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| Valutazione | 254 Opinioni |
Vantaggi E' il più innovativo fumetto italiano degli ultimi vent'anni
Svantaggi Non c'è più Sclavi,purtroppo..
Dettagli
| Qualita' grafica | |
|---|---|
| Qualita' delle storie | |
| Simpatia/credibilita' dei personaggi | |
| Reperibilita' | |
| Prezzo | € 2,30 |
“L’albo non ha venduto nemmeno una copia, è commercialmente morto”. Se l’edicolante che ha pronunciato questa frase avesse avuto delle velleità da profeta, allora l’unica cosa che resterebbe da fare sarebbe quella di consigliargli con un certo tatto di indirizzarsi verso un qualsiasi altro tipo di carriera. Già, perché l’albo a fumetti di cui aveva così frettolosamente sancito la “morte” editoriale era quello che di lì a poco avrebbe infranto ogni record di vendita, per poi travalicare gli angusti confini di una pubblicazione a fumetti, raggiungere ogni tipo di pubblico, anche convertendolo o recuperandolo alla lettura delle nuvole parlanti e arrivando, meritatamente, allo status di fenomeno di costume, prova inconfutabile della sua forza narrativa. L’albo in questione era una pubblicazione della Sergio Bonelli Editore che, in quei giorni dell’Autunno del 1986 aveva fatto da poche settimane il suo esordio in edicola, una avventura horror che si intitolava “L’alba dei morti viventi” e aveva come protagonista un insolito investigatore privato che rispondeva all’ancora più insolito nome di Dylan Dog, professione “Indagatore dell’Incubo”.
A precisare meglio l’ambito della sua strana professione è lo stesso Dylan Dog nel corso della conversazione con la sua prima cliente, Sybil Browning. Il nostro, un ragazzo poco più che trentenne, di bell’aspetto, dopo aver lasciato il suo lavoro di poliziotto a Scotland Yard ha intrapreso l’attività di investigatore, “l’unico investigatore che, per quanto ne sappia, si interessa di fenomeni come mostri, licantropi e vampiri. Il fatto che io creda o no all’esistenza di determinate cose è del tutto irrilevante, quello che conta è che io non mi rifiuto di crederci a priori, come fa la maggior parte della gente e questo, naturalmente, mi provoca un mucchio di guai: non più di una settimana fa il Times mi ha dedicato un articolo chiamandomi ciarlatano ed imbroglione” come riferisce alla sua scettica cliente che, dal canto suo, ha da proporre un caso che sembra tagliato su misura per l’Indagatore dell’Incubo: è stata assalita da suo marito, dopo che questi era morto, e quindi il suo consorte si è trasformato in uno zombie. Dopo aver ascoltato il suo racconto e aver precisato alla donna la sua tariffa(cinquanta sterline al giorno più le spese) Dylan Dog e Groucho, il suo assistente, decidono di accompagnare la loro cliente in Scozia, per indagare sul caso.Durante il viaggio in treno, il trio fa un importante incontro: il Dottor Xabaras, l’ex collega del marito di Sybil che fornisce ai nostri una versione rassicurante di come si sono svolti i fatti, invitandoli quindi a tornare a Londra, perché il caso è chiuso. Dopo aver finto di seguire il suggerimento di Xabaras, il nostro terzetto riesce a seguirlo di nascosto e ad arrivare alla sua casa-laboratorio dove a uno stupefatto Dylan Dog, penetrato da solo nella casa, il Dottor Xabaras rivela la sua vera natura di mad doctor, creatore di zombi, per poi scagliare contro i nostri protagonisti il suo esercito di non morti, che li fa prigionieri dopo un lungo inseguimento. Tuttavia, poco prima di essere trasformato in zombie, l'Indagatore dell’Incubo gioca il suo asso nella manica e, tramite una bomba nascosta nella custodia del clarinetto, fa saltare in aria il laboratorio e i folli piani di un Xabaras che gli giura eterna vendetta.
Questa adrenalinica avventura di stampo squisitamente cinematografico(la sequenza iniziale, quella del laboratorio di autopsie, quella dell’inseguimento, il ritmo e la costruzione dei dialoghi, tutto fa pensare al cinema) porta la firma di Tiziano Sclavi, giovane sceneggiatore formatosi in Bonelli sulle pagine di “Zagor” e “Mister No” e poi direttore, per la stessa Bonelli, della versione italiana della rivista di fumetti d’autore “Pilote” che, con “Dylan Dog” fa il suo debutto come autore di una serie bonelliana, la prima dedicata all’horror e la seconda, dopo il “Martin Mystere” di Alfredo Castelli, del cosiddetto gruppo delle serie “new wave” della casa editrice milanese, nate dalla necessità di battere strade nuove per cercare di recuperare alla causa dei fumetti un pubblico che, dopo la crisi dei primi anni’80, sembrava aver abbandonato per sempre il mondo delle nuvole parlanti.E, se la prima versione del personaggio che Sclavi aveva presentato ai responsabili della casa editrice era parsa troppo audace ed innovativa(un solitario detective marlowiano a New York impegnato a risolvere casi che vedevano implicati vampiri e zombi) le correzioni che aveva imposto Sergio Bonelli erano risultate determinati ai fini della messa a punto del personaggio: un ragazzo scanzonato, con una spalla comicissima, che vive ed agisce a Londra. Tuttavia, al momento del debutto in edicola le ansie da insuccesso a causa della carica anticonformista della serie c’erano eccome e solo il boom di copie vendute, sia pure avvenuto a scoppio ritardato, premia il coraggio dell’iniziativa oltre che il talento di Sclavi e di Claudio Villa, il disegnatore scelto per realizzare graficamente il personaggio(e la leggenda vuole che, spedito da Sclavi al cinema a studiare il volto dell’attore Rupert Everett per farne quello di Dylan, Villa abbia fatto i primi schizzi direttamente nella sala) ma che poi sarà sostituito alle matite del primo numero, e poi alla realizzazione delle copertine, da Angelo Stano, il cui tratto ispirato ai dipinti di Egon Schiele caratterizzerà indelebilmente la serie.
Già al termine del primo anno di pubblicazioni, con l’uscita in edicola del primo Speciale “Il Club dell’Orrore”(disegni di Corrado Roi, altro disegnatore simbolo della serie) il successo della serie è notevole, per poi dilagare ulteriormente negli anni successivi, fino al boom dei primi anni Novanta, con l’elevazione della collana a fenomeno di costume, quasi una mania collettiva che porta “Dylan Dog” a surclassare nelle vendite il tradizionale best seller della Bonelli, “Tex” e poi a scavarsi una nicchia nel cuore non solo degli appassionati di fumetti, ma di tutti quelli che amano il cinema e la letteratura, grazie alla incredibile capacità di comunicare di un personaggio che, nelle sue storie, parte da una situazione che solo apparentemente è da horror per poi toccare altre corde, spesso centrando in pieno l’obiettivo, per la gioia di un pubblico di fedelissimi lettori-adepti che fanno dell’albo un simbolo dai vari significati, come ben esprime la frase di un critico: “Dylan Dog non è un fumetto, è un mondo”.Il ciclo più felice della serie si conclude con la pubblicazione di due storie che resteranno a lungo nella memoria dei lettori: “Il lungo addio” e “Johnny Freak”. In entrambi i casi, il soggetto di Mauro Marcheselli, curatore della serie, è la base di partenza per Sclavi per imbastire due storie memorabili che riescono eccezionalmente nell’impresa di colpire al cuore il lettore e proporre alla sua sensibilità dei temi importanti, senza che questi avverta, fino alla fine della lettura dell’albo, nient’altro che una serie di emozioni che lasciano davvero un groppo alla gola. Per chi ha letto queste due storie, i fumetti non potranno mai più essere un puro e semplice passatempo. E, anche se dopo un memorabile numero 100 a colori, la presenza del creatore della serie Tiziano Sclavi si è fatta mano mano più rara, fino al suo abbandono definitivo(?) dei testi, avvenuto nel 1999, anche se, oggi, “Dylan Dog”, nonostante la presenza di sceneggiatori di talento come Paola Barbato, appare come una serie priva della sua carica innovativa degli esordi, quello che ognuno dei lettori ha trovato nelle sue storie è un patrimonio inestimabile di emozioni e sensazioni. Non male per un semplice fumetto.
Note biografiche sull'autore:Tiziano Sclavi(Broni, 1953) esordisce giovanissimo nel mondo dei fumetti. Arrivato alla Bonelli, scrive sceneggiature per “Zagor” e “Mister No” prima di diventare direttore della rivista “Pilote” e creare “Dylan Dog”, serie di cui è ancora oggi supervisore.
Info Internet:www.sergiobonellieditore.it (il sito della casa editrice che pubblica “Dylan Dog)
www.ubcfumetti.com (Recensioni sulle storie, interviste agli autori ed altro ancora sul personaggio di Tiziano Sclavi)
http://www.cravenroad7.it/ (il forum dedicato a “Dylan Dog”)
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critico1984 14/09/2007 08:51
Meilantha 20/03/2007 21:33
Veramente un'otima opinione, dettagliatissima anche per me che conosco bene la collana, complimenti!
PEGASOBIANCO 23/02/2007 13:42
COMPLIMENTI1 OTTIMA RECENSIONE...
homelessheart 14/02/2007 15:42
Un'ottima opinione,scritta in modo molto dettagliato e ricca di particolari,di notizie e di informazioni interessanti per un fumetto di altissima qualità che ha saputo conquistare un pubblico estremamente largo e diventare una sorta di vero e proprio fenomeno di costume.
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il mio Dyd...complimenti per il diamante...adoro questo fumetto è l'unica linea di congiunzione della mia vita in questi ultimi 10 anni è l'unica cosa che non è mai cambiata...e ora che abito in spagna mi duole il cuore non poterlo comprare io ma mandare qualcun altro!!