avvicinare chi scrive e chi legge, per un momento piccolo. Come quando vedi un ragazzino con lo stesso libro sotto il braccio. Diversi e lontani, con un brandello di pensiero in comune. Tu Franchi che scrivi, e io che ti vedo planare sulla scrivania.
(Paolo Mascheri dice nella post-fazione che Disorder parla alle anime salve. Parli pure, ma vuoi dirgli che ci sono anime che salve non sono e a cui l'articolo non interessa? Grazie eh).

E a tradimento arriva "Complemento oggetto". Destrutturare il linguaggio, cuore di blogger. Irritante. Architetti visionari del periodo monco. Palazzi monchi. Questo è forse la pagina più ruffiana del libro e la saturazione oggettivamente è quasi arrivata. Odio i blogger. Ma la pagina gira, non posso cliccare su nulla.
Cambio di registro, repentino, sino ad arrivare al musicale Nightswimming, e la musica ce la mettete voi. Agli stralci (pure tanti, pure troppo, ci pensa lui). Mi prende alla spalle con "La biglia di Saronni", bastardo di un Franchi, ha cambiato registro di nuovo, questo mi è affine, questo lo leggo senza bava alla bocca, mascelle allentate, mi ammorbidisce i muscoli del collo. Fugge il pregiudizio dal comodino con la coda alta e i peli ritti del dorso, se i gatti avessero un dorso. I pregiudizi hanno un dorso. Peloso e irto quando devono scappare. Non mi sono nemmeno accorta che il cuore di blogger ha lo stesso ritmo del mio indice che batte sull'angolo destro del libro, volta le pagine, diventa Liliana. Ho visto anche io la mia adolescenza impiccata a un lampione. Non era Sondrio, non era Annexia, ma impiccata era. Forse davanti ai ginnasi questa è la funzione degli alberi dei viali. Asilo di adolescenze impiccate. Bello. Splatter. Blogger.
A "Pelle" sono già bella fatta. I complementi oggetto me li son dimenticata da tempo. Ormai giacciono nel portalenti, idratati da soluzione salina. Pronti per essere dimenticati. Mi avvolge in fluviali 'come se' annullando quelle piccole rughe intorno agli occhi, e unknown pleasures adesso è più chiaro della pubblicità di un mascara Dior.
Make up della sintassi. Prendimi se ci riesci.
Gianfranco Franchi da qui sino alla fine del libro mi fa mangiare sabbia e parole, tutte ugualmente levigate e lucide, in "Parco" accetto la mia disfatta. I Sellerio seguono il gatto del pregiudizio e quel sottotitolo non ha più la consistenza gommosa del rimmel Dior. Vorrei chiedergli perché ha aspettato tanto, ben tre racconti oggettivamente brutti per farmi carburare in una lettura che tanto somigliava a quello che da molto, mitridatizzata da cattive pagine, aspettavo per la disintossicazione ("da qui in avanti è tutto in rettilineo. Le curve sono finite").
Certo non tutti i racconti hanno la sabbiosità morbida di "Pelle" e "Parco", o l'odore de "La finestra dei burattini", o la rugosa generazionalità di "Tinta unita", ma vale davvero la pena di cercarlo questo libretto antipatico, di fargli posto a forza fra gli adelphi o i sellerio.
Prima che ci tamarizziamo tutti, prima che i rimasugli di Pennac ci abbiano resi ciechi, a furia di onanismi culturali da libreria di ciliegio. Prima che tutti diventiamo cuori di blogger. L'antidoto per un'ora o due può essere questo scrittore antipatico e atipico, colto e frazionato.
Poeta dell'aggettivazione.
Poeta e basta. E forse non solo. O forse anche (complementi, anacoluti, aggettivi, ossimori piazzateli voi).
E tutto è Franchi. Ma non è un blogger, e questo è un grande sollievo.

Consigliato a chi delle mode se ne fotte, semplicemente.
Un ringraziamento sentito alla giovane mente che mi ha dato occasione di conoscere Gianfranco Franchi di cui ormai sono defiitivamente infatuata.

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Avete domande riguardo Disorder (Gianfranco Franchi)? Domanda
Pagina 1 di 28 | 1 - 5 di 138 commenti
  • Miseria 04/12/2007 09:27

    Bella storia... Franchi, nella fattispecie Disorder e Pagano, è planato sulla mia scrivania, mischiato tra la Casta e l'ultimo di Montalbano (Sellerio...). Appena letto ti faccio sapere.

  • irfcar 31/10/2007 02:28
    Ha valutato l'opinione
    Inutile

    inutile

  • c19591959 18/07/2007 23:01
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • tuttologist 21/05/2007 21:02
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • wannabewrtr 07/02/2007 19:19
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Me è parecchio curioso, proprio per dire ME, come il vecchio Windows! Comunque, dai, nemmeno la tua opinione è (pseudo)classicismo kunderiano... per fortuna!

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