Luna guardo' la luna

1  21.10.2008

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Svantaggi:
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Consiglio il prodotto: No 

DJANGO62

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Iscritto da:21.04.2004

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In media l'opinione è' stata valutata Eccellente da 28 utenti Ciao

Questa storia, molto personale, ha il solo intento di scuotere un pò l' atavica apatia che accompagna giornalmente le nostre coscienze, provando se ci riesce a colpire duro.Se, grazie a questa lettura una sola persona tornerà indietro nei suoi terribili passi abbandonando quel cancro ci questa era moderna, chiamato " Droga", permettetemelo, ne sarò orgogliosi.
Niente voti gratuiti ma la preghiera di leggere fino in fondo. Vi ringrazio.

Luna è stata il mio primo amore. Sono passati cosi' tanti anni ormai ma, il suo viso piccino e dai lineamenti gentili, è ancora impresso nella mia mente. La prima volta che la vidi fù alle materne, si avete capito bene, alle scuole materne.
La corriera passava da casa per portarci a scuola: Il villaggio del fanciullo, così si chiamava. La scuola si trovava in aperta campagna, da anni ormai è stata chiusa, dismessa, come tutte le cose belle e funzionali in Italia.
Un giorno, ricordo, la corriera era arrivata e casa come sempre puntuale e io ero salito su accompagnato da mia sorella maggiore e mi ero seduto al primo sedile subito dietro l' autista, un omone grosso e simpatico con dei baffoni alla messicana. Era il mio posto preferito, quello vicino l' autista e lui spesso me lo teneva occupato con il suo sacchetto con il panino al formaggio dentro. Alla fermata successiva salì lei, timida ed impacciata, oltre che lievemente spaesata. Era bellissima Luna, con il suo bianco grembiulino con il fiocchetto rosa e il cestino azzurro (Allora gli zaini non esistevano). Si sedette accanto a me, quasi in modo automatico, rimanendo in silenzio per tutta la durata del tragitto casa scuola.
Era sempre silenziosa Luna e un velo di tristezza accompagnava i suoi occhi, grandi e azzurri. Quel velo di tristezza non l' abbandonò mai per tutta la sua vita.
Tutti volevano sempre giocare con lei, tutti gli erano sempre accanto, premurosi e gentili. Tutti tranne me che me ne rimanevo in disparte ad osservarla. Mi ero preso proprio una bella cotta per lei,la mia prima cotta. Passarono gli anni, le materne, la scuola elementare e alle medie me la ritrovai…come sempre di colpo, improvvisamente splendida , nella classe di fianco alla mia.
Luna era sempre bella, il suo corpo in trasformazione lasciava intravedere una donna dai lineamenti gentili ma molto ben definiti. Aveva i capelli corti e biondi ( io che alle materne me la ricordavo bruna). Luna incrociò i suoi occhi con i miei per un attimo indefinito, mi aveva riconosciuto, accennando un impercettibile sorriso che mi mandò in tilt. Uno stuolo di ragazzi, come sempre, la circondava, come le api circondano la regina in un alveare. Lei però non si atteggiava mai, sempre gentile con tutti, garbata, educata…triste. Luna non sorrideva mai, tranne a me che, timido e impacciato non avevo il coraggio di parlarle. Era la figlia unica di un medico del nord, trapiantato a Barletta, mia città natale, dopo che a militare aveva conosciuto una donna che poi aveva sposato. Perso di questa donna infatti, dopo il servizio militare si iscrisse insieme all' allora sua ragazza all' università di Bari e da allora non si erano piu' separati.
Fino a quando non nacque lei..Luna. il suo papà ebbe una storia con un'altra donna, innamorandosene e lasciò la famiglia per andarsene a vivere al nord con la sua nuova donna. Luna soffriva molto questa situazione, questo me lo confessò anni dopo, suo padre le mancava terribilmente, come del resto può mancare un papà a tutte le adolescenti. Dopo le medie, tanto per cambiare, ci perdemmo di vista, per poi rincontrarci ad una festa di compleanno a casa di amici comuni.
Luna era sempre splendida, ma cambiata. Si muoveva a scatti, nervosamente, rideva spesso,quasi in maniera isterica e fumava..fumava tanto.
Mi vide.
Io vidi lei.
E mi sorrise. Mi sorrise con il suo sorriso di un tempo, dolce e rassicurante.
Ciao Luna- che bella sorpresa- gli dissi. Non mi rispose neppure. Mi abbracciò, mi prese la mano e venne a sedersi su un divano accanto a me. Domenico il nostro caro amico comune era il fotografo ufficiale e scattava foto a tutto andare con la sua vecchia macchina fotografica di marca americana, come diceva lui e dalla quale andava fierissimo. Dopo circa un oretta, sussurrandomi all' orecchio Luna mi disse: Andiamo via di qua, vuoi?
Uscimmo di soppiatto e passeggiammo a lungo, fino ad arrivare agli scogli della litoranea di Levante del porto di Barletta, al "Braccio" come noi ragazzi chiamavamo quell' appendice di scogli che di giorno e fino a tarda sera, in estate, pullulavano di ragazzi che si tuffavano in acqua.
Parlammo tanto, di tutto. Delle nostre vite, dei nostri sogni di ragazzi e di lui, di suo padre. Luna, accanto a me, ritornava la bambina delle materne. Tranquilla, serena ma un po' triste.
-Quanto sei bella - improvvisamente, le dissi.
-Anche tu lo sei, lo sei sempre stato, fin da quando ti ho vista al villaggio del Fanciullo, all'asilo. Se lo ricordava anche lei il mitico Villaggio del Fanciullo.
Fu il mio primo bacio. La mia prima ragazza. Il primo immenso amore.
Finì tutto quella sera stessa. Luna era ritornata la ragazzina che conoscevo solo per poche ore…solo per me.
Scomparve e per mesi non ebbi notizie di lei per poi scoprire che si era trasferita da suo padre in un paesino in provincia di Novara in Piemonte. Ci restò poco però. Aveva, in tutti quegli anni, evidentemente, idealizzato cosi tanto il suo papà che, vivendoci insieme ne aveva scoperto un uomo debole, insensibile e mezzo alcolizzato. Se ne ritornò a Barletta ma la sua vita andò via via peggiorando. Se mi incontrava per strada faceva finta di non vedermi e, nelle fasi più acute della sua stronzaggine, quando mi vedeva si abbracciava, sbaciucchiandoli, ai suoi loschi compagni. Frequentava gentaglia e il suo stesso aspetto si faceva sempre più trasandato, trascurato, provocatorio.
Ebbi notizie che si drogava, ma dentro di me lo avevo capito già da un po'.
In poco tempo divenne schiava dell' eroina. Si prostituiva per procurarsi una dose, spacciava, rubava, fu arrestata un paio di volte ma non fece mai un giorno di galera.
Luna, la mia Luna era diventata una belva.
Esattamente due anni dopo, era una sera d' autunno, ricevetti a casa una telefonata da Domenico il mio amico fraterno. Fra, mi disse con voce concitata, vieni al Braccio, subito, e riattaccò.
Luna era lì..sul nostro scoglio, l' ago ancora in vena, il braccio destro completamente livido, gli occhi spalancati, stranamente e per la prima volta sereni, che guardavano il cielo.
Luna guardò la luna per l' ultima volta.
C'era tanta gente intorno, molta confusione e tanta concitazione . I fari della capitaneria di porto illuminavano la zona a giorno, i Carabinieri impedivano a chiunque di avvicinarsi. A chiunque ma non a me. Strattonai, facendomi largo un carabiniere il quel capì che non ero uno sconosciuto per quella ragazza. Fui io a chiudergli le palpebre di occhi che fissavano lassù, fui io ad abbracciare quel corpo esanime e ancora caldo, io a tenerle la mano per non lasciarla mai più sola.
Intanto arrivò l' ambulanza a sirene quasi irriverentemente spiegate.
Mi allontanarono malamente portandosela via per sempre. Restai solo su quello scoglio fino all' alba. Solamente Domenico in riverente silenzio, mi stette accanto fino a quando non lo pregai di andarsene via pure lui.
Stranamente non piangevo, non una lacrima ne uscì…lo sta facendo ora.
L' anno successivo conobbi la mia attuale moglie e per uno strano meccanismo mentale, che non mi riesce di spiegare, rimossi completamente Luna dalla mia testa. Mi è tornata ora a farmi compagnia Luna, in un periodo non proprio sereno della mia vita, per quello stesso , strano meccanismo che non so spiegare.
Mi è ritornata…prorompente quella ragazza dal sorriso lievemente accennato e dagli occhi tristi. Una tristezza che ora capisco, a distanza di 26 anni, essere la mia Tristezza.
Non avevo mai parlato con nessuno di questa storia. Solo Domenico sa' e, stranamente qualche giorno fa mi chiama al cellulare per i soliti saluti che frequentemente ci facciamo e mi fa: Fra, ieri guadavo le foto di famiglia e dei miei amici. C'eri te, naturalmente con Luna seduti su quel bruttissimo divano rosso. Fra, come eravate belli . Eravate abbracciati, felici….allegri.
Era visibilmente emozionato, secondo me piangeva e per non farsene avvedere riattaccò. Domenico in tanti anni non aveva mai avuto il coraggio di parlarmi di lei, chissà perché lo aveva fatto.
Lui è testone più di me e…non me lo dirà mai.

p.s. l' eroina non risolverà le vostre tristezze ne colmerà il dolore immenso che, pervade il vostro cuore.
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Commenti su questa Opinione
ametista.d

ametista.d

04.01.2012 13:37

Grazie per le emozionanti parole...

PennyBlack

PennyBlack

15.02.2009 00:05

La tua testimonianza è molto commuovente!

48mietta

48mietta

09.01.2009 23:05

grazie per aver condiviso con noi questi tuoi tristi ricordi...un abbraccio

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